Resistenze COP indice e introduzione

Mar 26, 2018 | | Category: Other |   | Views: 9 | Likes: 1

RESISTENZE aidisastrisanitari,ambientaliedeconomicinelMediterraneo AcuradiSalvatorePalidda RESISTENZEEuro20 Questolibrounappelloatutte lepersonechehannoacuorelasalute, l'ambienteelatuteladellecondizioni divitaedilavororegolariedignitose equindiidirittifondamentaliditutti gliesseriumani.Decennidiesperienze mostranochel'unicapossibilitdifarfronte aidisastrisanitari,ambientaliedeconomici (fracuileneo-schiavitelemigrazioni "disperate")laresistenzadeilavoratori edegliabitantidellezonecolpitedatali disastriinsiemeaglioperatoridellediverse agenziediprevenzioneecontrollo. Ogniannomilionidilavoratoriediabitantideipaesimediterranei muoionopermalattieprovocatedacontaminazionidasostanze tossiche,operincidentisullavorooacausadelproibizionismo dellemigrazioni.Sitrattadiununicofattopoliticototale,ilpi gravecriminecontrolagrandemaggioranzadell'umaniteilpianeta Terra.Daanniladistrazionedimassa facrederechegliunici nemicisianoilterrorismoegliimmigrati.Lasicurezzaneoliberista escludelatuteladeilavoratoriedellapopolazionevittimedidisastri sanitari,ambientaliedeconomici.Questolibro,scrittoanchecon levittimecheresistonoaquestistessidisastri,soprattuttouno strumentopercolorochenonsonoassoggettatiallacorsaper ilprofittoatuttiicostichestaprovocandol'eco-genocidio chetuttisubiamo. SALVATOREPALIDDA docentepressol'UniversitdiGenova, statoresponsabilescientificodimolti progettidiricercaeuropeieitaliani; autoredioltre150pubblicazioni dicuilametinvarielinguestraniere. IllibrocontieneinterventidiMaraBenadusi, AnnaD'Ascenzio,KamelDora,SmblKaya, StefaniaFerraro,AntonioMazzeo,LucaManunza, LaurentMucchielli,SalvatorePalidda,Jean FranoisProuse,AntonelloPetrillo,VittorioSergi, SalvoTorre,LuciaVastano,ZoVernin. Introduzione Salvatore Palidda 7 Prima parte LA CONOSCENZA CRITICA PER SALVARE IL MONDO MEDITERRANEO Capitolo 1 Storia sociale e realt dell'eco-genocidio: il pi distruttivo fatto politico totale Salvatore Palidda 23 Capitolo 2 Il rischio nel mondo mediterraneo Salvo Torre 42 Capitolo 3 Ipocrisie e ambiguit delle autorit sanitarie e delle statistiche epidemiologiche Salvatore Palidda 52 Seconda parte STUDI DI CASI DI ALCUNI PAESI Capitolo 4 249 contro 301. Ossessione sicuritaria e rassegnazione organizzata nell'affrontare i rischi ambientali, sanitari ed economici: il caso turco Jean Franois Prouse e Smbl Kaya 63 INDICE Capitolo 5 Inquinamenti, impatti sanitari e delinquenze d'imprese in Francia Laurent Mucchielli 80 Capitolo 6 I rischi sanitari e ambientali in Spagna e la resistenza in diverse citt a cura di Salvatore Palidda 99 Capitolo 7 Salute, ambiente e dignit in Tunisia Zo Vernin 103 Capitolo 8 I rifugiati siriani in Giordania nei campi e fuori dai campi Kamel Dora 119 Terza parte I CASI ITALIANI EMBLEMATICI DEL MONDO MEDITERRANEO Capitolo 9 I Vajont: la riproduzione criminale delle stragi di Stato Lucia Vastano 131 Capitolo 10 Cambiare aria/l'inquinamento atmosferico Vittorio Sergi 147 Capitolo 11 Petrolio: croce e delizia. Parabole del capitalismo nel corridoio industriale siracusano Mara Benadusi 161 Capitolo 12 Come fare di un terremoto la sperimentazione dello "stato d'emergenza o d'eccezione" e delle pratiche pi funzionali al neoliberismo Antonello Petrillo 184 Capitolo 13 L'impunit della strage da amianto: tra legislazione e giurisprudenza Stefania Ferraro 202 Capitolo 14 Le discariche di rifiuti tossici incendiate in Campania Anna D'Ascenzio 225 Capitolo 15 La contaminazione cancerogena dell'apparato militare in Italia Antonio Mazzeo 235 Capitolo 16 Quirra e quasi tutta la Sardegna alla merc dei giochi militari che danno morte ed emigrazione ai sardi Luca Manunza 246 Capitolo 17 Quali insegnamenti trarre dagli studi su Antropocene, Capitalocene, necropolitica per la resistenza ai disastri ed elaborare alternative? Salvatore Palidda 260 Conclusioni 268 Ringraziamenti e autori 270 Bibliografia 271 PAUL KLEE, Angelus Novus, copia a penna C' un quadro di Klee che s'intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sem- bra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L'angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola cata- strofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l'infranto. Ma una tempesta che spira dal paradiso si impigliata nelle sue ali, ed cos forte che egli non pu chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spal- le, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ci che chiamiamo il pro- gresso, questa tempesta. W. BENJAMIN, Angelus Novus Cos Walter Benjamin interpreta la celebra tela del pittore Paul Klee. L'attesa per- petuamente insoddisfatta della salvezza un'attesa in cui l'essere umano trasci- nato dal tempo e dal progresso, lasciando alle spalle le tragedie e gli orrori di cui i dominanti sono stati capaci, seminando morte e distruzione ovunque. Redimere questi orrori, cio dare senso e rendere giustizia alle vittime, non un compito che viene assunto e garantito dalla divinit o