Cogliati in appello

Mar 18, 2018 | | Category: Other |   | Views: 84 | Likes: 2

Corte di Assise d'Appello di Torino Cosa diranno gli avvocati in difesa di Carlo Cogliati. Carlo Cogliati stato meritatamente il vincitore del Premio Attila Alessandria 2012. Presidente e amministratore delegato Ausimont e Solvay dal 1991 al 2003, imputato anche nel processo di Bussi (Pescara). Dice che non sapeva niente di discariche e inquinamenti cancerogeni, proprio lui che controllava perfino la mobilit di una scrivania da Bollate a Spinetta, proprio lui che, fra tante rappresaglie, ha licenziato Lino Balza e Gianni Spinolo proprio per aver denunciato lo scempio ambientale di Spinetta Marengo, nonch anticipando le accuse di Tangentopoli. Entrambi rientrarono trionfalmente in fabbrica con sentenza in nome del popolo italiano. Classe 1938: sono sempre stato il primo della classe si definiva, dall'asilo all'ingegneria chimica, infatti il principale imputato e contumace in aula per avvelenamento doloso e dolosa omessa bonifica nel processo in corso per la catastrofe ambientale che ha annientato la pi grande falda acquifera provinciale tramite cromo esavalente e altri 20 veleni tossici e cancerogeni, oltre ad aver inquinato del teratogeno PFOA fino alla foce del Po. A prescindere dal protettorato di Comunione e Liberazione, non poteva non vincere Cogliati il Premio Attila, avendo tra i supporters l'elevato numero di ammalati e famigliari dei deceduti, lavoratori e cittadini, a centinaia presenti come parti civili al processo dell'acqua bevuta. Senza tener conto delle ulteriori vittime in un altro processo che si aprir per l'inquinamento dell'aria respirata. Il licenziamento del "sorvegliato speciale" Balza fu il culmine dell'escalation di rappresaglie: 23 udienze in tribunale, 7 cause in pretura, 4 in appello, 2 in cassazione, tutte concluse a favore di Balza ma piene di sofferenze: cassa integrazione, tre trasferimenti, mobbing, anni di dequalificazione professionale, di inattivit assoluta, oltre ad uno stillicidio di tentati provvedimenti disciplinari e vertenze minori e, dulcis in fundo, licenziamento. Il corollario furono querele, esposti, denunce, manifestazioni, scioperi della fame, incatenamenti, chilometri di firme di solidariet, titoli su titoli in giornali e tv. Se condannato, il fantasma del grande Gianni Spinolo terr compagnia a Cogliati per i prossimi 17 anni, anche se per l'et non andr in gattabuia. Moralmente si sentir comunque un recluso a pane e acqua, acqua al cromo come quella che aveva immesso nei rubinetti delle case, e avr tutto il tempo di ripercorre i 20 faldoni di documenti e intercettazioni telefoniche che l'hanno inchiodato penalmente nel processo del secolo per Alessandria, magari prover vergogna per gli stratosferici emolumenti percepiti: pi che inversamente proporzionali alla proverbiale tirchieria aziendale soprattutto a scapito degli investimenti per l'ambiente e la salute dei lavoratori e dei cittadini. Il fantasma lo terr sveglio di notte per quei guadagni fatti sulla pelle della gente, anche se i risarcimenti non perverranno dalle sue tasche, risarcimenti mai in grado di risarcire morti, malattie, scempio del territorio per gli anni a venire. Il fantasma gli enumerer una per una le discariche illegittime non autorizzate n denunciate, i veleni sotterrati che ancora oggi dilavano nella falda sotterranea avvelenando i pozzi privati e l'acquedotto di Alessandria a mezzo di cromo esavalente, arsenico, antimonio, nichel, cloroformio, selenio, DDT, fluorurati, solfati, idrocarburi, metalli pesanti eccetera. Gli rammenter di aver dolosamente nascosto agli enti pubblici la reale portata degli inquinamenti tossici e cancerogeni, e fatto nulla per eliminarli o soltanto ridurli, anzi, agendo con condotte delittuose per nascondere e falsificare documenti, analisi e dati ecosanitari. Gli ripeter che non c' perdono per aver cos cagionato tumori e malattie ai lavoratori e ai cittadini, agli animali e alle piante. N pu consolare chiamare in correo gli altri imputati condannati, o gli impuniti nei decenni: politici, sindacalisti, amministratori, funzionari arpa e asl, magistrati. L'incredibile teste Oscarino Corti, in Assise ad Alessandria, ha affabulato sul