satira

Jun 14, 2019 | Publisher: Rete Ambientalista Al | Category: Other |   | Views: 35 | Likes: 4

LA CODA DI PArpaGLIA, ovvero, Come far passare dalla cruna dellʼago una provetta... Vivete in una zona notoriamente o storicamente contaminata? I fumi soffocanti di qualche ʻfabbricaʼ o inceneritore vi ammorbano? Le acque del fiume o del torrente più vicino puzzano o mostrano strani colori diversi dallʼincolore trasparenza? Il mare che frequentate, o che è prossimo alla vostra residenza, è torbido, pieno di strani oggetti galleggianti, e/o popolato da meduse, alghe e quantʼaltro? Dal terreno, sotto i vostri piedi, sgorgano o zampillano rigagnoli maleodoranti, torbidi e variamente colorati? ... Eʼ inutile che cerchiate la rima: non è una poesiucola. Eʼ una realtà che troppo spesso per fortuna ci circonda e ci obbliga a vivere con lei. Ed è quasi certamente opera di quella sublime ʻbestiaʼ a due gambe e pollici opponibili che gli etologi hanno superficialmente denominato ʻhomo sapiensʼ. In duecentomila anni, ma soprattutto negli ultimi duecentocinquanta, ha saputo miracolosamente sporcare, uccidere, massacrare, inquinare, estinguere, modificare le correnti marine e il clima planetario, sciogliere un continente cocktail e minacciato di spedire i peggiori suoi rifiuti nello spazio. Per ora, questʼultima opera dʼingegno, è risultata ancora troppo costosa, ma ci sta pensando e lavorando. Poco le importa, a questa ʻmuffaʼ del pianeta Terra, se è stata capace anche di generare dei Beethoven, dei Michelangelo, degli Shakespeare, dei Tolstoj, degli Einstein, dei Bertrand Russell... In fondo li considera delle deprecabili mutazioni genetiche della sua essenza fondamentale: la credulità, lʼaccidia e la violenza che si riassume in unico termine: stupidità. Per chi ne volesse sapere di più sul termine ACCIDIA, basta scorrere il web e constatare che si tratta della ʻsummaʼ delle grandi qualità di homo sapiens: inerzia, indolenza, ignavia, apatia, torpore, pigrizia, abulia, neghittosità, svogliatezza, ozio, infingardaggine, poltroneria, incuria... Ma che, ci fai un sermone? - penseranno i pochi lettori inorriditi. Tra gli altri numerosi vizietti io non ho quello di essere ʻcreduloneʼ. Non faccio ʻpredicheʼ, né racconto messe, né impartisco benedizioni. E, non credendo in un aldilà qualsiasi, guardo ammirato e un poʼ invidioso lʼaldiquà. Quello, appunto, che ho descritto. Grande, la stupidità: purtroppo non è generale né globale ma contraddistingue fortunatamente una piccola ma importante parte della specie, quella che conta. Pretonzoli, banchieri, politici di professione e dittatori, managers, cospicui detentori di soldini e potere, tecnici e ʻscienziatiʼ acquiescenti... E, per le pari opportunità, anche le donne in carriera. Quelli che contano, insomma. Repetita iuvant. Come quelli delle ARPA regionali, per esempio, che spesso e quasi miracolosamente, ma genialmente, inventano numeri a fantasia come la scienza di homo sapiens pretende. Altrimenti non sarebbe ʻscienzaʼ ma unʼaccozzaglia di deprecabili buon senso e serietà. Che cosa sono le ARPA? Non certo strumenti musicali che, se ben accordati, emetterebbero melodie insignificanti al confronto col rombo del cannone o col bellissimo crepitio delle mitragliatrici. Le ARPA sono Agenzie Regionali per la Protezione dellʼAmbiente, una lunga definizione per indicare una specie di grandi maghi, forniti di cappello a punta e bacchetta magica, aventi il compito di supportare le scelte politiche: insomma la povera vecchia e incanutita chimica a supporto degli interessi migliori, quelli dei potenti e dei prepotenti, sale dellʼumanità. Vi lascio cercare i dettagli dettati dalla vostra curiosità (altro difetto terribile di alcuni homo sapiens deviati), indirizzandovi a Wikipedia. Ma, probabilmente, da ricerche storiche affondanti nelle ere passate, una volta non era così, almeno in teoria. Le ARPA erano un poʼ le sentinelle di quel