dalla storia dell'umanit. Le macerie della storia restano mute, non trovano giustificazione la storia dell'umanit ri- masta storia di sangue e morte. Cos l'Angelo di Klee guarda angosciato il passato, mentre il vento (il tempo) lo spinge via, quando vorrebbe restare tra quelle vittime per tenerle strette a s, per garantire a esse un significato di qualche tipo. Per Wal- ter Benjamin l'unica redenzione possibile nella memoria: solo serbando il ricor- do delle vittime, testimoniando della loro dipartita, dell'insensatezza della loro sconfitta e delle loro sofferenze, si pu interrompere il giogo del "tempo mitico" dei vincitori, ovvero della storia ufficiale e del suo incontrovertibile "dato di fatto". Questo libro una sorta di appello a tutte le persone che hanno a cuore la salute, l'ambiente e la tu- tela delle condizioni di vita e di lavoro regolari e dignitose e quindi i diritti fondamentali di tutti gli esseri umani. Se queste persone, presenti fra le diverse agenzie di prevenzione e controllo, e quindi anche fra le forze di polizia, fra la magistratura e un po' in tutte le istituzioni come nelle universit, collabo- rassero con gli abitanti vittime dei vari disastri, malattie e neo-schiavit, si potrebbe sicuramente proteggere molto meglio la salute, l'ambiente e le condizioni di lavoro e di vita. Decenni di esperienze mostrano che l'unica possibilit di far fronte ai disastri sanitari, am- bientali ed economici (fra cui le neo-schiavit e le migrazioni "disperate") la resistenza dei lavo- ratori e degli abitanti delle zone colpite da tali disastri insieme agli operatori delle diverse agenzie di prevenzione e controllo. La resistenza contro il crimine contro l'umanit e il rischio di distruzione dello stesso pianeta oggi in atto la continuit delle lotte contro il colonialismo e il razzismo, contro il fascismo e il na- zismo e contro le mafie. I responsabili di tali crimini sono sempre i dominanti che mirano solo al profitto a ogni costo, a sprezzo dell'umanit e del futuro del pianeta Terra. Negli ultimi anni notevolmente aumentata l'attenzione dell'opinione pubblica sui rischi di disastri sanitari e ambientali, e con minore intensit, su quelli economici (economie sommerse, lavoro nero, neo-schiavit, eva- sione fiscale, corruzione, intrecci fra legale e criminale). Ci in parte do- vuto alla diffusione delle informazioni sulle conseguenze dell'Antropoce- ne1, ossia la nuova era geologica, a seguito della pubblicit del summit dei 195 paesi (Cop21) a Parigi nel 2015 e dei cosiddetti cambiamenti climatici 2. L'uso legittimo e soprattutto l'abuso di questo tema hanno fatto s che le cause di tutte le diverse catastrofi e disastri in atto o imminenti siano attri- buite a generici fattori "climatici" e all'intera umanit e non alle lobby del profitto a tutti i costi. Soprattutto, il discorso dominante impedisce di ve- dere e capire le connessioni sempre pi strette e condizionanti tra fatti e aspetti spesso presentati ognuno come fenomeno a s stante. Per ci, in questo libro cerchiamo di mostrare che, al contrario, esistono legami diret- ti e indiretti tra l'aumento della ricchezza e della povert, tra la potenza delle lobby finanziarie e lo sfruttamento senza limiti di carbone, petrolio, nucleare e dei vari altri prodotti inquinanti e cancerogeni, tra la produzio- ne di armamenti e nuove tecnologie, tra la riproduzione delle guerre per- manenti, delle migrazioni disperate e i disastri sanitari, ambientali e il rischio di distruzione del pianeta Terra. Appare quindi opportuno chia- mare tutto ci il fatto politico totale che caratterizza l'attuale epoca storica3. Le autorit dei vari paesi, le lobby dominanti e l'opinione pubblica si di- vidono fra chi rifiuta la necessit di misure per la riduzione del rischio di catastrofi e chi invece segnala con sempre maggiore insistenza l'aggrava- mento del degrado dell'ecosistema del pianeta. Come vedremo, nei fatti INTRODUZIONE SalvatorePalidda 7 non solo Trump che ignora le preoccupazioni di un possibile disastro planetario; di fatto, questo leader dell'aberrante politica spazzatura e di quella parte dei ricchi parvenus che si chiudono in bunker armati con ogni sorta di gadget e sperano di poter fuggire su Marte o comunque di sopravvi- vere4, guida la guerra totale contro l'umanit che considera "inutile" o usurata o "in eccesso" (in cui questi dominanti includono buona parte delle popolazioni pi sfortunate anche dei paesi ricchi, quindi i poveri e i migranti); una guerra che comprende tutte le guerre, armate, finanziarie o "climatiche" (Weltzer, 2011). Mentre molti a parole dicono di voler "correre ai ripari", la quasi totalit delle autorit pubbliche e i dominanti di tutti i paesi non si adoperano in alcun modo per cambiare scelte e com- portamenti dannosi, ma spesso si spacciano per ecologisti pur continuan- do ad aggravare i rischi5. Si pensi fra altri alla Commissione europea che ha prorogato di altri cinque anni l'uso dei glifosati erbicidi persino con- tro il parere della maggioranza del Parlamento