Quando

Jul 24, 2019 | Publisher: Rete Ambientalista Al | Category: Other |   | Views: 10 | Likes: 1

[…] Quando, alla metà degli anni ’70, è ripresa con vigore la lotta della Valle Bormida piemontese contro l’inquinamento del fiume (il fiume rosso, il fiume rubato, il fiume della ‘fabbrica della morte’, solo per citare alcune definizioni diventate storia nella letteratura e nel sentire comune), molti pensavano a una delle solite lotte ambientaliste e un po’ vegane di cui è pieno il mondo. Smentito dai fatti. La secca chiusura della ‘fabbrica’, l’esborso, fino ad ora, di 400 milioni di euro da parte di ENI e i 20 anni impiegati per fare… una discarica (come dice la CE nella Procedura d’infrazione ancora pendente) e una ipotesi di rimborso per danni ambientali di qualche centinaio di milioni di euro, dicono il contrario. Nel 1994, poi, vi fu un evento che tutti ricordano in Valle: un’alluvione. E pochi anni fa s’è quasi ripetuta. Solo una coincidenza di combinazioni fortunate - la diga di Osiglia svuotata per manutenzione ed il versante più colpito quello contiguo del Cebano - hanno impedito che la ‘bonifica’ venisse effettuata istantaneamente dal fiume. Dunque, per definizione, quell’area è alluvionale. Nel 2001, dopo la delimitazione del Sito di Interesse Nazionale, da bonificare o mettere in sicurezza, ACNA C.O. in liquidazione se n’è venduta una fetta a un privato: o aveva bisogno di spiccioli per andare in discoteca, oppure ha cercato di alleggerire gli ettari da bonificare. Due delle sue tipiche marachelle. Questa seconda, però non è legittima, anche perché sapeva che ai piedi di quell’appezzamento ci poteva essere qualche grosso problema d’inquinamento migliaia di volte superiore ai limiti di legge. Parlo dell’area cosiddetta Merlo, dal nome dell’incauto compratore. Ma se, per caso, la compra-vendita fosse stata regolare, e l’inquinamento tipico delle produzioni ACNA, oggi emerso, non ci fosse stato allora, è del tutto evidente che la montagna creata sugli ex lagoni sta letteralmente spremendo il suo contenuto liquido attraverso i famosi muri di contenimento, fiore all’occhiello del lavoro di Syndial. Il che non va bene… E non va bene neppure il fatto che sull’area destinata a un qualche insediamento venga costruito un ‘residence’ con centinaia di ospiti (detenuti, guardie carcerarie, addetti alle cucine e alle pulizie, impiegati amministrativi…) - molti ovviamente incapacitati a fuggire - a 50 metri da una discarica di rifiuti pericolosissimi di milioni di metri cubi e a un depuratore di reflui urbani e industriali (i percolati emunti tutt’intorno), il tutto periodicamente olezzante. […]

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Movimento di Lotta per la Salute, l'Ambiente, la Pace e la Nonviolenza

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