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Apr 15, 2018 | Publisher: Rete Ambientalista Al | Category: Other |   | Views: 72 | Likes: 2

Corte di Assise d'Appello di Torino Cosa dir l'avvocato Luca Santa Maria in difesa di Giorgio Carimati Una associazione a delinquere comprendente il Pubblico Ministero: la strategia processuale dello storico avvocato di Solvay, Luca Santa Maria, continuer ad essere quella di chiamare in correo quanti pi soggetti possibili (Comune, Provincia, Regione, Arpa, Asl, Noe, magari anche l'Onu) secondo il principio "tutti gli altri colpevoli, nessun colpevole Solvay). Colpevoli Ausimont e tutti quegli Enti in tanti anni hanno avuto responsabilit enormi nel disastro sanitario ed ecologico di Spinetta Marengo: ma siamo stati noi, Lino Balza alias Medicina democratica il solo per 30 anni e sulla propria pelle a denunciarle inascoltato, per stiamo parlando di responsabilit politiche e morali, mentre le responsabilit penali gravano su Solvay e Ausimont. Arrivavano direttamente da Bruxelles, casa madre della multinazionale Solvay, gli ordini per Spinetta Marengo: nascondere le tonnellate di veleni sotterrati, nascondere che le sostanze tossiche e cancerogene si stanno sciogliendo in falda, nascondere gli avvelenamenti delle acque dei pozzi e dell'acquedotto che uccidono e ammalano lavoratori e cittadini, falsificare le analisi e i documenti, imbrogliare gli enti pubblici. Diamo un volto al grande regista italiano dell'attivit spionistica: Giorgio Carimati. Il Direttore dell'Arpa, Alberto Maffiotti, tramite i documenti occultati dall'azienda e sequestrati dal pubblico ministero Riccardo Ghio, ha mostrato alla Corte che i dirigenti Solvay (ex Ausimont) non solo per decenni avvelenavano, ma sapevano che stavano avvelenando, consapevolmente: come e quando, anzi minimizzavano le analisi agli enti pubblici, anzi le nascondevano, anzi le falsificavano prima e addirittura dopo il 2008, quando prese avvio la fase processuale. Emblematico, fra i numerosi documenti nascosti e sequestrati, stata l'esibizione in aula alessandrina della mail con cui Solvay cercava di nascondere alle autorit che il catastrofico inquinamento era ben oltre i confini dello stabilimento ma raggiungeva il fiume Bormida e la citt. La mail in oggetto non fu redatta da uno qualunque degli imputati, bens da Giorgio Carimati: per la societ belga responsabile tecnico giuridico per l'ambiente e la sicurezza di tutti gli stabilimenti italiani [stabilimenti ex Montedison di Spinetta Marengo (AL), Bussi sul Tirino (PE), Tavazzano (LO), Bollate(MI), Ravenna (RA), Rosignano Marittimo (LI), Marghera (VE), tutti con gravissimi problemi di inquinamenti suolo e acque]. In costante contatto telefonico con Bruxelles (come da intercettazioni) Carimati era al di sopra di tutti i direttori delle fabbriche ai quali impartiva le disposizioni affinch fossero "eseguite alla lettera" a cascata dalle maestranze, nonch era il coordinatore del pool degli avvocati tra i quali spiccava Luca Santamaria. Disposizioni che, concordano le rilevanze processuali, "non sono allineate a principi di integrit morale e giuridica, e si prestano ad aspetti confluenti in comportamenti configuranti reati". I conseguenti comportamenti delle persone coinvolte dalle direttive di Carimati "danno corpo ad ipotesi di reato di avvelenamento di acque destinate al consumo umano, istigazione alla commissione di reati, falsi in atti, danni ambientali". Ne sono infatti coinvolti altri soggetti della realt spinettese, in scala gerarchica, consapevoli in varia misura dello stato di inquinamento acque e atmosfera, e soprattutto solerti attori delle