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Mar 26, 2018 | | Category: Other |   | Views: 36 | Likes: 1

Corte di Assise d'Appello di Torino Cosa diranno gli avvocati in difesa di Carlo Cogliati e Salvatore Boncoraglio Carlo Cogliati Carlo Cogliati stato meritatamente il vincitore del Premio Attila Alessandria 2012. Presidente e amministratore delegato Ausimont e Solvay dal 1991 al 2003, imputato anche nel processo gemello di Bussi (Pescara) e condannato. Dice che si occupava delle vendite all'estero mentre in patria non sapeva niente di discariche e inquinamenti cancerogeni, n a Bussi n a Spinetta. Proprio lui che, fra tante rappresaglie, ha licenziato Lino Balza e Gianni Spinolo proprio per aver denunciato lo scempio ambientale di Spinetta Marengo, nonch per aver anticipato le accuse di Tangentopoli: entrambi rientrarono trionfalmente in fabbrica con sentenza in nome del popolo italiano, segno che avevano detto il vero, avevano dimostrato il dolo. Classe 1938: sono sempre stato il primo della classe si definiva, dall'asilo all'ingegneria chimica, infatti il principale imputato e contumace in aula per avvelenamento doloso e dolosa omessa bonifica nel processo in corso per la catastrofe ambientale che ha annientato la pi grande falda acquifera provinciale tramite cromo esavalente e altri 20 veleni tossici e cancerogeni, oltre ad aver inquinato del teratogeno PFOA fino alla foce del Po. A prescindere dal protettorato di Comunione e Liberazione, non poteva non vincere Cogliati il Premio Attila, avendo tra i supporters l'elevato numero di ammalati e famigliari dei deceduti, lavoratori e cittadini, a centinaia presenti come parti civili al processo dell'acqua bevuta. Senza tener conto delle ulteriori vittime in un altro processo che si aprir per l'inquinamento dell'aria respirata. Il licenziamento del "sorvegliato speciale" Balza fu il culmine dell'escalation di rappresaglie: 23 udienze in tribunale, 7 cause in pretura, 4 in appello, 2 in cassazione, tutte concluse a favore di Balza ma piene di sofferenze: cassa integrazione, tre trasferimenti, mobbing, anni di dequalificazione professionale, di inattivit assoluta, oltre ad uno stillicidio di tentati provvedimenti disciplinari e vertenze minori e, dulcis in fundo, licenziamento. Il corollario furono querele, esposti, denunce, manifestazioni, scioperi della fame, incatenamenti, chilometri di firme di solidariet, titoli su titoli in giornali e tv. Il tutto con piena conoscenza di Carlo Cogliati. Dunque dolo. Se condannato, il fantasma del grande Gianni Spinolo terr compagnia a Cogliati per i prossimi 17 anni, anche se per l'et non andr in gattabuia. Moralmente si sentir comunque un recluso a pane e acqua, acqua al cromo come quella che aveva immesso nei rubinetti delle case, e avr tutto il tempo di ripercorre i 20 faldoni di documenti e intercettazioni telefoniche che l'hanno inchiodato penalmente nel processo del secolo per Alessandria, magari prover vergogna per gli stratosferici emolumenti percepiti: pi che inversamente proporzionali alla proverbiale tirchieria aziendale soprattutto a scapito degli investimenti per l'ambiente e la salute dei lavoratori e dei cittadini. Il fantasma lo terr sveglio di notte per quei guadagni fatti sulla pelle della gente abruzzese e piemontese, anche se i risarcimenti non perverranno dalle sue tasche, risarcimenti mai in grado di risarcire morti, malattie, scempio del territorio per gli anni a venire. Il fantasma gli enumerer una per una le discariche illegittime non autorizzate n denunciate, i veleni sotterrati che ancora oggi dilavano nella falda sotterranea avvelenando i pozzi privati e l'acquedotto di Alessandria a mezzo di cromo esavalente, arsenico, antimonio, nichel, cloroformio, selenio, DDT, fluorurati, solfati, idrocarburi, metalli pesanti eccetera. Gli rammenter di aver dolosamente nascosto agli enti pubblici la reale portata degli inquinamenti tossici e cancerogeni, e fatto nulla per eliminarli o soltanto ridurli, anzi, agendo con condotte delittuose per nascondere e falsificare documenti, analisi e dati ecosanitari. Gli ripeter che non c' perdono per aver cos cagionato tumori e malattie ai lavoratori e ai cittadini, agli animali e alle piante. N pu consolare chiamare in correo gli altri imputati