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Jun 15, 2020 | | Category: Other |   | Views: 70 | Likes: 1

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Si sono i giornalisti dimenticati i titoloni anni ‘90 sulle schiume Pfoa nel Bormida che Balza denunciava non misteriose bensì made in Montedison? E i volantini CGIL del 2002 che incriminavano il Pfoa? E i nostri video dello scarico nel fiume? E i nostri esposti in procura, la campagna nazionale 2008 per l’eliminazione del Pfoa e l’allarme del sostituto C6O4? E gli esposti per l’avvelenamento del sangue dei lavoratori Solvay e degli alessandrini? E quanto abbiamo continuato a martellare sul Pfoa/C6O4 (235 articoli anche internazionali sul Sito e in Lista a 26mila utenti) anche dopo che l’Arpa si è dimenticata di farlo inserire nel famigerato Processo? E che il Veneto sta affrontando la tragedia ecosanitaria Pfoa che il Piemonte finge di non sapere? Chi ha solida memoria è invece Solvay, ma conta sulla storica complicità di Sindacati Provincia Comune Arpa Asl Regione Magistratura Giornali per tornare alla carica in “Conferenza dei servizi” (23 giugno 2020) a chiedere l’autorizzazione AIA per estensione e uso del Pfas cC6O4: essenziale per la sopravvivenza dello stabilimento di Spinetta Marengo. Se fosse vero, sarebbe bene chiuderlo. Però non è vero: anche l’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri ha individuato una ventina di composti che possono essere utilizzati in sostituzione dei famigerati Pfas (ma non ha considerato il costo). A colpi di “omissis” e “segreti industriali”, nonché di espulsioni dall’aula di Legambiente, Solvay presenta a distanza di un anno nuove integrazioni per nascondere la verità all’opinione pubblica e salvare la faccia a Provincia and company. Ovvero, tramite autorizzazione, per salvarsi il culo in tribunale. Dunque “ad uso pubblico” Solvay promette “continui miglioramenti tecnologici del progetto originale” nonché quanto- prima-campa-cavallo “il traguardo di riduzione delle emissioni” quale “ulteriore tappa di avvicinamento agli obiettivi finali” che non sarebbero emissioni zero bensì “la realizzazione di un’ulteriore sezione di abbattimento” ben inteso “nei minori tempi tecnici possibili” non tutto e subito ma “per fasi successive” fino a, mi-voglio-rovinare, fino ad “oltre il 97%” ovviamente del progetto originale, fermo restando un “opportuno smaltimento esterno (incenerimento)”. D’altronde già ora, ad insindacabile giudizio di Solvay “il livello di rischio sanitario degli scarichi nelle acque superficiali è accettabile”, al punto che sarebbero perfino eccessivi “il Contratto di consulenza sul tema ‘Rimozione, concentrazione, distruzione e/o recupero di tensioattivi anionici fluorurati da acque reflue di processo’ conferito al Politecnico di Torino e lo ‘Studio dell'efficienza tecnica della barriera idraulica e della sua adeguatezza alle migliori tecniche ed alle conoscenze disponibili’ conferito dell’Università la Sapienza di Roma”. Tanto più, dice Solvay, sarebbe esagerata l’equiparazione tra “il cancerogeno Pfoa” e “il C6O4 persistente e tossico ma in misura decisamente inferiore”. Per inciso e… sempre nel rispetto del principio di precauzione, si noti che il cancerogeno Pfoa è stato serenamente utilizzato a Spinetta per decenni, almeno fino al 2013, e il C6O4 dalla stessa data l’ha quietamente sostituito. Assodata l’innocuità della sostanza (anzi auspicabile nella fabbricazione delle mascherine anticovid) non c’era dunque motivo, secondo Solvay, di preoccuparsi a chiudere l’acquedotto di Montecastello raggiunto dal C6O4… che ha sorvolato Bormida. Ci rivedremo il prossimo 23 giugno e non sarà facile buttare fuori l’ opposizione tecnica e giuridica all’AIA ovvero fisicamente il nostro Claudio Lombardi. Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro. Con preghiera di pubblicare.

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