europeo, una decisione pa- lesemente a favore della Bayer-Monsanto, cio la pi potente lobby che riuscita a ottenere anche il favore della Germania)6. Da oltre vent'anni e in continuit con la riproduzione delle minacce di guerre sin dalla prima guerra mondiale, i dominanti usano sempre pi la distrazione di massa, ossia il micidiale bombardamento pervasivo per ter- rorizzare il mondo agitando la minaccia del terrorismo o degli "Stati cana- glia" per legittimare le guerre permanenti e occultare le insicurezze che colpiscono la maggioranza della popolazione (quella che non ha tutele). Nei paesi ricchi, le autorit ostentano un ossessivo sistema di sicurezza "to- tale" tranne che per la tutela della vita della maggioranza della popola- zione di cui oltre dieci milioni l'anno muore di cancro e altre malattie da contaminazioni tossiche, incidenti sul lavoro, mancanza di cure adeguate o estenuati da condizioni di neo-schiavit. Per queste vittime c' tutt'al pi solo la falsa pietas delle autorit per farne dei poveri disgraziati, sfortunati. Si nasconde cos il fatto che solo una minoranza muore di morte naturale mentre la maggioranza muore di crimini commessi da imprese con la complicit delle autorit che innanzitutto negano la tutela dei lavoratori e della popolazione (cfr. infra). Questo libro vuole essere soprattutto uno strumento per acquisire con- sapevolezza dei rischi sanitari, ambientali ed economici al fine di trovare le possibilit e capacit di agire collettivamente per tutelarsi. Siamo contrari 8 sia a chi sostiene che non ci sia alcun pericolo per l'umanit, sia alle visioni catastrofiste e ai discorsi dell'lite della decrescita "felice" o "sostenibile". Stiamo dalla parte delle popolazioni colpite da disastri sanitari, ambientali ed economici che cercano di opporsi, di sopravvivere e, a volte, provano a sperimentare qualche alternativa all'attuale assetto economico, sociale e politico. Come mostrano tante esperienze, nella dinamica dell'azione col- lettiva delle resistenze che maturano anche i comportamenti corretti dei singoli come fatto socialmente condiviso; si ha allora il superamento degli il- legalismi "di massa" tollerati dai dominanti per coprire i loro gravi crimini. Dopo una descrizione analitica dei principali rischi dei disastri prima ac- cennati, raccogliamo qui il racconto di come una parte della popolazione e dei professionisti coinvolti cerca di resistere (per professionisti intendiamo quanti, tra ispettori Asl, ispettori del lavoro, medici, agenti della protezione civile, operatori delle forze di polizia, magistrati, scienziati della terra e di altre discipline, volontari e Ong non a caso criminalizzati agiscono in modo coerente nel rispetto della res publica e quindi dell'umanit). In effetti, dopo anni di ricerche sul governo della sicurezza e su diversi aspetti inerenti i vari disastri, siamo convinti che l'unica prospettiva valida sia la costruzione sociale delle possibilit e capacit di agire collettivo innanzitutto a livello lo- cale da parte degli abitanti, dei professionisti, ricercatori e volontari. Se in diversi casi stato possibile denunciare senza smentite le cause dei disastri sanitari, ambientali, le economie sommerse e le neo-schiavit e si riusciti a tutelare le vittime di tali disastri, stato grazie a tecnici, esperti, medici, ri- cercatori e operatori delle agenzie di prevenzione e controllo che si sono im- pegnati a fondo a fianco delle vittime. Questo impegno ricorda quello delle persone che hanno perso persino la vita nella lotta alle mafie (si pensi in primo luogo alle decine di sindacalisti assassinati dai mafiosi spesso con la copertura della parte connivente delle forze di polizie (vedi Santino, 2008). I disastri sanitari, ambientali ed economici sono crimini contro l'umanit in cui sono spesso coinvolti mafie e servizi segreti deviati al servizio di poteri economici forti e dei loro referenti politici e istituzionali. La battaglia dei la- voratori contro le mafie stata spesso brutalmente repressa e ha fatto nume- rosissime vittime (spesso ignote) e lo stesso avviene nelle lotte per la salute, l'ambiente e contro le economie sommerse e le neo-schiavit (nei paesi delle delocalizzazioni come la Cambogia, ma anche in Europa e in Italia ricor- diamo i reportage di Leogrande). Fra altri, si pensi anche al poliziotto Ro- 9 berto Mancini che scopr il crimine della "terra dei fuochi" (e mor contami- nato) o al capitano De Grazia assassinato come Alpi e Hrovatin in Soma- lia perch indagava sulle navi dei rifiuti tossici colate a picco attorno alla Calabria. Vittime di mafie, bande criminali e servizi segreti deviati che di- fendono la libert di distruzione e devastazione. Nei fatti, ancor pi che in passato, la corsa al profitto a tutti i costi passa per le guerre, le neo-schiavit, il genocidio, cio la necropolitica neoliberista7. Le resistenze che qui vogliamo valorizzare stanno sostenendo una lotta titanica erede di quella contro il colonialismo e il razzismo, di quella per i diritti fondamentali