Paolo Baldeschi

Sep 22, 2018 | | Category: Other |   | Views: 26 | Likes: 1

Paolo Baldeschi, che interverr alla Conferenza dei Territori di Firenze del 6-7 ottobre 2018, stato fino al novembre 2012 professore ordinario di Urbanistica presso l'Universit di Firenze. http://www.eddyburg.it/p/op.html Attualmente presidente della Rete dei comitati per la difesa del territorio. www.territorialmente.it/ Grandi opere: Politica e grandi opere inutili, di Paolo Baldeschi di Paolo Baldeschi, 18 settembre 2018 I comitati che si oppongono alle opere, grandi, inutili e dannose, si riuniranno prima a Venezia il 29 settembre e poi di seguito a Firenze il 6 e 7 ottobre, per condividere conoscenze e consolidare alleanze. E' scontato che movimenti come quello No Tav della Val di Susa o il Coordinamento dei comitati della piana fiorentina-pratese e molti altri, abbiano gi una forte valenza politica, tuttavia, per lo pi, locale e individuale; ma ora che la battaglia si sta trasferendo ai "piani alti" del potere, anche a seguito degli impegni elettorali del Movimento 5 Stelle, vi consapevolezza che le lotte in corso dei tanti gruppi che difendono non solo il loro territorio ma il territorio di tutti, debbano acquisire una dimensione politica pi generale. La lotta contro le grandi opere inutili, tenacemente volute dal Pd e da Fi, rappresentanti degli interessi di banche e imprese costruttrici, prigionieri di una coazione ripetitiva che vuole traffici sovrastimati e costi sottostimati contro ogni evidenza economica e di buon senso, non pu avere una valenza soltanto negativa e, di fatto, molte idee in proposito sono state avanzate e talvolta fatte proprie dai movimenti. Prima fra tutte la proposta di una grande opera (questa s) di risanamento del territorio, a partire dal contenimento del rischio sismico e idrogeologico, all'interno di uno scenario in cui la cura dell'ambiente e del paesaggio prenda il posto di uno sfruttamento miope e distruttivo, che ha l'aggravante di non portare alcun vantaggio economico se non ai suoi promotori. Questo scenario e la sua realizzabilit stata pi volte argomentata in varie sedi, tra cui eddyburg, e non occorre tornarci sopra, se non per notare che il "Contratto per il governo del cambiamento", siglato tra Movimento 5S e Lega, prevede "una serie di interventi diffusi in chiave preventiva di manutenzione ordinaria e straordinaria del suolo, anche come volano di spesa virtuosa e di creazione di lavoro, a partire dalle zone terremotate" e azioni di prevenzione che comportino interventi diffusi di manutenzione ordinaria e straordinaria del suolo su aree ad alto rischio, oltre interventi di mitigazione del rischio idrogeologico.. (Contratto, paragrafo 5). Tuttavia, la manutenzione e la cura del territorio, per quanto possano essere utili, non sono ancora sufficienti a delineare una vera e propria alternativa politica. La vera novit sarebbe porre l'ambiente (e il paesaggio) al centro di un programma che porti l'Italia sulla linea dei paesi che stanno riconvertendo il proprio apparato produttivo verso settori economicamente e socialmente pi avanzati, un programma che, tra l'altro, sia all'altezza delle sfide poste dal cambiamento climatico. Qui non si tratta di fuoriuscire dal capitalismo, ma semplicemente di non seguire pedissequamente la vulgata neoliberistica riforme strutturali intese come compressione dei salari e diritti dei lavoratori, privatizzazione delle risorse pubbliche, deregolamentazione del mercato, attacco al welfare, ecc. il tutto condito da corruzione e inefficienza. Ambiente e territorio, come un patrimonio centrale per la qualit della vita, costituiscono perci il lato materiale di una politica cui deve corrispondere una controparte culturale e sociale all'altezza: l'una componente tiene l'altra e entrambe sono reciprocamente necessarie. La cura del territorio e la centralit dell'ambiente non hanno bisogno solo di strumenti e risorse finanziarie, ma di creativit e imprenditorialit che, a loro volta, richiedono conoscenze specifiche e innovative. Richiedono, perci, investimenti nella scuola, nell'universit, nella ricerca, oltre che una riorganizzazione dell'intero sistema dell'istruzione. A questo proposito, i dati del rapporto Ocse Education at a glance del 2017 che riguardano il nostro paese sono sconfortanti. In Italia, solo l'1% del Pil destinato alla formazione di terzo livello, due terzi della media europea; non vi da stupirsi, perci, che la percentuale dei nostri laureati sia tra la pi bassa dei paesi Ocse (il 18% - peggio di noi fa solo il Messico), contro il 37% di media; e se i giovani (25-34 anni) fanno un po' meglio con il 26% di titoli universitari, siamo ancora ben lontani dalla media Ocse (43%): Coerentemente (nel peggio), la spesa pubblica dell'Italia per l'istruzione (nel 2014) stata pari al 7,1% di quella totale, all'ultimo posto tra i paesi Ocse. La dimensione politica dei movimenti contro le grandi opere, trascende perci il qui ed ora e la settorialit, anche se le lotte in corso ne costituiscono il propellente e il "nocciolo caldo". La dimensione politica reclama a sua volta una politica alternativa a livello centrale, qui sta il vero cambiamento e su questo si dovranno misurare i programmi di governo se non vogliono rimanere solamente un flatus vocis di promesse elettorali.

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Movimento di Lotta per la Salute, l'Ambiente, la Pace e la Nonviolenza

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