tentativo di acquistare Ausimont soffiandola a Solvay. Tentativo, pensate voi, che sarebbe stato condotto da alcuni dirigenti, fra cui lui e Cogliati, pronti ad impegnare finanziariamente le proprie liquidazioni. Pensate voi, con i soldi delle liquidazioni si sarebbero comprati il Gruppo Ausimont che aveva stabilimenti in tutto il mondo. Che razza di stipendi miliardari avevano per permettersi di impegnare 1.300 miliardi di lire!? In realt, quella raccontata alla Corte di Assise, una colossale balla, di chi agiva da intermediario prestanome per conto di una cordata finanziaria e industriale che concorreva contro Solvay. Fu proprio Lino Balza/Medicina democratica a fare il nome della sconfitta americana Dow Chemical quando anticip all'opinione pubblica la notizia ancora segreta- che Ausimont era stata venduta a Solvay per appena 1,26 miliardi di euro (al lordo di 660 milioni di debiti pari a due volte il fatturato). Poco pi di un miliardo, un tozzo di pane, ma, con tutte le magagne ecologiche delle fabbriche, forse stato un prezzo congruo. Cogliati e De Laguiche sono stati contemporaneamente i primi amministratori di Solvay subentrata ad Ausimont. Carlo Cogliati stato sia presidente dell'Ausimont che della Solvay. Ma non venuto in aula a dire se ha inquinato di pi come presidente dell'Ausimont, prima del 2002, o come presidente della Solvay, dopo il 2002. L' accusa di dolo: 1) per essere gli imputatii stati a conoscenza dell'esistenza di enormi discariche tossiche e cancerogene, illegittime e non autorizzate; 2) per aver omesso la manutenzione della rete idrica dello stabilimento provocando enormi dilavamenti delle sostanze inquinanti; 3) per non aver fatto il necessario per eliminare o solo ridurre l'inquinamento; 4) per aver avvelenato le falde sotterranee dentro e fuori lo stabilimento, nonch l'acquedotto di Alessandria, provocando gravi danni alla salute dei lavoratori e dei cittadini e dell'ambiente agricolo; 5) per aver direttamente somministrato acqua avvelenata a lavoratori e cittadini; 6) per aver omesso di segnalare agli enti pubblici il reale contenuto delle discariche e la reale portata dell'inquinamento sia del sito che delle falde; 7) per aver dolosamente errato e omesso e nascosto alle autorit i dati relativi alla esistenza e alla consistenza delle discariche, allo stato di contaminazione delle falde, alla omessa bonifica. L'abilissimo Giovanni Paolo Accinni lo difender con gli stessi argomenti che ha usato in Corte d'Assise di Alessandria. "Vi voglio provocare" si rivolse alla Giuria "c' qualcuno che ha bevuto due litri di acqua Ausimont-Solvay al giorno per 30 anni?". Nessuno della Giuria ha alzato la mano. Mentre si sono sentite le risposte "Io!" fra gli ammalati (e immaginiamo i sussulti nei cimiteri). A parte il fatto che per restare avvelenati da un cocktail di 21 veleni tossici e cancerogeni basta molto meno di 30 anni. "Ma quale 'avvelenamento', c' stata solo 'contaminazione' della gigantesca falda acquifera" incalza Accinni, citando e sfogliando libri, vocabolari, enciclopedie: Come diceva Cartesiocome diceva Zingarelli come diceva Monet. Come diceva Neruda, c' mancato poco che aggiungesse, che di giorno si suda ma la notte no "Avvelenamento" vuol dire 17 anni di reclusione. "Contaminazione" gi suona come sconto della pena. Anzi, "contravvenzione per aver superato i limiti di legge", come per eccesso di velocit. Perch se non c' avvelenamento, tanto meno c' il dolo. Se non c' avvelenamento tanto pi non c'era obbligo di bonifica. Lapalissiano. Assolvete Carlo Cogliati, mega presidente tanto di Ausimont che di Solvay, in maniera che possa dormire sonni tranquilli senza essere perseguitato dal fantasma di Gianni Spinolo. Tutti gli imputati, dir il principe del foro, sono innocenti limpidi come l'acqua. (Appunto, come l'acqua che hanno somministrato alle loro vittime). Grande sofista, incantatore di giurie grazie ad una cultura che spazia citando da Sant'Agostino agli Jalisse, da Popper a De Andr, e sa pronunciare la parola con inflessione greca, Giovanni Paolo Accinni per convincere definitivamente la Giuria- defin elegantemente il pubblico ministero Riccardo Ghio e il consulente Giorgio Gilli "due camuffatori pardon" che hanno usato metodi