libro mbol da 1 a 120

Aug 29, 2018 | | Category: Other |   | Views: 32 | Likes: 1

1 Maurizio Marchi L'eredit di Michelangiolo Bolognini Un uomo che mancher soprattutto a chi non lo ha conosciuto. Una prima raccolta dei suoi scritti, a due anni dalla sua morte prematura 2 "Ci sono uomini che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili" (B. Brecht, Vita di Galileo). Michelangiolo Bolognini era uno di questi. Infaticabile, competente, generoso, intransigente contro l'ambientalismo di facciata: questa l'immagine che emerge dai numerosi attestati di stima e di dolore che hanno fatto seguito alla sua morte, il 25 agosto 2012. Lo ricordano al loro fianco nelle lotte contro gli inceneritori e le discariche numerosi comitati di base, associazioni e gruppi impegnati nella difesa dell'ambiente e della salute, oltre ovviamente all' ISDE e a Medicina Democratica, le associazioni in cui militava. Quello che segue nel testo il suo intervento al Convegno "Il rischio corre sul filo. Inquinamento elettromagnetico e nocivit nei luoghi di lavoro. Il caso dei lavoratori delle ferrovie", tenutosi a Rimini il 19/10/02. Ne avevo la sbobinatura, e ci ho pensato un po' prima di pubblicarla, visto che non mi pi possibile chiedergli il parere o le eventuali correzioni. Ma alla fine ho deciso di non tenermela per me: la sua eredit nelle conoscenze che ha voluto trasmetterci. E' bene raccoglierle e metterle in circolo (seguono al suo intervento alcuni links a suoi scritti disponibili in rete). PS. Medicina Democratica ha aperto una sottoscrizione per finanziare una borsa di studio in sua memoria, da devolvere a uno studente che si proponga di analizzare con efficacia i modi con i quali oggi si manifesta in concreto, nell'ambito della medicina e della ricerca biomedica, la "Non Neutralit della Scienza". - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - 3 Intervento di Michelangiolo Bolognini (ASL di Pistoia) al Convegno "Il rischio corre sul filo. Inquinamento elettromagnetico e nocivit nei luoghi di lavoro. Il caso dei lavoratori delle ferrovie", tenutosi a Rimini il 19/10/02 Mi presento brevemente. Sono un medico igienista, anche igienista del lavoro, ma professionalmente mi occupo di sanit pubblica pi che di patologie occupazionali. Mi sono ritrovato abbastanza per caso a dare una mano ad alcune cause di lavoro per quanto riguarda il problema dei campi elettromagnetici nelle Ferrovie. Tra l'altro io sono un ex scettico sui campi elettromagnetici, vale a dire, fino a qualche anno fa mi sono sempre interessato soprattutto di rischio chimico e diffidavo molto dall'enfatizzazione sulla problematica dei campi elettromagnetici. Un po' per caso l'incontro con alcuni personaggi a Firenze in un incontro pubblico mi ha un po' aperto gli occhi. Avevo preparato due tipi di relazione, di cui una riguardava la problematica dei ferrovieri per quanto riguarda i rischi da campi elettromagnetici, e questa relazione la lascer agli atti. Vorrei partire adesso riprendendo la frase di Ezio Gallori, noi qui facciamo suonare le nostre campane per bisogna essere ben consapevoli che da ben altre parti suonano delle trombe. Vi dico subito che non ci sono notizie buone su quella che la strategia messa in atto dalla controparte. Ad esempio considero che la valutazione che lo IARC fa di 2B per i campi elettromagnetici non una vittoria, bens una grandissima fregatura. Io non voglio essere catastrofista; che poi si possa utilizzare tutto per impostare una battaglia che possa essere anche vincente un altro paio di maniche. Riprendendo il discorso di quel medico che dice che tanto ci adatteremo a tutto, guardate che quell'esempio non campato in aria: la filosofia, la cultura che si respira oggigiorno. Quando si parla di lotta e di ricerca contro il cancro, si sta impostando esattamente questa strategia a tutti i livelli: una strategia nata con il presidente Richard Nixon, quando nel 1971 ha impostato la famosa "guerra contro il cancro", dicendo che se si davano soldi per la ricerca contro il cancro (soldi finalizzati a due tipologie di ricerca: sull'affinamento diagnostico e sul miglioramento dei mezzi terapeutici e non altro) si doveva arrivare alla sconfitta del cancro entro il 1990. Siamo arrivati al 2000 e questa strategia completamente perdente, perdente nei fatti. Ci dicono che i tumori sono in diminuzione ma non vero. Come si fa a dire che i tumori maligni sono in diminuzione nel mondo occidentale? Facendo dei confronti sulle popolazioni standard. La popolazione standard una popolazione che non esiste, una popolazione in cui si pesano le varie fasce d'et in un certo modo: si taglia praticamente tutto quello che c' sopra i 65 anni e si fa alla svelta quindi a dire che i tumori sono in diminuzione. Poi esiste ovviamente un tumore che in diminuzione, quello polmonare nei maschi, questo non perch sia migliorata la ricerca scientifica o ci siano dei mezzi diagnostici ma semplicemente perch diminuita l'abitudine al fumo nei maschi. E' questa la grossa innovazione tecnologica! 