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Mar 4, 2020 | | Category: Other |   | Views: 52 | Likes: 1

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L’intervento del Movimento di lotta per la salute Maccacaro “Le responsabilità del Forum dei Movimenti dell’Acqua non sono, nei confronti del popolo italiano, minori di quelle attribuite ai Cinquestelle” è stato oggetto di contestazione. Nella replica del “Forum nazionale dei movimenti per l’acqua”, trasmessa da Paolo Carsetti, è emblematica e rilevatrice l’ammissione: all'indomani della vittoria referendaria non abbiamo intrapreso la strada dell'unificazione dei movimenti italiani perché abbiamo tenuto conto della natura del movimento per l'acqua, diversa dalla natura degli altri movimenti sui beni comuni esistenti. Quale bestemmia politica! Esisteva (se ne discuteva anche su Il Manifesto con Alberto Asor Rosa) invece un immenso ma disperso Patrimonio civile composto da mille vertenze sul territorio che si stava scontrando sia con il potere economico sia con il potere politico in simbiosi: un patrimonio di Movimenti per i beni comuni che però non avevano spiccato il salto di qualità. Erano sì innervati in una serie di formidabili Reti nazionali (acqua pubblica, rifiuti, inceneritori, ogm, elettrosmog, nucleare, tav, grandi opere, pace, grillo, amianto, ecc.) tutte di fatto convergenti su un Comune modello di sviluppo e -nel contempo- su un Modello alternativo di politica, cioè formavano, di fatto, un Programma nazionale alternativo, però senza una esplicita Piattaforma comune, però senza la spina dorsale di un Coordinamento, però senza mezzi di comunicazione unitari, però con difficoltà e resistenze al collegamento e all’unità, dunque sempre sull’orlo della sconfitta epocale. Insomma: una forza politica straordinaria e inespressa. Che si espresse finalmente con i Referendum acqua-nucleare del 2011. Di qui le proposte mie, di Riccardo Petrella e altri, di convocare subito gli “Stati generali per il governo dei beni comuni” per verificare subito la creazione di un “Soggetto politico nazionale di governo dei beni comuni”. Nell’accezione di Ugo Mattei esso poteva (o doveva?) approdare ad un partito politico, che comunque è altra cosa rispetto alla caricatura che ne fa Carsetti: “Mattei voleva la costituzione del partito dell’acqua”. Altra patetica caricatura è attribuire a me, a Petrella e agli altri, la proposta di unificare i Movimenti tramite “il trasferimento del movimento dell'acqua in Val di Susa e suo scioglimento dentro il Movimento No Tav”. In realtà si propose un segnale politico forte da parte di chi aveva vinto i referendum, cioè di fare di Chiomonte la sede nazionale degli Stati generali, al fine di impedire l’imminente attacco militare dello sconfitto governo Berlusconi. Nella sua interpretazione, Carsetti avrebbe dovuto spostare la sua scrivania da Roma alla trincea di Chiomonte (sacrificio peraltro apprezzabile). Ecco dunque, in quell’irripetibile momento storico dei referendum vinti (soprattutto dagli antinuclearisti) che il Forum Acqua giocò un ruolo determinante nella sconfitta epocale del Movimenti ecopacifisti. Perché solo lui aveva tutte le carte in mano -dimensione, organizzazione, autorevolezza e soldi dei rimborsi elettorali- per attivare finalmente il processo di unificazione dei Movimenti italiani: gli “Stati generali per il governo dei beni comuni”. Il suo rifiuto di sciogliersi nei Movimenti bruciò una occasione storica irripetibile: la vittoria clamorosa del 2011 è stata irrimediabilmente buttata per egoismi e incapacità di analisi strategica di alcuni burocrati romani. Ancora oggi l’autoassoluzione del Forum nazionale a questa accusa, è sconcertante: noi abbiamo ritenuto che il compimento degli Stati Generali non fosse logico e consequenziale all'esperienza del movimento per l'acqua e a quelle degli altri movimenti, perciò dovevate realizzarvelo senza di noi; abbiamo deciso così, amen, senza sentire la necessità di confrontarci con gli altri Movimenti italiani. Ebbene, non avessi avuto seri impedimenti personali, avrei