manomissioni e degli occultamenti "suggeriti" dal regista Carimati. Ad esempio le doppie versioni, segrete e ufficiali, delle analisi dei pozzi. Ad esempio, quando dai muri e dai pavimenti affiorava il giallo del cromo: si provvedeva a stenderci sopra una gettata di bitume o cemento. Il teste Paolo Bobbio, geologo dell'ufficio bonifiche della Provincia, smantella la tesi che la Solvay avrebbe voluto mettere nel 2004 in sicurezza il sito ma che la Provincia l'avrebbe impedito: nessuno ha impedito a Solvay di eseguire una temporanea messa in sicurezza, la quale, per legge, "non va autorizzata, si fa e basta, e la si comunica dopo agli Enti". Solvay addirittura nel 2004 definisce la presunta messa in sicurezza come "bonifica": quattro pozzi "che prelevano e puliscono l'acqua di falda" (sic): come raccogliere il mare con un cucchiaio; mentre la vera bonifica, si fa (si far??) solo asportando dal terreno le montagne dei veleni che percolano in falda, ma infinitamente pi costosa. In pi, insiste Bobbio, Solvay conosceva da anni le perdite idriche e taceva. E fa i nomi dei principali attori: Giorgio Carimati la potenza gerarchica a livello nazionale e Giorgio Canti a chiudere scheletri negli armadi di Spinetta. Stefano Bigini, ancora oggi direttore dello stabilimento, nega di aver intravisto archivi "segreti". In effetti non erano "archivi segreti" bens "archivi occulti": quelli di sede a Bollate (gestiti da Salvatore Boncoraglio) che qualunque direttore del Gruppo Solvay DEVE conoscere per mestiere, e quelli di Spinetta Marengo che Canti e il direttore uscente Luigi Guarracino (imputato) gli consegnano subentrando come direttore. Bigini, come emerge chiaramente dalle intercettazioni con Carimati, (e Canti, Martinelli, Bessone, Macone, Repetto ecc.) era a totale conoscenza pregressa di tutto e si prestava a Carimati per brigare inganni ai magistrati (perfino a telefonare alla Protezione Civile facendosi passare per un contadino della zona!). Ascoltando le intercettazioni telefoniche, la conclusione lampante: attraverso i propri canali privilegiati l'azienda riesce facilmente a fare apparire messaggi contrari alla verit. Il tono confidenziale, il fine collaborativo, il risultato complice. Franco Capone (Telecity) fornisce perfino documenti riservati del Sindaco a Paolo Bessone! Bessone il quasi imputato che faceva appunto da trait d'union tra i vertici belgi e i giornalisti e i sindacalisti "da addolcire" (in particolare Michele Muliere-CISL). "Adoucir les journalistes" il programma aziendale, con quali sostanze zuccherine non sappiamo. Bessone chiama Giorgio Carimati, imputato responsabile del settore ambientale, e gli dice di essere a conoscenza di quanto uscir sui giornali all'indomani, e addirittura glielo legge! E' quel che si dice "velina". Stefano Bigini, direttore dello stabilimento, telefona il proposito di ricattare gli Enti locali tramite notizie di stampa in forma anonima! Anonimato che i giornalisti evidentemente gli garantiscono. Enrico Sozzetti (Il Piccolo) lo chiamano "il nostro", "l'andiamo a trovare domani in redazione". Capone "l'amico Capone". Insomma, nelle intercettazioni, telefonate simili sono all'ordine del giorno. Non uno spettacolo edificante per il giornalismo alessandrino (vedi pagg. 163, 171, 183, 189, 192 ecc. di Ambiente Delitto Perfetto). Ancora nel 2013 Giorgio Carimati, plenipotenziario regista difensivo dei processi Solvay sparsi per la penisola, mette a punto con Bernard de Laguiche e Pierre Jaques Joris, i padroni belgi, imputati, una lettera ai giornali, a firma di Stefano Bigini, direttore dello stabilimento. La lettera della multinazionale a firma Bigini non una