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Sep 27, 2019 | Publisher: Rete Ambientalista Al | Category: Other |   | Views: 7 | Likes: 1

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La selezione di otto finalisti operata dalla Giuria della XI edizione del “Premio letterario biennale 2016-2017 Acquiambiente” rappresenta una scelta culturale e politica in netta contraddizione con lo spirito che lo costituì nel 1997. Come se essa ignorasse che il Premio è dedicato a Ken Saro Wiwa [1], cioè a un artista nigeriano che come militante ambientalista pagò con l’impiccagione la lotta contro le multinazionali del petrolio devastatrici del territorio e della sopravvivenza delle popolazioni. Come se ignorasse che, sotto il titolo, la dedica del Premio recita: “A perenne memoria delle donne e degli uomini della Valle Bormida che per generazioni hanno combattuto per i loro diritti civili a difesa dell’integrità ambientale della loro Valle.[2] Si può considerare la scelta degli otto libri finalisti [3] come una celebrazione delle lotte ideali per le quali Ken Saro Wiwa dedicò la vita? E’ ammissibile che la Giuria ignori il contesto territoriale in cui si conferisce il Premio, e cioè che da cinque anni i Comitati della Valle Bormida stanno proseguendo, contro la multinazionale Riccoboni, la lotta avviata e mai conclusa contro l’Acna di Cengio? Non è snaturato un Premio che si celebra nella cornice mondana e festaiola di Villa Ottolenghi di Acqui Terme [4], mentre nelle stesse ore migliaia di cittadini della Valle manifestano [5] con trattori e striscioni nelle vie di Alessandria? Troverebbe strano, la Giuria, una contestazione dei Comitati ai cancelli della villa (peraltro sponsorizzata per una vendita miliardaria con contributi pubblici)? La selezione della Giuria ha snaturato il Premio Acquiambiente. Cosa intende questa Giuria per “Ambiente”? Le bellezze della natura e della creatività umana, i paesaggi incontaminati e salubri, salute e benessere, perfino la buona tavola? Tutte belle “cose”, da magnificare, ma è ammissibile dimenticare che quei “beni” sono criminalmente sotto attacco, che dunque vanno tutelati quali “beni comuni”, e che infatti ci sono Movimenti che lottano per la “Tutela dell’ambiente”? C’è, fra quelli selezionati, un libro che tratti della “Tutela dell’ambiente”? Che descriva i provvidenziali conflitti in atto? La Giuria imperdonabilmente nasconde gli occhi dall’immenso patrimonio civile composto da mille vertenze sui territori che si stanno scontrando sia con il potere economico sia con il potere politico in simbiosi, un patrimonio di Movimenti ambientalisti e pacifisti innervati in una serie di Comitati, di Reti locali e nazionali: tutti di fatto convergenti su un comune modello di sviluppo alternativo e nel contempo su un modello alternativo di politica. Ciascuna vertenza si scontra con l’occupazione del potere da parte della partitocrazia speculare all’esercizio del potere economico, indifferente alla pace, all’ambiente e alla giustizia sociale. Ma in quale pianeta vivono i membri della Giuria? Da qualunque parte essi stiano, pro o contro, a destra o a sinistra o al centro, come fanno -culturalmente- a ignorare questi conflitti epocali? Che “c’azzecca” la loro selezione non diciamo con la “Tutela dell’ambiente” ma con l’ “Ambiente” tout court? Su 76 opere in concorso, scelgono i ricettari gastronomici per quattro stagioni dal Piemonte alla Sicilia? Al più, le descrizioni dei percorsi montani o la decadenza e la seduzione della notte nel tramonto dell’Occidente? Che c’azzeccano con l’ambiente 500 anglicismi