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Apr 3, 2018 | | Category: Other |   | Views: 10 | Likes: 1

Corte di Assise d'Appello di Torino Cosa diranno gli avvocati in difesa di Carlo Cogliati, Pierre Jaques Joris e Luigi Guarracino Carlo Cogliati, Dopo aver incomprensibilmente ascoltato gli altri difensori di Cogliati, Accinni, Sassi e Padovani, arriver infine Carlo Baccaredda Boi una buona volta a spiegare perch l'art. 439 "Chiunque avvelena acque destinate all'alimentazione, prima che siano attinte o distribuite per consumo, punito con la reclusione non inferiore a 15 anni" perch non dovrebbe essere applicato per delitti commessi in attivit industriali bens solo in caso di attivit terroristiche? Se nel 1930 il legislatore (in assenza peraltro di emergenze terroristiche) avesse inteso di riferirsi ad un attentato terroristico (perch poi solo all'acqua e non anche all'aria o biologico ecc.) avrebbe scritto chiaramente: "L'attentato di avvelenamento delle acque destinate all'alimentazione punito con la reclusione" Il legislatore invece stato chiaro "Chiunque avvelena", industriale o terrorista, chiunque!! La gigantesca falda acquifera della Fraschetta ieri, oggi, domani- tutta destinata all'alimentazione, a cos'altro? alla balneazione? Lo sa il terrorista e lo sa l'industriale. Lo sanno prima che le acque siano attinte o distribuite per consumo. Se avvelenano, lo fanno dunque coscientemente, lo fanno con dolo. Perch l'industriale dovrebbe godere dell'impunit? Perch la Magistratura dovrebbe garantirgliela ieri, oggi e domani? "Perch cos fan tutti" ha esclamato Carlo Sassi "ci sono almeno cento siti in Italia nelle stesse condizioni". Se le condizioni sono quelle di mezzo Veneto: c' poco da nascondersi dietro un dito: centottanta chilometri quadrati comprendenti 79 comuni a sud di Trissino contaminata dal Pfoa/Pfas della Miteni, fornitrice di Solvay a Spinetta. La Procura della Repubblica ha avviato procedimento e la Regione Veneto ha allestito un controllo medico di massa: novantamila persone, a fronte di una contaminazione che ha i connotati dell'epidemia: da 200mila a 450mila interessati lungo il bacino del Fiume Fratta Garzone. Lo screening durer dieci anni, ma i dati ci sono gi. Secondo i Comitati "Bisogna chiudere la Miteni e cercare una nuova falda d'acqua". Il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza per i Pfas in Veneto, con la contestuale nomina di un commissario L'avvocato Baccaredda eviter di avventurarsi nel campo minato di Sassi, ammettendo per onest che un terrorista, che facesse un attentato avvelenando acque, sarebbe condannato per reati di omicidio, giammai in forza dell'art.439? Baccaredda, anche lui incurante di spiegare la condanna a Cogliati, Boncoraglio e Guarracino inferta per avvelenamento delle acque di falda dalla Corte d'Assise de L'Aquila nel processo gemello di Bussi (Pescara), Baccaredda preferir mostrarsi di nuovo indignato con Solvay: Ausimont non ha mai nascosto a Solvay documenti e archivi compromettenti (archivio Parodi, archivio Canti, archivio Pace), glieli ha affidati in custodia. E dunque Solvay mente, dolosamente, a dire che non conosceva le magagne ambientali. Anzi, dir Baccaredda, le discariche ovvero "gli stoccaggi provvisori in via di smaltimento", sono state consegnate a Solvay autorizzate controllate protette da argilla, insomma non pericolose. Qualcun altro, cio Solvay le ha poi rese tossiche e cancerogene. Ammesso e non concesso, dir Baccaredda, che le falde siano state inquinate dalle discariche (ipotizza che si siano inquinate da sole? N.d.r.), ci dipeso dalle disastrose produzioni precedenti il 1994 (in carenza di leggi e comunque prescritte) e dagli sversamenti seguenti al 2002 (cio ad opera di Solvay). Ausimont, per il suo periodo di competenza processuale 1995-2002, innocente come un bambino. Anzi, ha il merito in quel periodo di aver fatto di Spinetta Marengo una specie di paradiso terrestre, poi, si sa, subentrata Solvay Baccaredda si mostrer di nuovo scandalizzato: cosa c'entrano dunque Carlo Cogliati (presidente Ausimont prima del 1995 e dopo il 2002, N.d.r.) e i sodali Giulio Tommasi e Francesco Boncoraglio? Infine ammonir: non c' nessun avvelenamento doloso "al di l di ogni ragionevole dubbio", tutt'al pi adulterazione delle acque, ad esagerare: avvelenamento colposo, disastro s ma colposo. Altrimenti sarebbe in Italia la prima condanna ad una industria per avvelenamento doloso. A sgombrare il campo da ogni ir-ragionevole dubbio, Baccaredda avvertir anche questa Giuria: manca il movente. Manca il movente del dolo: Cogliati, come del resto tutti gli imputati, era in buona fede, era convinto di aver sotterrato e occultato migliaia di tonnellate di materiali inerti e non tossico cancerogeni, convinto che le reti idriche e fognarie non erano un colabrodo, convinto che l'acqua era buona, Cogliati insomma non un cattivo che avvelena l'acqua senza un movente. Sia fulminato chi pensa che il movente fosse il denaro, il