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Apr 9, 2018 | | Category: Other |   | Views: 118 | Likes: 12

Corte di Assise d'Appello di Torino Cosa dir l'avv. Dario Bolognesi in difesa di Giorgio Carimati Arrivavano direttamente da Bruxelles, casa madre della multinazionale Solvay, gli ordini per Spinetta Marengo: nascondere le tonnellate di veleni sotterrati, nascondere che le sostanze tossiche e cancerogene si stanno sciogliendo in falda, nascondere gli avvelenamenti delle acque dei pozzi e dell'acquedotto che uccidono e ammalano lavoratori e cittadini, falsificare le analisi e i documenti, imbrogliare gli enti pubblici. Diamo un volto al grande regista italiano dell'attivit spionistica: Giorgio Carimati. Il Direttore dell'Arpa, Alberto Maffiotti, tramite i documenti occultati dall'azienda e sequestrati dal pubblico ministero Riccardo Ghio, ha mostrato al Tribunale che i dirigenti Solvay (ex Ausimont) non solo per decenni avvelenavano, ma sapevano che stavano avvelenando, consapevolmente: come e quando, anzi minimizzavano le analisi agli enti pubblici, anzi le nascondevano, anzi le falsificavano prima e addirittura dopo il 2008, quando prese avvio la fase processuale. Emblematico, fra i numerosi documenti nascosti e sequestrati, stata l'esibizione in aula alessandrina della mail con cui Solvay cercava di nascondere alle autorit che il catastrofico inquinamento era ben oltre i confini dello stabilimento ma raggiungeva il fiume Bormida e la citt. La mail in oggetto non fu redatta da uno qualunque degli imputati, bens da Giorgio Carimati: per la societ belga responsabile tecnico giuridico per l'ambiente e la sicurezza di tutti gli stabilimenti italiani [stabilimenti ex Montedison di Spinetta Marengo (AL), Bussi sul Tirino (PE), Tavazzano (LO), Bollate(MI), Ravenna (RA), Rosignano Marittimo (LI), Marghera (VE), tutti con gravissimi problemi di inquinamenti suolo e acque]. In costante contatto telefonico con Bruxelles (come da intercettazioni) Carimati era al di sopra di tutti i direttori delle fabbriche ai quali impartiva le disposizioni affinch fossero "eseguite alla lettera" a cascata dalle maestranze, nonch era il coordinatore del pool degli avvocati tra i quali spiccavano Dario Bolognesi e Luca Santa Maria. Disposizioni che, concordano le rilevanze processuali, "non sono allineate a principi di integrit morale e giuridica, e si prestano ad aspetti confluenti in comportamenti configuranti reati". I conseguenti comportamenti delle persone coinvolte dalle direttive di Carimati "danno corpo ad ipotesi di reato di avvelenamento di acque destinate al consumo umano, istigazione alla commissione di reati, falsi in atti, danni ambientali". Ne sono infatti coinvolti altri soggetti della realt spinettese, in scala gerarchica, consapevoli in varia misura dello stato di inquinamento acque e atmosfera, e soprattutto solerti attori delle manomissioni e degli occultamenti "suggeriti" dal regista Carimati. Ad esempio le doppie versioni, segrete e ufficiali, delle analisi dei pozzi. Ad esempio, quando dai muri e dai pavimenti affiorava il giallo del cromo: si provvedeva a stenderci sopra una gettata di bitume o cemento. Il teste Paolo Bobbio, geologo dell'ufficio bonifiche della Provincia, smantella la tesi che la Solvay avrebbe voluto mettere nel 2004 in sicurezza il sito ma che la Provincia l'avrebbe impedito: nessuno ha impedito a Solvay di eseguire una temporanea messa in sicurezza, la quale, per legge, "non va autorizzata, si fa e basta, e la si comunica dopo agli Enti". Solvay addirittura nel 2004 definisce la presunta messa in sicurezza come "bonifica": quattro pozzi "che prelevano e puliscono l'acqua di falda" (sic): come raccogliere il mare con un cucchiaio; mentre la vera bonifica, si fa (si far??) solo asportando dal terreno le montagne dei veleni che percolano in falda, ma infinitamente pi costosa. In pi, insiste Bobbio, Solvay conosceva da anni le perdite idriche e taceva. E fa i nomi dei principali attori: Giorgio Carimati la potenza gerarchica a livello nazionale e Giorgio Canti a chiudere scheletri negli armadi di Spinetta. Stefano Bigini, ancora oggi direttore dello stabilimento, nega di aver intravisto