4 Quindi, ritornando al ragionamento che fa quel medico, esprime semplicemente "l'aria che si respira" di questi tempi, perch tutti i fondi raccolti vanno a finire in ricerche che hanno come filosofia quella di adattare l'uomo ad un ambiente sempre pi degradato, alle brutte facendogli venire le branchie per tornare nell'acqua, sempre che l'inquinamento dell'acqua sia pi accettabile di quello dell'aria. C' poco da ridere. Un'altra problematica venuta fuori in questa discussione il problema dei controlli. Qui si tratta di ritardo culturale italiano veramente pazzesco. Noi abbiamo diviso nel 1993 la Sanit separando la Salute dall'Ambiente, facendo un'operazione culturale tutta in perdita, su questo bisogna essere chiari. Paradossalmente, 2 anni prima, negli Stati Uniti era stato creato l'Istituto Nazionale sulla Salute dell'Ambiente, istituzione pubblica che per non ha funzioni di controllo (essendo stati eliminati i controlli dall'amministrazione Reagan, dopo che l'amministrazione Carter li aveva potenziati; stato eliminato anche l'Ispettorato del Lavoro Federale). Mentre gli Stati Uniti rendendosi conto del problema sanitario in campo ambientale facevano nascere le agenzie ambientali, come l'Agenzia Ambientale Federale, che tra l'altro funziona relativamente bene con tutti i limiti politici che ci sono, noi in Italia invece, che avevamo una normativa anche pi avanzata, quella della riforma sanitaria del 1978, facevamo passi indietro separando salute e ambiente. Ancora sul problema dei controlli: se io chiedo alla mia Usl di dotarmi di strumentazione per la misurazione dei campi elettromagnetici, mi sento rispondere di rivolgermi all'Arpa, l'Arpa di Pistoia non la possiede, quelle di Livorno e di Firenze l'hanno, ma con liste di attesa di due anni. Questi sono dati reali. Perch l'unica struttura pubblica dove si deve risparmiare quella sui controlli. Nessuno si scandalizza nel nostro paese che il diritto alla propriet (non un diritto costituzionale, mentre quello alla salute lo ) abbia come difensore sei o sette polizie, mentre sembra normale che per tutelare l'ambiente, oltre all'Usl e all'Arpa, non ci possono essere strutture adeguatamente competenti. Non parliamo delle guardie ecologiche volontarie, che secondo me non combinano niente, perch ci vogliono professionisti per fare queste cose, e tra l'altro ci vogliono controlli incrociati. Per quanto riguarda la pubblica sicurezza non c' mai una polizia unica, ce ne sono almeno due (in Italia la polizia e i carabinieri, in Francia la gendarmeria e la polizia), semplicemente per scongiurare il monopolio dei controlli. La stupidaggine invece che passata nelle teste dei nostri politici ( che per altro frutto invece di una strategia ben precisa, bisognerebbe ricostruirla ma non mi sembra oggi il caso) quella di azzerare la possibilit di controlli incrociati. C' stato un caso eclatante in Toscana, invito tutti a rifletterci, il caso dell'inquinamento del fiume Merse. Questo fiume era pulitissimo, quello del mulino bianco della pubblicit per intendersi, ed stato inquinato da industrie del gruppo Eni. Questo inquinamento stato tirato fuori dalla volont personale di due o tre 5 persone, cittadini, che hanno sbugiardato i dati falsi dell'Agenzia Regionale Toscana. C' stata anche una querela. Quindi attenzione, sul discorso dei controlli. Anche qui c' una responsabilit ben precisa, perch non ci sono solo i luoghi di lavoro ma anche i luoghi di vita, dove non vedo perch io, che ho compiti di polizia amministrativa, non debba avere un laboratorio di cui possa fidarmi, e debba utilizzare un laboratorio invece di cui io non ho la possibilit di controllare perlomeno la filiera o l'affidabilit. Riguardo al problema dei dati per l'indagine epidemiologica, mi sento di poter fare una proposta intermedia, quella del registro tumori su base regionale, che sarebbe un piccolo passo avanti. Il mio assessore regionale, della Toscana, mi sembra che l'abbia recepita positivamente. Sembra infatti abbastanza inconcepibile che si facciano registri tumori di province mentre bisognerebbe farli regionali, come accade tra l'altro gi in Piemonte. In tal modo si migliorerebbe