tradotti in italiano sul modello dello spagnolo? Come fate, eminenti giurati, a fare riferimento a Ken Saro Wiwa e alle donne e agli uomini della Valle Bormida? Possibile che fra 76 volumi non ce ne fossero due a trattare il tema della “Tutela dell’ambiente”? Almeno uno sicuramente c’era: a interrogarsi sullo stato di salute delle mille vertenze sul territorio, se e quando e come esse hanno o non hanno spostato il baricentro dalla “democrazia delegata” occupata dai partiti alla “democrazia partecipata” esercitata dai Movimenti. C’era, in 518 pagine di esempi e documentazioni, e di centinaia di personaggi e interpreti, a sostenere una tesi che si può condividere o confutare: sull’Ambiente si sta perpetrando un delitto perfetto, un delitto che i Movimenti non sono capaci di scongiurare e che la Magistratura (di classe) non vuole punire. Lo J’accuse proviene da due convinti “movimentisti”: Barbara Tartaglione attuale responsabile della Sezione di Alessandria e Lino Balza storico esponente dell’associazione fondata 40 anni fa da Giulio Maccacaro. Il libro “Ambiente Delitto Perfetto” è stato preso in considerazione da Giorgio Nebbia, che ne ha curato la splendida prefazione, ma non dai giurati del Premio Acqui Ambiente, che valutiamo dunque complici del delitto. Non si ammette, cari signori, la sapienza su cucina e affreschi e l’ignoranza su Riccoboni in Valle Bormida, Montedison Porto Marghera, TyssenKrupp Torino, Eternit Casale Monferrato, Tav Muggello, Tav Valsusa, Tav Terzo Valico, Stoppani Cogoleto, Montedison Bussi, Ferrovie Viareggio, Enel Porto Vesme, Tirreno Power Vado Ligure, Enel Porto Tolle, Terra dei fuochi, Ilva Taranto, Michelin Spinetta Marengo, Fabbricazioni Nucleari Bosco Marengo, Pirelli Milano, Enel Turbigo, Ansaldo Tosi Legnano, Fincantieri Palermo, Grandi Navi Venezia, Triv, Olivetti, Mose eccetera. Non si ammette l’indifferenza su una fase storica caratterizzata dalla crisi (reversibile?) dei Movimenti ecopacifisti in parallelo a sentenze che scandalizzano il mondo ecologista e hanno aperto in Italia un vasto dibattito sulla Giustizia in materia ambientale: senza dubbio non supplente delle lotte popolari dentro e fuori le fabbriche di morte o addirittura giudicata (ad esempio dagli autori del libro) incline al nuovo clima politico e sociale, insomma ancora più di classe. No, non è ammissibile, cari signori della Giuria, a voi dunque è dedicata la copertina di Altan [6] su “Ambiente Delitto Perfetto”. Evidentemente trattasi di una Giuria costruita ad immagine e somiglianza: ci chiediamo fino a che punto affonderà l’impronta politica e culturale sempre più marcata che sta dando un politico di lungo e corrente corso, Carlo Sburlati, ai Premi Acqui Storia e Ambiente. A prescindere dalla Storia, su cui non abbiamo titoli per giudizi (anche se ravvisiamo un certo qual salto da Gramsci a… Ezra Pound), per l’Ambiente la declamata “svolta scientifica” si sta rivelando un obbrobrio. E’ quanto meno auspicabile, per salvare la faccia, che il Premio Acqui Ambiente XI edizione vada a Fulco Pratesi pur se questo libretto non è certo il massimo della sua prestigiosa carriera. Siamo convinti che Pratesi erogherà il premio (4.000 euro) come avremmo fatto noi: “Ambiente Delitto Perfetto” non ha alcun editore alle spalle per le sue mille copie (siamo alla terza edizione!), sottoscritto dalla Rete Ambientalista il suo ricavato è interamente devoluto alla Ricerca per la cura del mesotelioma, ai Comitati No Tav e Valle Bormida. E’ altresì auspicabile che il “Premio speciale Testimone dell’Ambiente” non sia più attribuito a personaggi