profitto per l'azienda e il lauto stipendio per il dirigente. Sia fulminato, dir Baccaredda, perch Ausimont si profusa in enormi investimenti per manutenzioni, soprattutto preventive, ha addirittura anticipato gli obblighi di bonifica, al primo posto c' sempre stata la tutela dell'ambiente e della salute, prima l'ambiente e poi la produzione. Le prove documentali della filantropia Ausimont ci sarebbero, accuser Baccaredda, ma la perfida Solvay (sottinteso: per vendicarsi del marcio stabilimento rifilatole) non le ha tirate fuori dagli archivi, anzi ha tirato fuori quelle avverse alla povera Ausimont, proprio quelle che Cogliati, Tommasi, Boncoraglio e gli altri imputati Ausimont ovviamente non conoscevano. Insomma Baccaredda dir e tacer come gi fatto prima di lui da Tullio Padovani, Paolo Accinni, Carlo Sassi. Un bel quartetto d'assi a difesa dell'indifendibile Cogliati. Cio, in termini di quattrini, di Edison = Montedison = Ausimont. Carlo Cogliati stato meritatamente il vincitore del Premio Attila Alessandria 2012. Presidente e amministratore delegato Ausimont e Solvay dal 1991 al 2003, imputato anche nel processo di Bussi (Pescara) e condannato. Dice che non sapeva niente di discariche e inquinamenti cancerogeni, proprio lui che controllava perfino la mobilit di una scrivania da Bollate a Spinetta, proprio lui che, fra tante rappresaglie, ha licenziato Lino Balza e Gianni Spinolo proprio per aver denunciato lo scempio ambientale di Spinetta Marengo, nonch anticipando le accuse di Tangentopoli. Entrambi rientrarono trionfalmente in fabbrica con sentenza in nome del popolo italiano. Classe 1938: sono sempre stato il primo della classe si definiva, dall'asilo all'ingegneria chimica, infatti il principale imputato e contumace in aula per avvelenamento doloso e dolosa omessa bonifica nel processo in corso per la catastrofe ambientale che ha annientato la pi grande falda acquifera provinciale tramite cromo esavalente e altri 20 veleni tossici e cancerogeni, oltre ad aver inquinato del teratogeno PFOA fino alla foce del Po. A prescindere dal protettorato di Comunione e Liberazione, non poteva non vincere Cogliati il Premio Attila, avendo tra i supporters l'elevato numero di ammalati e famigliari dei deceduti, lavoratori e cittadini, a centinaia presenti come parti civili al processo dell'acqua bevuta. Senza tener conto delle ulteriori vittime in un altro processo che si aprir per l'inquinamento dell'aria respirata. Il licenziamento del "sorvegliato speciale" Balza fu il culmine dell'escalation di rappresaglie: 23 udienze in tribunale, 7 cause in pretura, 4 in appello, 2 in cassazione, tutte concluse a favore di Balza ma piene di sofferenze: cassa integrazione, tre trasferimenti, mobbing, anni di dequalificazione professionale, di inattivit assoluta, oltre ad uno stillicidio di tentati provvedimenti disciplinari e vertenze minori e, dulcis in fundo, licenziamento. Il corollario furono querele, esposti, denunce, manifestazioni, scioperi della fame, incatenamenti, chilometri di firme di solidariet, titoli su titoli in giornali e tv. Se condannato, il fantasma del grande Gianni Spinolo terr compagnia a Cogliati per i prossimi 17 anni, anche se per l'et non andr in gattabuia. Moralmente si sentir comunque un recluso a pane e acqua, acqua al cromo come quella che aveva immesso nei rubinetti delle case, e avr tutto il tempo di ripercorre i 20 faldoni di documenti e intercettazioni telefoniche che l'hanno inchiodato penalmente nel processo del secolo per Alessandria, magari prover vergogna per gli stratosferici emolumenti percepiti: pi che inversamente proporzionali alla proverbiale tirchieria aziendale soprattutto a scapito degli investimenti per l'ambiente e la salute dei lavoratori e dei cittadini. Il fantasma lo terr sveglio di notte per quei guadagni fatti sulla pelle della gente, anche se i risarcimenti non perverranno dalle sue tasche, risarcimenti mai in grado di risarcire morti, malattie, scempio del territorio per gli anni a venire. Il fantasma gli enumerer una per una le discariche illegittime non autorizzate n denunciate, i veleni sotterrati che ancora oggi dilavano nella falda sotterranea avvelenando i pozzi privati e l'acquedotto di Alessandria a mezzo di cromo esavalente, arsenico, antimonio, nichel, cloroformio, selenio, DDT, fluorurati, solfati, idrocarburi, metalli pesanti eccetera. Gli rammenter di aver dolosamente nascosto agli enti pubblici la reale portata degli inquinamenti tossici e cancerogeni, e fatto nulla per eliminarli o soltanto ridurli, anzi, agendo con condotte delittuose per nascondere e falsificare documenti, analisi e dati ecosanitari. Gli ripeter che non c' perdono per aver cos cagionato tumori e malattie ai lavoratori e ai cittadini, agli animali e alle piante. N pu consolare chiamare in correo gli altri imputati condannati, o gli impuniti nei decenni: politici, sindacalisti, amministratori, funzionari arpa e asl, magistrati. L'incredibile teste Oscarino Corti, in Assise