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Apr 4, 2018 | | Category: Other |   | Views: 35 | Likes: 2

Corte di Assise d'Appello di Torino Cosa diranno gli avvocati in difesa di Giorgio Canti e Bernard de Laguiche Giorgio Canti Giorgio Canti imputato chiave del processo, il tratto di unione fra Ausimont e Solvay, la memoria storica ambientale dello stabilimento, l'uomo che ha nascosto gli scheletri negli armadi (in senso figurato e fisico) prima per Ausimont e poi per Solvay. Se gli avvocati riusciranno a dimostrare la sua estraneit, nessuno degli altri imputati rischier la condanna. Non sia per trasformato in capro espiatorio perch, pur essendo un esecutore responsabile al massimo livello dirigenziale, resta pur sempre un esecutore di ordini dall'alto. Per denaro, con dolo. A lui sono dedicate pagine e pagine di intercettazioni. In tutti gli accertamenti effettuati, Canti ha piena consapevolezza da sempre dei terreni contaminati e dello stato di inquinamento della falda, nonch delle emissioni in atmosfera passate e presenti. La corrispondenza tecnica ambientale occultata, oggetto di sequestro nel processo, passa attraverso di lui. Passano tramite lui le operazioni di occultamento precedenti il 2008, esempio il cromo che affiorava nella neve gialla e dai muri e dai pavimenti, nascosto sotto bitume e cemento. Immagine ripresa dalle Iene. Passano tramite lui anche quelle seguenti il 2008, esempio durante il sopralluogo Arpa egli disconosce la discarica di fanghi rossi, bench opportunamente recintata e con lucchetti senza ruggine, nascosta sotto la vegetazione e comprendente 3 pozzi. Esempio fa preparare due versioni di analisi da scegliere per fornire all'Arpa in merito al pozzo 8, che somministrava acqua vietata alle utenze dello stabilimento (mensa, uffici, infermeria ecc.). Tutte le operazioni che coinvolgono l'intera struttura gerarchica aziendale fino alla direzione in Belgio cio Carimati De Laguiche Joris, passano attraverso di lui e tramite Caterina Di Carlo. Partecipa attivamente nell'approntare la linea di difesa con gli altri coimputati e nella selezione accurata delle omissioni e manomissioni (doppie versioni) dei dati e analisi da fornire agli enti pubblici. Con ci vanificando la procedura stessa di bonifica. Anche per lui l'accusa perci di dolo. La stretta collaboratrice di Canti, Valeria Giunta, la "gola profonda" delle intercettazioni telefoniche, nel 2008, gridava che "sono veramente bastardi", "io non voglio finire in galera", "vi metto nella merda pi totale", minacciava i suoi capi di voler svelare i segreti. Le intercettazioni telefoniche riprese dal pubblico ministero Riccardo Ghio, qualificano la responsabile del laboratorio aziendale stretta collaboratrice degli imputati. Quando l'imputato Canti la induceva a "non scrivere quel risultato compromettente" o le ordinava analisi (pozzo 8, spacciato per potabile) in doppia versione, una per l'interno e l'altra falsa per gli Enti esterni. Quando scriveva sul diario (sequestrato dai carabinieri) che il cromo era stato nascosto sotto bitume e cemento. Quando compativa gli operai che erano costretti ad effettuare le analisi senza strumenti protettivi: "Io se fossi l'operatore, li denuncerei". Quando discuteva come "distruggere i tabulati analitici" o consegnava i dati sensibili tramite chiavetta pen drive piuttosto che via e-mail "perch non restasse traccia", quei dati che definiva "fuori dal mondo" mentre all'esterno " sempre stato detto che tutto va bene", i dati magari di un anno prima spacciati per l'anno dopo (1968). Quando gli avvocati difensori la invitavano a distruggere la relazione in mail dopo l'interrogatorio del Pubblico Ministero. Stefano Bigini, direttore attualmente in carica, ricevette da Canti e dal direttore uscente Luigi Guarracino (imputato) la conoscenza