premio attila 2018

Nov 26, 2019 | Publisher: Rete Ambientalista Al | Category: Other |   | Views: 27 | Likes: 1

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A cura del Movimento di lotta per la salute Giulio A. Maccacaro Sezione di genova Chi siamo https://www.edocr.com/v/keebqjrk/bajamatase/chi-siamo Bibliografia https://www.edocr.com/v/d9ewyp9d/bajamatase/bibliografia Sito: www.rete-ambientalista.it E-mail movimentodilottaperlasalute@reteambientalista.it – lino.balza.2019@gmail.com - lino.balza@pec.it Tel. 3470182679 - 3382793381 Sottoscrizioni a favore Ricerca cura mesotelioma: IBAN IT68T0306910400100000076215 Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/299522750179490/?fref=ts Pagina Facebook: https://www.facebook.com/reteambientalista/?fref=ts Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCnZUw47SmylGsO-ufEi5KVg Twitter: @paceambiente Tramite la Viene assegnato il PREMIO ATTILA 2018 Ad imperitura memoria dei nostri figli peggiori Per la sezione “ Ambiente e salute” si aggiudica la corsa la famiglia Benetton per una incollatura sulla famiglia Riva. Per la sezione “Pace e nonviolenza” non c’è stata partita: vince a mano bassa Matteo Salvini Non a caso l’immagine ha fatto il giro del mondo: Il volto è quello del ministro dell’Interno , ma il corpo è di una donna intenta ad allattare due spaventosi gemelli, simbolo di razzismo e nazionalismo. Il carro allegorico è stato tra i protagonisti della tradizionale sfilata di Carnevale a Düsseldorf. La raffigurazione è accompagnata da due bandiere tricolore recanti il messaggio “Brutta Italia” e da un tatuaggio a forma di cuore, stampato sulla spalla sinistra, riferito alla mafia. Fra i votanti è stato oggetto di insultanti epiteti, che tradotti in linguaggio politicamente corretto suonano così: ha usato il vocabolario politico dell'intolleranza e del pregiudizio che è stato accettato dalla società e l’ha portato al governo, si dichiara né fascista né comunista e si traveste da difensore della democrazia contro la minaccia islamica o da protettore del welfare per gli autoctoni contro i costi dell'immigrazione, per essere fascisti non si deve per forza manifestare con le celtiche, è sufficiente sposare quel sistema valoriale. Per la sezione “ Ambiente e salute” è stata votata vincitrice la Famiglia Benetton Sono 61 gli avvisi di garanzia finora inviati dalla Procura di Genova per il crollo del ponte Morandi che il 14 agosto 2018 provocò 43 vittime. Tra di essi non c’è la famiglia Benetton. Ci sono dirigenti e tecnici di “Autostrade per l’Italia” di proprietà della nutrita famiglia Benetton, e della controllata Spea Engineering delegata… a prevenzione rischi e monitoraggi, con accuse di omicidio colposo e stradale plurimo, disastro e attentato alla sicurezza dei trasporti, con l’aggravante della colpa cosciente. Ma non c’è la famiglia Benetton. La quale si pre-occupava di incassare gli utili, mentre a pro-cacciare utili (drenare costi per 20 milioni, evitare collaudi e verifiche e stop delle tariffe autostradali) provvedevano dirigenti e tecnici rinviando ancora nel 2015 il maxi progetto di ristrutturazione dei tiranti del viadotto, il cui cedimento per usura è stato la più probabile causa della catastrofe, ignorando che già nel 1993 un restyling aveva messo in luce corrosione e deterioramenti diffusi ovunque. Tra gli indagati, al vertice c’è Giovanni Castellucci per oltre dieci anni l’amministratore delegato della famiglia Benetton, e già imputato per i 40 morti dell’autobus sull’autostrada A16. Il ponte Morandi faceva parte del “sistema” di ammorbidimento degli ispettori ministeriali individuato dalla Finanza e dai PM per vari ponti della rete italiana: in Puglia, Abruzzo, Liguria. Naturalmente la famiglia Benetton non si occupava di quali mezzi (reiterate falsificazioni di relazioni tecniche sulla sicurezza) i dirigenti da lei nominati utilizzavano per risparmiare i costi delle manutenzioni e far lievitare utili, e li premiava aumentando gli stipendi. La Procura di Genova si è guardata da inviare (inutili) avvisi di garanzia alla famiglia Benetton perché secondo la giustizia italiana gli imprenditori non sono mai condannati: docet processi Pirelli, Eternit, Montedison, Solvay, Olivetti, ThyssenKrupp eccetera eccetera. Insomma “Ambiente Delitto Perfetto” è l’appropriato titolo del libro di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia. Sebbene