2020 02 28 AMBIENTEVENEZIA NOTIZIE - Inquinamento atmosferico -e altre notizie

Feb 28, 2020 | | Category: Other |   | Views: 14 | Likes: 1

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INQUINAMENTO ATMOSFERICO E SALUTE AmbienteVenezia e il Comitato NOGrandiNavi da anni si interessano alle problematiche relative all’inquinamento atmosferico e le ricadute sulla salute dei cittadini e i danni all’ambiente in generale; molti sono i dossier e gli approfondimenti fatti in questi anni legati all’inquinamento prodotto dal traffico navale portuale e dal traffico acqueo in generale. Ieri abbiamo appreso che l’Università Ca’ Foscari di Venezia ha comunicati i risultati di una nuova ricerca sulle polveri ultrasottili collegate al traffico marittimo ed acqueo posizionando strumenti all’interno della Centralina di Sacca Fisola una stazione di monitoraggio che ARPAV definisce localizzata per misurare l’inquinamento di fondo urbano Centralina che è posizionata dove i venti soffiano in prevalenza in direzione contraria al canale della Giudecca e alla Stazione Marittima e non può quindi essere usata per rilevare l’inquinamento da traffico navale ed acqueo in generale! Da sempre contestiamo l’utilizzo improprio di questa centralina e lo abbiamo denunciato più volte alla magistratura, a tutti gli enti competenti e anche al Parlamento Europeo che ha aperto un’indagine per verificare eventuali infrazioni alle direttive europee. Evidenziamo che i risultati dello studio APICE del 2011 sulle polveri PM2,5 si rileva che nel territorio del Comune di Venezia le emissioni delle navi mercantili con quelle delle navi passeggeri (19+12= 31% totale Porto) e il traffico acqueo di mezzi di trasporto pubblici e privati in centro storico 14%, si ottiene un totale del 45 % di emissioni di polveri, misurate nelle frazioni sottili (PM 2,5). L’inquinamento prodotto in laguna tutto l’anno dal traffico di navi mercantili sembra essere stato dimenticato ed omesso dallo studio di Ca’ Foscari Inoltre sulle polveri ultrasottili siamo stati i primi a promuovere e fare indagini e rilevazioni assieme agli esperti dell’associazione tedesca NABU che dal 2016 sono state ripetute diverse volte ed hanno dato risultati veramente allarmanti che potete vedere nelle pagine successive. Risultati che sembrano contrastare con i risultati della nuova ricerca di Ca’ Foscari, ma naturalmente ci riserviamo di intervenire di nuovo quanto avremo l’opportunità di averne copia e di farla esaminare da nostri esperti di fiducia. Dalla Pagina internet dell’Università Ca’Foscari Venezia Ricerca 27/02/2020 'Nano' polveri a Venezia: il 9% viene da traffico marittimo Scienziati dell’Università Ca’ Foscari Venezia hanno completato il primo studio sulle nanoparticelle emesse dal traffico marittimo a Venezia. Secondo i risultati preliminari, tra il 7 e il 9 per cento delle nanoparticelle, con diametro inferiore a 0,1 micron (un decimillesimo di millimetro), sono dovute agli scarichi delle imbarcazioni. Questo tipo di traffico incide più per il ‘nano’ particolato che per le PM2.5 o superiore. Il dato proviene da un campionamento svolto tra agosto e novembre 2018 con una specifica apparecchiatura posizionata nella centralina ARPAV di Sacca Fisola, sul Canale della Giudecca. Il risultato contribuisce a espandere la conoscenza scientifica sull’inquinamento atmosferico a Venezia, una delle città più colpite in Italia dal fenomeno dello smog. Studi precedenti avevano già dimostrato che l'impatto del traffico marittimo aumenta al diminuire della dimensione delle particelle, ma erano stati effettuati pochi studi e limitati al massimo a 1 micron di dimensione. Le nanoparticelle, invece, possono penetrare più in profondità nell’apparato respiratorio, con possibili conseguenze più dannose sulla salute. “Ci siamo chiesti quanto del particolato inferiore al micron fosse dovuto alla presenza delle navi nella nostra città - spiega Elena Gregoris, ricercatrice di Chimica analitica - confermando che il traffico marittimo incide più con nanoparticelle che con quelle più grandi e calcolando il contributo: mentre le nanoparticelle ‘navali’ arrivano al 9% del totale, per dimensioni superiori non si supera il 3 per cento”. La ricerca è stata possibile grazie al programma Interreg Italia-Croazia e fa parte delle attività del progetto ECOMOBILITY, appena concluso, finanziato con 830mila euro e coordinato da Ca’ Foscari. La dimensione transfrontaliera del progetto ha permesso un confronto con un’altra città portuale, Rijeka (Croazia), dove l’impatto da traffico navale risulta inferiore