degli archivi. Quelli di Sede che qualunque direttore del Gruppo Solvay DEVE conoscere per mestiere, e quelli ovviamente di Spinetta Marengo. Questi archivi sono l'ABC professionale per chi vuole ricoprire il ruolo di direttore. Nella sua testimonianza, Bigini, malgrado le intercettazioni, cerca di scaricare: "firmavo i documenti di Canti senza averli letti". Il teste Paolo Bobbio, geologo dell'ufficio bonifiche della Provincia, dopo aver smontato con NOE e Arpa la tesi che Solvay avrebbe voluto mettere nel 2004 in sicurezza il sito ma che la Provincia l'avrebbe impedito, insiste: Solvay conosceva da anni le perdite e taceva. E fa i nomi dei principali attori: Giorgio Carimati e Giorgio Canti. Anche in Appello la strategia processuale di Solvay continuer ad essere quella di chiamare in correo quanti pi soggetti possibili (Comune, Provincia, Regione, Arpa, Asl, Noe, magari anche l'Onu) secondo il principio "tutti colpevoli, nessun colpevole). Tutti quegli Enti in tanti anni hanno avuto responsabilit enormi nel disastro sanitario ed ecologico di Spinetta Marengo: siamo stati noi Balza/Medicina democratica il solo per 40 anni e sulla nostra pelle a denunciarle inascoltato. Ma stiamo parlando di responsabilit politiche e morali, mentre le responsabilit penali gravano su Solvay. Anche qualora Solvay volesse dimostrare con prove le tangenti che, afferma, Ausimont versava a A chi, nome e cognome? Gli agguerriti avvocati Solvay, Dario Bolognesi e Luca Santamaria, si sono lanciati in un tiro al piccione sui testimoni ARPA e AMAG. Al fine di dimostrare che "Tutti sapevano", gli illustri legulei sventolano "scheletri dagli armadi", parlano di tangenti. Ma i primi a sapere tutto, a manomettere, a nascondere gli scheletri negli armadi sono stati proprio loro, senza soluzione di continuit con Ausimont. La gallina che canta quella che ha fatto l'uovo. Infatti chiamano a deporre Patrizio Lodone, teste non proprio al di sopra di ogni sospetto visto che era addirittura responsabile interno del settore sicurezza e ambiente. E proprio Lodone descrive l'esistenza di ben cinque archivi contenenti fatti e misfatti dello stabilimento. Archivi indicatigli dalla segretaria amministrativa Laura Rossi? Ma dai, non si prendano in giro i giurati. Laura Rossi al massimo custodiva le chiavi in cassaforte. Gli archivi riservatissimi in realt erano ad uso e consumo dei Direttori e dei Responsabili ambiente e sicurezza PAS, preziosi archivi che Stefano Bigini (ultimo direttore) e Giorgio Canti (ultimo responsabile ambiente) prima che scoppiasse il bubbone del 2008 avevano ricevuto dalle mani riservate di Luigi Guarracino e Guido Rondoletto, a loro volta di Corrado Tartuferi, Leonardo Capogrosso, Maurilio Aguggia eccetera. Nei secoli dei secoli. Tant' che quando qualcuno (Joris) da Bruxelles nel 2008 mette in campo Patrizio Lodone ("esperto a livello europeo", come lui stesso si definito) e tenta di imporlo a mettere il naso a fondo sugli archivi, defenestrando anzitempo Giorgio Canti, a livello spinettese si oppongono: il direttore Bigini esplicito (intercettazioni telefoniche giugno-settembre 2008) nel porre a Joris il veto per Lodone come nuovo responsabile ambiente e sicurezza, e nel braccio di ferro avr la meglio: Lodone rinuncia al ruolo per motivi di famiglia. Patrizio Lodone all'udienza stato in definitiva un teste a doppio taglio per Solvay, confermando le perplessit degli avvocati che non avevano inizialmente previsto di convocarlo. Perch avrebbe dimostrato, come ha fatto, che negli archivi c'era tutto quello che si doveva sapere. Tutto quello che Solvay in sette- anni-sette aveva avuto tutto il tempo di esaminare e tenere nascosto. "Archivio Rondoletto", "Archivio Canti", "Archivio Parodi", "Archivio Boncoraglio", "Archivio Pace" A Spinetta si conosceva da sempre (testimonianza Balza) l'archivio Rondoletto, che a sua volta l'ha lasciato in consegna a Giorgio Canti che l'ha implementato: archivio prezioso, di riferimento per tutti i direttori che si sono succeduti nei decenni. Quale responsabile della Funzione Ambiente e Sicurezza dello stabilimento, prima di Canti c'era Rondoletto, dal quale Canti eredita ruolo e archivio. Erano figure chiave nell'organigramma aziendale. Presenziavano alle trattative sindacali con la Direzione, anzi le conducevano e concludevano autonomamente fino a determinati limiti di spesa. Oltre questi limiti, magari sotto la spinta di scioperi, l'ultima parola passava al direttore o addirittura all'amministratore delegato. (Testimonianza Balza). Eppure, malgrado ogni evidenza, Roberto Fanari smentir di nuovo Giorgio Canti sia "la memoria storica degli scheletri negli armadi" di Ausimont e poi di Solvay, il dirigente che in quel ruolo ha costruito tutta la sua carriera, carriera che raggiunge il culmine proprio nell'era Solvay: premiato responsabile ambientale di tutto il Gruppo italiano. Per maggiori dettagli: Memoria 7 marzo 2018 Corte di Assise d'Appello di Torino www.edocr.com/v/57gjyze5/bajamatase/memoria "Ambiente Delitto Perfetto" di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia , terza edizione pagg. 518. Bernard de Laguiche L'avvocato Giulio Ponzanelli, difensore di Solvay, si gi presentato nella veste di accusatore: parte civile contro Ausimont, a chiedere i danni ad Ausimont insomma. Succede anche questo. E' la prova, in questo processo, che, come in tutte le tragedie, al dramma delle vittime si alterna spesso la farsa dei protagonisti legali, non a caso le nostre cronache ospitano sovente la satira. Ponzanelli, in veste di accusa, chiede alla Giuria i risarcimenti di Ausimont a favore di Solvay, dunque sparando palle incatenate su Carlo Cogliati, presidente Ausimont, che con pieni poteri avrebbe causato l'inquinamento prima e poi l'avrebbe nascosto all'ingenua acquirente Solvay. La quale, ancor pi ingenuamente, lo ha confermato presidente. Ponzanelli, in veste di difesa, chiede alla Corte di non condannare Solvay ai risarcimenti: neppure un euro agli Enti locali (e su questo siamo d'accordo pure noi), men che meno danni ambientali e neppure, signori giurati, risarcimenti alle parti civili, finti malati ed eredi di finti defunti, per finti avvelenamenti di inesistenti cancerogeni. Soprattutto niente a Lino Balza. Non sar da meno Domenico Pulitan. Il viso di Pulitan, e lo sguardo glaciale, e il sorriso sadico imbevuto di bavetta, e il profumo, e l'abbigliamento coerente, il ritratto lombrosiano non si trasfigur anzi si esalt quando dalle lezioni cattedratiche ai giudici "chierici e laici" di Alessandria pass pur senza citare ARBEIT MACHT FREI - alle lezioni morali alle parti civili. Dal suo pulpito (verrebbe da dire: dalla sua torretta di Auschwitz) si rivolse direttamente alle vittime, lavoratori e cittadini, ammalati ed eredi dei defunti: Umana solidale piet, ma non posso non esprimere tutto il mio disagio morale nei vostri confronti per le vostre (immorali) richieste di risarcimento, trascinati come siete stati da burattinai (immorali avvocati, immorale PM), qui in quest'aula a mettere in scena (immorali) teatrini del dolore, sceneggiate di vedove e orfani, recital di lacrime e sofferenze, per morti e malattie attribuite a Solvay per inesistenti esposizioni da ipotetiche acque avvelenate, malattie e morti inesistenti e inventate, attribuibili a cause naturali. Siete come i bambini che hanno paura di tutto; come quell'agguerrito Lino Balza che, da me interrogato durante la sua testimonianza, uno sketch, esprimeva preoccupazione non solo per la sua malattia ma addirittura a bere dal 2008 e per gli anni a venire l'acqua dell'acquedotto di Alessandria. Anche