condannati, o gli impuniti nei decenni: politici, sindacalisti, amministratori, funzionari arpa e asl, magistrati. L'incredibile teste Oscarino Corti, in Assise ad Alessandria, ha affabulato sul tentativo di acquistare Ausimont soffiandola a Solvay. Tentativo, pensate voi, che sarebbe stato condotto da alcuni dirigenti, fra cui lui e Cogliati, pronti ad impegnare finanziariamente le proprie liquidazioni. Pensate voi, con i soldi delle liquidazioni si sarebbero comprati il Gruppo Ausimont che aveva stabilimenti in tutto il mondo. Che razza di stipendi miliardari avevano per permettersi di impegnare 1.300 miliardi di lire!? In realt, quella raccontata alla Corte di Assise, una colossale balla, di chi agiva da intermediario prestanome per conto di una cordata finanziaria e industriale che concorreva contro Solvay. Fu proprio Lino Balza/Medicina democratica a fare il nome della sconfitta americana Dow Chemical quando anticip all'opinione pubblica la notizia ancora segreta- che Ausimont era stata venduta a Solvay per appena 1,26 miliardi di euro (al lordo di 660 milioni di debiti pari a due volte il fatturato). Poco pi di un miliardo, un tozzo di pane, ma, con tutte le magagne ecologiche delle fabbriche, forse stato un prezzo congruo. Cogliati e De Laguiche sono stati contemporaneamente i primi amministratori di Solvay subentrata ad Ausimont. Carlo Cogliati stato sia presidente dell'Ausimont che della Solvay. Ma non venuto in aula a dire se ha inquinato di pi come presidente dell'Ausimont, prima del 2002, o come presidente della Solvay, dopo il 2002. L' accusa di dolo: 1) per essere gli imputati stati a conoscenza dell'esistenza di enormi discariche tossiche e cancerogene, illegittime e non autorizzate; 2) per aver omesso la manutenzione della rete idrica dello stabilimento provocando enormi dilavamenti delle sostanze inquinanti; 3) per non aver fatto il necessario per eliminare o solo ridurre l'inquinamento; 4) per aver avvelenato le falde sotterranee dentro e fuori lo stabilimento, nonch l'acquedotto di Alessandria, provocando gravi danni alla salute dei lavoratori e dei cittadini e dell'ambiente agricolo; 5) per aver direttamente somministrato acqua avvelenata a lavoratori e cittadini; 6) per aver omesso di segnalare agli enti pubblici il reale contenuto delle discariche e la reale portata dell'inquinamento sia del sito che delle falde; 7) per aver dolosamente errato e omesso e nascosto alle autorit i dati relativi alla esistenza e alla consistenza delle discariche, allo stato di contaminazione delle falde, alla omessa bonifica. Nella sua arringa in Appello, Giovanni Paolo Accinni si dimenticato di spiegare come mai Carlo Cogliati (con Boncoraglio e Guarracino) gi stato condannato per avvelenamento delle acque di falda dalla Corte d'Assise d'Appello de L'Aquila per il processo gemello di Bussi (Pescara)? Chi lo spiegher? Sassi? Sentito Accinni e in attesa di Baccaredda, prossimamente Cogliati sar appunto difeso (in contemporanea a Boncoraglio) da Carlo Sassi. Le far girare le parole come palle, un vero giocoliere delle parole. Come in primo grado, contester l'articolo 439 del codice penale: "Chiunque avvelena acque destinate all'alimentazione, prima che siano attinte o distribuite per consumo, punito con" la reclusione non inferiore a 17 anni. Contester chiunque in buona fede interpreti (www.altalex.com) che il reato si considera configurabile anche nel caso in cui le sostanze nocive siano state versate sul terreno in modo tale da contaminare pozzi contenenti acque che, dopo la necessaria clorazione, sarebbero divenute potabili, chiunque in buona fede interpreti che l'avvelenamento delle acque deve essere compiuto prima che le stesse siano state somministrate alle singole persone che le potrebbero consumare: solo cos pu dirsi tutelata la salute pubblica, diversamente si avrebbe una lesione individuale. Sassi invece ci lascer di nuovo tutti di sasso con la sua interpretazione dell'art. 439: il legislatore ha scritto "destinate" e non "destinabili". L'acqua di Alessandria in falda (una delle pi grandi del Piemonte) non avvelenata tutta e immediatamente destinata all'alimentazione. Invece "destinabile" e dunque non reato. Quando tutti i pozzi dell'acquedotto saranno chiusi, ne riparleremo. Inquinamento