rispetto a quello misurato a Venezia. Anche nel porto croato le nanoparticelle hanno mostrato un impatto più elevato rispetto al particolato più grande: per le particelle "nano" si arriva al 2 per cento, contro lo 0,5 per cento delle particelle più grandi. L’obiettivo del progetto era promuovere la sostenibilità ambientale del trasporto stradale e navale in aree costiere, utilizzando un approccio eco-compatibile. Oltre alle analisi sull’inquinamento, il team internazionale ha sviluppato un vero e proprio strumento utile alle amministrazioni locali. "Il risultato più visibile del nostro progetto - spiega Salvatore Orlando, professore di Informatica al Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica - è l'applicazione per smartphone EcoMobility. Si tratta di un'applicazione per smartphones ed altri dispositivi portatili che permette ai cittadini sia di avere informazioni real-time sull'inquinamento della città, che di pianificare viaggi ecologici." L’app è disponibile tramite desktop al link web.ecomobility.dsi.unive.it. "I dati di inquinamento provengono dalle centraline ARPAV e non sono utilizzati solo per l'applicazione - aggiunge Andrea Gambaro, professore di Chimica analitica e coordinatore del progetto - abbiamo anche creato un sistema di supporto per i gestori del traffico urbano che ricevono degli avvisi in tempo reale, al superamento di determinate soglie di inquinamento. In questo modo gli enti preposti possono intervenire preventivamente per evitare il sovrainquinamento". Al progetto hanno partecipato anche l'Università e la municipalità di Rijeka in Croazia, Regione del Veneto e l'Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Isac) in Italia. RILEVAZIONI INQUINAMENTO ATMOSFERICO DA POLVERI ULTRASOTTILI A VENEZIA CENTRO STORICO DERIVANTI DA TRAFFICO ACQUEO – NAVI E IMBARCAZIONI MOTORI PUBBLICHE E PRIVATE ESTRATTO RELATIVO DA DOCUMENTO PRESENTATO NELLA Conferenza Stampa di Martedì 19 aprile 2016 dalle ore 10.45 alle ore 11.45 Sala del Consiglio - Sede della Municipalità di Venezia a San Lorenzo – Castello 5065/i – Venezia Dal 15 al 18 aprile sono state condotte una serie di rilevazioni ed analisi, in diverse parti di Venezia, sulle polveri ultrasottili ed altri inquinanti prodotti dalle navi da crociera e da altro naviglio presente nella nostra città e nella nostra Laguna. Questi controlli sull’inquinamento atmosferico sono stati fatti da esperti indipendenti e qualificati che operano a livello europeo, in collaborazione con l’associazione ambientalista tedesca NABU , con il Comitato NOGrandiNavi e con l’associazione AmbienteVenezia I risultati vengono illustrati da: Daniel Rieger dell’associazione ambientalista tedesca NABU – responsabile del settore Politiche dei Trasporti. Axel Friedrich, esperto e consulente internazionale- ex capo divisione del settore “Ambiente e Trasporti dell’Agenzia Federale per l’Ambiente” della Germania e co fondatore dell’ICCT “Consiglio Internazionale per i Trasporti Puliti”. Giuseppe Tattara e Luciano Mazzolin del Comitato NOGrandiNavi e dell’associazione AmbienteVenezia. Silvia Galla e Barbara Warburton del Comitato NOGrandiNavi che faranno traduzione simultanea interventi COMUNICATO SU INQUINAMENTO ATMOSFERICO A VENEZIA POLVERI SOTTILI – POLVERI ULTRASOTTILI E TRAFFICO PORTUALE PREMESSA A Venezia l’emergenza ambientale da polveri sottili è ormai costante; le polveri sottili sono responsabili di diverse malattie respiratorie. Nei primi 100 giorni del 2016 nella centralina Arpav di via Tagliamento alla Gazzera–Mestre ci sono stati ben 35 superamenti dei limiti giornalieri di 50 microgrammi per metro cubo d’aria per le polveri sottili PM10; la centralina Arpav di Sacca Fisola a Venezia ha rilevato 25 superamenti dei limiti giornalieri. Nel 2015 la centralina Arpav di via Tagliamento alla Gazzera–Mestre ha registrato 84 superamenti dei limiti giornalieri; la centralina Arpav di Sacca Fisola ha registrato 69 superamenti dei limiti giornalieri. Si ricorda che i 35 superamenti dei limiti giornalieri sono quelli ammessi in un anno intero dalle normative europee. Sull’inquinamento atmosferico da polveri in città (provocato da più cause: emissioni industriali e da centrali elettriche, da traffico aereo, da traffico navale, da traffico stradale, da riscaldamento domestico) sta indagando la Magistratura in seguito alle denunce presentate da diverse associazioni. Nella fattispecie la denuncia presentata a Venezia sul traffico portuale e da naviglio minore e la denuncia presentata a Mestre sull’ inquinamento prodotto da centrali, industria e traffico