libro mbol da 201 a 256 3° parte

Aug 29, 2018 | | Category: Other |   | Views: 7 | Likes: 1

201 ovunque in Italia, e se non si pone un serio freno all'immissione di diossina in ambiente da parte di stabilimenti industriali come le acciaierie. Allo stato attuale delle cose non ragionevolmente possibile "fidarsi" di nuove o migliori tecnologie degli impianti, anche in impianti tenuti sotto stretta osservazione, dato che dopo gli incidenti occorsi, quale quello di Montale, i PCB continuano ad essere emessi in quantit non trascurabile. Inoltre, i limiti di legge per i nuovi impianti non sembrano essere cos restrittivi come abitualmente si dichiara.(38) Pertanto, nella consapevolezza che l'OMS raccomanda l'allattamento materno esclusivo fino al 6 mese e la sua prosecuzione fino al 2 anno di vita ed oltre pur in presenza di contaminanti, e proprio perch indispensabile proteggere il latte materno dall'inquinamento, noi pensiamo che: 1. indispensabile procedere obbligatoriamente ad un'azione di monitoraggio biologico, specie nei territori in cui insistono attivit produttive inquinanti, allo scopo di fornire un feedback puntuale sulle emissioni. La contaminazione degli esseri umani, ed in particolare del sangue placentare e del latte materno, rende moralmente inaccettabile l'immissione in ambiente di sostanze nocive e comporta l'indispensabile avvio di opere di bonifica ambientale, a prescindere da qualunque considerazione di natura economica o di altro tipo. 2. Le acquisizioni che provengono dagli studi scientifici, se da un lato servono a sostenere ed incoraggiare le donne ad allattare, dall'altro non esimono le autorit sanitarie, soprattutto nelle aree pi compromesse dal punto di vista ambientale, da un'azione congiunta che contempli, accanto alla promozione dell'allattamento, anche un biomonitoraggio, sia sul latte materno che sul sangue del cordone ombelicale, ed un'accurata sorveglianza dello stato di salute complessivo della popolazione infantile. 3. Anche se, per quanto dato sapere, non ci sono protocolli che modulino caso per caso l'allattamento al seno in relazione alla quantit di sostanze presenti nel latte, non si pu trascurare il fatto che un lattante di 5 kg possa trovarsi ad assumere da 18 a 80 o perfino da 240 fino a quasi 1200 pg/kg/die di diossine (invece dei 2 pg/kg/die raccomandati da OMS ed Unione Europea per gli adulti), a seconda che risieda in una zona rurale, a Montale, a Taranto o a Brescia. indispensabile pertanto che si impostino studi su larga scala e protratti nel tempo allo scopo di fornire strumenti scientifici certi che orientino le scelte sanitarie e forniscano una base per un efficace comunicazione alle popolazioni e soprattutto alle madri e alle nutrici che vivono in zone contaminate. In situazioni come quella di Montale o analoghe, quando esistono le prove di una grave contaminazione degli alimenti che si ripercuote anche sul latte materno, dev'essere seriamente considerata l'ipotesi di una chiusura definitiva dell'impianto per evitare che il danno riscontrato sia ulteriormente esteso. Al tempo stesso, dev'essere riconsiderata la possibilit di abbandonare le politiche di espansione dell'incenerimento di materiali di ogni tipo e composizione, impropriamente incentivate a scapito di azioni meno impattanti sull'ambiente e sulla salute, come espresso in un documento della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici. I rifiuti, come dice la legge, devono essere smaltiti "senza danno per la salute e per l'ambiente" e ci gi possibile oggi escludendo del tutto le combustioni ed evitando in buona misura anche il conferimento in discarica. Come recentemente ribadito in un editoriale di commento su uno studio che ha evidenziato, in Francia, un aumento del rischio di malformazioni urogenitali in neonati da madri esposte a diossine emesse da inceneritori, questi impianti, oltre che immettere fumi in atmosfera, produrre ceneri tossiche che da qualche parte vanno collocate e contribuire al riscaldamento globale, una volta costruiti ostacolano il diffondersi di pratiche virtuose quali la riduzione, il recupero e il riciclo perch "una volta che questi costosissimi impianti sono stati costruiti, i gestori vogliono avere una fonte garantita e continua di rifiuti per alimentarli".