Pare che il Presidente della Regione Toti e il Sindaco di Genova e Città Metropolitana Bucci

Jul 28, 2020 | Publisher: Rete Ambientalista Al | Category: Other |   | Views: 12 | Likes: 1

Pare che il Presidente della Regione Toti e il Sindaco di Genova e Città Metropolitana Bucci godano di un ampio consenso tra la popolazione, tra chi ama le “belinate” tipo tappeti rossi, ombrellini appesi, e tre feste di fine anno (il cui costo per la comunità ci è sconosciuto), chi ama atteggiamenti da macho “faccio tutto io” e “chi non è d’accordo con me può togliersi dai piedi”, e chi ama il cemento e lo sviluppismo ad ogni costo. Questi ultimi sono i più insidiosi, perché trasversali (da questo punto di vista tra centro-destra e centro-sinistra si gioca a “trova le differenze”) e perché includono potenti imprenditori e grandi finanziatori di campagne elettorali. Del resto il “Partito del cemento” non è invenzione nostra ma si basa sui fatti di una Regione che ha oltre il 50% dei Comuni dotati di porto, ed un livello di cementificazione della costa che la mette al secondo posto dopo la Calabria (e le recenti notizie di cronaca qualche domandina ce la pongono). E’ in questo contesto che, mentre le colline franano a valle e il mare si riprende gli spazi mangiandosi le spiagge, si promuovono fori nei monti, nuovi porti, costruzioni di ogni tipo ed ogni dove; è in questo contesto che si trovano finanziamenti per gettare nuovo cemento qua e là mentre si perdono quelli per la messa in sicurezza del Rio Fegino, fondamentale per evitare ulteriori danni ad una comunità già pesantemente penalizzata dalla mancanza di una cultura della prevenzione. Così, dopo il fallimento di Erzelli, la vergogna di strade costruite a due metri dalle case, tra bretelle, gronde, Blue Print ed amenità varie, arriva il progetto di Nervi che promette di seppellire il borgo e spazi verdi per costruire una "Miami in dialetto ligure" capace di attrarre tanti turisti che non vedono l’ora di lasciare il cemento delle loro città in favore di quello genovese. Nervi, infatti, sarebbe al centro di un piano di “valorizzazione” che stanzia diversi milioni di euro per stravolgerne la struttura. Le recenti mareggiate, l’innalzamento del livello del mare, unite all’incuria, all’abbandono, alle mancate manutenzioni, fanno fregare le mani ai fautori della shock economy (la ricostruzione dopo i disastri naturali), che ora progettano una diga soffolta, il raddoppio del molo con piattaforma di cemento a servizio della nuova darsena che sorgerà al posto della piscina, la trasformazione della foce del torrente in canale navigabile. Il progetto però non si limita a questo, altre edificazioni sono previste in collina, tra supermercati, grattacieli ed impianti sportivi di dubbia collocazione (in cima al centro commerciale). La cifra necessaria per stravolgere il borgo marinaro sarebbe tra i 5 e i 10 milioni di euro a seconda delle fonti, di cui metà da finanziamenti pubblici. Ancora una volta, dunque, si pensa a ridisegnare la costa per porre rimedio a ciò che non è rimediabile senza una sterzata decisa verso un modello di società sostenibile, dimenticando che la sparizione della spiaggia di Alassio, come quella di Fregene, il disastro del porto di Rapallo e di Varigotti, non avvengono per ira divina ma perché porti, dragaggi insensati, dighe soffolte, cambiano il flusso delle correnti marine, e perché, come dicono i vecchi, “il mare da qualche parte dovrà pure andare”. Oltre allo stravolgimento delle correnti marine, che finiscono per mangiarsi le spiagge e seppellire i porticcioli, le costruzioni in mare impattano sulle praterie di posidonia che, anche se qualcuno le reputa fastidiose perchè "imbrattano" le spiagge e sono maleodoranti (chissà come mai i mozziconi di sigaretta non danno altrettanto fastidio), sono importantissime nel mitigare l’innalzamento delle onde. A tutto questo aggiungiamo che incanalare i torrenti significa disperdere al largo il materiale che trasportano, impedendo il ripascimento naturale delle spiagge. Ci chiediamo poi come tutto questo si concili con la presenza delle aree SIC e ZSC di Nervi. Sicuramente qualcuno ci dirà che siamo contro lo sviluppo, che servono posti di lavoro, che bisogna andare avanti, siamo i soliti comitatini che vogliono bloccare tutto! A questi consigliamo di rileggersi le accuse mosse alla giornalista Tina Merlin: negli anni 60 venne denunciata per diffamazione per aver pubblicamente rivelato i rischi della diga del Vajont: I tecnici sostenevano che non ci sarebbero stati problemi e che con i suoi articoli faceva solo allarmismo per conto dei comunisti che non volevano il progresso sociale.Pare proprio che nessuno abbia imparato dagli errori del passato e che il vizio di manomettere la storia e la geografia del territorio italiano sia ben duro a morire. Antonella Marras e Danilo Zannoni - Coordinatori Simonetta Astigiano - Presidente Associazione L'Altra Liguria

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