campo di battaglia che è diventato lʼAmbiente, una specie di porcheria deiezionata da alcuni - ma non pochi - homo sapiens per il bene dellʼintera umanità (sapiens, naturalmente anche lei, sia pur in senso lato). Allʼinizio... fu tutto un carotaggio di terreni, di prelievo di acque, di raccolta dei sospiri aerei del vento, e la diagnosi che ne usciva fuori non era bella: cʼera merda ovunque, e il suo livello rischiava di raggiungere le narici degli stessi Arpisti. Troppo, per sopportarlo. Allora arrivarono i cavalieri dellʼapocalisse, da destra e da sinistra e qualche volta anche dal basso, e si decise perentoriamente di ignorare quel brutto turbinare di roba marrone (ma anche di altri colori e qualche volta persino puzzolentemente incolore), far finta di non vederla, non darle peso, massa, volume, numeri atomico o molecolare (?), ignorarla e bandirla. No, bandirla no, avrebbe richiesto troppa fatica. Insomma, si decise di mettere un bel tappo al culo delle vacche per avere almeno qualche istante di sollievo. Poi... si vedrà, si dissero. E già mettere tutti quei tappi fu una grande, storica, immensa e ʻimmemorabileʼ impresa al cui confronto la scoperta delle Americhe e i viaggi di Marco Polo impallidivano. Insomma, diranno i lettori questa volta spazientiti (altro gravissimo difetto della specie homo sapiens), dove si vuol arrivare con tutte queste parole? A questo giungo subito, e scusate il ritardo. In Liguria, patria di quel disgraziatissimo Cristoforo Colombo che si permise di non essere un ʻterrapiattistaʼ e, per questo, fu giustamente cacciato dai predecessori del presidente Giovanni Toti, cʼè un misterioso sito web della Regione da cui è possibile estrarre un ancor più misterioso libercolo intitolato ʻRelazione sullo stato dellʼAmbiente in Liguriaʼ certamente sfuggito alle solerti grinfie dellʼInquisizione. Sulle sue ingiallite pagine si legge, anzi cʼè disegnato perché il volgo non deve imparare a leggere e, per questo motivo esiste la Scuola, che in Liguria il contributo globale allʼinquinamento vale 12.000 Tonnellate allʼanno (2011, e solo di anidride solforosa) - il livello della merda di cui si parlava - e che le 3 Centrali Termo-Elettriche (CTE per gli amici) a carbone (La Spezia, Genova e Vado Ligure), per grazia di dio, ne rappresentano... solo il 69%, cioè 8.200 T. Ma non vi preoccupate: la moltitudine di turisti italiani ed europei giunti in Liguria con le loro belle e spesso raffazzonate famiglie, certamente, avranno dato ai residenti una bella mano - anzi una bella boccata - per sopravvivere. (grafico) Avvenne un infelice giorno che un magistrato savonese (brutta sottospecie, spesso, di homo sapiens soprattutto quando ha il DNA curioso, intelligente e troppo indipendente), accogliendo le rimostranze di unʼaccozzaglia di savonesi e vadesi incazzatissimi per una sciocchezza come centinaia di morti strane che sembravano aver come mandante un certo INPS e come killer una CTE dellʼesimio dottor Carlo De Benedetti (o Debenedetti, a seconda del passaporto usato e delle opposte direzioni di fuga), aprisse una feroce indagine e nominasse dei suoi periti (poi forse son morti quasi tutti, ma allora eran solo periti vivi) per indagare. Forse le parentesi intercalate nel testo son troppe ma, sapete, meno si capisce e meglio è. Dunque continuerò a metterle. Immediatamente, in Regione, gli allora amici del signor Carlo saltarono sulle sedie che spesso hanno numerose sotto ciascun culone, ed interpellarono il Centro Nazionale delle Ricerche (CNR per gli amici) di Pisa, per opporre per tempo una veritiera Indagine Epidemiologica su Vado Ligure e dintorni, prima che il malefico magistrato raggiungesse la sua. Va detto che spesso i magistrati portano scarpe senza calzette o, addirittura, calzini di colore diverso: una cosa terribile e rimarchevole. Il CNR partì (da Pisa), convocò una riunione preliminare e impostò i paradigmi dellʼI.E.: non tanto bene, per