ad Alessandria, ha affabulato sul tentativo di acquistare Ausimont soffiandola a Solvay. Tentativo, pensate voi, che sarebbe stato condotto da alcuni dirigenti, fra cui lui e Cogliati, pronti ad impegnare finanziariamente le proprie liquidazioni. Pensate voi, con i soldi delle liquidazioni si sarebbero comprati il Gruppo Ausimont che aveva stabilimenti in tutto il mondo. Che razza di stipendi miliardari avevano per permettersi di impegnare 1.300 miliardi di lire!? In realt, quella raccontata alla Corte di Assise, una colossale balla, di chi agiva da intermediario prestanome per conto di una cordata finanziaria e industriale che concorreva contro Solvay. Fu proprio Lino Balza/Medicina democratica a fare il nome della sconfitta americana Dow Chemical quando anticip all'opinione pubblica la notizia ancora segreta- che Ausimont era stata venduta a Solvay per appena 1,26 miliardi di euro (al lordo di 660 milioni di debiti pari a due volte il fatturato). Poco pi di un miliardo, un tozzo di pane, ma, con tutte le magagne ecologiche delle fabbriche. Sarebbe stato un prezzo congruo se non fosse intervenuto questo processo. Cogliati e De Laguiche sono stati contemporaneamente i primi amministratori di Solvay subentrata ad Ausimont. Carlo Cogliati stato sia presidente dell'Ausimont che della Solvay. Ma non venuto in aula a dire se ha inquinato di pi come presidente dell'Ausimont, prima del 2002, o come presidente della Solvay, dopo il 2002. L' accusa di dolo: 1) per essere gli imputati stati a conoscenza dell'esistenza di enormi discariche tossiche e cancerogene, illegittime e non autorizzate; 2) per aver omesso la manutenzione della rete idrica dello stabilimento provocando enormi dilavamenti delle sostanze inquinanti; 3) per non aver fatto il necessario per eliminare o solo ridurre l'inquinamento; 4) per aver avvelenato le falde sotterranee dentro e fuori lo stabilimento, nonch l'acquedotto di Alessandria, provocando gravi danni alla salute dei lavoratori e dei cittadini e dell'ambiente agricolo; 5) per aver direttamente somministrato acqua avvelenata a lavoratori e cittadini; 6) per aver omesso di segnalare agli enti pubblici il reale contenuto delle discariche e la reale portata dell'inquinamento sia del sito che delle falde; 7) per aver dolosamente errato e omesso e nascosto alle autorit i dati relativi alla esistenza e alla consistenza delle discariche, allo stato di contaminazione delle falde, alla omessa bonifica. Spiegheranno mai Sassi, Baccaredda, Padovani, Accinni, come e perch Carlo Cogliati gi stato condannato per avvelenamento delle acque di falda dalla Corte d'Assise de L'Aquila per il processo gemello di Bussi (Pescara)? E come e perch non dovrebbe esserlo per Spinetta Marengo (Alessandria)? Per maggiori dettagli: Memoria 7 marzo 2018 Corte di Assise d'Appello di Torino www.edocr.com/v/57gjyze5/bajamatase/memoria "Ambiente Delitto Perfetto" di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia , terza edizione pagg. 518. Pierre Jaques Joris Quando Pierre Jaques Joris si affianca e subentra a Bernard de Laguiche, quale remuneratissimo amministratore delegato di Solvay, dunque gi a conoscenza dell'avvelenamento della falda sotterranea, delle discariche illegali, dell'omessa manutenzione idrica dello stabilimento, del dilavamento delle sostanze tossiche e cancerogene, dell'omissione agli Enti competenti della reale portata dell'inquinamento del sito e della falda e dell'acquedotto comunale, dell'omissione delle bonifiche, della somministrazione dell'acqua avvelenata a lavoratori e cittadini ecc. Ovviamente della lettera aperta di Lino Balza, dell'Osservatorio ambientale della Fraschetta, dei dossier ecc. Tant' che nelle intercettazioni telefoniche Joris appare molto addentro ai particolari pi minuti delle manovre che Canti & C. a Spinetta stanno tentando per omettere e manomettere le magagne ambientali, ed perfettamente a conoscenza dei risvolti sugli organi di informazione. Ad esempio, sul cromo esavalente che risaliva dai pavimenti e dai muri degli edifici, dei tentativi di tamponarlo e nasconderlo, delle nevicate gialle di cromo ecc. Insomma, appare chiaro, anche nella documentazione ENSR sequestrata, che da diversi anni gli amministratori delegati Solvay avevano una visione approfondita circa lo stato di inquinamento diffuso suolo e sottosuolo (tramite Carimati, Canti, Di Carlo, Lagomarsino, Boncoraglio, Guarracino ecc.). Tutte le operazioni coinvolgono l'intera struttura gerarchica aziendale fino alla direzione in Belgio cio Carimati De Laguiche Joris. Ad esempio quando, durante il sopralluogo Arpa, Canti disconosce la discarica di fanghi rossi, bench opportunamente recintata e con lucchetti senza ruggine, nascosta sotto la vegetazione e comprendente 3 pozzi. O quando Canti fa preparare due versioni di analisi da scegliere per fornire all'Arpa in merito al pozzo 8, che somministrava acqua vietata alle utenze dello stabilimento (mensa, uffici, infermeria ecc.). Insomma partecipa attivamente