(39) Conclusioni Non aver dato, almeno finora, la giusta attenzione al fatto che il latte materno, nelle aree industrializzate, pu essere contaminato da diossine e PCB, potrebbe non essere del tutto casuale. Se da un lato, infatti, nuovi problemi emergono all'attenzione della societ civile e della comunit scientifica, che risultano impreparate, dall'altro possibile che il trascurare questo problema sia il frutto di una rimozione dei problemi pi scomodi e drammaticamente coinvolgenti, come il possibile danno procurato alle nuove generazioni da errate scelte economiche e politiche di cui si ha in prima persona la responsabilit. Riconoscere l'esistenza di una grave contaminazione del latte materno nelle aree industrializzate deve comportare, di conseguenza, una presa di coscienza del fallimento di un modello di sviluppo che non 202 sempre si cura delle conseguenze delle proprie scelte e delle ricadute sull'infanzia, che dovrebbe essere al primo posto nei pensieri di una comunit civile. Se si percepisce appieno la gravit di poter inquinare finanche il latte materno, non consolante sapere che certi valori sono "nella media": essere contaminati nella media o ammalati nella media o morti nella media non risparmia sofferenza e dolore, e soprattutto non consola quando si prende consapevolezza che questa "media" superiore a quanto sarebbe tollerabile o raccomandabile a causa di scelte operate deliberatamente e non di eventi ineluttabili. In conclusione, se da un lato il problema della contaminazione del latte materno va approfondito con rigore in tutti i suoi aspetti, dall'altro bisogna che si compiano fin da subito doverose scelte politiche che evitino di aggravare il problema. Scelte precise come per esempio, da una parte, la messa al bando di pratiche illogiche quali l'incenerimento di rifiuti, biomasse e quant'altro, dall'altra, l'imposizione di vincoli normativi ben pi rigidi ad impianti produttivi realisticamente non eliminabili almeno per l'immediato, come ad esempio le acciaierie, sia in ordine all'entit delle emissioni che alla loro localizzazione nei pressi di centri abitati e/o di territori in cui si pratica l'allevamento di bestiame, pesci e molluschi, per l'elevato rischio di contaminazione delle catene alimentari. Infine, ma non ultimi, vanno tenuti in debita considerazione l'inquietudine e l'effetto di turbativa della serenit necessaria per allevare i propri figli in sicurezza che possono derivare dalla consapevolezza di trasferire al proprio figlio, attraverso il proprio sangue e il proprio latte, veleni pericolosi. Pensiero inquietante ed inaccettabile per qualsiasi donna. La consapevolezza che questo, purtroppo, invece ci che pu accadere e che talvolta accade, non pu non risvegliare nella societ e nelle stesse donne una nuova coscienza che spinga per uno sviluppo diverso e compatibile con l'inalienabile diritto delle presenti e delle future generazioni alla vita e alla salute. Bibliografia 1. Tomatis L. Prenatal exposure to chemical carcinogens and its effect on subsequent generations. Natl Cancer Inst Monogr 1979;51:159-84. 2. Barr DB, Bishop A, Needham LL. Concentrations of xenobiotic chemicals in the maternal-fetal unit. Reprod Toxicol 2007;23:260-6. 