semplice e abbastanza maldestra autodifesa di un imputato, bens vuole essere l'esplicita offerta manageriale di un finalizzato dialogo con le istituzioni locali. Fa infatti immediato riferimento alla precedente lettera aperta di SEL: "molto apprezzata". Perch SEL assume questa importanza? Claudio Lombardi (SEL) era presidente della commissione ambiente del Comune di Alessandria: scomodo per le sue iniziative in relazione al territorio inquinato della Fraschetta. Promoveatur ut amoveatur, Lombardi stato dalla sindaco Rita Rossa nominato assessore all'ambiente. L'obbiettivo dell'attenzione di Bruxelles palese: la bonifica del territorio dove sono sotterrate migliaia di tonnellate di almeno 21 veleni tossici e cancerogeni. Ovvero i costi di bonifica. Solvay tende a riproporre il famigeratissimo cosiddetto "Piano Amag" che essa, con lo zampino famelico dell'Universit locale, aveva confezionato tramite l'ex presidente Lorenzo Repetto, braccio destro del sindaco Piercarlo Fabbio. Si tratta di un business che, invece di eliminare gli inquinanti all'origine e a totale carico dell'inquinatore, li scarica all'esterno a spese della collettivit inquinata, lascia i veleni dove sono sepolti, non li asporta dal terreno per la bonifica, ma si inventa di raccoglierli quando sono gi penetrati nelle falde acquifere, o di neutralizzarli sul terreno tramite "punturine" di ditionito di sodio. Luca Santa Maria, fra tutti i famosi e costosi avvocati della difesa, in aula stato il protagonista assoluto, soprattutto nei controinterrogatori. Suo compito spiegare perch il bubbone processuale scoppia nel 2008 quando proprietaria Solvay. La sua tesi : "Perch Ausimont pagava tangenti e Solvay no". La tesi sar sviluppata nel corso di numerose udienze, e anticipata da questo dialogo con Lino Balza (10 marzo 2014) pubblicato a pag. 256 di "Ambiente Delitto Perfetto": Lei lo sa, ci domanda l'illustre avvocato, come mai che dal 2002 abbiamo semplicemente continuato a fare (inquinare, intrallazzare n.d.r.) ci che aveva fatto precedentemente e impunemente Ausimont, e invece nel 2008 scoppiato il bubbone e il Pubblico ministero ci ha portato in tribunale? Come mai, dica lei. Perch intervenuta l'ostilit dentro gli Enti pubblici. Eppure non avete cambiato il collegamento con i politici (Gianpiero Borsi). N avete cambiato la custodia degli archivi (Giorgio Canti). Allora perch subentrato un sindaco ostile (Piercarlo Fabbio). Eppure l'Amag (Lorenzo Repetto, braccio destro di Fabbio) vi ha addirittura avallato un finto piano di bonifica. Allora perch concorrenti stranieri si sono intromessi nelle amministrazioni. Eppure segnali si sono colti solo di recente (Sergio Sergi, Agenzia Internazionale Sevat), quando sono subentrate le voci di vendita. Allora, diciamolo chiaro, perch Solvay non pratica tangenti. Eppure non fornite prove, pur avendo accesso ai bilanci e alle testimonianze. Dunque sono solo chiacchiere. Dunque, a parte tangenti e complotti internazionali, una sola cosa si pu dire con certezza: nel 2008 Procura della Repubblica e Arpa hanno fatto il loro dovere sulla base delle prove inconfutabili in loro possesso. Per coerenza, Santa Maria in Appello riproporr la tesi che, esplicitata per sei ore nell'udienza del 17 novembre 2014, fece sussultare tutta Alessandria: Solvay innocente: vittima di un intrigo internazionale ordito dai poteri forti della chimica, dei supermercati e della politica, per impedirle di denunciare i veri colpevoli della catastrofe ambientale di Spinetta Marengo, e per impedirle di bonificare l'altrui avvelenamento doloso delle falde acquifere. Regista finale del complotto: il pubblico ministero. Tutti