E i bresciani che dicono

Dec 30, 2018 | | Category: Other |   | Views: 21 | Likes: 1

E i bresciani che dicono? Sono 19 le citt italiane dove sono stati registrati valori oltre la norma giornalieri di PM10 (al 10 dicembre 2018, una in pi dell'anno scorso). Ad aggiudicarsi la maglia nera Brescia, con ben 87 sforamenti. A rivelarlo l'edizione 2018 del rapporto Ispra- Sistema nazionale di protezione dell'ambiente sulla qualit dell'ambiente urbano che prende in esame ben 120 citt e 14 aree metropolitane. I bresciani dovrebbero seriamente preoccuparsi se si considera che l'Agenzia Europea per l'Ambiente ha stimato che in Italia nel 2014 50.550 morti premature potevano essere attribuibili all'esposizione a lungo termine alle PM 2,5, 17.290 al biossido di azoto e 2.900 all'ozono. Tra l'altro occorre ricordare che non si tratta di una sorprendente novit: l'Istat il 22 giugno 2010 present i risultati dell'analisi sulla qualit dell'aria in 221 citt europee desunti da AirBase dell'Agenzia europea per l'ambiente (EEA) da cui risult che nel 2008 la qualit dell'aria respirata a Brescia stata di 2,3 volte superiore ai parametri, facendo registrare il terzo dato peggiore a livello europeo, dopo quello della citt bulgara di Plovdiv e di Torino; inoltre anche nel 2013 Brescia aveva gi indossato la maglia nera per l'aria pi inquinata d'Italia con una media annua di 31 g/m3 di PM2,5, rispetto alla media nazionale di 18, quasi il doppio, sempre certificata dall'Ispra nell'Annuario dei dati ambientali 2014 2015. Un livello tre volte pi elevato del "valore soglia per la protezione della salute di 10 g/m3, suggerito dall'Oms". Solo che questa volta la notizia stata sparata dai media nazionali e dunque fa scalpore. Ora ci si potrebbe chiedere: perch proprio Brescia ha reiterato questo sconfortante primato? A ben vedere, la citt collocata ai margini delle Prealpi e dunque dovrebbe godere di una relativa maggiore circolazione dell'aria (la nota brezza di monte) rispetto ad altre citt padane. N si pu pensare che il traffico veicolare sia superiore ad altre citt, Milano soprattutto. Per di pi Brescia ospita uno dei pi grandi inceneritori d'Italia che a detta di A2A (assecondata dall'Amministrazione comunale) "pulirebbe" l'aria della citt. In realt la peculiarit di Brescia proprio quella di ospitare in citt il mega inceneritore e l'unica centrale a carbone, sempre di A2A, operante in un grande centro urbano. La motivazione che la cogenerazione utile a produrre acqua calda da immettere nel teleriscaldamento per essere economicamente sostenibile deve essere alimentata da combustibili poco o nulla costosi, come il carbone e i rifiuti. Poco costosi, ma ovviamente altamente inquinanti, come attestano i "primati" da maglia nera conquistati dalla citt che sbugiardano le frottole raccontate da A2A e dall'Amministrazione comunale di Brescia, targata Pd. Certo Brescia un caso molto curioso: nonostante un cos elevato tasso di inquinamento dell'aria si tollera che vi funzioni a pieno regime un inceneritore che brucia ogni anno circa 730.000 tonnellate di rifiuti a fronte di un "fabbisogno" provinciale di rifiuti da smaltire, a valle della raccolta differenziata, di circa 180.000 tonnellate annue. Dunque pi della met dei rifiuti sono importati, sotto forma di rifiuti speciali, simil "eco balle", con problemi ricorrenti di infiltrazioni criminali, per cui sono indagati gli stessi vertici di A2A ambiente. Ed grottesco l'attuale dibattito in cui in particolare i leghisti non ne vogliono sapere di andare in soccorso di Roma, in emergenza per l'incendio all'impianto TMB: cosicch tutti compatti contro i rifiuti urbani romani e tutti zitti sui rifiuti speciali, ben pi problematici, che arrivano a centinaia di migliaia di tonnellate nell'inceneritore di Brescia da tutta Italia! E ad A2A si permesso di raccontare in sede istituzionale, Commissione ambiente del Comune di Brescia, la frottola che la centrale a carbone (che, essendo policombustibile, potrebbe da subito funzionare a metano) deve comunque continuare a bruciare carbone perch costa meno e perch non inquinerebbe pi del metano: la differenza, dati di Asm-A2A, di 464 tonnellate all'anno di biossido di zolfo in pi, un'enormit per l'aria di una citt. Come un'enormit sono le emissioni di ossidi di azoto dell'inceneritore e della medesima centrale a carbone, pari a oltre 530.000 tonnellate, tutti inquinanti precursori delle PM2.5 e PM10. Questi impianti altamente inquinanti (inceneritore e centrale a carbone) del tutto inutili e sovradimensionati vengono giustificati perch necessari ad alimentare il teleriscaldamento, un sistema elefantiaco (migliaia di chilometri di tubature), inefficiente, ancorato a tecnologie del secolo scorso e che soprattutto richiede grandi combustioni. Un sistema che diventato per Brescia una vera trappola, impedendole di avviare quella conversione energetica che i cambiamenti climatici e l'inquinamento dell'aria imporrebbero: abbandonare la combustioni, abbattere i consumi energetici coibentando gli edifici e implementando tutte le tecnologie solari. Un sistema (teleriscaldamento con centrali a rifiuti e a carbone) che permette ad A2a profitti enormi, perch basato su un monopolio assoluto (per i bresciani non vi alternativa) e su una concessione senza gara, ereditata dal passato di azienda municipalizzata, che consente profitti "estorti" senza alcuna concorrenza ai bresciani, che ora vengono per oltre la met distribuiti ad azionisti privati. Un caso di scuola di "prenditori", pi che di imprenditori, analogo alle concessioni autostradali e alle tante forme di capitalismo assistito dallo Stato che caratterizzano il nostro Paese. La beffa per i bresciani doppia: diventati bravi nel fare la raccolta differenziata, oltre il 70% dei rifiuti urbani, subiscono lo scorno che i minori rifiuti da smaltire vengono sostituiti da rifiuti speciali importati e pi inquinati, con un aggravio insostenibile della qualit dell'aria; per di pi i risparmi ottenuti bruciando rifiuti e carbone si traducono in maggiori profitti drogati dalla posizione monopolistica di A2A che la stessa regala in gran parte ad azionisti privati. Un bel giocattolo per far soldi senza alcun rischio e a danno dei cittadini. Fino a quando i bresciani vorranno stare al gioco?

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