nell'approntare la linea di difesa con gli altri coimputati e nella selezione accurata delle omissioni e manomissioni (doppie versioni) dei dati e analisi da fornire agli enti pubblici. Con ci vanificando la procedura stessa di bonifica. Anche per lui l'accusa perci di dolo. Il teste Paolo Bobbio, geologo dell'ufficio bonifiche della Provincia, insiste: Solvay conosceva da anni le perdite e taceva. E fa i nomi dei principali attori: Giorgio Carimati e Giorgio Canti, cio lo staff privilegiato di Joris e De Laguiche. Il teste Patrizio Lodone, "esperto a livello europeo", che descrive l'esistenza di ben cinque archivi "riservatissimi" contenenti fatti e misfatti dello stabilimento ad uso e consumo dei dirigenti e amministratori, indicato da Bruxelles, Joris, a sostituire anzitempo Giorgio Canti come nuovo responsabile ambiente e sicurezza, ma il direttore Bigini (intercettazioni telefoniche giugno-settembre 2008) ingaggia un braccio di ferro. De Laguiche e Joris ne hanno discusso ancora del 2008. Avevano gi visto pi volte il famoso film Oscar con la splendida Julia Roberts del 2000, ma soprattutto erano gi perfettamente a conoscenza, essendo la Solvay una grande multinazionale chimica, dell'indagine epidemiologica dei cinesi Zhang e Li del 1987, nonch del processo che nel 1996 aveva visto l'americana PG&E risarcire con una cifra astronomica 634 vittime di cancro da cromo esavalente assorbito per via orale. Eppure ancora oggi Massimo Dinoia negher la cancerogenicit del cromo bevuto. Nel 2013 Joris l'ispiratore in Spinetta Marengo della lettera aperta ai giornali, a firma di Stefano Bigini, direttore dello stabilimento di Spinetta Marengo. La lettera all'assessore all'ambiente Claudio Lombardi a firma Bigini, non una semplice e abbastanza maldestra autodifesa di un imputato, bens vuole essere l'esplicita offerta manageriale di un finalizzato dialogo con le istituzioni locali, in particolare sul delicatissimo nodo della bonifica, ovvero sui costi della bonifica che Solvay non vuole affrontare. Fa infatti immediato riferimento alla precedente lettera aperta di SEL: "molto apprezzata". Perch SEL assume questa importanza? Claudio Lombardi (SEL) era presidente della commissione ambiente del Comune di Alessandria: scomodo per le sue iniziative in relazione al territorio inquinato della Fraschetta. Promoveatur ut amoveatur, Lombardi stato dalla sindaco Rita Rossa nominato assessore all'ambiente. L'obbiettivo dell'attenzione di Bruxelles palese: la bonifica del territorio dove sono sotterrate migliaia di tonnellate di almeno 21 veleni tossici e cancerogeni. Ovvero i costi di bonifica. Joris tende a riproporre il famigeratissimo cosiddetto "Piano Amag" che Solvay stessa aveva confezionato tramite l'ex presidente Lorenzo Repetto, con lo zampino famelico dell'Universit locale. Si tratta di un business che, invece di eliminare gli inquinanti all'origine e a totale carico dell'inquinatore, li scarica all'esterno a spese della collettivit inquinata, lascia i veleni dove sono sepolti, non li asporta dal terreno per la bonifica, ma si inventa di raccoglierli quando sono gi penetrati nelle falde acquifere, o di neutralizzarli sul terreno tramite punturine di ditionito di sodio. La Corte d' Assise d'Appello di Torino avr l'onore di ascoltare l'avvocato Massimo Dinoia. E probabilmente il tono esibito ad Alessandria: altezzoso, sprezzante. Ha ostentato disprezzo nei confronti di tutti: pubblico ministero, avvocati d'accusa, parti civili, testimoni, consulenti, giornalisti, giudici togati e popolari. L'atteggiamento proprio di chi si sente maestro di sprezzatura e la ostenta. Perfino nei confronti del collega Sassi l'alterigia volutamente esibita: non esiste avvelenamento doloso delle acque di Alessandria causato dallo stabilimento di Spinetta Marengo, non mai esistito in tutta la storia italiana un solo caso di avvelenamento doloso delle acque, anzi, l'articolo 439 del codice penale non mai applicabile. Neppure per attentato terroristico, checch ne dica Sassi. Mai. Evidentemente andrebbe abrogato, sic et simpliciter. Dinoia sarebbe anche tentato di spiegare a Sassi & C. che "avvelenare acque destinate all' alimentazione" significa non solo avvelenare acque per bere ma anche per mangiare, per mangiare animali e vegetali che non dovrebbero (come invece sono stati) essere avvelenati. Esempio: la cascina Pederbona forniva alla rinomata "Centrale del Latte Alessandria Asti" tutto quel liquido bianco prodotto dalle mucche ruminando acqua e foraggi avvelenati. La dirimpettaia Paglieri, al contrario, non utilizzava il cocktail di 11 veleni destinandolo all'alimentazione. Ma non dar questa lezione a Sassi & Co. Dinoia avvocato metropolitano, di Porta Cicca, meneghin, maschera senza maschera, strapieno di modestia, servo abile e presuntuoso dei potenti. Penalista top autodefinitosi "maglia rosa tra gli avvocati degli imputati di Tangentopoli". Poi difensore dell'ex avversario Antonio Di Pietro. E di tantissimi ricchi, tutti