camuffatori ispirandosi alle pitture impressionistiche". E non attacchiamoci al "principio di precauzione". L'acqua sempre stata potabile, n tossica n cancerogena, nessun lavoratore e cittadino mai stato in pericolo di salute, checch ne dicano gli studi epidemiologici. E poi gi con metafore dissociative, citazioni psichedeliche, letture delirogene, Accini di nuovo trasporter la Giuria nel mondo delle alterazioni psicosensoriali, tra tavoli da pranzo in bagno, ristoranti con 100 coperti e 5 clienti con dissenteria, Giorgio Gaber e Giorgio Bush, piezometri e armi di distruzione di mass, Aristotele e il mal di testa dei cani e dei gatti. Alla fine dei vaneggiamenti, alterati nelle percezioni, nei pensieri e nelle sensazioni, pi bad trip che good trip, nessuno capir pi nulla. Ma soprattutto rimarr irrisolto l'inquietante dilemma che ci pose: ma i topi soffrono o non soffrono di mal di testa? In generale. Perch, in particolare, sappiamo gi che i topi usati come cavie per il cromo esavalente non se la cavano con un mal di testa. Cogliati e Boncoraglio li difender contemporaneamente Carlo Sassi. Le far girare le parole come palle, un vero giocoliere delle parole. Come in primo grado, contester l'articolo 439 del codice penale: "Chiunque avvelena acque destinate all'alimentazione, prima che siano attinte o distribuite per consumo, punito con" con la reclusione non inferiore a 17 anni. Contester chiunque in buona fede interpreti (www.altalex.com) che il reato si considera configurabile anche nel caso in cui le sostanze nocive siano state versate sul terreno in modo tale da contaminare pozzi contenenti acque che, dopo la necessaria clorazione, sarebbero divenute potabili, chiunque in buona fede interpreti che l'avvelenamento delle acque deve essere compiuto prima che le stesse siano state somministrate alle singole persone che le potrebbero consumare: solo cos pu dirsi tutelata la salute pubblica, diversamente si avrebbe una lesione individuale. Sassi invece ci lascer di nuovo tutti di sasso con la sua interpretazione dell'art. 439: il legislatore ha scritto "destinate" e non "destinabili". L'acqua di Alessandria in falda (una delle pi grandi del Piemonte) non avvelenata tutta e immediatamente destinata all'alimentazione. Invece "destinabile" e dunque non reato. Quando tutti i pozzi dell'acquedotto saranno chiusi, ne riparleremo. Inquinamento non avvelenamento, omessa bonifica non avvelenamento. Grande Sassi. Grande quando impenner il suo secondo cavallo di battaglia: la bomba ecologica della Fraschetta, il cocktail dei 21 veleni in falda, nel periodo in cui imputata Ausimont, cio dal '95 al 2002, non peggiorata rispetto a prima, dunque non c' reato di "dolo". Il peggioramento arrivato con Solvay. Solvay evidentemente ha lasciato precipitare la situazione fino ad arrivare allo scoppio del bubbone nel 2008. (Tra parentesi: prima del '95 c'era sempre Ausimont con Carlo Cogliati come presidente, e dopo il 2002 c'era sempre presidente Cogliati con Solvay). Se non sar troppo stanco dopo ore di arringa, Carlo Sassi, quando se la prender di nuovo con le leggi fisiche, quella di gravit per la quale l'acqua avvelenata dalle discariche come tutti i gravi tende ad andare dall'alto della falda superficiale verso il basso della falda profonda; oppure l'alto piezometrico per cui i veleni scaricati vanno su e gi (e s'allargano) quando si alza il livello di falda. Pi probabile che sia l'inquinamento sopraggiunto della Solvay? Eh s, sosterr di nuovo Sassi. Concluder la sua maratona difensiva Carlo Sassi calando l'asso dalla manica: signori giurati, se trovate un solo documento in cui Carlo Cogliati abbia di suo pugno scritto non fate accertamenti, non fate bonifiche, non fate investimenti ambientali, riducete i costi, al minimo le manutenzioni, nascondete i dati compromettenti, inquinate, ammazzateli uccideteli tutti, allora, signori giurati, condannatelo a 17 anni di reclusione, altrimenti assolvetelo con formula piena. Fino a questo punto dell'arringa, Sassi non aveva mostrato gli altri tre assi, e se questo doveva essere il quarto per fare poker: fa la figura del pi sprovveduto baro. Cogliati potrebbe avere (e li ha) tutti i difetti di questo mondo, ma sicuramente non fesso a mettere