Viaggio in Sicilia
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Added by carlo.sottile, 13 weeks ago
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Siamo approdati a Palermo il 3 luglio alle 8,30, provenienti da Civitavecchia, con un’ora di ritardo sull'orario annunciato della compagnia (Grandi Navi Veloci) ma riposati e contenti di aver raggiunto la terraferma. La vista dell’isola l’abbiamo cercata però molto prima.
Vedere l'ultimo tratto di mare e la costa che si fa via via più vicina, è una tentazione a cui pochi si sottraggono, non quelli come noi che navigano una volta all'anno. Forse stempera l'ansia, forse è semplice curiosità, anche l'irrequietezza di scendere tra i primi nei garages ha la sua parte (io ho perso più volte l'orientamento e, credetemi, non è bello pensare che la tua auto possa tener ferma una fila di altre 30 !).
Il monte Pellegrino è subito visibile e poi, con sempre maggiori dettagli man mano che la nave avvicina l’abitato, le strutture del porto, più in alto Monreale che con molta probabilità rivisiteremo.
I problemi della segnaletica a Palermo sono una nostra prerogativa. Le indicazioni del nostro amico Maurizio sono perentorie: “esci dal porto e vai a destra”, però dopo due svolte già ci chiediamo dove siamo. Questa volta per raggiungere l’autostrada, abbiamo azzardato sul percorso di un camion che ci precedeva, che infatti ci ha pilotati fino alla A19 Palermo-Mazara del Vallo. Sull'autostrada il paesaggio che ci viene incontro ci è ormai familiare, il mare sulla destra, l'isola delle femmine, la deviazione per l'aereoporto con l'orribile monumento a Capaci, il bivio per Mazara, i templi greci all'orizzonte e così via, Partanna, Castelvetrano e infine fuori verso Triscina.

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Un viaggio viene sempre associato ad un evento oppure ad una lettura oppure ad una particolare siutazione di emozione intensa. In questo caso si tratta delle scoperta di Pirandello attraverso i saggi letterari di Camilleri. In particolare tutto l’argomentare attorno alla distinzione tra letterati con “stile di parole” e letterati con “stile di cose”, risulta di straordinaria attualità, in questa situazione in cui le parole troppo spesso non riconoscono i fatti.
Semplificando, cosa che Pirandello non avrebbe mai fatto: “su Verga e giù D’Annunzio”, “su il realismo e giù la retorica” e ancora meglio, “su De Felice e giù Crispi” (come sloganava mia nonna Rosalia).