200728_Commenti all'intervista del prof Pira_rev1

Jul 29, 2020 | Publisher: Rete Ambientalista Al | Category: Other |   | Views: 6 | Likes: 1

Prof. Pira prima di richiedere nuovi studi consulti quelli esistenti sulla situazione sanitaria della Fraschetta. La lettura dell'intervista al prof. Pira – pubblicata su La Stampa del 27/07/20- in merito ai risultati delle indagini epidemiologiche condotte da ARPA sulla popolazione della Fraschetta , la vasta piana che si estende ad est di Alessandria fra il Bormida ed il Tanaro, mi ha sconcertato. Mai avrei pensato che uno studioso di indubbio valore potesse affrontare un argomento drammaticamente complesso quale è la situazione sanitaria della zona citata in modo cosi superficiale. E' evidente che il cattedratico non ha letto a fondo la documentazione. Se lo avesse fatto a ben altre conclusioni sarebbe arrivato. Anzitutto mostra di ignorare che due indagini sono state svolte da ARPA e ASL su richiesta del 2014 dell'Amministrazione Comunale di Alessandria. La prima riguardante la popolazione dell'intera Fraschetta fu resa pubblica nel 2017; la seconda riguardante l'area più ristretta di raggio 3 Km e centro il Polo Chimico fu resa pubblica nel dicembre 2019. Nella seconda inoltre è stata analizzata un'area ulteriormente limitata a poco meno di un chilometro quadro ove la ricaduta degli inquinanti che fuoriescono dalla Solvay avviene con più elevata concentrazione in base al modello matematico elaborato dalla ditta stessa. Orbene le eccedenze di patologie- sia tumorali che non tumorali- rispetto alla popolazione non esposta del comune di Alessandria aumentano in modo sensibile al diminuire della distanza dallo stabilimento chimico. E' necessario a questo punto condurre la valutazione causa- effetto alla quale rimanda il luminare per poter ritenere che la causa della drammatica situazione sanitaria sia la Solvay? Certo che è necessario- ed infatti tale studio è stato previsto ed è in corso da parte dell'ARPA di Torino- ma con lo scopo di identificare quali fra i molteplici veleni emessi sono i più nocivi e poter cosi' intervenire sulla produzione di questi prioritariamente. E' bene ricordare quali sono le patologie sia tumorali che non tumorali riscontrate nella popolazione: si tratta di patologie agli organi epato- biliari, di insufficienze renali, tumore al rene in alcuni casi superiori fino al 50% alla popolazione non esposta : tali patologie non diminuiscono negli anni- dato questo particolarmente inquietante e che sembra indicare l'inadeguatezza dei miglioramenti agli impianti di depurazione conclamati da Solvay. Ricordo inoltre una patologia particolarmente crudele che colpisce la fascia di età 0-16 anni : si tratta di malattie neurologiche con eccedenze del 86% rispetto ai coetanei alessandrini. Molte di queste patologie sono tipiche dell'esposizione a composti fluorurati quali i PFAS alla cui famiglia appartiene il cC6O4 oggetto della contestata richiesta da parte di Solvay di aumentarne la produzione. A questo proposito il prof. Pira afferma”..e' improbabile che l'esposizione ad una sostanza abbia un ampio range di effetti..” mostrando chiaramente di ritenere che la popolazione sia esposta al solo cC6O4 e non – come accade da mezzo secolo- ad una molteplicità di veleni quali- per citarne i più noti- il cromo esavalente, l'arsenico, il piombo , l'antimonio, il DDT, solventi clorurati , composti fluorurati fra i quali il PFIB gas nervino considerato arma chimica dallo NATO che effettua sistematici controlli in merito . Desidero informare inoltre che ASL Torino condusse un'indagine relativa alle condizioni di salute dei lavoratori arrivando a conclusioni del tutto simili. Tale indagine fu pubblicata sull'American Journal of Industrial Medicine nel 2016 (59-866-876” Mortality Study of Employees at Chemical Plant...”). Aggiungo che Enti Pubblici ed Associazioni Ambientaliste chiedono invano a Solvay di rendere pubblici i dati di indagini che l'azienda fa sistematicamente condurre sui lavoratori da Istituti Privati tramite analisi ematologiche e controlli sanitari. In ogni caso il contenuto dell’intervista del prof. Pira è stata utile in quanto facendoci ricordare e meditare sul fatto che indubbiamente sono molteplici le sostanze in vario grado nocive che fuoriescono dal Polo Chimico Solvay ci induce a richiedere che non solo sia vietata la produzione del cC6O4 ma anche venga totalmente ridiscussa l’AIA cioè l’autorizzazione e le modalità di produzione delle varie sostanze concessa ben 10 anni fa all’azienda. Claudio Lombardi ( Comitato Stop Solvay- Legambiente) Spinetta Marengo, 28/07/2020

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Movimento di Lotta per la Salute, l'Ambiente, la Pace e la Nonviolenza

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