i nomi dei congiurati. Ombra della massoneria. Un vero e proprio romanzo giallo, l'intrigo internazionale "dei poteri forti" che si materializzerebbe nell'assassinio di Solvay ad opera di un folto gruppo di congiurati. I quali sarebbero in ordine di presentazione: Ausimont, Pubblico ministero, Arpa, carabinieri Noe, Comune, Provincia, Regione, giunte di sinistra e di destra, amministratori e funzionari, Montedison, Edison, Eridania, Coopsette, Esselunga, associazioni ambientaliste ad eccezione di Medicina democratica cio Balza (bont sua). Non cita i sindacati. Dimentica il GUP Stefano Moltrasio. Disse Santamaria: "Va bene a tutti" l'assassinio finalmente ordito, cio l'incriminazione di Solvay per avvelenamento doloso e dolosa omessa bonifica, art. 439 c.p.p, "va bene a tutti" i suddetti congiurati, e anche all' "amico" Balza che, pur non avendo compreso il complotto, contento lo stesso perch costituzionalmente nemico giurato di Solvay. Se avr il coraggio di riproporsi in Appello a Torino, Santamaria avvincer come giallista ma non convincer n come giallista n come difensore di Giorgio Carimati. Avvince, che un piacere ascoltarlo due tre ore, quando scava nella dietrologia, quando dissemina indizi inquietanti su ciascuno dei congiurati, ma poi quando dopo sei ore il mosaico dovrebbe comporsi ti rendi conto che le tessere sono forzatamente assiemate, come avviene per i giallisti neofiti. L'ultimo capitolo rende oscura la trama. Nessun giallo regge se non regge il movente. Non convince il garbuglio. Il leader dell'esorbitante staff difensivo della multinazionale chimica, preparatissimo, analitico fino alla pignoleria, conosce a memoria tutti i risvolti processuali, segue e indirizza Solvay ancora prima del processo come evidente nelle intercettazioni telefoniche, attento e ascoltato consigliere di Carimati nel bene e nel male, non solo un impareggiabile giurista ma anche uno sgobbone che sacrifica per la causa le ore di sonno. Per come giallista Quando arrivi alla fine di un giallo e ti rendi conto che non sei in grado di riassumere la trama: resti deluso. Pu essere colpa tua perch il genere letterario non ti confacente? Perch non possiedi neppure le veline giornalistiche che potrebbero aiutarti come prefazione del romanzo? A questo punto vai a comprare i giornali. Trascriviamo quello che hanno capito loro del complotto internazionale, La Stampa: "Met dell'area ex zuccherificio di Spinetta Marengo, vicina allo stabilimento, fu ceduta a Esselunga per fare un supermercato, ma i 'signorotti locali (i politici n.d.r.) sostenitori di CoopSette insorsero' fino a che si decise di destinare l'altra met a Coop7: un perfetto inciucio in barba al Piano regolatore comunale. Sembravano 'tutti felici e contenti, ma Solvay va a rompere le scatole' perch, continua Santa Maria, insiste per la messa in sicurezza di emergenza della propria area, dopo aver scoperto che le perdite dalla fabbrica con relativo inquinamento sono pi cospicue di quelle che le aveva dato a bere Ausimont (la venditrice n.d.r.) propinandole la bischerata di un piano di caratterizzazione falso. Basato su documenti falsi alle Autorit compiacenti. Ma se Solvay scopre gli altarini, viene fuori che anche l'ex zuccherificio inquinato salta l'inciucio supermercato". Fine della trascrizione. Dunque c'era il rischio che l'integerrima Solvay facesse partire denunce penali contro Ausimont e soprattutto contro le Autorit colluse e corrotte. Allora si chieder anche la Giuria in Appello: perch in 7 anni Solvay non ha fatto denunce? perch parla di tangenti dell'Ausimont ai politici, senza produrre prove? non che andando con gli zoppi si continua a