in Corte di Assise d'Appello molti si chiederanno: ma chi questo ultras ultra ottuagenario Domenico Pulitan? Festeggia i suoi 50 anni di attivit forense (largo ai giovani, non lo faccio per denaro) e senza nessun rispetto per chi costretto ad ascoltarlo per ore (ad Alessandria gi dopo il primo intervallo met dell'aula se l'era squagliata). La cultura di Pulitan sterminata soprattutto in temi non giuridici: cita e legge (libretto frusto in edizione economica) Cesare Beccaria (e non si capisce se suo maestro o discepolo) e innumerevoli altri personaggi che appropriati entrano perci nel processo come autorevoli testimoni. Alcuni sono giovani (si fa per dire) come papa Francesco, Umberto Eco, Luigi Ferrajoli, Amendola jr. Soprattutto altri suoi coevi: Marcus Tullius Cicero (detto Cicerone come Pulitan), Johan Wolfang Von Goethe (che nel Faust descrivendo Mefistofele pensava al PM Ghio), Caius Iulius Phaedrus della favola lupus (Ghio) et agnus (Solvay), William Shakespeare (tu quoque Brute brutto Ghio), Quintus Horatius Flaccus (carpe diem, vivi il presente Ghio, non pensare al futuro), Alessandro Manzoni (per il seicentesco untore Ghio, infame come la Colonna infame). Non poteva mancare Charles-Louis de Secondat Baron de La Brde et de Montesquieu (nobile come de Laguiche togato come Pulitan). Nel ritratto, aggiungiamo che Pulitan stato pure consigliere giuridico del vecchio PCI, cos possiamo anche affibbiargli la qualifica di stalinista. Stalinista d'altronde lo davvero nei confronti del suo avversario numero uno. Con "elegante" linguaggio distribuito in ore non improbabile che di nuovo definir "per principio di carit" il mai troppo paziente pubblico ministero Riccardo Ghio: mefistofele, bruto, lupo, affetto da populismo giuridico, volgare, ignorante, estraneo al diritto, fantasioso e fantasista, immaginario, pretore d'assalto, dell'ancien rgime, untore di peste, deriva autoritaria, il sonno della ragione, peggio del codice Rocco, senza civilt del diritto, e qualche altro epiteto "in punta di penna" pu esserci sfuggito quando ci siamo allontanati con la scusa della pip. Meno male che ha usato il "principio di carit", altrimenti cosa avrebbe potuto dirgli. Ma in concreto, cosa ripeter Domenico Pulitan per chiedere di nuovo "assoluzione ampia, in nome del garantismo" per Bernard de Laguiche? Dir che la Corte di Assise non legittimata a giudicare. Che impugner la condanna (pareva rassegnato ad Alessandria) per illegittimit costituzionale "secondo il principio di uguaglianza e colpevolezza" da non confondersi con il "principio di precauzione" non ipotizzabile scientificamente per Spinetta Marengo, dove "il pericolo zero". Che l'acqua del Bormida dall'Acna in gi (compreso il PFOA di Spinetta) non utilizzata per gli alimenti di persone, animali e piante. Che udite udite- la falda acquifera della Fraschetta tutti sanno che inquinata e, dunque, le Autorit tutte sanno che non la devono usare. Che avvelenare direttamente le falde non reato di avvelenamento doloso (art. 439) mentre avvelenare direttamente l'acquedotto reato di omicidio. Che non s' mai visto in Italia applicare l'art. 439 ad una azienda (senza spiegare chiss perch l'avrebbero allora previsto nel codice penale, n.d.r.). Che non applicabile neppure la nuova Legge sui delitti contro l'ambiente, laddove essa condanna il reato di "dolo per disastro ambientale", pericolo all'incolumit pubblica, con le stesse pene dell'art. 439. Che l'omessa dolosa bonifica non "reato continuato" (continuato fino ai giorni nostri, n.d.r.). Che "dolo" ci sarebbe solo se De Laguiche fosse stato messo (da Ausimont, da Cogliati) a conoscenza dell'avvelenamento e non avesse provveduto ad eliminarlo. Che al proposito non ci sono prove "autografe" (come a dire una confessione firmata da De Laguiche, n.d.r.). Che c' una "stampa sensazionalistica" in feeling con le vittime (e non con Bruxelles e il suo programma "Adoucir les journalistes", funzionante prima delle intercettazioni telefoniche della Procura, n.d.r.). Infine dir di nuovo che Lino Balza, "affetto da cancro per paura precauzionale", come infame secondo solo al PM. In Assise ad Alessandria infatti, nella sua epica arringa Pulitan degn Balza (e il suo Blog da 2 milioni di accessi all'anno, https://rete-ambientalista.blogspot.it , seguito anche in Usa, Irlanda, Ucraina, Russia, Singapore, Francia, Portogallo, Brasile, Germania) lo degn per quantit e intensit di citazioni, quale nemico numero due. In effetti, nella sua testimonianza altrettanto lunga, Balza aveva dimostrato che De Laguiche non era imputato per la sola carica di amministratore delegato n per il teorema "non poteva non sapere", bens perch "sapeva", sapeva degli arcinoti archivi "segreti" ad esempio, e delle denunce penali per i muri che trasudavano cromo dal suolo ad esempio, cio per la sua conoscenza diretta e documentata dell'inquinamento dello stabilimento di Spinetta Marengo, in particolare della falda acquifera sottostante: cocktail di 21 veleni tossici e cancerogeni. Tant', nel dicembre 2002 in occasione della discesa in pompa magna del magnate belga alla Confindustria di Alessandria, pasticcini e champagne, Balza gli aveva inviato tramite fax alla sede di Bollate una lettera di denuncia ambientale che era stata anche pubblicata su tutti i giornali. S'il vous plait, ma questo "Balz" sempre quello l dj vu: non pu che aver chiesto all'omologo Carlo Cogliati che gli aveva venduto Ausimont dopo una trattativa internazionale di due anni puntualmente commentata da Balza sui giornali. E Cogliati) non pu che avergli risposto: s, quel rompicoglioni, il "sorvegliato speciale" che da anni cerchiamo di buttare fuori, io stesso ho tentato di licenziarlo ma sono stato condannato. Parbleu, e ce l'ha sempre con il tormentone dell'Osservatorio ambientale della Fraschetta, inventato da Medicina democratica cio da lui. Eh gi. Appunto uno dei dieci punti rivendicati era (ed , nel 2018) proprio l'"Indagine idrogeologica: sui rilasci nella falda, gli impianti colabrodo, le colline innaturali, i depositi, le discariche illegali". Pulitan sosterr che Bernard de Laguiche, il padrone della Solvay, aveva comprato nel 2002 la fabbrica senza sapere nulla degli immensi inquinamenti, e che anche in seguito come Presidente nulla ha saputo, dalla confermata dirigenza e dagli archivi "segreti", dei pesantissimi dossier e denunce (presentate da Balza) n delle corrispondenti rappresaglie (a lui rivolte). Nulla fino a quando nel 2008, improvvisamente, glielo ha detto il Pubblico Ministero con un avviso di reato (oltre 16 anni di reclusione): Spinetta una bomba e non una bomboniera ecologica. Ma chi crede all'ingenuit di una multinazionale chimica che per oltre due anni avrebbe partecipato ad una asta internazionale senza setacciare qualunque pelo nell'uovo, soprattutto nelle criticit ambientali, se non altro per spuntare un prezzo inferiore (come avvenne)? All'atto della vendita nel 2001, come test confermato anche dall'avvocato Tullio Padovani il contratto previde che i costi ambientali, i costi di bonifica passati presenti e futuri sarebbero stati tutti totalmente a carico dell'acquirente Solvay. In compenso, la venditrice Ausimont avrebbe applicato uno sconto sul prezzo di mercato. Era durata a lungo la contrattazione, come avevamo descritto a suo tempo. Ausimont- Edison enfatizzava che lo stabilimento di Spinetta Marengo era una gallina dalle uova d'oro, faceva profitti stratosferici, leader mondiale in comparti fluoroderivati, con una ristrutturazione occupazionale praticamente gi conclusa con i soldi dello Stato. Da Bruxelles Solvay tirava sul prezzo ribadendo di