nero su bianco la realt (c' forse qualche pizzino con timbro e firma in cui Riina ordina esplicitamente di uccidere qualcuno?). Il fatto incontestabile che i cordoni della borsa di Spinetta Marengo li teneva stretti l'amministratore delegato-presidente dell'Ausimont e poi della Solvay e, per conseguire quel record inusitato di profitti, i cordoni per gli oneri ecosanitari erano strettissimi, mentre la fabbrica (al pari dei giornali) era piena di cartelloni pubblicitari firmati, questi s, di suo pugno, inneggianti alla cura dell'ambiente, e mentre licenziava coloro che sui giornali lo sbugiardavano quotidianamente sui disastri ecologici. (si veda la testimonianza di Balza in udienza). Addirittura Sassi affermer che neppure di "dolo eventuale" si pu accusare: "Cogliati non ha mai gestito lo stabilimento di Spinetta Marengo, era il direttore che decideva". Non decideva un bel niente: senza soldi non riconverti gli impianti che impestano l'aria della Fraschetta, non puoi fare altro come direttore complice ben retribuito- che sotterrare i rifiuti che non sai dove mettere, e nascondere gli scheletri negli armadi (archivio Parodi, archivio Canti, archivio Pace) secondo le direttive dei responsabili PAS Protezione Ambiente Sicurezza (vedi testimonianza Balza). E' quel che si dice: disponibilit di spesa; provate ad andare al supermercato con la pensione al minimo. Cogliati con piglio padronale e assolutistico per ben tre lustri ha gestito Ausimont e poi Solvay tramite i suoi cortigiani nella catastrofe ambientale di Spinetta. Per, dir di nuovo Sassi, Cogliati nel periodo (17 mesi) in cui ha coabitato con il futuro presidente Solvay, Bernard de Laguiche, non contava pi niente. Perci il responsabile dei misfatti e delle falsificazioni scoperchiati nel 2008 altri non che il magnate belga. - Versione uno. De Laguiche, cio la multinazionale Solvay nel 2002 avrebbe a scatola chiusa comprato l'Ausimont senza sapere che era una mela marcia, neppure chiedendosi perch costava un tozzo di pane; sprovveduta ingenua stata raggirata. - Versione due. Cogliati, cio Ausimont avrebbe venduto (sprovvedutamente per un tozzo di pane) un gioiello di fabbrica ma Solvay l'ha trasformato in una mela marcia - Versione dolo. Non c' soluzione di continuit dolosa tra Ausimont e Solvay, e Cogliati appunto il regista dell'operazione nella piena consapevolezza dei due colossi chimici che la mela era marcia e bisognava tenerla nascosta per continuare a risparmiare e fare soldi. Ma no, dai, dolo?! Ma come potete pensare, sembrer dire Sassi ai giurati, che Cogliati l'abbia fatto per soldi. Se venisse in aula voi vedreste il suo aspetto di galantuomo, incapace di coltivare intimamente, psicologicamente, la perfida volont di avvelenare il prossimo che ama come se stesso. Dunque "Se manca l'elemento psicologico" dir Sassi "viene a cadere la fattispecie di dolo". Ma poi, sbotter Sassi, perch mai mi perdo in tutte queste dissertazioni difensive. Quando chiaro, a monte del mio ragionamento, che il fatto non sussiste, il reato di dolo non esiste perch non esiste avvelenamento delle acque di falda, non confondiamo contaminazione o inquinamento con avvelenamento. Ma se anche, per ipotesi puramente accademica, ci fosse stato un avvelenamento, quanto meno Carlo Cogliati non l'ha peggiorato nel suo lungo periodo regnante, ammesso e non concesso che lo conoscesse; concluder Carlo Sassi. Colpa di Solvay. Niente avvelenamento, niente morti per l'ambiente. Morti di cause naturali, di freddo come Ges Cristo. Carlo Baccaredda Boi si mostrer di nuovo indignato con Solvay: Ausimont non ha mai nascosto a Solvay documenti e archivi compromettenti (archivio Parodi, archivio Canti, archivio Pace), glieli ha affidati in custodia. E dunque Solvay mente, dolosamente, a dire che non conosceva le magagne ambientali. Anzi, dir Baccaredda, le discariche ovvero "gli stoccaggi provvisori in via di smaltimento", sono state consegnate a Solvay autorizzate controllate protette da argilla, insomma non pericolose. Qualcun altro, cio Solvay le ha poi rese tossiche e cancerogene. Ammesso e non concesso, dir Baccaredda, che le falde siano state inquinate dalle discariche (ipotizza che si siano inquinate da sole? N.d.r.), ci dipeso dalle