Termovalorizzatori

Jun 25, 2020 | | Category: Other |   | Views: 9 | Likes: 1

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Termovalorizzatori: una politica da rifiutare! Con la bocciatura del Consiglio di Stato al termovalorizzatore di "Case Passerini" di Sesto Fiorentino (FI), impianto che avrebbe dovuto bruciare i rifiuti urbani non riciclabili delle province di Firenze, Prato e Pistoia, fortemente voluto dalla giunta Rossi e osteggiato dalla cittadinanza e dal sindaco, il Comitato contro l'Inceneritore, che ha visto un’ampia partecipazione della popolazione della zona, ha finalmente vinto la sua battaglia dopo anni di lotte. Ma la Regione Toscana non ha mollato l’osso e lo scorso anno ha siglato un accordo con Alia e ENI per una “Bioraffineria” (inceneritore camuffato), dentro la raffineria di Stagno, località vicina a Livorno, facente parte del comune di Collesalvetti. Questo impianto sarebbe capace di trasformare da subito 200 mila, e in prospettiva 400 mila, tonnellate di plastiche dure non riciclabili (diossina) e CSS (combustibile solido secondario) per trarne bioetanolo. È stato presentato come un impianto unico in Italia, non inquinante che dovrebbe "bonificare" una parte della raffineria che è inserita ufficialmente nell'elenco dei SIN (siti di interesse nazionale, aree contaminate) per il costo di 250 milioni di euro. Qui iniziano i primi dubbi. Inizialmente è stato presentato come un impianto supplementare a quelli già esistenti in raffineria, che danno lavoro a 415 dipendenti diretti e circa 900 lavoratori nell'indotto. Successivamente è diventato non più un impianto a se, ma una riconversione di linee già esistenti. Che fine farebbero gli operai che lavorano su queste linee? Un’altra seria preoccupazione riguarda l’impatto ambientale. Questo impianto sarebbe “non inquinante”, ma per Rossano Ercolini del "Zero Waste Italy" che collabora coi comitati Rifiuti Zero di tutta Europa produrrebbe nella migliore delle ipotesi: “150 mila tonnellate annue di anidride carbonica; 195 mila tonnellate annue di acque reflue; 30 mila tonnellate annue di scorie solide, per un totale di 375 mila tonnellate l’anno: un mare di veleno“. Ora siccome per il PD ogni promessa è un debito (questo in campagna elettorale, poi ogni debito è una promessa pagata dai lavoratori), ci ha pensato il candidato alla poltrona di Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, il quale non solo ha rilanciato il termovalorizzatore in questione, ma anche aggiunto che se non si farà nell’impianto ENI individuerà lui un luogo e andrà diritto con i CARRI ARMATI: strumenti che notoriamente si usano in guerra e non per dialogare con la cittadinanza e le comunità locali a cui si propongono progetti sul territorio. Un grande esempio di propensione all’ascolto quello del candidato PD! Sarebbe interessante capire il perché di tutto questo accanimento sulla provincia di Livorno, considerando che il livello di inquinamento del suo territorio è uno dei più alti d’ Italia. È di ieri il NO del Tribunale amministrativo regionale al rigassificatore di Gnl proposto da Edison all'interno dell'area industriale dello stabilimento della Solvay di Rosignano. Mentre non ci dobbiamo dimenticare del rigassificatore ancorato al largo delle coste tra Livorno e Pisa. Impianto che dal 2013 al 2018 ha funzionato quasi esclusivamente come stoccaggio, costato 800 milioni invece dei 200 circa preventivati ed inserito nel parco naturale marino del Santuario dei Cetacei. Nonostante abbia sempre prodotto poco grazie ad una legge ad hoc, Olt, la società che gestisce il rigassificatore, ha sempre avuto garantiti il 71.5% dei ricavi attesi, grazie ad una voce in bolletta pagata dai cittadini. La società di gestione Olt è partecipata per il 49.07% di Iren, società quotate in borsa che ha come soci di maggioranza i comuni di Torino, Reggio Emilia e Genova. Nel 2019 la Iren ha venduto le sue azioni per 345 milioni di euro a Snam. Nel frattempo una multinazionale australiana aveva acquisito il 48,24% delle quote azionarie. Ciò a dimostrazione del crescente interesse dei giganti del capitalismo in questo settore, ma anche dei motivi reali che sono dietro l’accanimento dei loro rappresentanti politici. I dubbi, soprattutto dopo le parole di Giani che vorrebbe imporre il termovalorizzatore con la democrazia dei carri armati, che il nuovo impianto sia solo l'ennesimo modo di speculare sui cittadini e la loro salute, sono divenuti certezze. La giunta regionale e le grandi imprese che vogliono speculare sulla salute degli abitanti della zona devono fare i conti con la mobilitazione contro l'impianto, infatti si è già formato un comitato che vede la partecipazione di parte della popolazione ed è intenzionato a non mollare fino a quando non verrà ritirato il progetto della “Bioraffineria”. Nel sistema capitalistico le aziende realizzano grandi profitti spremendo come limoni gli operai nel ciclo produttivo e inquinando gravemente l’ambiente poiché si rifiutano di adottare quelle misure a salvaguardia della natura che considerano “spese improduttive”, oppure danno in appalto alle mafie lo smaltimento dei rifiuti, che finiscono nelle “terre dei fuochi” o nei paesi dipendenti dell’Africa, dove non ci sono regole. Oggi queste stesse aziende hanno capito come trarre lauti profitti anche dagli scarti che esse stesse producono, oltre che dai rifiuti urbani indifferenziati frutto della malagestione degli amministratori locali che non hanno mai voluto affrontare seriamente il problema. I partiti borghesi, come il PD, IV e la Lega (è nota la posizione di Salvini a favore dei termovalorizzatori), che sostengono gli interessi dei monopoli, come ENI, vorrebbero imporre alle popolazioni inceneritori e termovalorizzatori, impianti che garantiscono grandi profitti a consorzi privati e Spa e veleni alle popolazioni locali. Il giro di affari è miliardario. Di qui il ragionamento dei vari Giani: piatto ricco, mi ci ficco (anche a costo di qualche zuffa fra le cordate dei politicanti suoi compari). Il rifiuto di questa politica antipopolare e antiambientale sta crescendo a livello di massa e sempre più i cittadini si organizzano in modo unitario. Assieme a questa mobilitazione deve crescere la coscienza che il capitalismo, con la sua logica predatoria nei confronti dell’essere umano e della natura, non può risolvere il problema dei rifiuti e dell’inquinamento ma solo aggravarlo, come il riscaldamento climatico dimostra. La soluzione generale e definitiva va trovata nella appropriazione dei mezzi di produzione da parte di tutta la società, nello sviluppo pianificato dell’economia nazionale e nella gestione sociale della produzione e del consumo. In due parole: socialismo o barbarie! 22 giugno 2020 Coordinamento Comunista Lombardia (CCL) – coordcomunistalombardia@gmail.com Coordinamento comunista toscano (CCT) – coordcomtosc@gmail.com Piattaforma Comunista - per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia – teoriaeprassi@yahoo.it

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