nel XIX e XX secolo, di quella contro le guerre e i to- talitarismi e ancora dopo contro le violenze e gli eco-genocidi praticati sempre dagli stessi dominanti che oggi riproducono le guerre permanenti, il terrorismo, le mafie e il crimine contro l'umanit e l'intero pianeta. La resistenza di oggi ha bisogno di superare la separazione dei saperi e delle professioni e la distanza fra questi e la popolazione; una separazione che negazione dello sviluppo delle conoscenze (che nel Rinascimento praticavano i Leonardo e Galileo) e che s' imposta con l'avvento dello Stato moderno e dell'industrializzazione assoggettata al profitto. ap- punto lo sviluppo della ricerca scientifica non asservita alle applicazioni per il profitto a tutti i costi che pu salvare l'umanit e il pianeta, quindi un'organizzazione politica della societ che rispetti la res publica intesa anche come rispetto dei diritti universali di tutti gli esseri umani. Senza alcuna illusione, cerchiamo qui di mostrare che solo la collabo- razione fra tutti i professionisti e la popolazione attiva pu favorire anche il superamento degli illegalismi tollerati e della corruzione che in tanti casi alimentano i suddetti rischi8 e la diffusione di comportamenti nocivi, vani- ficando l'azione delle agenzie di prevenzione e controllo. Ma va ricordato anche che la prevenzione pu essere efficace solo a seguito del risanamen- to che fa parte della costruzione di alternative praticabili e coerenti con un assetto ecologico sano e il rispetto dei diritti fondamentali di tutti. Proprio il mondo euro-mediterraneo l'area del pianeta a pi alto rischio. Da decenni i dati degli studi pi seri sui diversi aspetti della situazione del Mediterraneo sono molto allarmanti (vedi capitolo 2). L'Unione europea, tuttavia, si limita a discorsi e programmi alquanto inutili o, peggio, favore- voli solo a chi ne trae profitto. Cos, oltre allo smaltimento e al traffico cri- 10 minale dei rifiuti tossici e non, il business del XXI secolo punta anche a una pseudo blue economy e a promuovere i diversi dispositivi e prodotti detti eco- logici, dalle pale eoliche, ai pannelli fotovoltaici, dalle merci legittimate da dubbi marchi "biologici" a tanti altri progetti che sostengono di salvare il pianeta9. Cos le lobby finanziarie che si sono colorate di verde in occa- sione del summit di Parigi del 2017, continuano a mantenere i loro investi- menti nelle imprese che bruciano carbone e petrolio e in quelle del nuclea- re, della petrolchimica e nelle diverse attivit che sono la causa della diffu- sione dei tumori e dei disastri del pianeta. Si pensi, per esempio, alle pro- messe mai mantenute dopo la catastrofe di Fukushima e alla lobby del nu- cleare che incentiva lo sfruttamento criminale o anche ufficialmente legit- timato delle miniere di uranio in Africa, lobby che in Francia sostiene di poter garantire 250 nuove centrali nucleari10. Inoltre, mentre si cancellano le responsabilit delle attivit che provo- cano cancro, il discorso dominante sponsorizza la versione alla moda di una resilienza psicologizzante che di fatto scarica sugli individui le respon- sabilit della cattiva gestione dei rischi ( colpa dei comportamenti mal- sani degli uni e degli altri); si sabota cos la dinamica dell'azione colletti- va, l'agire pubblico, cio le resistenze. Ma, ricordiamolo, le resistenze possono conquistare anche vittorie si- gnificative11, sebbene a volte solo parziali, grazie alla collaborazione con operatori delle agenzie di prevenzione e controllo e con i ricercatori delle varie discipline che imparano a parlarsi e a lottare con gli abitanti. Le pos- sibilit e capacit di agire collettivo volte a scongiurare o quantomeno ri- durre la catastrofe planetaria sono ancora limitate, ma possibile raggiun- gere buoni risultati anche nello spazio euro-mediterraneo (fra tanti, si prenda esempio dalla popolazione No-Tav della Val Susa). per neces- sario superare l'eurocentrismo che influenza anche l'area cosiddetta eco- logista e della decrescita. opportuno pensare alla riconversione radicale di tante attivit che producono disastri (industrie petrolchimiche, nuclea- ri, di armamenti, e tutte quelle che provocano danni sanitari, ambientali ed economici, fra cui migrazioni forzate e neo-schiavit); occorre elabora- re progetti per uno sviluppo effettivamente ecosostenibile e rispettoso dei diritti fondamentali di tutti, cosa peraltro assolutamente indispensabile per i paesi pi disastrati. Siamo di fronte al pi gigantesco fatto politico totale della storia dell'uma- 11 nit e l'unica prospettiva possibile sta nel riuscire a costruire la capacit dei terrestri di condividere il terreno della vita, ossia ci da cui tutti gli umani dipen- dono. Si tratta quindi di affrontare la questione geopolitica12 (che comprende quindi l'esistenza stessa dell'umanit) con la nuova e pi grande mobilita- zione collettiva della storia, ancora pi vasta e generalizzata di quanto furo- no le lotte contro il colonialismo e il razzismo, contro le guerre e i