non avvelenamento (alla faccia della Corte d'Appello de L'Aquila), omessa bonifica non avvelenamento. Grande Sassi. Grande quando impenner il suo secondo cavallo di battaglia: la bomba ecologica della Fraschetta, il cocktail dei 21 veleni in falda, nel periodo in cui imputata Ausimont, cio dal '95 al 2002, non peggiorata rispetto a prima, dunque non c' reato di "dolo". Il peggioramento arrivato con Solvay. Solvay evidentemente ha lasciato precipitare la situazione fino ad arrivare allo scoppio del bubbone nel 2008. (Tra parentesi: prima del '95 c'era sempre Ausimont con Carlo Cogliati come presidente, e dopo il 2002 c'era sempre presidente Cogliati con Solvay). Se non sar troppo stanco dopo ore di arringa, Carlo Sassi, se la prender di nuovo con le leggi fisiche, quella di gravit per la quale l'acqua avvelenata dalle discariche come tutti i gravi tende ad andare dall'alto della falda superficiale verso il basso della falda profonda; oppure l'alto piezometrico per cui i veleni scaricati vanno su e gi (e s'allargano) quando si alza il livello di falda. Pi probabile che sia l'inquinamento sopraggiunto della Solvay? Eh s, sosterr di nuovo Sassi. Concluder la sua maratona difensiva Carlo Sassi calando l'asso dalla manica: signori giurati, se trovate un solo documento in cui Carlo Cogliati abbia di suo pugno scritto non fate accertamenti, non fate bonifiche, non fate investimenti ambientali, riducete i costi, al minimo le manutenzioni, nascondete i dati compromettenti, inquinate, ammazzateli uccideteli tutti, allora, signori giurati, condannatelo a 17 anni di reclusione, altrimenti assolvetelo con formula piena. Fino a questo punto dell'arringa, Sassi non aveva mostrato gli altri tre assi, e se questo doveva essere il quarto per fare poker: fa la figura del pi sprovveduto baro. Cogliati potrebbe avere (e li ha) tutti i difetti di questo mondo, ma sicuramente non fesso a mettere nero su bianco la realt (c' forse qualche pizzino con timbro e firma in cui Riina ordina esplicitamente di uccidere qualcuno?). Il fatto incontestabile che i cordoni della borsa di Spinetta Marengo li teneva stretti l'amministratore delegato-presidente dell'Ausimont e poi della Solvay e, per conseguire quel record inusitato di profitti, i cordoni per gli oneri ecosanitari erano strettissimi, mentre la fabbrica (al pari dei giornali) era piena di cartelloni pubblicitari firmati, questi s, di suo pugno, inneggianti alla cura dell'ambiente, e mentre licenziava coloro che sui giornali lo sbugiardavano quotidianamente sui disastri ecologici. (si veda la testimonianza di Balza in udienza). Addirittura Sassi affermer che neppure di "dolo eventuale" si pu accusare: "Cogliati non ha mai gestito lo stabilimento di Spinetta Marengo, era il direttore che decideva". I direttori non decidevano al posto suo: perch a loro Cogliati non aveva dato i soldi per riconvertire gli impianti che impestano aria suolo acqua della Fraschetta e per le bonifiche. Come direttori complici ben retribuiti sotterravano i rifiuti e nascondevano gli scheletri negli armadi (archivio Parodi, archivio Canti, archivio Pace) secondo le direttive dei responsabili, leggi Boncoraglio, PAS Protezione Ambiente Sicurezza (vedi testimonianza Balza). E' quel che si dice: disponibilit di spesa: tutta nelle mani dell'Amministratore Cogliati che con piglio padronale e assolutistico per ben tre lustri ha gestito Ausimont e poi Solvay tramite i suoi cortigiani nella catastrofe ambientale di Spinetta. Per, dir di nuovo Sassi, Cogliati nel periodo (17 mesi) in cui ha coabitato con il futuro presidente Solvay, Bernard de Laguiche, non contava pi niente. Perci il responsabile dei misfatti e delle falsificazioni scoperchiati nel 2008 altri non che il magnate belga. - Versione uno. De Laguiche, cio la multinazionale Solvay nel 2002 avrebbe a scatola chiusa comprato l'Ausimont senza sapere che era una mela marcia, neppure chiedendosi perch costava un tozzo di pane; sprovveduta ingenua stata raggirata. - Versione due. Cogliati, cio Ausimont avrebbe venduto (sprovvedutamente per un tozzo di pane) un gioiello di fabbrica ma Solvay l'ha trasformato in una mela marcia - Versione dolo. Non c' soluzione di continuit dolosa tra Ausimont e Solvay, e Cogliati appunto il regista dell'operazione nella