stradale. Il Consiglio Comunale di Venezia riunitosi il 25 febbraio 2016 sull’emergenza inquinamento non ha voluto approvare un piano strutturale per la riduzione delle emissioni inquinanti. Nonostante la normativa europea abbia posto un limite al PM2,5 che deve essere contenuto in 25 microgrammi per metro cubo d’aria a partire da 1.1.2015, questo inquinante non viene rilevato da ARPAV. Le rilevazioni fatte da ARPAV alla stazione di Sacca Fisola danno un’immagine distorta della situazione del centro storico perché la stazione è localizzata in luogo inidoneo, secondo i parametri della normativa europea. Su questo Ambiente Venezia ha presentato una petizione al Parlamento Europeo e una denuncia alla Procura della Repubblica. L’associazione AmbienteVenezia, che fa parte del Comitato NOGrandiNavi, riportava in un documento del 18 febbraio, dedicato all’Inquinamento atmosferico prodotto dal traffico portuale, i dati della “Relazione di sintesi sulla qualità dell’aria a Venezia e sul contributo del traffico portuale”- ARPAV - Luglio 2013 a pagina 4 troviamo la Figura 2 che è un diagramma a torta “– ripartizione % delle emissioni annuali di PM 2,5 nel Comune di Venezia (fonte: progetto APICE 2010/11)” Secondo questi dati forniti dal progetto ”Apice” risulta che il traffico di imbarcazioni e navi di tutte le stazze – mercantili, da crociera e traghetti – sono la maggiore fonte d’emissione di polveri sottili; infatti, se si sommano le emissioni delle navi mercantili con quelle delle navi passeggeri (19+12= 31% totale Porto) e il traffico delle piccole imbarcazioni in centro storico 14%, si ottiene un totale del 45 % di emissioni di polveri, misurate nelle frazioni sottili (PM 2,5), che sono insidiose e penetranti per l’organismo umano. Altre fonti di emissione delle polveri sottili sono: le centrali che producono energia elettrica per il 20% ; il trasporto stradale per il 15%; le industrie per il 12%; i riscaldamenti domestici per 5%; altri trasporti per il 2%; altro per l’1%. ………. Il Comitato NOGrandiNavi, con il supporto tecnico e scientifico fornito dall’associazione ambientalista tedesca NABU dal 15 al 18 aprile, ha provveduto a fare delle misurazioni a Venezia quando erano presenti cinque navi da crociera. ……. Venezia è una delle destinazioni del crocierismo tra le più popolari in Europa, ma il numero crescente di navi che arrivano nella nostra laguna e nella nostra città sono diventate non una risorsa economica positiva, ma un grave problema. Il problema dell’inquinamento dell’aria è un problema gravissimo e necessita di un intervento politico e di regole urgenti per proteggere la nostra salute, l’ambiente e la nostra città. Daniel Rieger, responsabile della politica dei trasporti al NABU ha dichiarato: "Non è solo Venezia a soffrire per le emissioni del trasporto marittimo. Abbiamo riscontrato elevate concentrazioni di inquinanti atmosferici in molti porti di diverse città in tutto il mondo. Tuttavia, questa non è una scusa per gli operatori delle navi da crociera, che li autorizzi a procedere in modo sconsiderato. Le compagnie devono adottare combustibili basso tenore di zolfo ed installare filtri antiparticolato e catalizzatori di azoto per ridurre immediatamente la quantità di emissioni nocive al minimo. Inoltre, gli Stati membri appartenenti all’Europa come l'Italia, la Grecia, la Spagna e la Francia dovrebbero richiedere per il Mediterraneo il riconoscimento di ‘area SECA’, cioè area più controllata e in cui sia realmente in vigore l’uso dei carburanti delle navi a basso contenuto di zolfo, come già avviene per il Mare del Nord e il Mar Baltico. Ciò permetterà di migliorare sensibilmente la qualità dell'aria in tutto il Mediterraneo." L'inquinamento atmosferico prodotto dalle navi ha effetti per centinaia di chilometri verso l'interno dalle coste. Gli inquinanti atmosferici dei motori diesel come particolato, fuliggine, zolfo e ossidi di azoto danneggiano la salute umana, l'ambiente e il clima. Il particolato emesso dai motori diesel è riconosciuto dall’Organizzazione mondiale della sanità come elemento cancerogeno di primo grado. Dati della Commissione Europea confermano che 50.000 persone muoiono prematuramente ogni anno in Europa a causa dell'inquinamento atmosferico prodotto dal settore del trasporto marittimo. Morti che potrebbero essere prevenute ed evitate se si applicassero le tecnologie che sono già disponibili e fossero adottate le misure adeguate per risolvere il problema dell’inquinamento atmosferico. NELLE PAGINE SUCCESSIVE TROVATE RISULTATI DELLE RILEVAZIONI Inquinamento atmosferico –polveri ultrasottili da navi e imbarcazioni minori a Venezia – Panoramica dei dati misurati ( Dal 16 al 18 aprile 2016) Particle number/cm3 Numero particelle/cm3 Event 1.000 – 2.000 “clean air” – parametri di un’aria pulita 6.000 – 7.000 la concentrazione media di fondo a Venezia 10.000 – 20.000 parametri di una strada principale con traffico intenso 32.800 media – max 97.600 Canal Grande –Ponte degli Scalzi – vicino Stazione FS 81.400 Canal Grande – Vicino Ponte di Rialto 30.700 Interno Pontile ACTV - Zattere 26.800 media – max 210.00 (incrociando nave da crociera) Viaggio in imbarcazione ACTV linea 5.2 150.000 rilevazione massima nave da crociera “MSC Musica al Ponte Longo/Zattere - Canale della Giudecca 133.000 Rilevazione al passaggio delle nave “MSC Musica” Ponte Arsenale – Riva 7 Martiri – Bacino San Marco Measurement devices - apparecchi usati per le misurazioni 1. TSI P-Trak 8285 (Particle counter that counts concentration of ultra-fine particles) 2. MAXDOAS (portable spectrometer that checks the quality of marine fuels from far distance - spettrometro portatile che controlla la qualità dei combustibili per uso marittimo da molto lontano) 3. PM2.5 detector (detects fine particles that have a smaller diameter than 2.5 micrometers) axel.friedrich.berlin@gmail.com 18 aprile 2016- Rilevazioni dalla sommità del Ponte degli Scalzi- vicino stazione alla mattina – media 32.800, max. 97.600. axel.friedrich.berlin@gmail.com Rilevazioni in Canal Grande vicino Ponte di Rialto 81.400 particelle per cm3 All’interno del pontile ACTV delle Zattere rilevazione 30.700 axel.friedrich.berlin@gmail.com Viaggio in mezzo ACTV linea 52 il 18 aprile 2016 rilevazione media 26.800, rilevazione massima 210.000. I picchi più alti si registrano quando il motoscafo dell’ACTV incrocia lungo il suo percorso una nave da crociera Misurazioni quando passa la nave da crociera “MSC Musica” alle Zattere Canale della Giudecca – 150.000 particelle per cm3 Ponte Arsenale – riva Sette Martiri passaggio nave da Crociera MSC Musica 133.000 axel.friedrich.berlin@gmail.com Foto conferenza stampa in Municipalità di Venezia il 19 aprile 2016 For further information please see also: NABU background paper on air pollution measurements in ports and at cruise terminals: https://en.nabu.de/issues/traffic/air-testing.html NABU background paper on air pollution from cruise ships: www.NABU.de/ships Per eventuali contatti ed informazioni: Daniel Rieger Referent Verkehrspolitik/ Transport Policy Officer – NABU – e- mail Daniel.Rieger@nabu.de NABU - Bundesgeschäftsstelle – Charitéstraße 3 – 10117 Berlin – Tel. +49 (0)30.28 49 84-19 27 Mobil +49 (0)174.18 41 313 Fax +49 (0)30.28 49 84-39 27 Axel Friedrich e- mail axel.friedrich.berlin@gmail.com AmbienteVenezia ---e-mail ambiente.venezia@libero.it facebook AmbienteVenezia (gruppo pubblico) Comitato NOGrandiNavi – Laguna Bene Comune facebook Comitato Nograndinavi (comunità) Un nuovo studio canadese rivela che l'esposizione al particolato ultra-fine è associata all'incremento dei casi di tumore al cervello. La conclusione è stata raggiunta analizzando le cartelle cliniche e l'esposizione all'inquinamento atmosferico di 1.9 milione di canadesi dal 1991 al 2016. I ricercatori canadesi hanno concluso che le particelle ultra-fini dalla combustione di carburante, in particolare nei veicoli diesel, e esposizioni più elevate aumentano in modo significativo l'incidenza di questo tipo di tumore. Studi precedenti hanno dimostrato che le nanoparticelle possono penetrare nel cervello trasportando sostanze chimiche cancerogene. L'aria inquinata è associata ad altri effetti sul cervello, tra cui riduzioni rilevanti dell'intelligenza, demenza e problemi di salute mentale sia negli adulti che nei bambini. BISOGNA TENER CONTO CHE NELLE CITTA' PORTUALI E NELLE AREE COSTIERE LE POPOLAZIONI SONO COSTRETTE A RESPIRARE ANCHE QUANTITA' ENORMI DI POLVERI SOTTILI e ULTRASOTTILI EMESSE DAL TRAFFICO NAVALE e DAL TRAFFICO ACQUEO The Guardian 13 novembre 2019 https://www.theguardian.com/environment/2019/nov/13/air-pollution-particles-linked-to-brain-cancer-in-new-research Nanoparticelle di inquinamento atmosferico legate per la prima volta al cancro al cervello Esclusivo : minuscole particelle prodotte dal traffico possono invadere il cervello e trasportare agenti cancerogeni Una nuova ricerca ha collegato per la prima volta le nanoparticelle di inquinamento atmosferico al cancro del cervello. Le particelle ultrasottili (UFP) sono prodotte dalla combustione di carburante, in particolare nei veicoli diesel, e esposizioni