totalitari- smi e per i diritti fondamentali di tutti gli esseri umani che potranno essere rispettati solo in un pianeta liberato dal dominio del profitto a tutti i costi. Non a caso le mobilitazioni contro i summit G8, G7 o G20 sono sempre fero- cemente osteggiati dai dominanti che le considerano la pi grave minaccia alla loro continua accumulazione di ricchezza e potere. Sintesi del libro Il libro propone un quadro analitico dei disastri sanitari-ambientali ed eco- nomici, in particolare in alcuni paesi dell'area euro-mediterranea (Tur- chia, Francia, Spagna, Tunisia e Italia) delineando cos il progetto di ricerca e sperimentazione che si intende realizzare nei prossimi anni, rinnovabile anche in futuro. I testi qui riuniti si rifanno ai risultati di diversi anni di ricer- ca svolta dagli autori e da altri ricercatori e professionisti di diverse discipli- ne. Questo lavoro infatti il seguito delle ricerche critiche svolte dal 1990 su diversi aspetti del governo della sicurezza. Proprio in virt di questa lunga esperienza ci siamo accorti di essere stati a nostra volta fuorviati dalla distra- zione di massa dei discorsi dominanti (favorevoli e critici a questo governo)13: non avevamo compreso che la pi grave conseguenza della concezione e delle pratiche della sicurezza perseguita a livello mondiale, europeo, nazio- nale e locale era ed l'occultamento della proliferazione delle insicurezze ignorate e delle loro vittime (tema oggetto del nostro precedente libro Gover- nance od Security and Ignored Insecurities in Contemporary Europe, 2016). Tali insi- curezze derivano appunto dai rischi di disastri sanitari-ambientali ed eco- nomici a cominciare dalla diffusione dei tumori e di altre malattie che ogni anno provocano oltre dieci milioni di morti a livello mondiale (ma le statisti- che ufficiali sulla mortalit riducono le cifre e indicano cause diverse, come se non si trattasse sempre degli effetti nefasti di contaminazioni da sostanze tossiche o di invivibili condizione di lavoro e di vita vedi capitolo 3). Cata- strofi industriali spesso prevedibili, disastri dovuti al mancato rispetto della 12 sicurezza in abitazioni, luoghi di lavoro, ecc. (si pensi alla tragedia della Grenfell Tower), il continuo inquinamento provocato da tante attivit, dalla radioattivit (anche da siti militari) oltre che dell'aria, dei terreni e degli alimenti: sono tutti crimini che uccidono, cio la necropolitica del liberi- smo dominante. A questo si aggiungono gli incidenti sul lavoro e le cosid- dette malattie professionali non sempre riconosciute tali e le vittime delle cosiddette catastrofi naturali (alluvioni e terremoti) in assetti devastati da speculazioni immobiliari o grandi opere o diventati del tutto vulnerabili di fronte a tali eventi. Queste insicurezze ignorate si sommano anche alle conse- guenze delle economie sommerse che si alimentano di neo-schiavit di cit- tadini europei e immigrati e arrecano anche notevole danno ai contributi sociali e fiscali producendo corruzione e intrecci fra legalit e criminalit. Tutti i governi sostengono di voler combattere le economie sommerse e di voler prevenire i vari disastri, ma, come vedremo in questo libro, ben poco e spesso nulla effettivamente praticato per tale scopo. Le agenzie di preven- zione e controllo, fra le quali anche le forze di polizia e la magistratura, sono "distratte", dirottate solo su alcune o persino su false insicurezze, o messe in condizione di non potere agire e altre volte corrotte14. Cos, le vittime delle economie sommerse molto spesso non possono contare su alcuna tutela. I dispositivi e le forze del governo della sicurezza oggi in auge sono infatti de- stinati quasi unicamente alle insicurezze manipolate per produrre consen- so a un potere che occulta le insicurezze che colpiscono la maggioranza della popolazione. Il governo della sicurezza che si pratica dagli anni Ot- tanta di fatto esalta solo le vittime del terrorismo e della criminalit per giu- stificare spese sempre pi ingenti per la sicurezza di "comodo", mentre oc- culta le morti per disastri provocati da attivit criminogene legittimate da quasi tutti i governi perch assicurano profitti per i dominanti. Inoltre, la corruzione e persino i crimini da parte di membri della burocrazia della pubblica amministrazione e in particolare delle forze di polizia godono di fatto dell'impunit, quasi di un diritto di commettere reati15. Per la preven- zione sanitaria, per le bonifiche delle aree cancerogene, cio per la sicurez- za sanitaria e ambientale non solo non si allocano mai fondi sufficienti, ma si impongono tagli criminali (gi nel 1998 nell'Ue allora di soli 15 paesi furono recensiti 750 mila siti contaminati16). Buona parte delle popolazioni vittime del lento ma inesorabile massa- cro causato dalla scelta ricattatoria fra "lavoro e salute" ha ormai compre- 13 so che di fatto si muore di lavoro e di inquinamento fuori dal lavoro. La contrapposizione tra due diritti fondamentali sanciti dallo stato di diritto democratico, ovvero