b Waste to Fuel

Jun 27, 2019 | Publisher: Rete Ambientalista Al | Category: Other |   | Views: 11 | Likes: 1

Prendere esempio dalla natura e ricreare i suoi processi naturali. Questo l’obiettivo che si sono po- sti i ricercatori Eni in questi anni e il risultato di questo lungo percorso si trova a Gela, il futuro del- l’energia passa di lì… Nel 2012, al Centro Ricerche Eni per l’Energia Rinnovabile e l’Ambiente di Novara, nasce il primo processo che permette di trasformare in bio-o- lio la frazione organica dei rifiuti solidi urbani. Si chiama Waste to Fuel (W2F). E quest’anno a Gela è partito il primo impianto pilota continuo basato proprio su questa tecnologia, realizzato da Syndial, società ambientale di Eni. Dagli scarti urbani nasce un idrocarburo che si può impiegare direttamen- te come combustibile oppure inviare a un successivo stadio di raffinazione per ottenere biocarburanti per le nostre automobili. Eliminare i rifiuti o – meglio ancora – trovare il modo per utilizzarli per trarne fuori l’energia che ancora contengono è un obiettivo che si sta cer- cando di raggiungere in tutto il mondo. Ma è tutta italiana la prima inven- zione e la prima realizzazione industriale completa. Un’invenzione che ha radici molto antiche, è l’ultima evoluzione alta- mente tecnologica di un processo vecchio quanto gli esseri umani: quello di bruciare i rifiuti per eliminarli e per recuperare parte dell’energia che vi è ancora intrappolata. Già nel Paleolitico, infatti, l’uomo aveva capito che invece di bruciare so- lo la legna – poteva utilizzare gli scarti prodotti dalla propria famiglia per 1 scaldarsi e cuocere il cibo. Dalle caverne alle metropoli il processo è rimasto sempre lo stesso. Per ot- tenere energia si deve consumare altra energia: i rifiuti urbani che per loro natura sono ricchi d’acqua (ne contengono fino al 70%), vengono scaldati fino a quando tutta l’umidità viene eliminata e le particelle che li compon- gono passano allo stato gassoso. In questo modo possono bruciare libe- rando la loro energia riscaldando grotte, palafitte, case e grattacieli. Una tecnologia innovativa al ser- vizio dellʼeconomia circolare Lʼimpegno al recupero delle “risorse” si concretizza in Syndial anche con il progetto Waste to Fuel attraverso la realizzazione di impianti che trasforme- ranno il “rifiuto umido” in bio olio, bio metano e acqua. Frutto della tecnologia proprietaria messa a punto nel Centro Ricerche di Eni per le Energie Rinno- vabili e lʼAmbiente di Novara, il progetto è attualmente in sperimentazione presso lʼimpianto pilota Waste tu Fuel di Gela avviato nel dicembre 2018. La materia prima necessaria al processo si chiama FORSU, acronimo che sta per Frazione Organica dei Rifiuti Solidi Urbani, ed è costituita dagli avanzi e dai residui di cibo, ma anche dagli scarti dellʼindustria agroalimentare: da una tonnellata di materia organica, che include il peso dellʼacqua, si possono generare fino a 150 chilogrammi di bio olio che servirà a produrre carburanti di nuova generazione. Lʼimpianto pilota Waste to Fuel di Gela viene alimentato con 700 kg/giorno di raccolta “umida” per una produzione pari a circa 70 kg/giorno di bio olio. Gra- zie alla sperimentazione si potranno acquisire le informazioni necessarie per la progettazione di nuovi impianti su scala industriale che Syndial costruirà in altri siti in Italia, il primo dei quali è previsto nellʼarea Ponticelle di Ravenna. Il progetto Waste to Fuel rispetta in pieno i requisiti dellʼeconomia circolare in quanto, oltre a valorizzare le aree dismesse e/o bonificate senza antropizzar- 2 ne nuove, riutilizza le materie prime di scarto, trasformandole appunto in bio olio, bio metano e acqua, questʼultima già presente nel rifiuto umido in una percentuale del 70%. Inoltre, non sottrae risorse né alla filiera alimentare, in quanto riutilizza gli scarti di cibo, né alla filiera agricola perché le biomasse utilizzate non provengono direttamente dalla produzione nei campi. T E C N O L O G I E D O W N S T R E A M Da rifiuti a biocarburante La tecnologia waste-to-fuel valorizza i rifiuti. Waste-to-fuel: nuova vita per i rifiuti A Gela, attraverso Syndial, abbiamo avviato il primo impianto pilota per produrre biocarburanti dai rifiuti  urbani (FORSU). Eni pone così un altro importante pilastro di una strategia improntata al modello integrato di eco- nomia circolare che la porterà a realizzare, completata la fase pilota, im- pianti waste to fuel su scala industriale, eliminando una grande quantità di rifiuti organici tramite il loro riutilizzo e fornendo un significativo contri- buto in termini di vantaggi ambientali alle grandi aree urbane in Italia e all’estero.  