di quel bel mondo tanto adulato da Sburlati, tipo Alberto di Monaco, Mogol, Barbareschi, Ricciarelli, miss muretto prova del cuoco compagna di Salvini, e salottieri vari. Noi ci permettiamo invece di suggerire gli austeri Giorgio Nebbia, Antonello Brunetti e Romana Blasotti Pavesi. Altrimenti il rischio è quello del “Premio Ken Saro Wiwa”: da Gangchen Rimpoche, il nostro Gabriele Bortolozzo, Vandana Shiva, Folco Quilici, scivolato a Vittorio Sgarbi e Joseph Ratzinger. E’ scartato dunque rivedersi il 2 luglio nella patrizia Villa Ottolenghi che ben si armonizza con Turismo e Spettacolo piuttosto che con Storia e Ambiente, però non è escluso che quest’anno sarà affollata dai plebei Comitati della Valle Bormida, noi con loro. Barbara Tartaglione e Lino Balza [1] [ Ken Saro Wiwa ] Scrittore eclettico, esordisce come drammaturgo durante il periodo universitario, per dedicarsi poi alla narrativa, con Forest of Flowers (la sua prima opera pubblicata in Italia con il titolo Foresta di fiori, 2004, Edizioni Socrates) e Sozaboy, 1985, ed alla televisione; il segno di questa produzione letteraria e televisiva può essere trovato nel felice equilibrio tra il tentativo di dare una forma "accademica" a un inglese raramente considerato degno di indagine (il cosiddetto Pidgin) e l'intrattenimento popolare. Al lavoro artistico Saro-Wiwa affianca subito un impegno nella vita pubblica che lo vede ricoprire dapprima ruoli istituzionali negli anni settanta (nell'autorità portuale e nella pubblica istruzione del Rivers State) per poi porsi in aperto contrasto con le stesse autorità statali e con il governo federale della Nigeria. Fin dagli anni ottanta infatti Saro-Wiwa si fa portavoce delle rivendicazioni delle popolazioni del Delta del Niger, specialmente della propria etnia Ogoni maggioritaria nella regione, nei confronti delle multinazionali responsabili di continue perdite di petrolio che danneggiano le colture di sussistenza e l'ecosistema della zona. Nel 1990 si fa promotore del Movimento per la Sopravvivenza del Popolo Ogoni (Movement for the Survival of the Ogoni People); il movimento ottiene risonanza internazionale con una manifestazione di 300.000 persone che Saro-Wiwa guida al suo rilascio da una detenzione di alcuni mesi comminata senza processo. Arrestato una seconda e una terza volta nel maggio del 1994, con l'accusa di aver incitato all'omicidio di alcuni presunti oppositori del MOSOP, Ken Saro-Wiwa viene impiccato con altri 8 attivisti del MOSOP al termine di un processo che ha suscitato le più vive proteste da parte dell'opinione pubblica internazionale e delle organizzazioni per i diritti umani. Prima che venisse impiccato, Saro-Wiwa disse «Il Signore accolga la mia anima, ma la lotta continua». Nell'aprile del 1995, mentre è in carcere in attesa del processo, gli viene conferito il premio Goldman Environmental Prize, in riconoscimento della sua attività in favore dell'ambiente. Nel 1996 Jenny Green, avvocato del Center for Constitutional Rights di New York avviò una causa contro la Shell per dimostrare il coinvolgimento della multinazionale petrolifera nell'esecuzione di Saro-Wiwa. Il processo ha poi avuto inizio nel maggio 2009, e la Shell ha subito patteggiato accettando di pagare un risarcimento di 15 milioni e mezzo di dollari (11,1 milioni di euro). La Shell ha però precisato che ha accettato di pagare il risarcimento non perché colpevole del fatto ma per aiutare il "processo di riconciliazione". Secondo gli ambientalisti, invece, documenti confidenziali della Shell dimostrerebbero il coinvolgimento della compagnia