la verità, perché erano ragazzi troppo seri, difficilmente corruttibili, presi da un amore per il lavoro che aveva qualcosa di pateticamente disumano. Purtroppo non erano i ʻcervelli in fugaʼ che tanto piacciono quando son tali davvero, cioè lasciando la scatola cranica vuota. Cʼera il rischio, tuttavia, che raggiungessero un risultato stupidamente uguale a quello dei periti giudiziari (ancora vivi, per allora). A chi fosse venuta una luminosissima idea, più luminosa del fungo atomico di Nagasaki, non è dato sapere, o meglio, anche sapendolo ma conoscendo la modestia (nel senso di piccola) del pensatore, venne offerta allʼARPAL unʼopzione di riscatto. (Inciso. L sta per per ligure, non per ʻlégeraʼ o ʻlingeraʼ, che in gergo basso-piemontese significa letteralmente: quelli che vanno in giro di notte a rubare la biancheria stesa - lingerie - ai soldati napoleonici, come potrebbero cattivamente pensare molti). Gli Arpisti avevano recentemente sballato completamente le previsioni del tempo (loro compito primario) e un Grande ligure sʼera beccato un acquazzone al mare e ora, come penitenza, dovevano fornire allʼI.E. da costruire un poʼ di dati ʻal cioccoʼ che, per i chimici giunti sulla Terra dopo Lavoisier (Nulla si crea...) e Mendeleev (Gli elementi sono ordinati...), è sempre possibile e plausibile, spesso girando lʼocchio, arrestando la mano o prelevando dal frigo il reattivo sbagliato. I chimici migliori sanno anche che allungando sapientemente un reattivo si ottiene lo stesso splendido risultato. Avrete capito, ora, che per un chimico ʻbuonoʼ fare unʼanalisi al ciocco significa fantasiosamente e creativamente inventarsi, come risultato, un numero a caso o, meglio, utilmente a caso. Questi numeri al ciocco possono essere talmente ʻutiliʼ che negli anni ʼ70 in Liguria essi si diffusero in alcuni laboratori clinici privati, tanto che lʼAssessore competente decise di affidare ad ogni laboratorio il compito di analizzare in batteria degli ʻstandardʼ, cioè dei sieri umani dal contenuto conosciuto solo ad alcuni funzionari. E fu così che, dice la leggenda, qualche genovese si trasferì nelle isole più belle del Pacifico con yacht favolosi, poco tempo dopo. Una volta, pensate, lo feci anchʼio, nel laboratorio della scuola, quando allungai con birra il campione che il mio vicino compagno di banco, troppo secchione per i miei gusti, stava analizzando. Fu unʼesperienza di vita fondamentale che mi segnò professionalmente in eterno. Quindi capisco gli Arpisti. Almeno alcuni di loro, i migliori, perché purtroppo ce ne sono tanti anche di seri e professionali - gli antichissimi chimici dicevano accurati - , ma per loro avventura non contano. E così fu, tornando allʼIndagine Epidemiologica su Vado e Savona. Un certo dott. Paolo Bruzzi, direttore dellʼIST allʼOspedale Policlinico San Martino di Genova (Martino, quello della cappa, quindi generoso - altro grave patologico handicap rispetto a homo sapiens) mise gli occhi un poʼ sessantottini sui primi dati e, per poco, non cadde dal seggiolone: i numeri che vedeva (i dati ARPAL) erano “centinaia di volte inferioriʼ alle sue maledette aspettative e alla sua distorta mentalità, appunto, di sessantottino prossimo alla pensione. Lo riferì angelicamente alla regione Liguria, aggiungendovi la inspiegabilità del fenomeno e...ora è in pensione definitivamente, relegato ai suoi fastidiosi hobbies da rompicoglioni sulle alture di Genova. (lettera di Paolo Bruzzi) Volete sapere cosa aveva visto il dottor Bruzzi, tanto da fargli strabuzzare (sic) gli occhi? Se fossi cattivo come mi descrivono, una specie di Ugolino dantesco, vi rimanderei alla prossima puntata, oppure intramezzerei un poʼ di pubblicità... progresso. Vi dimostro che non è così, almeno a parere del sottoscritto colpevole. E vado avanti anche se vi vedo sfiniti. La CTE di Vado Ligure risultava emettere dalle sue due belle ciminiere alte, pensate, 200 metri, cioè 2/3 della