archivi "segreti". In effetti non erano "archivi segreti" bens "archivi occulti": quelli di sede (gestiti da Salvatore Boncoraglio) a Bollate che qualunque direttore del Gruppo Solvay DEVE conoscere per mestiere, e quelli di Spinetta Marengo che Canti e il direttore uscente Luigi Guarracino (imputato) gli consegnano subentrando come direttore. Bigini, come emerge chiaramente dalle intercettazioni con Carimati, (e Canti, Martinelli, Bessone, Macone, Repetto ecc.) era a totale conoscenza pregressa di tutto e si prestava a Carimati per brigare inganni ai magistrati (perfino a telefonare alla Protezione Civile facendosi passare per un contadino della zona!). Ascoltando le intercettazioni telefoniche, la conclusione lampante: attraverso i propri canali privilegiati l'azienda riesce facilmente a fare apparire messaggi contrari alla verit. Il tono confidenziale, il fine collaborativo, il risultato complice. Franco Capone (Telecity) fornisce perfino documenti riservati del Sindaco a Paolo Bessone! Bessone il quasi imputato che faceva appunto da trait d'union tra i vertici belgi e i giornalisti e i sindacalisti "da addolcire" (in particolare Michele Muliere-CISL). "Adoucir les journalistes" il programma aziendale, con quali sostanze zuccherine non sappiamo. Bessone chiama Giorgio Carimati, imputato responsabile del settore ambientale, e gli dice di essere a conoscenza di quanto uscir sui giornali all'indomani, e addirittura glielo legge! E' quel che si dice "velina". Stefano Bigini, direttore dello stabilimento, telefona il proposito di ricattare gli Enti locali tramite notizie di stampa in forma anonima! Anonimato che i giornalisti evidentemente gli garantiscono. Enrico Sozzetti (Il Piccolo) lo chiamano "il nostro", "l'andiamo a trovare domani in redazione". Capone "l'amico Capone". Insomma, nelle intercettazioni, telefonate simili sono all'ordine del giorno. Non uno spettacolo edificante per il giornalismo alessandrino (vedi pagg. 163, 171, 183, 189, 192 ecc. di Ambiente Delitto Perfetto). Ancora nel 2013 Giorgio Carimati, plenipotenziario regista difensivo dei processi Solvay sparsi per la penisola, mette a punto con Bernard de Laguiche e Pierre Jaques Joris, i padroni belgi, imputati, una lettera ai giornali, a firma di Stefano Bigini, direttore dello stabilimento. La lettera della multinazionale a firma Bigini non una semplice e abbastanza maldestra autodifesa di un imputato, bens vuole essere l'esplicita offerta manageriale di un finalizzato dialogo con le istituzioni locali. Fa infatti immediato riferimento alla precedente lettera aperta di SEL: "molto apprezzata". Perch SEL assume questa importanza? Claudio Lombardi (SEL) era presidente della commissione ambiente del Comune di Alessandria: scomodo per le sue iniziative in relazione al territorio inquinato della Fraschetta. Promoveatur ut amoveatur, Lombardi stato dalla sindaco Rita Rossa nominato assessore all'ambiente. L'obbiettivo dell'attenzione di Bruxelles palese: la bonifica del territorio dove sono sotterrate migliaia di tonnellate di almeno 21 veleni tossici e cancerogeni. Ovvero i costi di bonifica. Solvay tende a riproporre il famigeratissimo cosiddetto "Piano Amag" che essa, con lo zampino famelico dell'Universit locale, aveva confezionato tramite l'ex presidente Lorenzo Repetto, braccio destro del sindaco Piercarlo Fabbio. Si tratta di un business che, invece di eliminare gli inquinanti all'origine e a totale carico dell'inquinatore, li scarica all'esterno a spese della collettivit inquinata, lascia i veleni dove sono sepolti, non li asporta dal terreno per la bonifica, ma si inventa di raccoglierli quando sono gi penetrati nelle falde acquifere, o di neutralizzarli sul terreno tramite "punturine" di ditionito di sodio. Se l'avv. Luca Santa Maria il malinconico giallista noir, l'altro pezzo da novanta difensore di Giorgio Carimati il sempre sorridente Dario Bolognesi, gi frequentatore assiduo delle intercettazioni. Ai Giurati in Appello si rivolger scongiurando di non restare come in primo grado "vittime di comprensibili pregiudizi", "andate anche al di l delle vostre convinzioni personali, solo che avete un ragionevole dubbio assolvete Giorgio