petrolifera nelle violazioni dei diritti umani in Nigeria. Nel commentare il risarcimento, il figlio dello scrittore Ken Saro-Wiwa Jr. (Ken Wiwa), al tempo assistente speciale del Presidente della Nigeria per gli Affari Internazionali, la Pace, la Risoluzione dei Conflitti e le Riconciliazioni, dichiarò: «Penso che mio padre sarebbe felice di questo risultato», aggiungendo poi che «il fatto che la Shell sia stata costretta a patteggiare, per noi è una chiara vittoria». [2] [Lotte in Valle Bormida] Il Movimento della Valle Bormida, per caratteristiche, durata ed esito, ha avuto pochi uguali in Italia. Innanzitutto ha avuto e ha come protagonisti i contadini, sfatando il luogo comune di un mondo rurale isolazionista, di “villici” individualisti che non guardano oltre i propri campi, non socializzano, non fanno lotte comuni. Senza andare ad esempi distanti, chi, se non i contadini iniziarono le lotte in Valle Bormida contro la fabbrica di Cengio, posta al confine fra Liguria (che beneficiava dell’occupazione) e Piemonte (che subiva l’inquinamento)? Nel 1882 un dinamificio comincia ad occupare 50 ettari ricchi d’acqua, poi arrivano tritolo, acido solforico e gli altri prodotti chimici. Già ai primi del ‘900 non si può più derivare l’acqua dal Bormida per irrigare; anche la nebbia e le piogge portano i fenoli nei terreni. Il vino è imbevibile. I contadini cominciano a rivolgersi ai tribunali, che ordinano la chiusura dell’acquedotto ma non della fabbrica che, durante la prima guerra mondiale arriva a contare 6mila addetti (liguri, ex contadini o in doppio lavoro). Poi lo stabilimento diventa Acna Montecatini e, durante il fascismo, continua a produrre esplosivi e pure gas tossici per massacrare in Abissinia ed Eritrea. Nel 1938 esplode drammatico il rapporto fabbrica-contadini-autorità. 600 contadini piemontesi citano l’azienda per danni dall’inquinamento, sono condannati a pagare le spese processuali, in sentenza: gli scarichi contengono sostanze che possono essere considerate fertilizzanti. Negli anni ’50 il bianco democristiano della valle si colora di rosso, sotto la spinta del PCI. Nel ’56, i valligiani, mogli e figli compresi, risalgono tutta la valle fino a Cengio per protestare, e 52 vengono arrestati. Nel ’69, chiude l’acquedotto di Strevi, a 100 km da Cengio le acque del fiume cambiano colore di giorno in giorno. Nel ’70, il sindaco di Acqui denuncia, così nel ’74. Tutti assolti. Nell’82 i processi si fanno per i morti. Morti per cancro alla vescica, anche fra i lavoratori. Ma i sindacati difendono gli assassini. Proprio dai contadini che avevano partecipato alle lotte degli anni ’50 e ’60 arriva l’incitamento a riprendere la lotta. E’ la svolta. Nell’87 viene fondata a Saliceto l’Associazione per la rinascita della Valle Bormida, e dunque i miei ricordi diventano personali avendo da allora partecipato direttamente e come Medicina democratica, scrivendo anche assiduamente sul giornale “Valle Bormida Pulita” strumento fondamentale di informazione (direttore il compianto Renzo Fontana), mentre dovevo anche sostenere lo scontro con Montedison che più a valle distruggeva definitivamente Bormida a Spinetta Marengo. Si afferma per la prima volta l’ineluttabilità della chiusura dell’Acna Montedison per avviare il risanamento del fiume e della Valle con un piano di bonifica. Sotto la guida dell’Associazione Valle Bormida, nel marzo ’88 siamo 8mila a manifestare per le vie di Cengio chiedendo la chiusura. In testa ci sono i contadini insieme agli ambientalisti. Contro ci sono i sindacati e i lavoratori. Acna e Valle Bormida si pongono