zoppicare? Invece, nel racconto di Santa Maria, Solvay stava rompendo (sic) la continuit mafiosa vigente ad Alessandria (con quanta discrezione! al punto di passare inosservata n.d.r.). Il vento di Bussi (?) terrorizz i congiurati - siamo all'escalation della suspense del giallista - la paura corre sul filo, il gioco del cerino acceso (sic) brucia Comune e Arpa, si salvi chi pu. E' la quadratura del cerchio: esclama ispirato Santa Maria. Noi invece comprendiamo sempre meno il garbuglio del giallo, i collegamenti logici e fattuali, che c'azzecca lo zucchero col cromo esavalente, la lobby dei super mercati con la lobby della chimica? Ma proprio a quel punto che scatta il coup de thtre del romanzo. A quel punto (2008) entra in scena il complice Riccardo Ghio. Il Pubblico Ministero che, senza prove, bluffando, anzi falsificando le carte, individua come facile capro espiatorio (sic) l'innocente Solvay e la incrimina per sviare l'attenzione politica e mediatica e penale dall'ex zuccherificio, sotto il quale si cela il corpo del reato, cio la discarica abusiva su cui il complice PM non vuole proprio indagare: evidentemente contiene cromo e clorurati inquinanti la falda (che fantasia! se si pensa che lavoravano barbabietole per produrre zucchero!). Santamaria definisce il fraudolento intervento di Ghio come "una vera e propria operazione di distrazione di massa" volta a non scoperchiare il vaso di Pandora (sic) dell'ex zuccherificio e a salvare il culo ai politici, gli stessi che impedivano (sic) a Solvay di bonificare l'inquinamento, a questo punto non di origine chimica ma zuccheriera. "Il PM inscena una realt finta e marcia, una menzogna organizzata da alte stanze del potere alessandrino, colluso da decenni con Montedison-Ausimont. Loro sono i veri colpevoli dell'avvelenamento e non Solvay. Perci chiedo l'assoluzione con formula piena di Solvay e in particolare di Giorgio Carimati che dal 2003 al 2008 non poteva certo passare i sabati e le domeniche negli scantinati degli archivi segreti". Fine del romanzo giallo. Che Alfred Hitchcock non avrebbe portato sullo schermo. Che, confessiamo, anche noi non abbiamo capito. Noi, che restiamo prosaici, andiamo a rileggerci le intercettazioni telefoniche, la viva voce di Giorgio Carimati. E anche l'intercettazione alla teste Caterina Di Carlo, ufficiale di collegamento tra Spinetta e Bruxelles: "L'ultima parola spettava sempre a Carimati". Siamo noi che non abbiamo capito: Luca Santa Maria non tipo che demorde. In Appello ripeter (?) per coerenza le accuse ribadite nell'udienza alessandrina del 29 giugno 2015, anche se tacer la cannonata sparata in quell'udienza a nome e per conto di Carimati: deferimento di Riccardo Ghio al Consiglio superiore della Magistratura in quanto il PM ha concorso ad un complotto contro la Solvay, ha falsificato gli atti del processo, ha commesso una serie gravissima di reati al fine della "concussione ambientale", cio estorsione di soldi. Commentammo: "E' un bluff per impressionare i giurati? Senz'altro sar una determinazione se Carimati verr assolto e Ghio cos diventer una 'anatra zoppa' in Appello". Carimati invece non sar assolto in primo grado, anzi la Corte trasmette alla Procura della Repubblica di Milano le trascrizioni delle inaudite accuse. Cos Carimati/Solvay ripone la coda tra le gambe e rinuncia al Consiglio superiore della Magistratura. Chi scrive ha le sue convinzioni, radicate nel tempo, in fatto di tangenti (per non solo di Montedison) ed convinto che il "giallo di Santa Maria" una bolla ma non completamente una balla. Per dimostrare l'esistenza delle tangenti pagate (collusione e concussione) da Ausimont agli