galantuomini, esclusivamente di ricchi. Poi difensore della nullatenente Ruby Rubacuori, solo per qualche mese perch il suo nome associato a 70mila euro stato ritrovato nell'agenda della giovane marocchina nipote di Mubarak. Oggi paladino di Jaques Pierre Joris, pien de dan dunque beneficiario della presunzione di innocenza. Dinoia un principe del foro che aspira al titolo regale e come si fa a sottovalutarlo se lascia capire che l'articolo 439 stato scritto da legislatore pazzo e cretino probabilmente da meridionali, pazzo e cretino come questo Ghio PM provincialotto che lo vuole applicare come giusta pena per un delitto contro la collettivit. E' difficile infatti negare ma Dinoia ci prover di nuovo- che le acque della gigantesca falda acquifera della Fraschetta (dall'Appennino al Bormida e oltre) sono destinate all'alimentazione (e non alla balneazione) e che da essa infatti attingono i pozzi - passati e futuri- dell'acquedotto comunale e dei privati. Difficile negare che i livelli di inquinamento cloruri e cromo esavalente in questa falda riscontrati in passato e riscontrabili oggi e in futuro- sono oltre i limiti di legge anche per migliaia di volte. Difficile negare che la montagna di oltre 21 veleni nascosti e sotterrati continua e continuer a percolare in un cocktail nella falda. Difficile negare che i pozzi privati e pubblici- sono stati chiusi e altri lo saranno. Difficile negare che quell'acqua di falda stata bevuta e mangiata per decenni da migliaia di persone direttamente (es. i lavoratori, i bambini della scuola media di Spinetta) e indirettamente (foraggi, animali, verdure, latticini ecc.). Difficile negare che in fabbrica il cartello "acqua non potabile" era affisso solo nei bagni dei dirigenti (Cogliati, De Laguiche, Joris, Tommasi, Boncoraglio, Canti, Guarracino, Carimati). Difficile negare. Eppure Massimo Dinoia negher perch si sente il pi illustre di tutti gli avvocati presenti in aula, perch tiene a vile l'uditorio. Dal punto di vista giuridico Leader Massimo di nuovo non sapr dire nulla degno di nota. E non potendo parlare dello svolgimento del processo (anche perch fu raramente presente) si rifuger nella dietrologia che avrebbe preceduto il processo, come se stesse trattando un caso di uxoricidio con la complicit dell'amante: retroscene, intrighi, tradimenti, famigerate intercettazioni telefoniche, sacra privacy, depistaggi, indagini false Definir di nuovo "elementi decisivi di prova" a carico del PM e a difesa dell'imputato, tipo l'impaginazione imperfetta degli atti processuali e il nome del suo assistito scritto Jorisse invece di Joris. Dinoia in Corte d'Assise ad Alessandria si allenato con i suoi colleghi a insultare e maramaldameggiare Riccardo Ghio, il serafico Pubblico Ministero che troppo spesso se l' dovuta cavare da solo non spalleggiato a dovere (salvo eccezione) dal collegio di accusa: d'altronde gli Enti locali avevano cura a non esporre la coda di paglia. Perci punter il dito contro la Procuratore Generale, stando accorto a non usare i toni di Sassi, ma punter il dito minaccioso: come si fa a chiedere per Pierre Jaques Joris 17 anni di reclusione? Da scontare dove? in Belgio o ai Caraibi? Un Carneade. Imputato per aver semplicemente ricoperto una carica in Solvay. Che fosse un fattorino aziendale? E se fosse invece stato amministratore delegato? O c'era una monarchia in Solvay? Regnava ma non governa come la regina Mathilde d'Udekem d'Acoz? Dinoia sa benissimo chi era Joris, ancor prima di subentrare a Bernard de Laguiche quale amministratore delegato di Solvay aveva nella delicata fase di compravendita gi appreso nel quartier generale di Bruxelles lo stato di salute dello stabilimento: l'evoluzione dell'avvelenamento della falda sotterranea, delle discariche illegali, dell'omessa manutenzione idrica dello stabilimento, del dilavamento delle sostanze tossiche e cancerogene, dell'omissione agli Enti competenti. Insomma la reale portata dell'inquinamento del sito e della falda e dell'acquedotto comunale, dell'omissione delle bonifiche, della somministrazione dell'acqua avvelenata a lavoratori e cittadini ecc. Chiss se l'Illustre racconter quella che nell'aula di Alessandria tutti definirono "la barzelletta delle chiare fresche dolci acque di Dinoia". Cio: non si pu accusare Pierre e gli altri coimputati del reato di avvelenamento in quanto hanno versato nel terreno acqua pulita. Una barzelletta. L'enorme massa d'acqua persa dalle tubature non era pulita: Solvay prelevava dalla falda 300 metri cubi di acqua all'ora, 33 milioni all'anno, pi dell'intero consumo della provincia (31 milioni); dopo averla usata per raffreddamento e lavorazione, la ributtava cos inquinata in grande quantit in falda; solo che, prima di arrivare in falda, quest'acqua perduta, insieme a quella piovana, passava filtrando attraverso un milione di metri cubi di veleni sotterrati e li portava (percolati) in falda in un cocktail di 21 veleni tossici e cancerogeni. Dunque una barzelletta quella