piena consapevolezza dei due colossi chimici che la mela era marcia e bisognava tenerla nascosta per continuare a risparmiare e fare soldi. Ma no, dai, dolo?! Ma come potete pensare, sembrer dire Sassi ai giurati, che Cogliati l'abbia fatto per soldi. Se venisse in aula voi vedreste il suo aspetto di galantuomo, incapace di coltivare intimamente, psicologicamente, la perfida volont di avvelenare il prossimo che ama come se stesso. Dunque "Se manca l'elemento psicologico" dir Sassi "viene a cadere la fattispecie di dolo". Ma poi, sbotter Sassi, perch mai mi perdo in tutte queste dissertazioni difensive. Quando chiaro, a monte del mio ragionamento, che il fatto non sussiste, il reato di dolo non esiste perch non esiste avvelenamento delle acque di falda, non confondiamo contaminazione o inquinamento con avvelenamento. Ma se anche, per ipotesi puramente accademica, ci fosse stato un avvelenamento, quanto meno Carlo Cogliati non l'ha peggiorato nel suo lungo periodo regnante, ammesso e non concesso che lo conoscesse; concluder Carlo Sassi. Colpa di Solvay. Niente avvelenamento, niente morti per l'ambiente. Morti di cause naturali, di freddo come Ges Cristo. Spiegher Sassi come mai Carlo Cogliati gi stato condannato per avvelenamento delle acque di falda dalla Corte d'Assise de L'Aquila per il processo gemello di Bussi (Pescara)? Salvatore Boncoraglio Il teste Pietro Alemani, geologo, accompagnato all'udienza dalla moglie che teme che rischi un altro infarto nello sforzo di ricordare. Invano, tira fuori solo un mucchio di "non ricordo". Fa di pi. Anche se a verbale aveva al Pubblico Ministero dichiarato l'esatto contrario, cerca di scagionare l'imputato Francesco Boncoraglio, addossando tutte le malefatte a Leonardo Capogrosso. Tanto, gli avvocati gli hanno detto, non lo danneggi perch l'ex direttore non imputato per avvenuta prescrizione di reato. Messo alle strette e preso dalla foga oratoria dell'insegnante, confessa i dissensi con Boncoraglio e Capogrosso che gli avevano impedito le indagini sulle discariche che essi sapevano essere tossiche e nocive. Succedendo a Giulio Tommasi (imputato prescritto in primo grado) dopo 15 anni di onorato servizio in quel ruolo, Francesco Boncoraglio responsabile della funzione ambiente del Gruppo (PAS) dal 2000. Imputato (condannato) anche a Bussi (PE) per "strategia di impresa" concertata con il presidente Carlo Cogliati e finalizzata dolosamente ad occultare la compromessa situazione di inquinamento: il famoso "metodo Boncoraglio". Si pu dunque definire Boncoraglio, dopo Giulio Tommasi, il braccio destro dell'imputato Cogliati, al di sopra di tutti i direttori di stabilimento. Allo scopo, disponeva di tutte le informazioni sensibili, dei documenti taroccati ad uso esterno, di quelli veri da nascondere negli archivi presso la sede di Milano e gli stabilimenti (Marghera, Bussi, Spinetta ecc.). Insieme infatti sono stati dalla Corte d'Assise de L'Aquila, nel processo gemello di Bussi (Pescara), condannati per avvelenamento delle acque di falda. Chiunque sapeva (testimone Balza) che in sede a Milano esisteva un "archivio Parodi" riguardante tutti gli stabilimenti italiani. Bruno Parodi era stato promosso in quella funzione non potendo pi ricoprire incarichi operativi dopo la condanna penale subta. Andando in pensione, consegn l'archivio in custodia a Francesco Boncoraglio. Il quale lo mantenne diviso in due: al piano superiore quello innocuo, ufficiale, e quello riservato ai dirigenti nel sotterraneo, dove verr trovato blindato dai carabinieri del NOE inviati Pubblico Ministero. Ghio successivamente si ripeteva a Spinetta per gli "archivi Canti" e "archivi Pace", terrorizzando il management di stabilimento (si ascoltino le intercettazioni telefoniche ordinate sempre dal PM). Nadia Alecci l'unico difensore di sesso femminile, dunque sarebbe la pi capace. Sosterr quasi che Boncoraglio non era il responsabile del PAS Protezione Ambiente Sicurezza, la funzione pi delicata dell'Ausimont, la funzione strategica per una azienda classificata ad alto rischio chimico e di catastrofe industriale, anzi per una fabbrica con enormi criticit ambientali e sotto tiro -grazie a Lino Balza/Medicina democratica- dell'opinione pubblica. Sosterr che Boncoraglio non era il braccio operativo