Enti locali (e non solo) al fine di renderli complici nel nascondere gli inquinamenti, per Solvay dovrebbe portare le prove delle mazzette, che nella contabilit aziendale non possono sfuggire. Se non le tira fuori perch rischierebbe di scoprire i propri altarini. Resta la questione etica e morale di avere, sotto la regia di Carimati, diffamato in maniera ignobile un estraneo trascinandoci dentro il PM Ghio e il Procuratore generale Michele Di Lecce che semplicemente hanno fatto il loro dovere. E' proprio vero: in questi processi industriali sono in gioco interessi enormi, basti pensare alle centinaia di milioni dei costi di bonifica del disastro ambientale di Spinetta Marengo in caso di sentenza di colpevolezza, dunque tutti i mezzi sono ammessi per la difesa, senza scrupoli. In calce i termini con cui Santa Maria, a nome e per conto di Carimati, ha in primo grado arringato i Giurati per ore e ore (158 pagine). I termini diffamatori con cui Santa Maria, a nome e per conto di Carimati, ha arringato i Giurati per ore (158 pagine) contro il Pubblico Ministero: Il teorema diffamatorio di Santa Maria contro Ghio, rilanciato contemporaneamente all'annuncio del ricorso al CSM, disegna una associazione a delinquere a danno di Solvay, con il fattivo concorso del PM: "Il Pubblico Ministero non pu permettersi di essere un giocatore d'azzardo. Peggio ancora non pu permettersi di barare al gioco. Se lo fa, e viene scoperto, ne deve pagare tutto il prezzo. Ha violato il Diritto". Il PM, in questo complotto delittuoso, avrebbe costruito un capo di imputazione salva Montedison, falsificato gli atti del processo e commesso una serie gravissima di reati al fine della "concussione ambientale", cio estorsione di soldi. "Una montagna di soldi, da queste parti" ci tiene a precisare Santa Maria. "Si ha concussione" ha scandito Santa Maria alla Corte "quando il pubblico ufficiale, o pi pubblici ufficiali, agiscono con minacce o con violenze per estorcere qualcosa a qualcuno". Gi l'avvocato non aveva usato mezzi termini parlando di "tangenti dell'Ausimont Montedison"), di cui evidentemente ritiene di avere le prove. Dice Santa Maria. Per salvare Ausimont-Montedison, "che hanno inquinato liberamente per decenni e benignamente le Autorit hanno finto di non vedere", per colpire al loro posto Solvay, "il Pubblico Ministero ha mentito, occultato, manipolato, falsificato le carte", ha preso "una menzogna sistematica e organizzata, costruita fuori dalle stanze della Procure, in altre stanze del potere, qui ad Alessandria". Da chi? "Dall'establishment politico, dalla cricca". E fa nomi cognomi e indirizzi. "Il PM sapeva tutto. Si prestato a fabbricare l'accusa. Lo denuncio per fatti di reato, falsi, favoreggiamento, abusi di ufficio". Quali fatti? Dice Santa Maria. Dapprima Arpa e Autorit pubbliche locali (Comune e Provincia) mettono in piedi (1998- 2002) con i soldi della collettivit un costoso "Monitoraggio ambientale della Fraschetta": "un grande circo" volto solamente "a non scoprire nulla, a coprire e non scoprire", insomma a coprire grazie all'Arpa l'inquinamento Ausimont delle falde acquifere. Al punto di tappare la bocca ai NOE. "Nascondere a tutti i costi". Perch? Perch Ausimont sta vendendo lo stabilimento (a Solvay) come sano. Dice Santa Maria. Poi (2004-2006) gli stessi delinquenti "nella Conferenza dei servizi" paralizzano "con pretesti ignobili, la procedura preliminare di bonifica della Solvay" detta "messa in sicurezza di emergenza". Perch? Per favorire, con la complicit della Procura, le speculazioni edilizie e commerciali di CoopSette e Esselunga che vorrebbero insediarsi tramite opportune varianti del