La messa in esercizio  dell’impianto rappresenta il primo tra- guardo di un percorso nato dalla ricerca di Eni e avviato grazie alla tecno- logia proprietaria waste to fuel, sperimentata nel Centro Ricerche Eni per le Energie Rinnovabili e l’Ambiente a Novara che permette di valorizza- re i rifiuti trasformandoli  in energia. Eni: Syndial avvia a Gela l’impianto pilota per la trasformazione della frazione organica dei rifiuti solidi urbani in bio olio Il primo impianto pilota a Gela per produrre biocarburanti dai rifiuti 3 Eni si lancia con decisione sui biocarburanti, annunciando l'avvio del primo impianto pilota a Gela per la produzione di bio olio dal recupero e dalla trasformazione della frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU). Se ne occupa Syndial, la società ambientale del Cane a sei zampe. Le attività svolte dall’impianto di Gela permette- ranno a Eni di acquisire le informazioni necessarie per la progettazione dei nuovi im- pianti su scala industriale. Il pilota di Gela ha una capacità produttiva di bio olio sti- mata in circa 70 chilogrammi al giorno e viene alimentato con 700 kg al giorno di ri- fiuti organici forniti dalla Società per la regolamentazione del servizio di gestione ri- fiuti SRR di Ragusa. Si è verificato un errore."http://www.youtube.com/watch?v=M7oLMDHirDEwww.youtube.com</a> oppure attiva JavaScript se è disabilitato nel browser. Quali sono i rifiuti interessati da questo processo? FORSU è un acronimo per “Frazione Organica Rifiuti Solidi Urbani” ov- vero la materia che proviene dalla raccolta differenziata dell’umido: essen- zialmente sono gli scarti e/o gli avanzi di cucina, dai residui di cibo ai to- vaglioli sporchi. La FORSU è uno dei rifiuti trattati nel processo insieme ai fanghi degli impianti di depurazione, alle potature degli alberi, agli scarti dell’industria agroalimentare e della grande distribuzione. I rifiuti solidi di origine organica sono chiamati umido perché hanno un elevato contenuto d’acqua, fino al 70% che viene totalmente recuperata. Attraverso la lique- fazione il contenuto energetico della biomassa di scarto iniziale viene con- centrato quasi tutto nel bio-olio che a sua volta può essere convertito in biocarburante. Da una tonnellata di materia organica (che include il peso dell’acqua) otteniamo fino a 150 chilogrammi di bio-olio. Come funziona il processo? Sono quattro gli stadi del ciclo: dal pretrattamento della carica iniziale si passa alla liquefazione (la conversione termochimica di una biomassa in presenza di una fase 4 liquida). Successivamente i prodotti vengono separati e i sottoprodotti derivati ven- gono valorizzati. L’ultima fase consiste nella raffinazione del bio-olio ottenuto. In questo video Aldo Bosetti di Eni ci spiega gli stadi di lavorazione in diretta dall’im- pianto pilota. http://www.youtube.com/watch?v=UTcnsQlxUt0" Come natura crea Già qualche nostro antenato deve aver intuito il principio ecologico che per alimentare il fuoco poteva bruciare gli altri scarti della comunità oltre alla legna. È il principio su cui si basa la tecnologia waste-to-fuel. Al Centro Ricerche per le Energie Rinnovabili e l'Ambiente abbiamo sviluppato un sistema che prende il nome di termoliquefazione. Si tratta di un processo che permet- te di trasformare in bio-olio i rifiuti umidi urbani. Questo potrà poi essere usato come olio biocombustibile o essere raffinato in biocarburanti da usare nelle nostre auto. 5 Gli elementi innovativi della tecnologia waste-to-fuel Waste-to-fuel è un processo innovativo e sostenibile perché • riesce a valorizzare il bio-olio ottenuto come vettore energetico per la produzione di energia elettrica o biocarburante • rispetta i requisiti dell’economia verde e circolare, in quanto è in grado di riutilizzare scarti vegetali e animali • non compete con la filiera alimentare, anzi riutilizza proprio gli scarti del cibo consumato • non compete con la produzione agricola poiché le biomasse di scar- to, sottoposte al processo termochimico della liquefazione, non pro- vengono direttamente dall’attività agricola Milioni di anni in poche ore Da un secolo e mezzo abbiamo imparato che è più