di sicuro tentato di andare avanti senza il Forum, assecondando gli sproni che provenivano da tutta la penisola. Sarebbe stato della partita anche Luigi Meconi: ne sono ancora convinto pur se il suo intervento odierno sembrerebbe avvalorare la politica del Forum. Quei fatti, diffusamente contenuti nel libro “Ambiente Delitto Perfetto” (Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia), appartengono alla Storia. Non macinano più come l’acqua passata, anche se è utile richiamarli alla memoria: qualcosa dovrebbero insegnare agli onesti. Piuttosto devo ribadire, dopo la replica di Paolo Carsetti, l’altra conseguenza del “peccato capitale” del 2011: questa sì che sarebbe evitabile ancora oggi, ma per la quale purtroppo non scorgo autocritica e cambio di strategia da parte del Forum. Cioè la politica per “l’acqua pubblica bene comune” del Forum purtroppo continua a riferirsi alla questione di ripubblicizzazione e gestione di acquedotti e tariffe, mentre è assente per quanto riguarda l’assetto idrogeologico e la manutenzione e la rinaturalizzazione del territorio, soprattutto le emergenze dell’inquinamento delle falde acquifere e dei fiumi. Prova ne sia -inconfutabile- che di queste emergenze, tanto meno di iniziative, non c’è mai la minima traccia nei Verbali del Coordinamento nazionale (pubblicati sul nostro Sito, si veda quello addirittura del 24 novembre 2019). E allora esclamo: cosa me ne frega delle tariffe, fosse anche gratuita l’acqua: cosa me ne frega se è inquinata e mi fa morire?! D’altronde lo stesso disegno di legge purtroppo giacente alla Camera conferma i contenuti dell’azione del Forum in tutti questi anni: “norme in materia di gestione dell'acqua, di pianificazione, gestione e finanziamento del servizio idrico integrato, nonché ulteriori disposizioni riguardanti la bolletta del servizio idrico integrato, i meccanismi di partecipazione alla gestione di tale servizio e l'istituzione di un Fondo nazionale di solidarietà internazionale”. Questi contenuti e linee guida sono stati in queste ore ribaditi all’importante Convegno di Napoli, anche con enfasi: “In tutta la penisola, dalla Sicilia al Piemonte i comitati continuano a mobilitarsi per la gestione pubblica e partecipata del servizio idrico”. Piemonte? In realtà i Comitati della Valle Bormida o della Valle Scrivia si stanno mobilitando per ben altro: contro le falde inquinate o a favore di quelle integre. Si comprenda allora la mia esclamazione: cosa ce ne frega delle tariffe, fosse anche gratuita l’acqua cosa ce ne frega se è inquinata e ci fa morire?! Ritengo colpevole in tutti questi anni l’assenza ufficiale del Forum nazionale nelle lotte contro le emergenze dell’inquinamento delle falde acquifere e dei fiumi: altro che promotore: non l’ho mai visto presente o menzionato né al centro né in periferia della penisola. Questa assenza istituzionale in ambito nazionale (non mi riferisco certo alle iniziative personali di tanti acquaioli) è oggi clamorosa rispetto all’ emergenza ecosanitaria dei PFAS che già investe centinaia di migliaia di persone in Veneto e in Piemonte per le falde rispettivamente avvelenate da Miteni a Trissino e da Solvay a Spinetta Marengo, e che si estenderà in tante altre parti d’Italia. Ribatte Carsetti: noi siamo nel 2019 perfino (che sforzo! c’è chiunque!) parte civile nel processo Miteni. Mai vista negli anni precedenti una iniziativa governo/parlamento del Forum nazionale! Quali comitati mobilitati? E al processo Solvay, fuori e dentro le aule giudiziarie, dove eravate dal 2008? Quanto meno dal 2010 quando Corrado Oddi ascoltò in Valtellina la mia relazione dal titolo “Dal Bormida al Delta del Po: Pfoa nell’acqua e nel sangue. Attacco micidiale alla biodiversità e alla salute tra allarmi e silenzi”? Relazione che in web ha fatto il giro d’Italia. Soprattutto dove siete ora, 2020, nella battaglia in corso contro l’autorizzazione ad Alessandria del Pfoa C6O4? Sì, Carsetti, servirebbe molto di più. Lino Balza Movimento di lotta per la salute Giulio A. Maccacaro

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