al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica nazionale e non solo. Sotto le insegne dell’Associazione, si ritrovano, a fianco dei contadini, casalinghe, studenti, intellettuali, industriali, sindaci, parroci. Le lotte si fanno sempre più intense e in tutte le direzioni: presidi popolari 24 ore su 24 ore alle falde del percolato velenoso, incatenamenti, blocchi del Giro d’Italia e del Festival di San Remo, 700 operai si scontrano con 1.000 valligiani, nube tossica, carovana di macchine e presidio alla Prefettura di Alessandria, presidio a Palazzo Chigi, imbavagliati e legati alla stazione di Cengio mentre le campane della Valle suonano a morto, 2mila manifestanti a Cuneo davanti al presidente della Repubblica, 7mila nella tana dell’orso a Cengio, 15mila firme al parlamento di Strasburgo, incatenamenti davanti all’Asl, astensioni dalle elezioni europee, attentato al traliccio dell’Enel, manifestazioni a Roma, blocchi di strade e autostrade eccetera. Il presidio popolare davanti al muro di cinta dell’Acna sul greto della Bormida attrae stampa, televisione, tecnici, consiglieri e assessori, parlamentari nazionali ed europei. Sarà rimosso il 19 maggio ’89 dal Reparto antisommossa della questura di Genova. Sono, queste, solo una piccola parte degli avvenimenti di lotta, affidati alla memoria. Intanto la fabbrica viene fermata e riaperta a singhiozzo, mentre l’Acna, diventata Enimont e infine Enichem, cerca di realizzare il ReSol (Recupero Solfati): un enorme inceneritore per bruciare 300mila metri cubi di rifiuti tossici e cancerogeni nei “lagoons”. Contro questo tentativo di trasferire l’inquinamento dall’acqua della Valle anche all’aria delle Langhe albesi e cuneesi, nel 1990 in 10mila e 130 sindaci manifestiamo a Cengio, cinque manifestazioni a Roma, udienza in Vaticano. Agricoltori a fianco degli studenti e dei cittadini. L’avviata costruzione del ReSol viene ripetutamente bloccata e nel 1999, dopo 117 anni di lotte iniziate dai contadini, finalmente l’utopia della rinascita della Valle Bormida non è più irrealizzabile, il Movimento vince: lo stabilimento chiude per sempre con i suoi superstiti 230 lavoratori in cassa integrazione e con un disastro ecologico -il sarcofago- ancora da bonificare definitivamente nel 2017. Mentre il Bormida è sempre sotto attacco della Solvay a Spinetta Marengo e mentre altre insidie alle falde dell’alessandrino sono in corso ad opera delle discariche del Tav Terzo Valico e della multinazionale Riccoboni. I Comitati della Valle Bormida sono in lotta e alle riuscitissime manifestazioni è sempre il corteo dei trattori che fa da apripista. Voglio mettere in risalto questa caratteristica del movimento della Valle Bormida: la sua durata nel tempo, tutto il secolo scorso e ancora negli anni 2000. Una caratteristica che forse si riscontra solo in Val Susa. LINO BALZA [3] [Finalisti] – Maria MARI, con il volume Cortile del Pappagallo. Hortus Conclusus, Editrice Vaticana. Straordinario viaggio archivistico e fotografico attraverso i secoli che hanno visto il Vaticano e la Santa Sede impegnati non soltanto a sostenere e incrementare la fede, ma a conservare e valorizzare l’inimmaginabile patrimonio artistico del Palazzo Vaticano. Questo volume è stato realizzato appositamente per gli ottant’anni di Papa Francesco. – Paolo MASSOBRIO – Giovanna RUO BERCHERA, con il volume Cucinare i sapori d’Italia. 