Torre Eiffel, costruite nei primi anni ʼ70 e tutte dipinte mirabilmente di bianco e di rosso a strisciolone ʻart nouveauʼ, a parte un orrendo baffone verticale causato da uno stupido imbianchino caduto mentre le stava rinfrescando, immettevano aria praticamente pura, profumata e cristallina sui boschi di Quiliano, tanto da mitigarne il terribile puzzo di fresco silvestre. La puzzetta, la nebbiolina, gli ossidi di azoto - in parte bellamente (gas) esilaranti, N2O - , lʼanidride solforosa dal profumo caratteristico e pizzicorigno, ricercatissimo dai turisti nordici, i metalli pesanti capaci di ricromare i paraurti di una volta e, se radioattivi, capaci anche di accendere le speranze degli abitanti dei dintorni, lʼozono, capace di dimezzare abbondantemente il tempo di tintarella, le polverine sottili e sottilissime come il talco che si mette sul culetto dei neonati e altre salubri amenità erano purtroppo quasi spariti, sulla carta. Ne avrebbe risentito, probabilmente, il flusso turistico prossimo venturo, ma avrebbe potuto giovare a quei poveri homo sapiens follemente incriminati dal cattivissimo magistrato savonese. A Vado, dunque, lʼaria era ed è pulita, carica di iodio, magari radioattivo, ma sempre iodio. Indicato per gli ipertiroidismi cosiddetti capovolti, cioè quelli a cui lo iodio fa male: fatevelo spiegare da un bravo immunologo... Dunque la buona Indagine Epidemiologica tentò di alleviare la posizione degli imputati ingiustamente accusati di diavolerie - anzi di angiolerie - incredibilmente malvagie. Ma il Processo è ancora in corso e dio solo sa come finirà, anche se vi sono molti maledettissimi dubbi non fugati sulla famosa I.E. Troppi malfidati, per passare il giorno, invece di oziare sulle panchine del parco grattandosi il naso, non riescono a perdere il viziaccio di intralciare gli affari dei potenti. E confabulano... Intanto, anche il brutto magistrato che se lʼera presa col signor Carlo De Benedetti, che nel frattempo aveva schierato La (sua) Repubblica un poʼ a sinistra ma anche un poʼ a destra, segno di grande equanimità, dopo aver sequestrati e spenti due gruppi della CTE a carbone e rischiato di far rimanere al freddo e al buio milioni di persone, andò velocemente in pensione. E due. Qualche tempo dopo mancò anche uno dei capi sobillatori dei savonesi e dei vadesi, un medico pneumologo, tal Agostino Torcello che sʼera messo nella testaccia di battere i prepotenti... Non era un buono, io lo so, perché quando saltavamo le lezioni, quasi sessanta anni fa, invece di studiare andavamo a giocare al bigliardo nellʼangiporto malfamato di Savona. Eeeeee... E tre. Epilogo. A Vado, ora, ci potete andare quando volete. Il carbone purtroppo non cʼè più e, vedrete, i bambini quanto piangeranno finché non si troverà un sostituto da inserire nelle calze della Befana il mattino dellʼEpifania. Magari un bel pezzo di uranio radioattivo per quelli che se lo possono permettere. Gli altri, che piangano! LʼARPAL, orgogliosa di sé, finalmente potrà dedicarsi al secondo problema della provincia di Savona: la Valle Bormida, con le sue performanti cokerie e le mirabolanti bonifiche. (articolo di stampa) Pare che abbia già cominciato, tantʼè solerte. E poi, voi, lamentatevi dei cervelli che non sono fuggiti! E sarebbe davvero disdicevole - infine vi racconto, lasciandovi finalmente respirare questʼeterea libertà - se qualche piantagrane si mettesse in testa di fare qualche campagna sulla trasparenza dei valori analitici chimici e, chissà, biochimici e chimico-clinici. E magari, sʼintende solo quelli ambientali perché abbiamo ormai inventato ʻsta maledetta privacy, li volesse vedere tutti e in diretta sul suo video di casa. Alla trasparenza non si può sparare perché, appunto, è trasparente. E noi homo sapiens non la vogliamo proprio per questo. (foglietti di appunti rinvenuti e riesumati da...) Roberto Meneghini

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