la qualit del dato, quando si parla di cancro, e si darebbero strumenti gestionali di governo a chi gestisce la sanit, perch si danno sicuramente dati pi affidabili di quelli che sono i dati che vengono fuori dai certificati di morte. Andando al sodo, vorrei parlare delle strategie in campo che ci sono per quanto riguarda soprattutto uno degli effetti pi interessanti dei campi elettromagnetici, non dimenticando per che i campi elettromagnetici hanno anche altri effetti. Quelli che hanno riferimento normativo sono gli effetti termici, vale a dire quanto soprattutto le alte frequenze possono causare prima di riscaldare un tessuto: ci sono veli cronici, cataratta, disturbo del sonno e soprattutto i rischi cancerogeni a bassa ed alta frequenza. Nella normazione di un cancerogeno fisico ci siamo comportati storicamente in modo diverso rispetto a quelle che sono le norme di un cancerogeno chimico. Vedremo le differenze. Intanto, qual la storia della norma sul cancerogeno fisico? In modo un po' suggestivo l'ho definita "l'eredit avvelenata dell'energia atomica", perch collegata alla nascita dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, che ora va molto di moda per i controlli nel Nord Corea e nell'Iraq. Questa nasce dopo l'OMS, nel 1956, ed ha come mandato quello di promuovere l'industria nucleare ai fini pacifici. C' un contrasto l'anno dopo, nel 1957, con l'OMS, e purtroppo nell'accordo che viene fatto nel 1959 l'OMS rinuncia al suo ruolo di valutazione degli effetti sulle radiazioni nucleari. Non a caso la prima valutazione che viene fatta sulle radiazioni nucleari quella sull'uranio impoverito due anni fa. Da allora l'OMS non si mai pi occupata di radiazione nucleare. Non ozioso fare un discorso del genere, perch quando si parla di campi elettromagnetici il modello mutuato quello dell'energia nucleare. Si tratta in ogni caso di radiazioni, anche se molto diverse. Vediamo quali erano i criteri di protezione sanitaria in campo di radiazioni nucleari, che sono stati fissati, vi ricordo, non da strutture sanitarie ma aziendali, si potrebbe dire brutalmente, perch l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica ha come finalit la promozione dell'energia nucleare. Questo cosa ci dice in pratica? Che viene permessa l'esposizione sia della popolazione che dei lavoratori ad un cancerogeno. Questo il criterio di massima che sempre stato sancito dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica. Tra l'altro 6 si permette un'esposizione professionale che abbastanza superiore a quella della popolazione in generale. Ci sono delle giustificazioni a questi criteri, perch si pensa che tutto sommato abbiamo uno scarso numero di esposti. Gli esposti della popolazione per quanto riguarda queste radiazioni sono coloro che abitano in prossimit delle centrali atomiche o di trattamento per quanto riguarda i combustibili. C' poi il problema dell'esposizione di eventuali gruppi di individui particolarmente sensibili e l'eventuale esposizione combinata di pi fattori di rischio. Sono argomenti di cui ha gi parlato Soffritti: esiste una fascia di popolazione, dal 5 al 16 %, che estremamente sensibile ai cancerogeni perch ha meccanismi di riparazione del Dna alterati, ed molto difficile dare in questi casi un qualsiasi valore limite. I criteri per stabilire i limiti dei campi elettromagnetici sono stati ripresi dai criteri per le radiazioni nucleari, infatti anche qui per i campi elettromagnetici a bassa frequenza si considera che abbiamo ugualmente uno scarso numero di esposti tra la popolazione in generale, a parte l'esposizione professionale. E' un argomento controverso perch ci sono tutta una serie di fonti che sono poco normate. Per i campi elettromagnetici ad alta frequenza abbiamo al contrario un alto numero di esposti per ora solo volontari, vale a dire gli utilizzatori dei cellulari, per involontari nel futuro grazie al decreto Gasparri. Sulle differenze biologiche tra reazione nucleare e campi elettromagnetici, i secondi sono probabilmente dei deboli cancerogeni perch non hanno, come le radiazioni ionizzanti, ossia le radiazioni nucleari per intendersi, un danno diretto sul Dna, sul nostro codice genetico. Probabilmente il meccanismo d'azione molto pi complicato, quindi anche pi difficilmente valutabile. Ci sono alcune critiche da fare, come la mistificazione di quell'organismo pseudoindipendente, citato dal decreto Gasparri. L'Incrip, nata sul calco dello stesso organismo che c' per le radiazioni nucleari, un'associazione tra vari esperti, non particolarmente del campo sanitario o che si occupano di