di Cogliati, il suo stratega ambientale, che disponeva di tutte le informazioni sensibili, delle documentazioni nascoste all'esterno. Non l'autorit sulle strategie ambientali dello stabilimento, bens era un semplice consulente al quale Cogliati elargiva un abbondante stipendio solo perch gli era simpatico, raccontava bene le barzellette e non si impicciava di ambiente. Cos Alecci scaricher le responsabilit dell'opinionista Boncoraglio in alto sul boss Cogliati e in basso sui direttori di stabilimento per delega di Leonardo Capogrosso (imputato condannato a Bussi, prescritto a Spinetta). E far il solito nome: Corrado Tartuferi. Tartuferi morto: non imputabile. Boncoraglio era stato direttore a Porto Marghera quando i pesci dell'Adriatico erano sterminati dagli scarichi dei fanghi aziendali. Al PAS era stato promosso, non per fare la sottiletta fra Cogliati e Bruno Parodi, quello del famoso archivio segreto di cui Boncoraglio "a sua insaputa" disponeva la custodia. Infatti Boncoraglio imputato (condannato) anche a Bussi ma Alecci si disperer non spiegandosi il perch. N sa spiegare perch il teste Alemani affermi che proprio Boncoraglio aveva impedito le indagini sulle discariche conoscendole tossiche e cancerogene. E non sa spiegare perch la teste Chiara Cataruzza tiri mezzo proprio Boncoraglio per quei documenti manipolati con dati falsificati e informazioni false agli Enti pubblici. Incurante che gi stato condannato dalla Corte d'Assise de L'Aquila nel processo gemello di Bussi (Pescara) per avvelenamento delle acque di falda, Alecci ripeter: mi incavolo quando sento il Pubblico ministero parlare di "metodo Boncoraglio", Salvatore va assolto con formula piena, perch la Funzione PAS non contava un'acca e non era tenuta a intervenire ammesso che avesse saputo qualcosa dell'avvelenamento: cade perci il reato di omissione insieme al dolo. L'avvocato Francesco Certonze esibir tanti cavilli quanti riccioli sulla testa. E sulla canuta testa di Boncoraglio ci mette un'aureola: inattaccabile sul piano giuridico ma anche su quello etico e morale (come dimostra la condanna di Bussi). A forza di cavillare, il giovane Certonze rischier di affibbiare di nuovo ai giurati popolari la qualifica di ignoranti: in questo complesso processo su geologia, alto piezometrico, manutenzione idrica, segnalazioni alle autorit e complicanze varie, non avete capito niente come me. E da ignorante a ignorante lancer ancora un monito intimidatorio: non siate presuntuosi a condannare, voi per primi in Italia, una industria per avvelenamento doloso. Ripeter lo slogan: non c' dolo perch non c' avvelenamento. Al massimo c' l'inquinamento. Boncoraglio non n commissivo n omissivo, n colpa n dolo. Identificando Boncoraglio con Ausimont, Certonze si avventurer di nuovo in una ampia disamina dell'innocenza di Ausimont (che in definitiva quella che gli paga la congrua parcella). Il "piano di caratterizzazione" definito da Certonze "il peccato originale dell'omessa bonifica", ovvero il piano agli Enti pubblici pieno di falsit e omissioni, non sarebbe opera di Ausimont bens di Solvay nel 2003. Invece nel 2001 Ausimont, per effetto del "decreto Ronchi", si era limitata ad una generosa tempestiva "autodenuncia" (ben conosciuta da Boncoraglio). Dunque, dice Certonze, Ausimont non era tenuta a obblighi retroattivi di bonifica perch l'avvelenamento o inquinamento o contaminazione che dir si voglia non era "permanente" ma "pregresso", causato s da Ausimont ma in periodo prescritto. Affermazione senza senso perch l'avvelenamento permanente ancora ai giorni nostri, dunque il reato ha carattere continuativo. Rimbomber nell'aula del tribunale d'Appello l'esclamazione finale di Francesco Certonze: Solvay in dieci anni di gestione non ha fatto molto di pi di quanto Ausimont aveva fatto per la bonifica gi dieci anni prima. Insomma Solvay ha peggiorato l'inquinamento. Per Bussi nessuno gli ha creduto e Boncoraglio stato condannato per avvelenamento delle acque di falda. Per maggiori dettagli: Memoria 7 marzo 2018 Corte di Assise d'Appello di Torino www.edocr.com/v/57gjyze5/bajamatase/memoria "Ambiente Delitto Perfetto" di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia , terza edizione pagg. 518.

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