aver accuratamente fatto analizzare gli enormi problemi ambientali della Fraschetta, di essere cio perfettamente a conoscenza degli "scheletri negli armadi"; insomma che lo stabilimento era una mela bella di fuori ma marcia dentro. E che la compiacenza ovvero l'omert ovvero la complicit degli amministratori locali non poteva durare in eterno: prima o poi si sarebbero dovuti spendere miliardi per le bonifiche. Tale era la gravit della situazione ecosanitaria che alla fine Solvay spunt la cessione per un tozzo di pane e continu a nascondere scheletri negli armadi. Fin che la barca va, tant que le bateau va, sospir Bernard de Laguiche. La presunta ignoranza di Laguiche definitivamente contraddetta nel dicembre 2002 quando il magnate belga approda in pompa magna ad Alessandria ed destinatario della lettera aperta di Lino Balza, come testimoniano i giornali dell'epoca, in cui richiamato ad affrontare le corpose rivendicazioni dell'Osservatorio ambientale della Fraschetta. Tra le quali: proprio i rifiuti tossici e cancerogeni, i depositi, le discariche, i rilasci in falda. Cio proprio l'origine dei capi di imputazione dell'attuale processo. Quando i belgi di Laguiche nel 2002, al termine della lunga e complessa contrattazione, hanno comprato lo stabilimento bacato e conveniente, "sapevano" perfettamente, come tutti, dal primo cittadino all'ultimo operaio, meglio di tutti: come dimostrano la documentazione sequestrata e le intercettazioni telefoniche, sapevano questa drammatica situazione di inquinamento. Ecco che, piuttosto che estrarre i veleni dai terreni, piuttosto che estrarre i miliardi dalle loro tasche, hanno ordinato ai propri dirigenti di nascondere discariche e analisi e imbrogliare gli enti pubblici, cio commettere reati, scientemente, con dolo: proprio come segnano i capi di imputazione: "avvelenamento doloso delle acque e dolosa omessa bonifica". Ecco che poi, nel 2008, scoppiato il bubbone pubblico, avviato il procedimento penale, De Laguiche e Joris hanno proposto una bonifica finta a buon prezzo: una impossibile "sciacquatura" delle acque avvelenate prelevate dalla falda, come raccogliere con un cucchiaio l'acqua dal lago. Spalleggiato dall'avvocato civilista Giulio Ponzanelli ("i risarcimenti andate a chiederli a quell'imbroglione doloso di Ausimont-Edison-Montedison") Domenico Pulitan pianger di nuovo che il costo della vera bonifica non tocca a Solvay bens ad Ausimont, perch Solvay avrebbe "ereditato" le malefatte altrui, e far la faccetta innocente del "capro espiatorio", sorvolando sulle responsabilit di aver dolosamente nascosto e provocato il disastro ecologico di cui imputata al processo, e tanto pi sorvolando sugli inquinamenti in corso, es. PFIB e PFOA, di fatto cos insultando le vittime: ammalati e parenti dei defunti, negandogli i risarcimenti, tacendo sui procedimenti penali, quello in corso e quelli in avvio. D'altra parte il messaggio di Laguiche ai politici alessandrini esplicito: nel passato avete "condiviso" ("colluso": tradurr perfino l'avv. Santamaria) con Ausimont, dunque le responsabilit sono anche vostre, anche se quelle penali cadono addosso a noi, vi conviene sviluppare con noi il "Progetto di messa in sicurezza gi condiviso", non pensiate che noi subiremo in silenzio "di fare il capro espiatorio di una situazione da voi ben conosciuta" senza mettere tutte le carte in tavola, "ciascuno deve fare la sua parte". Peccato che il cosiddetto "Piano di azione", condiviso e riproposto politicamente, sia stato un piano di in-azione, che ha portato al disastro eco sanitario sotto gli occhi di tutti, da noi per decenni denunciato e oggi confermato dalle analisi Arpa. Perseverare diabolico, soprattutto criminale. Monsieur De Laguiche, quel milione di metri cubi di veleni sotterrati che colano nell'acqua lo conosceva