il lavoro, in regola e quindi tutelato in tutti i sensi, e la salute, in quanto diritto alla vita, garantita sempre e per tutti, un crimine provocato dai poteri economici e dalle autorit pubbliche complici. Negli ultimi decenni, tuttavia, l'opinione pubblica stata indotta a credere che sono i lavoratori e una parte della popolazione a contrapporre questi dirit- ti e ci anche perch le vittime non vengono aiutate a smascherare l'occul- tamento di questo e tutti gli altri crimini contro l'umanit. Questo volume non si limita a descrivere la tragedia dei disastri prima citati, ma propone anche una prospettiva che ci sembra l'unica praticabi- le: la resistenza come costruzione sociale a partire dal livello micro-socio- logico di una gestione dei rischi a cui partecipino tutti i professionisti e ri- cercatori nei diversi campi della conoscenza e gli abitanti consapevoli della necessit di mobilitarsi per salvare se stessi e il futuro dell'umanit. La prima parte Nel primo capitolo viene proposto, in sintesi, un quadro generale della sto- ria sociale del processo di aggravamento dei rischi di disastri sanitari, am- bientali ed economici a livello mondiale: dalle conseguenze dell'industria- lizzazione a quelle dell'economia delle guerre sino all'Antropocene, tutti fatti insiti nell'affermazione dello Stato moderno dalla fine del XVIII seco- lo; quindi i crimini contro l'umanit ignorati; la "sicurezza" che ignora le in- sicurezze e le vittime; la tutela dimenticata dei diritti fondamentali e dei do- veri dello Stato cosiddetto democratico; i disastri economici, cio le econo- mie sommerse e le neo-schiavit; la riproduzione delle guerre, delle deva- stazioni neoliberiste e delle migrazioni "disperate". Nelle tre parti di questo capitolo si descrivono tre fatti intrecciati fra loro: il continuo privilegio ac- cordato agli affari militari che riproducono guerre e terrorismo, l'aumento sempre pi spaventoso della ricchezza di pochi e della povert della stra- grande maggioranza dell'umanit, la diffusione delle economie sommerse e delle neo-schiavit, della corruzione e delle violenze sui pi deboli, nei paesi dominanti e anche in quelli ricchi ( emblematico l'emergere sia del caporalato sia del neo-fascismo). Nel secondo capitolo Salvo Torre descrive e commenta il quadro dei rischi nel mondo euro-mediterraneo. Il terzo ca- 14 pitolo mostra la sconcertante ipocrisia di tutti gli Stati europei dell'Organiz- zazione mondiale della sanit (Oms) che nel 1998 firmarono 21 punti di im- pegni "solenni" per la prevenzione e lo sviluppo di una sanit pubblica effi- cace, tutti impegni "dimenticati" mentre si procede a tagli finanziari alla sa- nit pubblica provocando ancora pi malati senza cure anche nei paesi co- siddetti ricchi. Sono prevalse anche le misure a favore delle lobby che hanno provocato sempre pi disastri sanitari e ambientali. Si propone quindi una critica delle manipolazioni e le ambiguit delle statistiche epidemiologiche, cos come sono prodotte dalle principali istituzioni dei vari Stati per occulta- re la reale entit del disastro sanitario e le loro responsabilit per scaricarle sui singoli individui. La seconda parte Nel quarto capitolo Jean Franois Prouse e Smbl Kaya descrivono il caso della Turchia mostrando come il contro-colpo di Stato da parte del dittatore Erdoan permetta di occultare tutti i disastri e l'aggravamento delle condizioni di vita della popolazione nonch la violazione dei diritti e delle libert in un paese devastato da un forte sviluppo neoliberista. Nel quinto capitolo Laurent Mucchielli analizza puntualmente il quadro di tre principali gravissimi rischi sanitari-ambientali in Francia evidenziando il ruolo decisivo dei crimini dei colletti bianchi o grandi lobby. Il sesto capito- lo presenta i principali rischi sanitari-ambientali e le esperienze di resisten- za in diverse citt della Spagna, un paese che, tanto quanto gli altri del- l'area mediterranea, gravemente colpito da tali disastri e caratterizzato dalle economie sommerse, ma che vive un periodo di ricerca di alternative politiche locali controverse ma forse promettenti. Nel settimo capitolo Zo Vernin racconta i disastri e le resistenze in Tunisia e in particolare l'esperienza esemplare del Forum Tunisino per i Diritti Economici e socia- li (Ftdes) che come l'Aitec (Associazione Internazionale di Tecnici, Esperti e Ricercatori) sostiene i movimenti per la salute e l'ambiente e la dignit. Nell'ottavo capitolo Kamel Dora descrive la situazione dei rifugiati siria- ni in Giordania e attraverso questa etnografia la realt di un'area che da decenni vive al confine della e nella guerra, cio in una condizione inim- maginabile nell'Europa che insieme ad altre potenze mondiali esternaliz- za le guerre ma si fregia del premio Nobel per la pace 2012. 