più elevate aumentano significativamente le possibilità delle persone di contrarre il cancro mortale. Precedenti lavori hanno dimostrato che le nanoparticelle possono penetrare nel cervello e che possono trasportare sostanze chimiche cancerogene. I tumori cerebrali sono rari e gli scienziati hanno calcolato che un aumento dell'esposizione all'inquinamento equivale all'incirca allo spostamento da una tranquilla strada cittadina a una trafficata porta a un ulteriore caso di cancro al cervello ogni 100.000 persone esposte. "I rischi ambientali come l'inquinamento atmosferico non sono di grandi dimensioni - la loro importanza viene perché tutti nella popolazione sono esposti", ha detto Scott Weichenthal, della McGill University in Canada, che ha guidato lo studio. “Quindi, quando moltiplichi questi piccoli rischi per molte persone, all'improvviso ci possono essere molti casi. In una grande città, potrebbe essere un numero significativo, soprattutto se si considera che questi tumori sono spesso fatali. " La ricerca ha analizzato le cartelle cliniche e l'esposizione all'inquinamento di 1,9 milioni di canadesi adulti dal 1991 al 2016. Studi così ampi forniscono prove evidenti, sebbene non un nesso causale. Weichenthal ha affermato che la correlazione osservata tra tumore al cervello e nanoparticelle era "sorprendentemente coerente", ma poiché si tratta del primo studio, è importante che altri ricercatori lo replichino. La scoperta di abbondanti nanoparticelle tossiche dall'inquinamento atmosferico nel cervello umano è stata fatta nel 2016. Una revisione globale all'inizio del 2019 ha concluso che l'inquinamento atmosferico potrebbe danneggiare ogni organo e praticamente ogni cellula del corpo umano. L'aria tossica è stata collegata ad altri effetti sul cervello, tra cui enormi riduzioni dell'intelligenza , della demenza e dei problemi di salute mentale sia negli adulti che nei bambini. L'Organizzazione mondiale della sanità afferma che l'inquinamento atmosferico è una " silenziosa emergenza sanitaria pubblica ". Il nuovo studio, pubblicato sulla rivista Epidemiology , ha scoperto che un aumento di un anno dell'esposizione all'inquinamento di 10.000 nanoparticelle per centimetro cubo - la differenza approssimativa tra strade tranquille e trafficate della città - ha aumentato il rischio di cancro al cervello di oltre il 10%. I livelli di inquinamento nelle città studiate - Toronto e Montreal - variavano da 6.000 / cm3 a 97.000 / cm3. Weichenthal ha affermato che le persone che vivono con un inquinamento di 50.000 / cm3 hanno un rischio del 50% più alto di cancro al cervello rispetto a quelle che vivono con 15.000 / cm3. "Penso che [Toronto e Montreal] siano tipiche delle principali città", ha detto. "Non mi aspetto che le nanoparticelle siano meno dannose altrove". L'analisi dei ricercatori ha tenuto conto di fattori quali reddito, fumo e obesità e se le persone si trasferissero. "Non sappiamo molto sulle cause dei tumori cerebrali, quindi tutti i fattori ambientali che possiamo identificare sono utili per aumentare la comprensione", ha detto Weichenthal. Il team aveva dati sull'inquinamento atmosferico solo per il periodo più recente dello studio e ha ipotizzato che le differenze tra strade e quartieri diversi fossero le stesse in passato. "Riteniamo che ciò sia ragionevole perché le principali autostrade non si muovono", ha detto. Il prof. Jordi Sunyer, dell'Istituto di Barcellona per la salute globale in Spagna, che non è stato coinvolto nella nuova ricerca, ha dichiarato: “Questo è un risultato importante, dato che gli UFP sono emessi direttamente dalle auto a combustione e diversi studi sugli animali hanno dimostrato che gli UFP potrebbero essere più tossico delle particelle più grandi. " La prof.ssa Barbara Maher, dell'Università di Lancaster, nel Regno Unito, ha affermato che le nanoparticelle ricche di ferro dovute all'inquinamento da traffico potrebbero essere cancerogene e quindi una plausibile possibile causa di cancro al cervello. Ha detto che le nanoparticelle non erano regolate e raramente venivano misurate. La ricerca ha utilizzato medie triennali dei livelli di nanoparticelle, ma Maher ha affermato che comprendere l'impatto sulla salute dell'esposizione ripetuta a picchi di breve durata è fondamentale: “Abbiamo misurato queste scuole esterne al Regno Unito, dove il numero di particelle UFP supera regolarmente 150.000 per cubo centimetro d'aria del parco giochi. " Weichenthal ha detto di aver evitato strade fortemente inquinate quando si cammina e si va in bicicletta. “A livello individuale, è