PRG occultando che "sono pesantemente contaminate le falde e i terreni inedificabili". I quali terreni dell'ex zuccherificio, guarda caso, sono stati venduti ai supermercati da Montedison stessa. Dice Santa Maria. Per questo progetto delittuoso salta in aria nel 2008, malgrado le coperture del PM, malgrado questa "collusione sistematica tra Montedison ed Enti pubblici", "una fogna a cielo aperto", "una cricca politico affaristica locale che ha scelto da decenni, come le tre scimmiette, di non vedere, non sentire e non parlare, mentre Montedison per decenni e decenni allegra inquinava, facendo profitti immensi e non pagava i costi che venivano scaricati sulla collettivit". Perch salta? Perch nel frattempo (2007) sopravviene sull'onda di Bussi il terrore che Solvay (subentrata ad Ausimont nel 2002) li denunci tutti. "Se Solvay va in Procura, vanno tutti nei guai": "Tutti, dentro e fuori lo stabilimento, avevano nascosto l'inquinamento esterno" sia sotto l'area dell'ex zuccherificio sia sotto la Cascina Pederbona, la prima, guarda caso, di propriet Montedison, e la seconda, fornitrice della Centrale comunale del latte (inquinato?), di propriet della potentissima famiglia alessandrina Capra (Gianni). (Curioso che Santa Maria dimentichi Paglieri n.d.r.). I politici destra e sinistra, collusi e corrotti, "la cricca ignobile", "con la coscienza sporca", a questo punto sono costretti "a trovare un capro espiatorio", Solvay, per salvare se stessi e gli industriali loro complici delle tangenti. Di cui Santa Maria fa i nomi: "Carlo Cogliati padre padrone di Ausimont dal 1989" spalleggiato da Leonardo Capogrosso e da Francesco Boncoraglio: "Il metodo Boncoraglio esiste, vero che esiste. E' esistito a Bussi e a Spinetta. Probabilmente a Porto Marghera", esclama il difensore della multinazionale belga, "Il piano di caratterizzazione Ausimont era un falso plateale, dall'inizio alla fine", "una palude". Dice Santa Maria. Nel 2008 dunque rischiano di emergere guai grossi legati a "l'affaire Esselunga CoopSette" che "solo il Pubblico Ministero, questo Pubblico Ministero" fino ad allora non aveva "fatto finta di credere". Come fare per salvarsi scaricando nella palude il capro espiatorio? Sono fatti uscire documenti che erano restati "a decenni i sonni dell'ingiusto nei cassetti", l'Arpa retrodata e falsifica documenti per coprire "la menzogna organizzata dal Pubblico Ministero e dagli altri". Arpa, Comune e Procura infatti vogliono fino alla fine lasciare l'opinione pubblica ignara della speculazione edilizia e commerciale dell'area inquinata dell'ex zuccherificio, vogliono "non scoperchiare il vaso di Pandora": "Sono interessi ramificati, potenti, aggrovigliati, chiss cosa viene fuori". Cos, "una volta deciso di salvare le pubbliche autorit", tocca al complice Riccardo Ghio "montare un processo cos grosso che faccia tanto rumore da distrarre tutti. Il processo come arma di distrazione di massa". "Si trova il magnifico colpevole che va bene a tutti, alle Autorit e a Montedison". "Solvay va bene a tutti, agli ambientalisti, va bene anche all'amico Balza, che forse non sa in che compagnia si trovato". Cos parl Luca Santa Maria il difensore, che in veste di accusatore divent cos anche accusato presso la Procura della Repubblica di Milano. Abiurer in Appello? Lino Balza (a Torino parte offesa in Corte di Assise d'Appello). Per maggiori dettagli: Memoria 7 marzo 2018 Corte di Assise d'Appello di Torino www.edocr.com/v/57gjyze5/bajamatase/memoria "Ambiente Delitto Perfetto" di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia, terza edizione pagg. 518.

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