Carimati e la Solvay, in gioco la libert non solo del mio assistito ma la libert di ognuno di noi, ve lo chiede il diritto, ve lo dice la Cassazione. Andava di moda il riferimento alla Cassazione dopo la sentenza Eternit, la contrapposizione fra "giustizia" e "diritto", a favore di quest'ultimo astratto principio. Il diritto non sarebbe pi strumento della giustizia. Troppo comodo, avv. Bolognesi, 1 dubbio e 99 certezze di colpevolezza non fanno un ragionevole dubbio. Il famoso avvocato declamando versi ha citato Omero e Manzoni, ma non il giurista Francesco Carnelutti, come invece ha fatto il vescovo di Casale Monferrato Alceste Catella: "Se si ammette che il diritto un mezzo e la giustizia un fine, ne consegue che non si pu fare diritto senza sapere quale sia il fine di quel fare. Per questo un giurista, il quale non sappia, o non cerchi di sapere, cos' la giustizia, come uno che cammina con gli occhi bendati". Troppo comodo bendarsi, Bolognesi, e con 1 dubbio e 99 certezze di colpevolezza assolvere secondo il diritto e amen per la giustizia. "Senza giustizia, cosa sono gli Stati se non una societ di ladroni?" (Sant'Agostino). Che giustizia sarebbe se Solvay (gli imputati Giorgio Carimati, Bernard de Laguiche, Carlo Cogliati, Jaques Pierre Joris, Salvatore Boncoraglio, Giorgio Canti, Luigi Guarracino, Giulio Tommasi), dopo aver dolosamente avvelenato la falda di Alessandria e dolosamente omesso di bonificare il territorio, se ne andasse tranquilla a contare gli enormi profitti che si fatta sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini? Giorgio Carimati, sosterr embedded Dario Bolognesi, va assolto perch era un consulente. Sono tutti consulenti gli imputati, una societ di consulenti, dove non decideva nessuno. Perfino Carimati era un consulente: "non faceva parte della catena di comando" (sic). Consulente? Il responsabile centrale delle politiche ambientali della multinazionale Solvay? Consulente? Uno che da 30 anni era responsabile tecnico giuridico di ambiente e sicurezza della Solvay: la funzione pi delicata e importante in una multinazionale chimica? Responsabile dunque anche di Solvay Italia, dunque anche dell'ex Ausimont comprata da Solvay. Responsabile massimo e attivissimo anche quando non compare nelle etichette degli organigrammi. E' il regista. Era lui che comandava, era tramite lui che De Laguiche e Joris comandavano da Bruxelles. Le intercettazioni telefoniche lo inchiodano inesorabilmente, sar patetico il tentativo di Bolognesi di estrapolare qualche parola attenuante qua e l. Carimati era al di sopra di tutti i direttori delle fabbriche, ai quali impartiva le disposizioni affinch fossero "eseguite alla lettera", nonch era il coordinatore del pool di avvocati, tra i quali gi comparivano attentissimi Bolognesi e Santamaria. Il suo slogan da seguire era: "All'opinione pubblica diamo certezze e non dubbi". Un eufemismo per raccomandare, ovvero ordinare, di nascondere e tacitare il pi possibile. Bolognesi invece cercher di scaricare le responsabilit sui direttori di stabilimento, che tanto non sono fra gli imputati, tanto sono morti nel frattempo (Corrado Tartuferi). Ma si dimenticher di nominare il coimputato Luigi Guarracino. Bench bastasse interrogare qualunque operaio, bench denunciati da decenni tramite le rivendicazioni dell'Osservatorio ambientale della Fraschetta, ignorando anche la lettera aperta di Balza a De Laguiche del 2002, Carimati e Solvay secondo Bolognesi- non sapevano dei veleni sotterrati e delle falde inquinate in quanto le societ investigative internazionali gi dal 2001 non li avrebbero individuati prima dell'acquisto dello stabilimento da Ausimont. Insomma Solvay sarebbe stata ingannata da Ausimont sciagurata che li avrebbe taciuti e nascosti insieme agli archivi segreti (che poi tanto segreti agli imputati non apparirono quando furono scovati dal PM negli uffici di Solvay stessa). Chi sono i responsabili dunque? Bolognesi fa i nomi: "con pieni poteri" non era Carimati bens Carlo Cogliati, Leonardo Capogrosso, Corrado Tartuferi, Giulio Tommasi, Salvatore Boncoraglio, Giorgio Canti. Ma questo lo staff che ha diretto anche Solvay per anni! E' lo staff sovraordinato