sempre una buona idea ridurre la tua esposizione agli inquinanti. Ma le azioni più importanti sono a livello normativo, dove è possibile intraprendere azioni che riducono l'esposizione di tutti - è qui che si ottengono i vantaggi reali. " In che modo l'inquinamento atmosferico influisce sul corpo umano? L'inquinamento atmosferico è stato descritto come il "nuovo tabacco" dal capo dell'Organizzazione mondiale della sanità. Oltre il 90% della popolazione mondiale soffre di aria tossica e la ricerca sta rivelando sempre più i profondi impatti sulla salute delle persone, in particolare dei bambini. I corpi in via di sviluppo di bambini e neonati sono maggiormente esposti all'aria tossica, con 300 milioni di persone che vivono in luoghi in cui i fumi tossici sono sei volte superiori alle linee guida internazionali. Una revisione globale completa ha scoperto che l'inquinamento atmosferico può danneggiare ogni organo e praticamente ogni cellula del corpo umano . Causa problemi da malattie cardiache e polmonari al diabete e alla demenza e da problemi al fegato e al cancro della vescica alle ossa fragili e alla pelle danneggiata. Il danno sistemico è il risultato di agenti inquinanti che causano infiammazioni che poi si inondano attraverso il corpo e da particelle ultrafini trasportate intorno al corpo dal flusso sanguigno. Uno studio canadese ha recentemente collegato per la prima volta le nanoparticelle di inquinamento atmosferico al cancro del cervello Nel Regno Unito, mentre le morti attribuite all'inquinamento atmosferico si sono dimezzate negli ultimi quattro decenni, la maggior parte delle aree urbane presenta livelli illegali di inquinamento atmosferico. Una morte su 20 nel Regno Unito è ancora attribuibile al solo inquinamento da piccole particelle . Damian Carrington , direttore dell'ambiente - The Guardian Su questi argomenti ecco quello che l’associazione AmbienteVenezia propone da anni all’interno del documento “Ecco la Città ed il Territorio che vogliamo” Riportiamo solo le parti relative a traffico portuale e Porto Marghera L’attività e lo sviluppo portuale – A livello nazionale – 1) E’ importante aderire alla campagna internazionale “Facciamo Respirare il Mediterraneo” che si propone di ottenere dagli stati membri europei che si affacciano sul Mediterraneo (Italia, Grecia, Spagna, Francia) la designazione delle loro acque nazionali e l’intero Mediterraneo “Zona controllata per le emissioni di zolfo” (area SECA) adottando le normative e i limiti imposti a livello internazionale per queste aree. Il 25 giugno 2018 e il 3 maggio 2019 diverse associazioni e comitati ed associazioni di Città Portuali Italiane hanno scritto al nuovo Ministro dell’Ambiente perché addotti misure nazionali urgenti per proteggere le popolazioni che vivono nelle città portuali e nelle aree costiere . 2) I porti italiani dovranno seguire l’esempio di alcuni porti virtuosi che in diverse parti del mondo si stanno radicalmente trasformando per diventare sempre più ecocompatibili (Porto di Los Angeles e alcuni porti del nord Europa) ;  Diversi porti hanno introdotto incentivi economici e sconti sulle tasse portuali alle navi “pulite” che si sono dotate di motori di nuova generazione e/o di tecnologia antiinquinamento, o che utilizzano carburanti puliti.  In diversi porti si è intervenuto installando sistemi ecologici di produzione di energia elettrica: turbine eoliche, pannelli solari, correnti di marea e onde….  Diversi porti hanno realizzato sistemi di fornitura di energia elettrica da terra o da chiatta alle navi in fase di ormeggio. L’energia elettrica fornita alle navi è prodotta con sistemi ecologici.  In diversi porti le varie attività in terra ed in acqua vengono fatte con mezzi elettrici (gru, carrelli elevatori, camion, rimorchiatori) e le batterie vengono caricate con pannelli solari e turbine eoliche. A livello locale – Navi da crociera, petroliere, porta containers, molte delle quali con stazze già incompatibili con la Laguna, diventeranno sempre più grandi e non possono più attraversarla perché richiedono lo scavo di canali che aumenteranno l’erosione e distruggono la morfologia dei fondali. In un quadro di differenziazione portuale delle tre bocche ( Lido passeggeri; Malamocco commerciale, traghetti; Chioggia pescherecci ) è auspicabile la realizzazione di un sistema di strutture a mare con basso impatto ambientale per quelle navi che richiederebbero profondità di canali incompatibile con l’equilibrio lagunare: Fuori della Laguna nella bocca di porto del Lido (oltre le paratoie del MOSE) un apposito