modello Riace e GND

Oct 17, 2019 | | Category: Other |   | Views: 1 | Likes: 1

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IL MODELLO RIACE TRA I PILASTRI DEL GREEN NEW DEAL ... e non dimentichiamo l'emergenza nucleare insieme a quella climatica! di Alfonso Navarra - portavoce dei Disarmisti esigenti L'esperienza di Riace, un piccolo comune meridionale spopolato che risorge anche economicamente grazie all'integrazione degli immigrati, di cui è stato ideatore e promotore Mimmo Lucano, è un modello di accoglienza e di umanitarismo: per questo i propugnatori di un cambiamento fake vogliono “mascariarlo” e distruggerlo, cercando addirittura di mandare in galera per “favoreggiamento dell'immigrazione clandestina” - e per altri presunti reati - l'ex Sindaco sospeso dall'incarico (per gli aspetti legali della vicenda è bene contattare il Comitato 11 giugno ). E per questo dobbiamo difenderlo e con ciò difenderci dal “cattivismo” imperante, che è una malattia della cultura e della politica, alimentata da chi coltiva il proprio consenso elettorale manipolando le paure del prossimo (l'inesistente invasione degli immigrati, accentuando il pericolo islamico), con il portare ad escludere tutti i presunti “diversi”, e con ciò minando le basi valoriali della democrazia, comunque la si voglia declinare nelle sue dimensioni rappresentativa, partecipativa e diretta. Il “modello Riace” è una attuazione concreta del motto “Prima l'umanità, prima le persone”. Questa massima la considero, con gli amici Disarmisti esigenti, uno dei pilastri della cultura della pace in questo nuovo secolo XXI che si è aperto e che sta procedendo “sul crinale apocalittico della Storia”: da una parte la danza sul baratro dello sterminio a causa dell'intreccio tra il pericolo nucleare ed il pericolo climatico; dall'altra le potenzialità di una nuova società che sta maturando attraverso dinamiche di conversione ecologica sempre più radicate e concrete; e sempre più intimamente connesse con le lotte per la giustizia sociale. Molto opportunamente Alex Zanotelli , introducendo il libretto "Riace, Musica per l'umanità" (a cura di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici, Mimesis edizioni, 2019, da poco nelle librerie), di cui, en passant, ho scritto le “conclusioni”, mette in rapporto la bomba atomica e il rifiuto dell'altro. “Le armi nucleari proteggono un sistema profondamente ingiusto, proteggono il 10% della popolazione mondiale che consuma da sola il 90% dei prodotti (...). L'abolizione delle armi nucleari va di pari passo con l'abolizione dei privilegi, con il superamento del sistema ingiusto cui l'accoglienza dei migranti rinvia (...) Ecco perchè penso sia significativo legare il premio Nobel dato ad ICAN per la campagna contro le armi nucleari e la campagna per dare il premio Nobel a Domenico Lucano”. Nell'impegno per salvare il "modello Riace", per il quale, in particolare nei suoi aspetti di costruttività locale, è nata la Fondazione "E' stato il vento", ci si indirizza di fatto nella ricerca di un Nuovo umanesimo: questo percorso di ricerca, è il mio partecipe suggerimento ai tanti che stanno manifestando solidarietà a Mimmo Lucano, dovrebbe avvenire “sul cammino della nonviolenza che dobbiamo imparare a percorrere”, come ci invitava a fare Stéphane Hessel, il partigiano francese scomparso nel 2013, tra gli estensori della Dichiarazione universale dei diritti umani, autore del best-seller “Indignatevi!”. La nonviolenza di cui parlava il partigiano Hessel, e da me condivisa, non era e non è l'ideologia passiva e moraleggiante del “sopportate le ingiustizie e sforzatevi di perdonare i prepotenti”, ma l'intelligenza strategica fondata sulla forza dell'unione popolare. Anche per questo occorerebbe coordinare chi intende portare avanti all'interno dell'ANPI - per cominciare - la concezione dell'antifascismo sociale, traente anche essa impulso dalle riflessioni e dalle sollecitazioni di Hessel. Ci riferiamo, in particolare, alla sua denuncia, nel citato “Indignatevi”, della “dittatura finanziaria” e alla sua proposta di attualizzare i principi su cui si basavano i programmi sociali della Resistenza europea. Il fascismo dei nostri giorni è attrattivo non perché leva il braccio nel saluto romano e nemmeno perché offre ai suoi adepti l'adrenalina di un nuovo squadrismo; bensì perché propone assistenza sociale agli uomini dimenticati, promettendo alle vittime della globalizzazione neoliberista l'illusione dell'appartenenza a comunità omogenee, “identitarie”, frammentate, l'un contro l'altra armate nella concorrenza reciproca. Di conseguenza l'ANPI, in questo contesto, non dovrebbe solo ricordare in eventi celebrativi i martiri della lotta passata di Liberazione (i Fratelli Cervi!); ma essenzialmente prospettare, promuovendo una grande coalizione democratica, quel modello di società che gli allora giovani resistenti portavano nel cuore e sognavano di realizzare (Giovanni Pesce!); e che oggi significa sconfiggere dappertutto l'oligarchia dell'1% di straricchi e del 9% di “maggiordomi borghesi” che la supporta. Occorre un cambiamento globale che punti a salvare il Pianeta disinnescando le quattro bombe che pendono come una spada di Damocle sulla sopravvivenza dell'intera Umanità, la nucleare, la climatica, la disuguaglianza economica, l'oppressione della donna e dei diversi. Dobbiamo costruire una nuova internazionale dei movimenti alternativi che sospinga le enormi opportunità di liberazione e trasformazione delle campagne ecopacifiste, a partire da quella per la proibizione giuridica delle armi nucleari, primo passo per la loro eliminazione effettiva. Ma anche il contrasto del cambiamento climatico può essere reso operativo in Italia con un grande progetto di investimenti pubblici per la piena occupazione “verde” (il Green New Deal”), una redistribuzione di ricchezza dai “grandi possessori di denaro” ai “lavoratori” (senza divisioni tra Nord e Sud del nostro Paese e del mondo, come Riace insegna) perfettamente plausibile se si convertissero i miliardi stanziati (un centinaio) per le grandi opere nocive (nuove autostrade, nuove trivellazioni, i gasdotti, le basi militari) in messa in sicurezza del territorio e in servizi sociali (case, scuole, ospedali...) attivati al 100% da energie rinnovabili. Il modello Riace, in questo contesto, possiamo proporlo e presentarlo come uno dei pilastri dell'attuazione del "Green New Deal", ma interpretato come programma serio, alla Ocasio- Cortez, che si dà appunto da fare convintamente da “ecosocialista” americana; e non come operazione di marketing per la politica italiana alla ricerca di pubblicità con formule alla moda, alla Giuseppe Conte, per intenderci. Se ci ricolleghiamo alla realtà delle cose, alla emergenza climatica, alla tropicalizzazione del Mediterraneo, alla desertificazione del Sud Italia già annunciata dal suo spopolamento in corso, possiamo comprendere come vi sia la necessità che l'intero Meridione diventi l'alfiere di un nuovo escosviluppo con ambizioni globali, quindi proiettato in primo luogo alla collaborazione con il continente africano; e non la barriera muraria rispetto a persone che dobbiamo accogliere come risorsa: gli "ambasciatori" dei nostri potenziali partners di equi e sostenibili "affari", nonché di scambi sociali e culturali. Il nostro problema politico è, allora, di rimettere con i piedi per terra l'agenda delle priorità facendo ricorso alla "forza della verità": il problema degli ingressi di persone che esercitano il diritto allo spostamento (art. 13 della Dichiarazione ONU dei diritti umani) non è allora al primo posto, non dobbiamo soggiacere allo stupido gioco mediatico: “tutti gli sbarchi minuto per minuto”. Al primo posto, come si diceva, devono invece stare, grazie alla nostra pressione dal basso, gli investimenti che creano LAVORO VERDE specialmente nel Sud Italia, impedendo la fuga forzata dei nostri giovani e utlizzando costruttivamente, come a Riace, gli immigrati in progetti di sviluppo locale collegati con lo sviluppo dei Paesi d'origine. Il diritto internazionale costituirà il quadro per l'azione globale su questa base, con le articolazioni locali del caso (europea, statale, regionale...): si vedano le enormi implicazioni dell'accordo di Parigi sul clima globale; quindi dobbiamo attuarlo e potenziarlo, evitando traccheggiamenti e dilazioni (è quanto ci sollecitano i movimenti di “Fridays for Future”, che nasce dagli scioperi della 15enne svedese Greta Thunberg; ed "Extinction Rebellion", che ha bloccato Londra ottenendo la dichiarazione dello stato di emergenza climatica), depurandolo dalle logiche di potenza, anche per incardinare la nonviolenza efficace: questa via in cui i mezzi sono omogenei ai fini è quanto mi permetto ancora di suggerire a chi, alla ricerca di un nuovo umanesimo, ha fame di verità e sete di giustizia. Assicuriamo lottando insieme, facendoci forti anche dell'impegno di chi, come Mimmo Lucano, sa accogliere ed integrare i migranti nell'orizzonte utopico ma concreto della “terrestrità” comune, la continuità alla fiaccola della vita e risolviamo, “umanisticamente”, cioè nella relazione degli aspiranti liberi ed uguali, nientepopodimeno che l'antagonismo tra società e natura! ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- (In calce mi permetto di rivolgere un piccolo ma accorato appello finale, proprio facendo riferimento alle considerazioni di Zanotelli: abbiamo bisogno di attivisti che intervengano nel nuovo '68 giovanile sulla emergenza climatica perchè l'istanza antinucleare non venga ignorata o addirittura rinnegata. Il rischio disgraziatamente c'è, la memoria tra i giovani di Chernobyl e Fukushima è assente, non si ha presente il dibattito che si è sviluppato con i due referendum vinti del 1987 e del 2011, posso assicurarvelo con cognizione di causa, perché partecipo direttamente alle loro riunioni. Per creare un gruppo di lavoro sulla emergenza nucleare in dialogo con FFF e XR perciò contattatemi: alfiononuke@gmail.com – cell. 340-0736871)

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