di Dinoia: Joris le vedeva perfino coi suoi occhi quelle colline estranee al paesaggio piatto della Fraschetta, prima ancora di esaminare la solida mole di documenti negli archivi sotto il suo ufficio, quegli archivi che subito hanno occultato e poi implementato con nuovi segreti e falsificazioni, finch sono arrivati i carabinieri di quel Ghio maledetto. Rendendosi conto della barzelletta, Dinoia esorcizzer comunque l'articolo 439, cio la consapevolezza del dolo: la falda era s avvelenata ma non destinata tutta all'alimentazione, l'acqua era s avvelenata ma non stata bevuta. D'altronde, si sa, la falda una delle tre maggiori del Piemonte- non destinata ad essere bevuta ma per fare il bagno. Per maggiori dettagli: Memoria 7 marzo 2018 Corte di Assise d'Appello di Torino www.edocr.com/v/57gjyze5/bajamatase/memoria "Ambiente Delitto Perfetto" di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia , terza edizione pagg. 518. Luigi Guarracino Riassumendo le difese nelle puntate precedenti. Ausimont e Solvay sono innocenti, tutti gli imputati sono innocenti. In subordine delle subordinate: Ausimont innocente: la subentrante (dal 2002) Solvay ad avvelenare. [Ampiamente dimostrato dagli avv. Accinni, Sassi, Baccaredda, Padovani, Alecci, Certonze, Fanari, Cammarata] Solvay innocente: stata Ausimont ad avvelenare fino al 2002. [Ampiamente dimostrato dagli avv. Ponzanelli, Pulitan, Dinoia, Santa Maria, Bolognesi, Fanari] Cogliati come presidente Ausimont innocente in quanto ha delegato ad avvelenare i Pas (Boncoraglio e Canti) e i direttori (Guarracino). Come presidente Solvay innocente in quanto esautorato da De Laguiche. [Ampiamente dimostrato dagli avv. Accinni, Sassi, Baccaredda, Padovani] Boncoraglio innocente perch semplice consulente di sede: decidevano in alto Cogliati e in basso Guarracino. [Ampiamente dimostrato dagli avv. Alecci e Certonze]. Canti innocente perch semplice consulente di stabilimento: decidevano in alto Cogliati, Boncoraglio e Guarracino. [Ampiamente dimostrato dall' avv. Fanari] Guarracino innocente perch direttore con budget di spesa per ordinaria amministrazione: decidevano anzi non decidevano spese straordinarie Cogliati e Boncoraglio, sentito Canti. [Ampiamente dimostrato da avv. Cammarata] De Laguiche innocente in quanto amministratore delegato Solvay, non informato della faccenda avvelenamento dal plenipotenziario italiano Carimati, n da Canti n dai direttori Tartuferi (non imputato perch deceduto) e Guarracino. [Ampiamente dimostrato dagli avv. Ponzanelli e Pulitan] Ioris innocente in quanto nelle stesse condizioni di De Laguiche, [Ampiamente dimostrato dall'avv. Dinoia] Carimati innocente perch non plenipotenziario italiano sovrintendente di De Laguiche e Joris di tutti gli stabilimenti, bens un semplice consulente di Guarracino e Canti. [Ampiamente dimostrato dagli avv. Santa Maria e Bolognesi]. Luigi Guarracino l'unico tra gli imputati con la qualifica di direttore. E' imputato (condannato) anche a Bussi (Pescara). Ad Alessandria i direttori che l'hanno preceduto (es. Leonardo Capogrosso, imputato condannato a Bussi) sono sgusciati via perch i capi di imputazione partono dal 1995 (Corrado Tartuferi invece deceduto e gli avvocati ne approfittano per scaricargli addosso). Tutti i direttori dello stabilimento di Spinetta Marengo nessuno escluso- dovrebbero essere imputati per dolo- da cent'anni a questa parte! Guarracino trasmette a Stefano Bigini, direttore attualmente in carica (imputato in reato connesso), la conoscenza degli archivi. Quelli di Sede che qualunque direttore del Gruppo Solvay DEVE conoscere per mestiere, e quelli ovviamente di Spinetta Marengo. Questi archivi sono l'ABC professionale per chi vuole ricoprire il ruolo di direttore. Perci anche Bigini, il direttore subentrante, sapeva tutto degli inquinamenti e proprio per questo la teste Valeria Giunta (vedi intercettazioni telefoniche) lo mandava affanculo, rimpiangendo Guarracino. Sapeva tutto perch Solvay sapeva gi tutto quando ha comprato il cesto di mele avariate Ausimont per un tozzo di pane: una multinazionale chimica non lo sprovveduto che acquista una macchina usata senza farla esaminare dal meccanico. Bigini sapeva tutto da Guarracino e da Canti, e dagli archivi. E Guarracino da Tartuferi, e Tartuferi da Capogrosso eccetera eccetera. I Pubblici Ministeri, Giuseppe Bellelli e Annarita Mantini, al processo di Bussi (Pescara) durante l'inchiesta hanno rinvenuto un "pizzino", che intimava il silenzio alla societ HPC incaricandola di taroccare i dati della relazione destinata agli Enti pubblici: "Occorre non spaventare chi non sa". Occorre nascondere truccare alle pubbliche Autorit. L'autore del pizzino Leonardo Capogrosso, che appunto stava facendo il mestiere per cui era ben pagato: inquinare e nascondere l'inquinamento. Capogrosso a Bussi stato contestatore sessantottino, perci promosso a vicedirettore, poi passato a direttore a Spinetta Marengo e poi elevato a responsabile ambiente sicurezza