terminal passeggeri (l’unico progetto che ha ottenuto parere positivo dalla commissione tecnica VIA il 25 novembre 2016; il progetto incomprensibilmente bloccato dall’ex Ministro Delrio, è ancora fermo al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, deve essere sbloccato e completare l’iter burocratico previsto dalla legge) A tutte le attività portuali e navali all’interno e in prossimità della Laguna di Venezia devono essere imposti ed applicati standard e requisiti ambientali di massima garanzia. Deve essere imposto a tutte le navi che entrano in Laguna (in tutte le varie fasi di movimento, transito e ormeggio) l’obbligo di utilizzare carburante con contenuti di zolfo inferiore allo 0,1% e l’obbligo di utilizzare le migliori tecnologie per ridurre al massimo la produzione ed emissione di inquinanti (filtri, catalizzatori, motori di nuova generazione che utilizzano combustibili “puliti”; devono essere imposte rilevazioni e controlli a bocca di Fumaiolo per tutti gli inquinanti emessi;. Le banchine portuali dovranno essere attrezzate per la fornitura di energia elettrica da terra per le navi in fase di ormeggio; deve essere predisposta una nuova rete di centraline per la rilevazione dell’inquinamento atmosferico nell’area Lagunare e a Venezia centro storico. Per il restante traffico acqueo pubblico e privato si chiede :  che tutti i mezzi acquei circolanti in laguna e in città, partendo da quelli collegati al settore della crocieristica e al settore del Turismo, utilizzino le migliori tecnologie antiinquinamento attualmente a disposizione, come filtri antiparticolato o sistemi catalitici per riduzione delle emissioni; esistono poi una vasta gamma di motori marini di nuova generazione poco inquinanti (ibridi, elettrici, a gnl);  la rottamazione dei mezzi pubblici e privati più inquinanti dedicati al trasporto collettivo, con contributi pubblici per la riconversione. Porto Marghera Riconversione produttiva e bonifica dei suoli di Porto Marghera, per insediarvi attività veramente eco-compatibili. Bisogna cambiare modelli e sistemi produttivi:  messa al bando dei cicli produttivi che utilizzano e producono prodotti cancerogeni e genotossici,  riduzione al minimo e superamento dei cicli produttivi e stoccaggi rientranti nelle “Direttive Seveso”,  Incentivazioni ed agevolazioni per attività ecocompatibili rientranti nel settore della “Green Economy”  Riduzione al minimo e superamento dell’incenerimento dei rifiuti; privilegiando azioni, metodologie e tecnologie miranti alla riduzione dei rifiuti e imballaggi all’origine e potenziando al massimo la selezione, recupero e riutilizzo.  Riduzione al minimo e superamento del sistema di produzione di energia elettrica derivante da carbone e derivati del petrolio; privilegiando la produzione di energia veramente pulita derivante da: solare termico, fotovoltaico, geotermico, eolico e uso delle correnti e onde marine.  Incentivazione e agevolazioni per attività relative alle bonifiche, al restauro e difesa del territorio, della laguna e della città storica. Deve essere completato il sistema di messa in sicurezza dell’area di Porto Marghera completando le banchine di contenimento delle acque sotterranee contaminate che altrimenti continuano ad andare in Laguna.  Tutti i lavoratori coinvolti nelle chiusure e ristrutturazioni di impianti e cicli produttivi dovranno avere massima garanzie sul mantenimento del reddito fino al loro reinserimento in altre attività dell’area industriale. L’area industriale di Porto Marghera messa in sicurezza e bonificata avrà un ruolo strategico fondamentale per ospitare nuove attività economiche ecocompatibili e di ricerca per evitare e neutralizzare nuovo consumo di suolo con cementificazioni per progetti estremamente discutibili. COMUNICATO AmbienteVenezia e Comitato NOGrandiNavi – 22 gennaio 2019 Uno studio del ministero dell’Ambiente francese mostra come l’istituzione di un’area ECA (Emissions Control Area) nel Mediterraneo consentirebbe di salvare in Europa migliaia di vite umane ogni anno per effetto della riduzione dei livelli di particolato, ossidi di zolfo e di azoto, con milioni di euro risparmiati per i minori costi sanitari e sociali legati all’inquinamento. Area a controllo delle emissioni nel Mediterraneo (ECA), in l’Italia 500 vite salvate all’anno e risparmi fino a 2.500 milioni di euro Istituire un’Area a Controllo delle Emissioni navali (ECA) nel Mediterraneo salverebbe ogni anno, in Europa, 6000 vite umane consentendo di risparmiare da 8.1 a 14 miliardi di euro di costi sociali legati all’impatto