protezione, ma soprattutto fisici e ingegneri nucleari. La finalit di questo organismo non la protezione dei lavoratori o della popolazione ma la promozione della tecnologia dei campi elettromagnetici. E' un po' come far fare certe valutazioni alla controparte. Importante poi la differenza tra possibili e probabili cancerogeni. In una pubblicazione dell'Istituto Superiore di Sanit del 2001 Lagorio e Salvan facevano un'affermazione abbastanza ingenua se non disarmante, sostenendo che le evidenze epidemiologiche relative alla possibile associazione tra campi elettromagnetici a 50 herz ed il rischio leucemie infantili, apparse abbastanza consistenti nella seconda met degli anni novanta, sono state indebolite dai risultati scientifici pi recenti. Questa affermazione falsa. In effetti sono state demolite le affermazioni dell'evidenza scientifica sulle radiazioni non ionizzanti come cancerogeni, ma non dai risultati scientifici pi recenti, bens da una campagna messa in atto in modo molto intelligente per far spostare la classificazione di questi campi elettromagnetici, che nei primi anni novanta erano stati classificati dall'Istituto Superiore di Sanit come probabili cancerogeni, a possibili cancerogeni. 7 Non una differenza da poco questa, perch il probabile cancerogeno, da un punto di vista anche normativo, di fatto un cancerogeno. Il possibile cancerogeno invece un limbo, un'arma molto pi debole rispetto al probabile cancerogeno. A questo proposito cito un episodio interessante per vedere come anche degli studiosi seri si salvano l'anima o almeno credono di farlo. Il direttore di quell'organismo suddetto nato nel 1991 negli Stati Uniti per studiare i rapporti tra salute e ambiente in un'affermazione al Congresso degli Stati Uniti nel giugno del 1999 si esprime cos: . Questa motivazione all'origine era pi lunga ed io l'ho riassunta. Il senso questo, dice chiaramente che ci sarebbero prove scientifiche per quanto riguarda le leucemie infantili e tumori professionali, per purtroppo mancano le prove sugli animali. Come se la normativa dovesse tutelare gli animali, paradossalmente. Gli esperti, invece, del National Royal Protection Board inglese, l'ente di protezione radiologica inglese, presieduta da un illustrissimo epidemiologo, dicono: . Si salvano sulla "chiara evidenza" ma si entra nell'opinabile con questi termini. Da questi precedenti scaturisce il recentissimo volume numero 80 delle monografie dello IARC, che definisce i campi magnetici a bassissima frequenza come possibili cancerogeni per l'uomo. Lo IARC una struttura dell'OMS con sede a Lione, ed l'agenzia internazionale pi prestigiosa per quanto riguarda le classificazioni dei cancerogeni. Sintetizzando qui si classificano i cancerogeni in 4 gruppi. Per il primo gruppo si definiscono le "sostanze cancerogene; stata stabilita una relazione causale tra l'esposizione dell'uomo ed il tumore". Nel secondo gruppo ci sono 2 sostanze, una con probabile ed una con possibile azione cancerogena negli uomini. Il gruppo 2a definisce"sostanze a probabile azione cancerogena nell'uomo; stata osservata un'associazione positiva tra esposizione e tumori per la quale credibile l'associazione causale, nel contempo non possono essere esclusi con ragionevole sicurezza effetti del caso, di preselezione o altri elementi di incertezza, e a una tale situazione si associano dati sufficienti di cancerogenicit per gli animali da esperimento". Vengono usati termini opinabili come "credibile" oppure "ragionevole sicurezza" che non hanno molto senso in 8 termini scientifici. Invece il gruppo 2b definisce "sostanze a possibile azione cancerogena nell'uomo; esistono prove sufficienti di cancerogenicit negli animali non accompagnate da dati adeguati di induzione di tumori nell'uomo considerato esposto". Poi ci sono il terzo gruppo, "sostanze non classificabili per la loro cancerogenicit dell'uomo" e il quarto "probabilmente non cancerogeni per l'uomo". Vorrei ricordare ancora due significative affermazioni fatte due anni fa, ad un convegno a Bologna sui campi elettromagnetici, da un tale dottor Repacioli, persona abbastanza importante visto che stato nominato dall'attuale direttore generale dell'OMS come coordinatore del gruppo di lavoro sugli inquinanti ambientali. Tra l'altro ho notato anche che le sue affermazioni, riportate dagli abstract della conferenza, sono state poi abbastanza sfumate negli atti pubblicati. Questo studioso, nell'ambito di un discorso sulla protezione del pubblico dai campi elettromagnetici, ad un certo punto dice:

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