non detentivo, i votanti hanno invece voluto assegnare il Premio Attila 2018 alla famiglia Benetton in occasione della tragedia del ponte Morandi del 14 agosto 2018. Neanche 24 ore dopo, la famiglia Benetton festeggia il 15 agosto organizzando in una delle loro ville a Cortina d’Ampezzo un pranzo a base di pesce per 90 persone. Poi ventitre giorni di silenzio. Non una parola. A oltre tre settimane dal crollo e dalla morte di 43 persone, la famiglia Benetton finalmente parla dalle colonne del Corriere della Sera. Lo fa Gilberto (2 miliardi di dollari di patrimonio), fondatore del gruppo e presidente di Edizione, la finanziaria di famiglia. Che, attraverso Sintonia Spa, detiene il 30,25% di Atlantia, che possiede l’88,06% di Autostrade per l’Italia. “Dalle nostre parti – dice – il silenzio è considerato segno di rispetto”. Nel frattempo, in questi 23 silenziosi “giorni di sofferenza e cordoglio” (sic), il suo consiglio di amministrazione aveva alzato la voce e respinto le accuse del governo, spiegando che da parte della società c’è stato ”il puntuale adempimento degli obblighi concessori”. Infatti ancora nel 2017 aveva rassicurato la Regione Liguria: “Il Ponte Morandi non ha alcun problema strutturale”. Anzi, ancora dopo la strage, al Corriere della sera Benetton elogia la propria riconferma del presidente Fabio Cerchiai al vertice di Atlantia e di Autostrade per l’Italia: “In lui ho la massima stima e fiducia, come sono sempre stato convinto della serietà, della competenza e dell’eccellenza del management di Autostrade e di Atlantia”. Per la famiglia Benetton si tratta della gallina dalle uova d’oro. Infatti quello delle infrastrutture è l’asset fondamentale del patrimonio di famiglia, anche se oltre a queste (aeroportuali oltre che stradali, sia in Italia che all’estero), possiede davvero di tutto: dallo storico abbigliamento dei maglioncini all’altra concessione chiave, quella della ristorazione negli Autogrill che negli anni si sono allargati ad aeroporti e stazioni, passando per agricoltura, il mattone e gli investimenti finanziari di Ponzano Veneto. Con l’acquisto di Autostrade la famiglia Benetton è diventata dominus delle concessioni autostradali in Europa con 14mila chilometri di strade a pedaggio, avvantaggiata con concessioni particolarmente favorevoli. Il tutto grazie al sostegno della politica, regali del centrosinistra, Prodi e D’Alema ecc. finanziamenti a tutti i partiti, pagato i politici, corrotto intere classi dirigenti… Più che imprenditori: prenditori. Sugli altissimi utili e i dividendi generati da Autostrade, Gilberto precisa: “Compito degli imprenditori è creare valore, fare utili”. Se poi a scapito di ponti crollati e morti, questi sono effetti collaterali. Sul piano penale la famiglia Benetton è in una botte di ferro: ne risponderanno (si fa per dire) gli strapagati manager, invece per la questione patrimoniale “da parte della società operativa Autostrade per l’Italia garantisco completa assunzione delle responsabilità che venissero accertate, quando lo fossero”. A negare queste responsabilità si sta mobilitando nel processo un esercito di avvocati. La famiglia Benetton non avrà, è vero, il culo scoperto, però anche lei ha le sue tribolazioni come tutte le normali famiglie. Riferiscono rotocalchi di famiglia che episodi (esecrabili) di pubbliche contestazioni, come quelle subite da Giuliana a Cortina o dallo stesso Gilberto a Treviso, dove sono stati pesantemente apostrofati come responsabili dei tragici fatti di Genova, li avrebbero psicologicamente provati. Ed erano già angustiati per essere scesi di due posizioni nella classifica dei più ricchi d’Italia. Altri media riferiscono che cupe ombre si addenserebbero all’orizzonte finanziario dell’immenso impero. Pochi giornali confermano che la nutrita pattuglia degli eredi (di Carlo, Gilberto, Luciano, Giuliana) è sempre più in perfetto disaccordo a contare quanti zero ci sono in 9miliardi di euro di patrimonio. Accogliendo il SOS, Luciano, riferiscono impietositi articolisti, è stato costretto addirittura “a scendere dalla barca sulla quale negli ultimi anni ha girato il mondo” assistito dal parrucchiere del panfilo “e a ritornare a bordo dell’azienda”. Come se non bastasse, adesso anche il Premio Attila si mette a scatenare l’opinione pubblica addosso alla sfigata famiglia Benetton.

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