da Carimati! E' lo staff che insieme alle societ di consulenza ex Ausimont- non viene denunciato o licenziato dopo che, secondo Bolognesi, Carimati avrebbe "scoperto l'inganno". Anzi, lo staff che viene tutto promosso a livelli ancora pi alti, premiato per la sua complicit. Emblematica la promozione di Giorgio Canti, figura chiave, l'uomo che nascondeva gli scheletri negli armadi. Ebbene, secondo Solvay, Canti li avrebbe nascosti anche a Solvay oltre che agli Enti Pubblici. E' stato licenziato? E' stato denunciato? Niente affatto, stato confermato a livello locale e anzi promosso a livello nazionale, addirittura a scapito di Patrizio Lodone, un esperto a livello europeo (si vedano le intercettazioni telefoniche del 2008). Ordine di Giorgio Carimati. "L'ultima parola spettava sempre a Carimati": si ricorda bene la pur smemorata teste Caterina Di Carlo, ufficiale di collegamento fra Spinetta e Bruxelles. Malgrado l'evidenza, secondo il bendato Bolognesi, Carimati e Solvay non hanno agito per "dolo", perch il dolo (art. 43 cpp) un reato che deve essere "preveduto e voluto", e non sia mai detto che il movente Solvay sia stato il vil denaro: che Solvay abbia preveduto e voluto "risparmiare soldi" e ingrassare profitti. Non sia mai detto. Anzi. Anzi non ci sarebbe neanche il meno grave reato di "colpa" perch Carimati e Solvay sono "vittime sacrificali" (sic), "sono stati ingannati da tutti" (il famoso complotto internazionale del romanzo giallo che riproporr Santa Maria) a cominciare dall'accanimento (sic) di Arpa e Provincia che, gi complici con Ausimont, hanno impedito a Solvay addirittura la messa in sicurezza (la boiata della barriera idraulica n.d.r.) con la scusa che era necessaria la bonifica, e hanno cos agito per non smentire il proprio passato di omissioni e complicit. Per non parlare, a proposito di "vittime sacrificali", del ruolo del PM Riccardo Ghio "accecato dal pregiudizio". Per quanto riguarda l'articolo 439 del codice penale ("Chiunque avvelena acque destinate all'alimentazione, prima che siano attinte o distribuite per consumo, punito con la reclusione non inferiore a 17 anni"), anche Dario Bolognesi aggiunger la sua ai giochi di parole "destinabili" e "destinate" dei colleghi: l'articolo riguarderebbe un reato "istantaneo" e non "permanente", dunque non l'avvelenamento "continuato" della immensa falda acquifera della Fraschetta. Cos parler Dario Bolognesi, affiancato in studio da un team di 18 avvocati e 8 collaboratori. Probabilmente Dario Bolognesi, un maratoneta dell'oratoria, di nuovo concluder la sua arringa rivolgendosi direttamente ai Giudici popolari: Signori giudici, i nostri difesi sono innocenti eppure sono stati additati come criminali dalla Procuratore Generale e dagli avvocati di parte civile: questi s che sono i veri criminali che hanno illuso ammalati e parenti dei defunti, che hanno gonfiato le loro aspettative, li hanno messi in scena ad esibire le loro sofferenze, a perpetrare ricatti psicologici nei vostri confronti, signori giudici, e usando come cassa di risonanza gli organi di informazione. Signori giurati, non rendetevi complici di questa criminalizzazione. Poi lascer l'ultima parola a Luca Santa Maria a dimostrare l'esistenza ad Alessandria di una associazione a delinquere comprendente il Pubblico Ministero. Cio la strategia processuale dettata da Giorgio Carimati: chiamare in correo quanti pi soggetti possibili (Comune, Provincia, Regione, Arpa, Asl, Noe, magari anche l'Onu) secondo il principio "tutti colpevoli, nessun colpevole). Tutti quegli Enti in tanti anni hanno avuto responsabilit enormi nel disastro sanitario ed ecologico di Spinetta Marengo: ma siamo stati noi, Lino Balza alias Medicina democratica il solo per 30 anni e sulla propria pelle a denunciarle inascoltato, per stiamo parlando di responsabilit politiche e morali, mentre le responsabilit penali gravano su Solvay. Per maggiori dettagli: Memoria 7 marzo 2018 Corte di Assise d'Appello di Torino www.edocr.com/v/57gjyze5/bajamatase/memoria "Ambiente Delitto Perfetto" di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia, terza edizione pagg. 518.

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