15 La terza parte Questa parte presenta capitoli che descrivono e commentano casi italiani in una prospettiva comparativa internazionale. Nel nono capitolo Lucia Vastano ripercorre la storia della strage del Vajont come paradigma delle stragi che sconvolsero l'Italia dagli anni Ses- santa in poi stravolgendo anche l'assetto economico, sociale, culturale e politico; si tratta infatti du uno dei primi emblematici casi di ricorso al co- siddetto stato d'eccezione o d'emergenza a beneficio di speculatori e im- prese a danno dei fondi pubblici e a beffa delle vittime. Nel decimo capito- lo, a partire dalla ricerca europea Sefira, Vittorio Sergi descrive il fenome- no dell'inquinamento atmosferico. Nell'undicesimo capitolo, Mara Bena- dusi propone un approccio antropologico delle resistenze e della costru- zione sociale della gestione dei rischi a partire dal caso del disastro nel- l'area di Augusta-Priolo-Melilli (Siracusa) devastata dall'industria petrol- chimica e dell'amianto e colpita da una terribile riproduzione di nascite di bimbi malformati e dalla diffusione del cancro. Nel dodicesimo capitolo, a partire da circa 15 anni di ricerche del laboratorio URiT-UniSoB di Na- poli, Antonello Petrillo mostra come la governance del terremoto dell'Irpi- nia speriment quello "stato d'emergenza o d'eccezione", diventato poi la modalit pi funzionale allo sviluppo neoliberista, che ha marginalizzato e inferiorizzato una popolazione e un territorio a favore di dominanti spes- so collegati alla criminalit organizzata. Nel tredicesimo capitolo, sempre grazie alle ricerche URiT, Stefania Ferraro racconta la tragica vicenda del disastro dell'amianto a partire dal caso dell'Isochimica creata in Irpinia dopo il terremoto. Nel quattordicesimo capitolo, Anna D'Ascenzio de- scrive il caso della cosiddetta "terra dei fuochi" e le rivolte contro le discari- che di rifiuti in Campania, caso da anni seguito dall'URiT. Nel quindicesi- mo capitolo Antonio Mazzeo propone un quadro delle contaminazioni cancerogene provocate dalle diverse basi militari installate in Italia dal 1945 sino a oggi, uno dei disastri ignorati anche da chi si occupa di critica degli affari militari. Sempre a tale proposito, segue nel sedicesimo capitolo il racconto di Luca Manunza del caso emblematico della Sardegna e in particolare del poligono di Quirra. Infine il libro si chiude con un breve capitolo su come pensare le alter- native ai disastri attraverso le resistenze e nella sperimentazione concreta 16 della costruzione sociale di un governo dei rischi a partire dal livello micro- sociologico. In questa prospettiva si propone una riflessione sintetica sul dibattito riguardante le conoscenze sull'Antropocene, le critiche a questa de- finizione della cosiddetta nuova era geologica e quindi l'idea di interpre- tarla come Capitalocene segnata anche dalla necropolitica. Si discute poi la tesi della decrescita per interrogarsi dopo sull'utilit di idee quali il commonfare, il comune, il rinnovamento radicale della cooperazione e del mutuo soccor- so al fine di pensare alle possibilit di alternative effettivamente praticabili per l'eliminazione di tutte le attivit nocive all'umanit e al pianeta o per la riconversione di tante attivit in un processo di costruzione sociale di un ecosistema non dannoso per gli umani e il pianeta. A tale proposito si evoca la necessit di imparare dal biomimetismo e cio dalla natura come immensa biblioteca nella quale trovare sia come evitare ci che fa male, sia i molteplici esempi di soluzioni ingegnose, sane e accessibili proprie del biomimetismo: un'"economia della conoscenza" che pu favorire il "Ri- nascimento 2.0", come propone Idriss Aberkane, ossia la possibilit di un futuro che potrebbe essere bello e persino radioso per la prosperit e la po- sterit. Le conclusioni si limitano infine a sottolineare l'importanza cru- ciale di una costruzione ex novo dell'organizzazione politica della societ a partire dal basso, dalle resistenze, dall'interazione di tutti i saperi e la colla- borazione dei tecnici, esperti e ricercatori per salvare il mondo mediterra- neo nell'interesse di tutti. NOTE 1. Vedi innanzitutto Crutzen (2005); www.nature.com/news/anthropocene-the-human-age- 1.17085; Latour (2015) e le sue conferenze in inglese e francese su youtube. 2. La ricerca sul web della parola-chiave Cop21 d quasi 6 milioni di risultati; quella su "cambia- menti climatici", in inglese 14 milioni e 300 mila; in cinese semplificato circa 10 milioni; in fran- cese pi di 5 milioni, in spagnolo oltre 3 milioni e 700 mila; in italiano poco pi di un milione e mezzo. Sul Cop21 cfr. https://350.org/. Il celebre appello Crime climatique Stop! (titolo anch'esso assai discutibile). 3. Questo concetto una reinterpretazione del fatto sociale totale elaborato da Marcel Mauss come superamento del meccanicismo di Durkheim (Palidda 2016). 4. Vedi Evan Osnos, "Some of the wealthiest people in America in Silicon Valley, New York, and beyond are getting ready for the crackup of civilization", The New Yorker, www.ne- wyorker.com/magazine/2017/01/30/doomsday-pr. 5. L'importante riflessione proposta da Sabina Loriga e altri a proposito dei "traumi storici" (www.politika.io/fr/notice/du-trauma-historique) stimolante anche per la ricerca su come le 17 autorit e i dominanti riescano sempre a ignorare i fatti pi terribili dall'inizio del XX sec. e ri- produrne simili. 