efficace ed ecologico raccogliere i rifiuti e bruciarli in grossi impianti dedicati. Dai primi ince- neritori nati a Nottingham nel 1874 e a Manhattan nel 1885, raccogliere tutti i rifiuti della città, concentrarli in un posto e bruciarli tutti assieme presenta dei vantaggi in termini di efficienza e permette anche di fare av- venire la combustione in modo più controllato. I ricercatori Eni hanno pensato di fare un grande passo avanti guardando ancora più indietro rispetto ai nostri antenati del Paleolitico, studiando un evento naturale molto più grande e antico, della durata di diverse centi- naia di milioni di anni. Questo processo, basato sulla decomposizione anaerobica dei primi organismi viventi, ha permesso di creare e di accu- mulare nelle viscere della terra il petrolio e il gas naturale. Per la natura 6 sono stati necessari milioni di anni ed enormi pressioni che hanno svilup- pato temperature elevatissime. Ma all’Eni hanno imparato a replicare l’intero processo in due o tre ore a temperature di soli 250-310 °C, senza dover prima eliminare l’acqua. Il processo prende il nome di termoliquefazione e permette di trasformare in bio-olio la frazione umida dei rifiuti solidi urbani (in altre parole: il con- tenuto del cassonetto dell’umido, spesso chiamato impropriamente “del- l’organico”). Il bio-olio prodotto si può impiegare direttamente come olio combustibile oppure si può inviare a un successivo stadio di raffinazione nella nuova Bioraffineria di Gela. Si ottengono così biocarburanti da usa- re nelle nostre automobili. Detto in altri termini, meno tecnici, i principali vantaggi del processo svi- luppato a Novara sono molteplici. Innanzitutto si usa come materia prima un materiale di scarto per il quale esiste già una filiera di raccolta, offrendo al contempo una soluzione alternativa e virtuosa alla gestione dei rifiuti/ fanghi delle aree urbane; si tratta la biomassa umida così com’è evitando i 7 costi per l’essiccamento caratteristici di tutti gli inceneritori (anche i più sofisticati); sono sufficienti condizioni più blande rispetto ad altri processi termici di conversione come la gassificazione (800-1000 °C) o la pirolisi (400-500 °C). Inoltre si produce un bio-olio con elevato contenuto di carbonio ed elevato potere calorifico (circa 35 MJ/Kg) e la resa energetica è di oltre l’80%. Insomma, nettamente superiore rispetto alla valorizzazio- ne dei rifiuti a biogas (50-60 %) e agli inceneritori (10-30 %). Il nuovo impianto Dopo il primo impianto pilota, realizzato a Novara e in grado di trattare mezza tonnellata di rifiuti per volta, è stato inaugurato un impianto dimo- strativo molto più grande realizzato da Syndial che lo sta gestendo all’in- terno dell’area della Raffineria di Gela. L’impianto – disegnato e realizzato sotto la supervisione dei ricercatori Eni di Novara – è in grado di trattare 700 Kg di rifiuti organici al giorno for- niti dalla Società per la regolamentazione del servizio per la gestione rifiuti di Ragusa. Questi vengono trasformati in 70 litri di bio-olio. L’impianto è completamente integrato e prevede una valorizzazione per tutti i prodotti, oltre che del bio-olio. Le acque sono utilizzate per la pro- 8 duzione di biogas/biometano e quindi purificate in modo da poter essere utilizzate in agricoltura. Il residuo solido viene invece reso inerte recupe- randone l’energia residua all’interno del processo stesso. Infine, tutti i recuperi energetici sono carbon neutral. Cioè si produce ani- dride carbonica pari al carbonio presente nella biomassa di partenza senza che sia necessario aggiungerne altra proveniente da combustibili fossili. Ma la ricerca non si ferma: ora a Novara ed a Gela si sta lavorando per l’ottimizzazione dell’impianto e per lo sviluppo intensivo dell’intero processo. Questa rivoluzionaria classe di impianti per la gestione dei rifiuti umidi può dare al nostro Paese un decisivo contributo per il raggiungimento de- gli obiettivi fissati dalla Direttiva Europea sulle fonti rinnovabili nei tra- sporti (RES), consentendo di ottenere un biocarburante avanzato da mate- rie prime di scarto. E riprendendo la ormai celebre frase che usano i colle- ghi impegnati in questa ricerca: “Come natura crea, ma molto più in fret- ta!”. 9

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Movimento di Lotta per la Salute, l'Ambiente, la Pace e la Nonviolenza

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