gi, prima di quella lettera aperta, diciamo la verit, sapeva tutto, acqua suolo aria, perch non aveva comprato da Ausimont a scatola chiusa, bens oculatamente: era stato lodato e premiato a Bruxelles per aver spuntato per un tozzo di pane quella mela marcia. Ma Pulitan non dir la verit, continuer ad insistere che De Laguiche nulla sapeva, neppure della lettera aperta, autorevole senza immodestia, che li smentisce, nero su bianco: prova che il magnate belga ha continuato ad avvelenare e non ha provveduto a fare la costosissima bonifica, conseguendo invece utili stratosferici, mentre lavoratori e cittadini si ammalavano e morivano di cancro. Dunque dolo. Dunque 17 anni di reclusione. Dunque risarcimento dei danni alle persone e al territorio. A proposito di dolo: or ora, monsieur De Laguiche, in dorata pensione ai Caraibi e non torner neppure per fare un giorno di galera. Non sar presente neppure in Assise a Torino, non mostrer nessun rimorso per quando entrato nel bagno dei dirigenti a Spinetta e ha letto il cartello "acqua non potabile", sapendo che nei locali dei lavoratori l'avviso non c'era, che essi bevevamo e pasteggiavano ignari in mensa, in infermeria, nei reparti. Oltre che per la famosa lettera aperta Pulitan prender di nuovo di mira la testimonianza di Balza in merito all'ubicazione degli archivi: "segreti" agli enti pubblici e "riservati" ai dirigenti, contenenti le prove del dolo e poi sequestrate dal PM: "l'archivio Parodi" che De Laguiche dice di non aver conosciuto bench situato blindato a fianco del suo ufficio a Bollate, "l'archivio Canti" a Spinetta Marengo. Prender di mira la testimonianza per aver dimostrato anche che De Laguiche ha conosciuto le denunce in Procura per i muri che trasudavano cromo esavalente dal suolo, culminate poi nel licenziamento di tre iscritti a Medicina democratica. N gli parr tollerabile l'affermazione che non credibile che il capo di una multinazionale chimica non conoscesse l'indagine epidemiologica dei cinesi Zhang e Li per il cromo esavalente assunto mortalmente per via orale. Ce n' abbastanza perch il pubblico ministero Marina Nuccio abbia chiesto 17 anni di reclusione per Bernard de Laguiche ai sensi dell'articolo 439 del codice penale: "Chiunque avvelena acque destinate all'alimentazione, prima che siano attinte o distribuite per consumo, punito con la reclusione non inferiore a". L'interpretazione di questo articolo sar chiara anche dopo aver ascoltato per ore Domenico Pulitan azzeccagarbugliare come solo il pi famoso e costoso cattedratico in circolazione da 50 anni sa fare. Le acque della falda della Fraschetta, una delle pi importanti del Piemonte, a cos'altro sono destinate se non all'alimentazione? Alla balneazione? E non potenzialmente destinate all'alimentazione, ma direttamente. Infatti da questa falda pescava illegalmente il pozzo 8 dato da bere ai lavoratori e ai cittadini di Spinetta Marengo, da questa falda pescano i pozzi privati e i pozzi pubblici dell'acquedotto del Comune di Alessandria e non solo, alcuni dei quali gi chiusi per avvelenamento e altri che lo saranno perch la bonifica stata () omessa dolosamente. Il Pubblico ministero ha chiesto una condanna per attentato all'incolumit pubblica: l'avvelenamento delle acque "prima che siano attinte o distribuite per il consumo". Un reato molto grave. Non ha invece chiesto la condanna per tentato omicidio o per omicidio: avvelenamento delle acque dopo che siano state attinte o mentre sono distribuite per il consumo. Un reato altrettanto grave. Per maggiori dettagli: Memoria 7 marzo 2018 Corte di Assise d'Appello di Torino www.edocr.com/v/57gjyze5/bajamatase/memoria "Ambiente Delitto Perfetto" di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia , terza edizione pagg. 518.

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