6. Cfr. www.repubblica.it/ambiente/2017/11/27/news/glifosato_ok_stati_membri_a_rinno- vo_per_5_anni-182314024/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P10-S1.6-T1. Da notare, en passant, che la Francia e l'Italia, che pure hanno espresso voto contrario sull'impiego dei glifosati, in realt conti- nuano ad autorizzare questi veleni cancerogeni: la Francia promette di vietarli fra tre anni e l'Italia per ora li autorizza in alcuni terreni. www.lemonde.fr/planete/live/2017/11/27/en-direct-l- union-europeenne-statue-sur-la-prolongation-du-glyphosate_5221023_3244.html. 7. Come suggerisce Mbembe, 2016, riferendosi a Foucault a proposito della capacit del potere di de- cidere chi pu vivere e chi deve morire; cfr. un estratto qui http://operaviva.info/necropolitica/. 8. Sugli illegalismi con rif. a Foucault (1975) vedi Fischer, N. e Spire, A. (a cura di) 2009, Etat et ill- galismes, Politix, 3, 87, www.cairn.info/revue- politix-2009-3.htm e il cap. XIXX e Palidda (2016 e 2017). 9. Fra altre denunce del falso biologico o falso etico cfr. l'articolo al link seguente http://bari.re- pubblica.it/cronaca/2017/10/23/news/puglia_i_pomodori_dei_caporali_riforniscono_la_ grande_distribuzione_basta_un_autocertificazione_per_evitare_i_controlli_-179090883/. 10. Vedi www.youtube.com/watch?v=vdViAbrumT0; Asadho/Katanga, 2009, Mine uranifre de Shinkolobwe: D'une exploitation artisanale illicite l'accord entre la RD Congo et le groupe nuclaire franais Areva, http://protectionline.org/fr/2009/08/28/rapport-de-asadho-mine-uranifere-de-shin- kolobwe-d%C2%92une-exploitation-artisanale-illicite-a-l%C2%92accord-entre-la-rd- congo-et-le-groupe-nucleaire-francais-areva/; M.me Lauvergeon, presidente di Areva, la se- conda multinazionale del nucleare, vanta di poter assicurare la construzione di 250 nuove cen- trali nucleari; dopo Fukushima i contratti di sfruttamento delle miniere da parte di Areva sono presto stati rinnovati (vedi gli articoli pubblicati a tale proposito da Mdiapart sul loro sito: www.mediapart.fr/search?search_word=Areva&sort=date&order=desc. 11. Vedi fra altri i molto utili volumi di Tartaglione e Balza, eds. (2015) e di M. Boato (2017), la riuscita della lotta di Vado ligure contro la Tirreno Power e tante altre lotte a volte "piccole" ma significative anche negli altri paesi europei. 12. Le parole in corsivo sono riprese da Latour (2017); lascia perplessi la sua tesi di una soluzione che passerebbe da un superamento della contesa destra-sinistra e locale-globale in nome della presa di coscienza della posta in gioco del Terrestre. 13. Si vedano in particolare le ricerche europee Migrinf, Elise, Remsh, Ramses, Challenge, Crimprev e altre ancora citate anche qui: http://revistes.ub.edu/index.php/CriticaPenalPo- der/article/download/20385/22504. 14. In tutti i paesi c' un evidente aumento dei reati dei "colletti bianchi", banche, imprese, politici e burocrati dello Stato: appunto il risultato del trionfo del neoliberismo. A proposito del sabotag- gio della lotta alla corruzione, si veda la clamorosa la denuncia degli operatori della polizia france- se che si occupano di tali reati, sabotaggio con forte riduzione di personale e mezzi Cfr. www.me- diapart.fr/journal/france/270317/manque-de-moyens-deconsideration-et-pressions-la-cole- re-inedite-de-la-police-anticorruption. In Italia l'opera dell'Anac o della magistratura ordinaria inevitabilmente assai poco efficace proprio perch si limita a un controllo formale e comunque non fa parte di una profonda bonifica delle diverse attivit semi-illecite o criminali e quindi la loro regolarizzazione passando per l'effettiva tutela continua delle vittime in particolare quando si trat- ta di economie sommerse. 18 15. http://revistes.ub.edu/index.php/CriticaPenalPoder/article/download/20385/22504; www.academia.edu/33907505/Violenze_e_tortura_nel_frame_delle_guerre_permanenti_della_ postmodernit%C3%A0_liberista. 16. Cfr. Programma della Commissione Europea dell'Ambiente e Clima, http://www.com- monforum.eu/Documents/DOC/Caracas/caracas_publ1.pdf. Secondo l'agenzia Ispra del Ministero dell'Ambiente, sulla base dei criteri stabiliti dalla Comunit europea (direttiva Seveso 96/82/CE) in Italia ci sono 57 siti "d'interesse nazionale" che dovrebbero essere bonificati in priorit, ma in totale i siti contaminati sono pi di 15 mila e 4.300 quelli che sono gi stati oggetto di analisi che ne provano la tossicit http://annuario.isprambiente.it/; vedi anche Legambien- te. Una vasta rassegna dei documenti di istituzioni ufficiali internazionali e nazionali e di Ong e anche dei numerosi a volte eccellenti video-reportage sui diversi disastri e fatti salienti di questi ultimi 20 anni si trova in Palidda 2016a e 2016b. 19

About Rete Ambientalista Al

Movimento di Lotta per la Salute, l'Ambiente, la Pace e la Nonviolenza

×

Modal Header

Modal body