170 ricette dal Piemonte alla Sicilia, Cairo Editore. Raffinata e documentata guida alla scoperta dell’Italia del gusto, realizzata da due giornalisti appassionati delle bellezze dei nostri territori e delle loro migliori tradizioni. Al di là dei 130 “piatti” raccontati e illustrati per chiunque voglia accingersi a realizzarli, il libro è prima di tutto un aiuto per comprendere e amare l’ambiente italiano, regione per regione. – Matteo MELCHIORRE, con il volume La via di Schenèr. Un’esplorazione storica nelle Alpi, Marsilio Editori. Esperto e valido romanziere, oltre che ricercatore ambientalista, l’Autore descrive, con stile avvincente, una serie di episodi, di incontri, di viaggi sullo sfondo di un paesaggio indimenticabile come la terra che unisce due civiltà: la latina e la germanica. Libro valido sia sotto l’aspetto ambientalistico, sia dal punto di vista storico e culturale. – Emma MORICONI, con il volume Amatrice. Dolce amara Terra mia, Minerva Edizioni. Duro, ineccepibile e appassionato resoconto giornalistico sul tragico terremoto che ha devastato il Centro Italia, opera di una bravissima giornalista originaria di Amatrice, una delle città più colpite. Arricchito da straordinarie, toccanti fotografie. Scritto col cuore in tumulto, nei giorni immediatamente successivi alla tragedia, esorta tutti a mobilitarsi per non lasciarsi sopraffare dalla forza della natura. Ha la prefazione del Sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi. – Benedetta PARODI, con il volume Benedetta tutto l’anno. 170 nuove ricette facili e sorprendenti per quattro stagioni di bontà, Rizzoli. Ottimo ed eccellente ricettario redatto da una raffinata gastronoma, seguìta e apprezzata da migliaia di telespettatori. Non è certamente solo un libro di cucina. E’ un invito a concepire e a vivere le nostre giornate all’insegna dell’ottimismo, del rispetto della natura, della condivisione della serenità, come l’Autrice esorta i lettori, raccontando anche i momenti speciali che trascorre con la sua famiglia e i suoi amici. Rivivono così, nella sua limpida e attraente prosa, i momenti “clou” dell’anno, come Natale, Pasqua, Ferragosto. Una guida per come realizzare un ambiente ideale, e viverci. – Fulco PRATESI, con il volume In nome del panda. La mia lunga storia d’amore con la Natura, Castelvecchi. Grande personalità internazionale, l’Autore – fondatore e presidente onorario del WWF – ha dedicato la sua esistenza alla tutela dell’ambiente. In questo agile e affascinante saggio, racconta se stesso e spiega le ragioni che lo hanno spinto, fin dalla prima giovinezza, ad abbracciare la causa della tutela dell’ambiente. Nel libro sono sintetizzati oltre 50 anni di memorabili battaglie in difesa dei parchi nazionali e della fauna, contro il dilagare del cemento, a protezione delle coste marine di un Paese, l’Italia, che praticamente confina quasi tutto con il mare ed è immerso in esso. – Gabriele VALLE, con il volume Italiano Urgente. 500 anglicismi tradotti in italiano sul modello dello spagnolo, Reverdito. Tra le cattive abitudini ed i vezzi radical-chic che si sono affermati in modo esponenziale in questi ultimi anni del politicamente corretto, imperversano gli anglicismi, ormai diffusi ad ogni livello e in ogni settore. Il saggio di Gabriele Valle, arricchito dalla prefazione del da poco defunto Tullio De Mauro dell’Accademia della Crusca, esorta a tornare ad un semplice ed essenziale italiano, e aiuta a comprendere il pieno significato di oltre 500 anglicismi. – Stefano ZECCHI, con il volume Paradiso Occidente. La nostra decadenza e la seduzione della notte, Mondadori. Nonostante tutte le critiche che continuano a piovere sul comportamento incoerente di troppe autorità occidentali, politiche e religiose la realtà del mondo occidentale è ancora talmente