in tutto il Gruppo Ausimont. Nel processo di Bussi Capogrosso uno dei 19 imputati di disastro colposo e avvelenamento della acque. Capogrosso, condannato a Bussi, non imputato al processo di Alessandria per il rotto della cuffia, perch per Spinetta Marengo sono stati presi in esame i reati dal 1995, e lui poco prima aveva smesso le funzioni di direttore per assumere le alte cariche in Ausimont poi Solvay. Capogrosso, al pari dei direttori che lo hanno preceduto (Maurilio Aguggia imputato a Bussi, Franco Simonini, Nicola Sabatini ecc.) e che lo hanno succeduto (Luigi Guarracino imputato anche a Bussi e condannato, Corrado Tartuferi defunto, Stefano Bigini indagato in reato connesso), aveva assunto le consegne del ruolo, aveva le chiavi degli archivi "segreti" (Spinetta, Bussi, Bollate) , conosceva come ogni direttore il passato e il presente dello stabilimento di Spinetta Marengo, di tutto ci che era stato e veniva sepolto sotto lo stabilimento, di tutto ci che era stato e veniva sversato nel suolo, di tutto ci che era stato e veniva immesso nell'aria, di tutto ci che era stato e veniva scaricato nell'acqua. Ad esempio le cronache giudiziarie lo vedono nel 1992 davanti ai giudici in violazione della legge Merli per inquinamento del Bormida da noi denunciato, tra cui il micidiale PFOA che stato scaricato finch bloccato dalle denunce di Lino Balza/Medicina democratica). Era in compagnia penale di Bruno Parodi, imputato a Bussi e titolare del famoso "archivio Parodi" di Bollate, archivio poi passato da Tommasi a Boncoraglio. Capogrosso il direttore che gest gran parte delle rappresaglie di Cogliati contro Lino Balza, da lui ribattezzato "sorvegliato speciale", culminate in 23 udienze in tribunale, 7 cause in pretura, 4 in appello, 2 in cassazione, tutte concluse a favore di Balza ma piene di sofferenze: cassa integrazione, tre trasferimenti, mobbing, anni di dequalificazione professionale, di inattivit assoluta, oltre ad uno stillicidio di tentati provvedimenti disciplinari e vertenze minori e, dulcis in fundo, licenziamento (annullato dal Giudice). Capogrosso, su mandato del presidente Carlo Cogliati imputato a Spinetta e Bussi, firm il licenziamento di Balza e Gianni Spinolo che avevano denunciato il sistema di tangenti. Prima del bastone, Capogrosso ci aveva provato con la carota tentando di corrompere Balza con larghe offerte di carriera. Il Manifesto, in un maxi articolo intitolato "La carota avvelenata" ne riport il rifiuto in una lunga intervista-denuncia di Balza. Dunque persona corrotta e viscida. Un vero servo. Rileggendo le sue recenti dichiarazioni al processo di Bussi: fa ancora pi schifo. Il suo cinismo raggelante: "Tutte le aziende chimiche inquinano, non potevamo non avvelenare". E i morti? Effetti collaterali della guerra chimica. A Bussi c' una incidenza della diffusione dei tumori che supera del 70 per cento la media regionale. E a Spinetta, pure. "Mi dispiace": ha detto. Ti dispiace? Tu non avevi altra scelta: non potevi non avvelenare? Avevi scelto di fare il direttore. Cos', una assoluzione? Se Capogrosso, che ancora oggi ricco pensionato contempla dalla sua abitazione le ciminiere della Solvay di Spinetta, proveniva dalle Marche (conservandone l'idioma a scapito dell'italiano), Luigi Guarracino invece abruzzese e da direttore ha abitato a Bussi esponendo anche la sua famiglia all'inquinamento. Non l'ha fatto per soldi ma perch -dice- non si era mai accorto di niente, che stavano avvelenando 700.000 persone. Cos ha sostenuto alla Corte di Assise di Chieti (presidente Geremia Spiniello). Era convinto di avere trascorso un periodo nel Parco Nazionale d'Abruzzo, contemplando gli orsi. Cos a Spinetta Marengo per lui la Fraschetta era ancora quella della foresta del brigante Mayno. Non riesce a capacitarsi di essere imputato per gli stessi reati (fatale coincidenza) a Chieti e ad Alessandria. Anzi, si stupisce che dalla Corte d'Assise de L'Aquila per il processo gemello di Bussi (Pescara) stato addirittura condannato! Chi ha capito tutto invece la Miteni che l'ha chiamato a fare il direttore, considerata la sua esperienza a scaricare Pfoa nei fiumi. La multinazionale tedesca Icig a Trissino (Vicenza) accusata di inquinare le falde acquifere: centottanta chilometri quadrati comprendenti 79 comuni a sud di Trissino contaminata dal Pfoa/Pfas. Nel reparto della Miteni, gi, sono morte ventuno persone su sessantanove, dal 1965. Nessuna di morte naturale. Dopo la mobilitazione popolare, la Procura della Repubblica ha avviato procedimento e la Regione Veneto ha allestito un controllo medico di massa: novantamila persone, a fronte di una contaminazione che ha i connotati dell'epidemia: da 200mila a 450mila interessati lungo il bacino del Fiume Fratta Garzone. Lo screening durer dieci anni, ma i dati ci sono gi. Secondo i Comitati "Bisogna chiudere la Miteni e cercare una nuova falda d'acqua". Il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza per i Pfas in Veneto, con la contestuale