disastrose produzioni precedenti il 1994 (in carenza di leggi e comunque prescritte) e dagli sversamenti seguenti al 2002 (cio ad opera di Solvay). Ausimont, per il suo periodo di competenza processuale 1995-2002, innocente come un bambino. Anzi, ha il merito in quel periodo di aver fatto di Spinetta Marengo una specie di paradiso terrestre, poi, si sa, subentrata Solvay Baccaredda si mostrer di nuovo scandalizzato: cosa c'entrano dunque Carlo Cogliati (presidente Ausimont prima del 1995 e dopo il 2002, N.d.r.) e i sodali Giulio Tommasi e Francesco Boncoraglio? Infine ammonir: non c' nessun avvelenamento doloso "al di l di ogni ragionevole dubbio", tutt'al pi adulterazione delle acque, ad esagerare: avvelenamento colposo, disastro s ma colposo. Altrimenti sarebbe in Italia la prima condanna ad una industria per avvelenamento doloso. A sgombrare il campo da ogni ir-ragionevole dubbio, Baccaredda avvertir anche questa Giuria: manca il movente. Manca il movente del dolo: Cogliati, come del resto tutti gli imputati, era in buona fede, era convinto di aver sotterrato e occultato migliaia di tonnellate di materiali inerti e non tossico cancerogeni, convinto che le reti idriche e fognarie non erano un colabrodo, convinto che l'acqua era buona, Cogliati insomma non un cattivo che avvelena l'acqua senza un movente. Sia fulminato chi pensa che il movente fosse il denaro, il profitto per l'azienda e il lauto stipendio per il dirigente. Sia fulminato, dir Baccaredda, perch Ausimont si profusa in enormi investimenti per manutenzioni, soprattutto preventive, ha addirittura anticipato gli obblighi di bonifica, al primo posto c' sempre stata la tutela dell'ambiente e della salute, prima l'ambiente e poi la produzione. Le prove documentali della filantropia Ausimont ci sarebbero, accuser Baccaredda, ma la perfida Solvay (sottinteso: per vendicarsi del marcio stabilimento rifilatole) non le ha tirate fuori dagli archivi, anzi ha tirato fuori quelle avverse alla povera Ausimont, proprio quelle che Cogliati, Tommasi, Boncoraglio e gli altri imputati Auisimont ovviamente non conoscevano. Carlo Cogliati non sar invece difeso da Solvay, di cui pure stato Amministratore delegato, perch i belgi viceversa tendono a scaricare su Ausimont tutte le responsabilit. Tullio Padovani (che definir di nuovo Cogliati "un semplice dipendente di Montedison retribuito da Ausimont"), in Corte d'Assise ad Alessandria infatti fu gi protagonista di mazzi di rose oratorie in faccia all'avvocato leader di Solvay, Luca Santamaria che l'aveva punzecchiato come maldestro difensore di Ausimont. Padovani a sua volta aveva irriso Santa Maria per i suoi versetti (satanici?), ridicolizzato, definito a intervalli ravvicinati: uomo di paglia, che ha raccontato storielle, novelle a veglia, una brutta fiaba, la favola di Cappuccetto Rosso (Solvay) e del lupo cattivo (Ausimont), una commedia degli errori, una farsa, con effetti grotteschi, un rosario di errori e omissioni, un castello costruito sul nulla, su scorie ed erbacce ecc. Pur di polemizzare (o far finta di) con Santamaria, Padovani fece perfino un'ora di apologia del valore scientifico della sperimentazione tossicologica sugli animali, rischiando grosso sull'eventuale presenza in aula di qualche animalista. Addirittura difese il PM Riccardo Ghio dagli insulti ignobili ricevuti da Santa Maria. Ad ogni modo Padovani replicher che anche Edison (Montedison) non ha intenzione di tirare fuori una lira per risarcimenti, in quanto Ausimont non c'entra con Edison anche se Edison era l'azionista unico di Ausimont. Boh. Per onestamente dovrebbe confermare l'ammissione clamorosa: Ausimont ha venduto a Solvay lo stabilimento contrattando un forte sconto dovuto alla pessima situazione ecologica. E' quanto noi abbiamo sempre affermato fin dal 2001. Lino Balza (a Torino parte offesa in Corte di Assise d'Appello). Per maggiori dettagli: Memoria 7 marzo 2018 Corte di Assise d'Appello di Torino www.edocr.com/v/57gjyze5/bajamatase/memoria "Ambiente Delitto Perfetto" di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia , terza edizione pagg. 518.

About Rete Ambientalista Al

Movimento di Lotta per la Salute, l'Ambiente, la Pace e la Nonviolenza

×

Modal Header

Modal body