positiva da spingere milioni di esseri umani a fuggire dalle proprie terre per venire a vivere qui. Da questa constatazione, l’illustre docente di Estetica prende spunto per contestare i catastrofisti e illustrare ciò che è più che mai valido della nostra civiltà europea, pur non nascondendosi i pericoli di un “tramonto dell’Occidente”. [4] [Villa Ottolenghi] Tra un appartamento in vendita e un trilocale in affitto, sui siti immobiliari capita di trovarci anche lei, Villa Ottolenghi, la storica dimora di Borgo Monterosso, in cima ad Acqui Terme, tra i monumenti simbolo della provincia, spesso aperta al pubblico come sede di appuntamenti d’arte e cultura. L’attuale proprietario, Vittorio Invernizzi - imprenditore e fondatore della celebre azienda di latticini di Abbiategrasso e già artefice del decollo dell’acqua Lurisia - l’ha fatta rinascere dalle sue ceneri come una Fenice, trasformandola, dopo anni di degrado e abbandono, in un gioiello di architettura e natura. Tanto che il giardino - 36 mila metri quadrati - nel 2011 fu scelto dall’European Heritage Garden Network come il più bello d’Europa. «Ho fatto rivivere questo luogo, di cui mi sono innamorato, nella sua integrità - dice Invernizzi- ora vorrei che proseguisse il suo percorso e che diventasse, mi piacerebbe almeno, uno chateau vitivinicolo». L’uomo che le ha ridato ossigeno adesso non è più in grado di sostenere da solo il costo dell’intera dimora e per questo cerca acquirenti o soci. Si è affidato a Giuseppe Chalom della Beni Fondiari che ha portato Villa Ottolenghi anche in tv, nel programma dedicato alle case «Trattativa privata» in onda sul canale Leonardo. «Sono orgoglioso di trattare in esclusiva la vendita di un sito tanto prestigioso: una dimora che nel 1920 i conti Ottolenghi, Arturo e Herta von Wedekin zu Horst affidarono ad artisti, architetti, maestri giardinieri», a partire da Marcello Piacentini, e poi Pietro Porcinai, il più grande paesaggista italiano del secolo scorso, che nel 1955 disegnò il giardino formale che 56 anni dopo avrebbe conquistato l’European Garden Award. La tenuta è in vendita da un po’ e la richiesta è di 15 milioni di euro: sono 6 mila metri quadrati di casa (nella foto sotto un salone, dal sito Casa.it) , con 9 bagni, e poi c’è il parco, che profuma di menta, puntellato di capolavori artistici che diverte andare a cercare, come le lumachine in bronzo che camminano lungo le inferriate delle finestre delle cucine (omaggio a una cuoca brava ma lenta), la cisterna detta Forte delle Acque, il mausoleo di Herta e qui Arturo Marini produsse e portò alcune delle sue più importanti opere, come il Tobiolo. E poi ci sono le vigne, sempre opera di Invernizzi. Dal 2006 la Villa è azienda vinicola: da qui escono, tra le tante etichette, il «Drago di Monterosso», spumante brut rosé da uve Nebiolo, la «Forza della Natura», monferrato doc da uve Syrah e il «Giardino di Kiki», da uve Sauvignon. Ecco perché l’idea di un centro dedicato al vino, nella città delle acque: «Sono le più buone del mondo» dice Invernizzi che poi spiega: «Al momento sono stati in pochi a interessarsene». Parla di un gruppo di americani, arrivati da Miami con l’idea di inserire Villa Ottolenghi in un progetto ambizioso di «Bellessere», cioè comprare la Villa e pure le Terme. Ma non è andato in porto. Ora però che anche le Terme hanno trovato una nuova proprietà e preparano il rilancio, Villa Ottolenghi potrebbe diventare particolarmente appetibile. MIRIAM MASSONE La Stampa. [5] [Comitati della Valle Bormida] [6] [Altan]

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