dell’inquinamento sulla salute. Sebbene i vantaggi riguardino tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, sarebbe l’Italia ad avere il maggior beneficio: si parla di quasi 500 vite salvate ogni anno e un risparmio compreso tra i 1.200 e i 2.500 milioni di euro per minori costi sociali. Sono questi i risultati più rilevanti di uno studio, sostenuto dal Ministero dell’Ambiente francese, di cui sono co-autori Cerema, Citepa e Ineris per valutare l’impatto della creazione di un’area ECA nel Mar Mediterraneo. Il rapporto, pubblicato ieri, ha valutato il miglioramento della qualità dell'aria che deriverebbe nella regione con il passaggio a combustibili navali di migliore qualità e l’utilizzo di sistemi di abbattimento degli inquinanti. Con l’istituzione di un’area ECA nel Mediterraneo, le emissioni prodotte nel nostro mare si ridurrebbero, rispetto al 2015, del 95% quanto ad ossidi di zolfo, dell’80% quanto a particolato, del 51% quanto a black carbon e fino al 100% quanto a ossidi di azoto, migliorando in maniera significativa la qualità dell’aria specialmente nelle città di porto. “Concludiamo - scrivono i redattori del rapporto - che i benefici per la salute derivanti dall’area ECA nel Mediterraneo sono almeno tre volte superiori al costo di messa in opera dell’area”. Per le associazioni e i comitati delle diverse città italiane che aderiscono alla Campagna “Facciamo Respirare il Mediterraneo” e che hanno scritto il 25 giugno 2018 al Ministro all’Ambiente Costa chiedendo l’istituzione di un’area a controllo delle emissioni navali nel Mediterraneo e l’adozione di Misure nazionali urgenti per proteggere le popolazioni che vivono in città portuali e costiere; ribadiscono: “È necessario che il Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, faccia proprio, sostenendolo apertamente e con ogni mezzo a sua disposizione, dell’Area ECA Mediterranea. La Francia stima che si possa giungere all’attivazione entro il 2022, ma per ottenere questo risultato è essenziale un impegno attivo da parte dell’Italia. Un impegno mai manifestato nonostante i nostri ripetuti appelli, delle città portuali, dei cittadini e dei comitati di Genova, Savona, La Spezia, Livorno, Civitavecchia, Napoli, Ancona, Venezia, Trieste e altri ancora. Con il sostegno di Francia e Spagna e alla luce dei dati di questo rapporto, può l’Italia indugiare ancora?”. Nel dettaglio il rapporto contiene la previsione dell’entità della riduzione delle concentrazioni che l’istituzione dell’Area ECA nel Mediterraneo comporterebbe per i diversi inquinanti atmosferici, città per città. In particolare, fra i tanti, a Genova si avrebbe una riduzione della media annua del biossido di azoto (NO2) di ben 19 μg/m³, quasi 10 μg/m³ a Palermo e oltre 6 μg/m³ a Venezia. Rilevantissime riduzioni delle concentrazioni del biossido di azoto e PM2.5 anche a La Spezia e a Savona. Della riduzione del tenore di zolfo nei carburanti fino allo 0,1% (l’Organizzazione Marittima Internazionale ha stabilito un nuovo limite a 0,5% al 2020 a livello globale) e delle emissioni di NOX, PM10, PM2.5, NO2 e SO2, beneficerebbe tutta l’area costiera ma anche la pianura padana visto che le emissioni navali vengono trasportate per centinaia di chilometri verso l’entroterra a causa dei venti. Le emissioni marittime causano, ogni anno in Europa, 50.000 morti premature e costano 60 miliardi di euro solo in spese sanitarie. L'inquinamento atmosferico navale può rappresentare fino al 40% degli inquinanti nelle città costiere nel Mediterraneo. La ragione principale dell’impatto negativo sull’ambiente è l'uso di un olio combustibile pesante, altamente carico di zolfo, che emette particolato carbonioso, metalli pesanti, polveri sottili (primarie e secondarie) e anidride solforosa. Le Associazioni e i comitati Italiani concludono: “Serve un’azione immediata per proteggere i cittadini. Perché il Governo si attivi in tal senso, chiediamo ai Sindaci delle città portuali che non l’hanno già fatto, alle Regioni che si affacciano sul mare, e ad altre istituzioni, fare un appello al Governo perché si impegni su questo tema.” Ambiente Venezia; Comitato NOGrandiNavi; We Are Here Venice; Savona Porto Elettrico; Comitato Tutela Ambientale Genova Centro-Ovest; Spezia Via dal Carbone; Comitato Livorno Porto Pulito; Forum Ambientalista - Civitavecchia, Comitato per la Quiete Pubblica e la Vivibilità Cittadina di Napoli; Italia Nostra Ancona; Associazione ambientalista Eugenio Rosmann Monfalcone; Transport & Environment; Cittadini per l’aria onlus

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