nomina di un commissario. Il PFOA indegradabile, e nel contempo bioaccumulabile nei tessuti viventi. E' tossico, mutageno, cancerogeno, teratogeno, se respirato o bevuto o mangiato nella catena alimentare. In particolare attacca il sistema riproduttivo e immunitario (tiroide). Guarracino era consapevole che l'avevano accertato copiose risultanze del mondo scientifico internazionale. Ora il Codacons ha chiesto al governo di sequestrare le pentole antiaderenti di Teflon. Greenpeace ha rinvenuto i Pfc oltre i limiti di legge nei tessuti GoreTex e parla perfino di contaminazione della neve in alta montagna e addirittura di pericoli per la massaia che fa il bucato. Luigi Guarracino per anni a Spinetta Marengo ha consapevolmente scaricato (tra l'altro) PFOA in falda e in Bormida, di qui in Tanaro e in Po. In altissime concentrazioni il Pfoa si depositato nel sangue dei lavoratori, sottoposti ad analisi (non altrettanto i cittadini). I lavoratori a loro volta erano anche donatori di sangue! Ci avvenuto per decenni. Dai primi anni duemila Lino Balza alias Medicina democratica ha lanciato una campagna nazionale per la sua eliminazione. Fino ad allora la presenza e la pericolosit del Pfoa era privatamente conosciuta e nascosta da Ausimont/Solvay/Guarracino, mentre le Autorit pubbliche nulla cercavano con le analisi. Quando finalmente il Pfoa stato cercato, la sua presenza stata trovata dall'Arpa nelle falde dell'acquedotto di Alessandria. Ma anche, dal CNR, alla foce del Po, in concentrazioni enormi. Lino Balza/Medicina democratica ha chiesto per molti anni la sostituzione del PFOA a Spinetta, anche tramite documentati esposti alla Procura della Repubblica di Alessandria. Ma la Solvay ha tenuto duro fino al 2013, sfruttando l'assenza di un chiaro limite di legge in Italia, come fu sciaguratamente per l'amianto. Nel frattempo milioni di dollari di risarcimento aveva dovuto pagare la Du Pont in USA, quando l'EPA (Environmental Protection Agency) aveva trovato il PFOA nel sangue umano e nei cordoni ombelicali, dopo aver accertato nelle cavie tumori, soprattutto al fegato, interferenze al sistema endocrino, con l'asse ipotalamo-ipofisi, alterazioni degli ormoni tiroidei, cancro alla tiroide, danni allo sviluppo e alla riproduzione, riduzione del peso alla nascita, inversione sessuale. Non contenta di avvalersi di un medico di fabbrica negazionista della forza scientifica di un Giovanni Costa (che si guadagna la parcella anche con trasferte a Spinetta), non contenta la Miteni chi ha chiamato a fare il direttore? Luigi Guarracino! Chi meglio di lui, che a Spinetta stato specialista a scaricare PFOA (tossico, cancerogeno, mutageno, teratogeno) nel Bormida e fino alla foce del Po? Anzi, lo vuole Amministratore delegato! Leonardo Cammarata difender Luigi Guarracino. Si apprender che l'innocenza di Guarracino imperniata sulla testimonianza di Alessandro Cebrero: la manutenzione in fabbrica era ai massimi livelli di sicurezza ed efficienza, a cominciare dalla rete idrica, fughe di gas sconosciute, finanziamenti ambientali e go-go. Cosa mai poteva testimoniare Cebrero sulla manutenzione di cui era stato elegante (occhialino al collo) responsabile per 20 anni? Come chiedere all'oste se il suo vino buono. Gli altri avvocati difensori della Solvay scaricano le responsabilit sui direttori? Sbagliato, ribatter di nuovo Cammarata, Guarracino come direttore, tanto a Bussi come a Spinetta, doveva limitarsi a garantire continuit di produzione ed efficienza della manutenzione ordinaria, un mero esecutore di ordini: scarichi nelle falde, fughe di gas, l'ambiente interno ed esterno non erano di competenza del direttore, tutte cose demandate ad esperti come Canti, Tommasi, Boncoraglio, Carimati. Guarracino si fidava degli specialisti, lasciava fare, firmava formalmente quello che gli proponevano. Gli investimenti fuori dall'ordinaria amministrazione erano invece di competenza degli amministratori delegati. Dunque di Pierre Jaques Joris! Cammarata mette il dito sulla piaga. I difensori degli amministratori delegati tentano di presentare Solvay come "acefala", dove nessuno comanda ed responsabile. Ma tutti, compreso Cammarata, tentano di nascondere "la cupola Solvay" formata da uomini, mezz'uomini, ominicchi, (con rispetto parlando) pigliainculo e quaquaraqu, cupola di cui Guarracino dolosamente- parte integrante. "Il fuoco amico", lo sparare incrociato fra avvocati di Ausimont e di Solvay, e fra gli stessi avvocati Solvay, stato una costante di questo processo, inevitabile quando si tenta lo scaricabarile. Possiamo dire che se le parole fossero, non dico pallottole, ma soltanto spilli: ci sarebbe stato un massacro fra gli avvocati della difesa. Per maggiori dettagli: Memoria 7 marzo 2018 Corte di Assise d'Appello di Torino www.edocr.com/v/57gjyze5/bajamatase/memoria "Ambiente Delitto Perfetto" di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia , terza edizione pagg. 518.

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