3. Gluckman PD, Hanson MA, Cooper C et al. Effect of in utero and early-life conditions on adult health and disease. N Engl J Med 2008;359:61-73. 4. Massart F, Gherarducci G, Marchi B et al. Chemical Biomarkers of Human Breast Milk Pollution. Biomark Insights 2008;3:159- 69. 5. Boersma ER, Lanting CI. Environmental exposure to polychlorinated biphenyls (PCBs) and dioxins. 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N identificativo di pollo e rispettiva zona di ricaduta rispetto all'inceneritore Localit Diossine/PCB dioxin like (ng/kg) (limite 4ng/kg) 1 Pistoia (zona rossa) Montale 2,8 204 14 Pistoia (zona rossa) Montale 4,17 15 Pistoia (zona rossa) Pistoia 16,9 3 Prato (zona rossa) Montemurlo 3,06 4 Prato (zona rossa) Montemurlo 5,88 9 Pistoia (zona bianca)* Agliana 26,2 11 Pistoia (zona bianca) Pistoia 3,96 12 Prato (zona bianca)** Prato 46,2 * sul confine con la zona rossa; ** altro inceneritore Figura 1. Distribuzione delle diossine nei suoli (valori medi nelle zone di ricaduta in ng/kg s.s. escludendo il dato di via Ciliegiole). diossine 0 0,5 1 1,5 2 2,5 3 3,5 5 4 3 2 1 0 ZONA DI RICADUTA Concentrazione diossinediossine 205 Figura 2. Profilo di 12 PCB dioxin-like in emissioni dell'inceneritore di Montale, carne di pollo e latte umano. PCB - confronto inc-latte-polli 0,00 10,00 20,00 30,00 40,00 50,00 60,00 77 81 105 114 118 123 126 156 157 167 169 189 congeneri PCB parti per centoinceneritore latte materno carne pollo Fine articolo Mail di M. Bolognini collocabile nel gennaio 2012 Nucleare contro la CO2 ? Scusandomi della mia recente scarsa presenza, dovuta a doppi problemi di computer (casa e lavoro), invio un contributo congressuale, con una precisa proposta di merito, per Marco Caldiroli (gruppo ambiente&energia), e mi rendo disponibile per collaborazioni ulteriori salute Michelangiolo Bolognini (MD Pistoia) 206 IL PRESENTE DELL'AMBIENTALISMO: DATI, SPUNTI E PROPOSTE E' da preferirsi il repubblicano Mc Cain che incrementer l'estrazione petrolifera in Alaska o il democratico Obama che punta tutto sul rilancio del nucleare, con la benedizione del premio Nobel Gore? Le scelte energetiche, e quindi ambientali degli USA (20,2 tonnellate di CO2 per abitante l'anno, il meno "virtuoso" e principale membro del G8), sono queste a prescindere dalle "retoriche" dell'ambientalismo "europeo", e degli ambientalisti in pelle e ossa, quelli che seguono alla lettera (i pi inconsapevolmente) i dettami dell'Ecocapitalismo egemone: Kyoto (con relativa Borsa della CO2 e mercificazione dell'aria), i picchi petroliferi (sempre pi ravvicinati e catastrofici), l'energia "giustamente" pagata a caro prezzo (agli speculatori finanziari), il principio "chi inquina paga" (ed intanto pu inquinare), e che si basa, soprattutto, sull'assunto che il danno sanitario inevitabile, che si pu ignorare o minimizzare a fronte di priorit "ambientali"o, come va pi di moda in questo periodo, " meteorologiche e climatiche". La strategia energetica ed ambientale europea ( il cui Paese pi importante, la Germania, produce 10,3 tonnellate di CO2 per abitante l'anno, un po' pi della met degli USA) prevede che il 20% della energia sia prodotta dalle fonti cosiddette rinnovabili entro il 2020. Tra le fonti "rinnovabili" le normative europee prevedono anche la combustione delle cosiddette "biomasse" compresa la "termovalorizzazione " della parte biodegradabile dei rifiuti urbani ed industriali. In Italia, secondo Paese pi "virtuoso" del G8: solo 7,9 tonnellate di CO2 per abitante l'anno (meglio fa solo la "nuclearizzata" Francia con 6,2 tonnellate di CO2 per abitante l'anno, mentre il Giappone a 9,5, il Regno Unito a 9, il Canada a 17,3 e la Russia a 10,6 tonnellate di CO2 per abitante l'anno), si sta' puntando, e si punter, soprattutto, sulle centrali per le "biomasse" e i "termovalorizzatori" dei rifiuti (dai 2/3 ai 3/4 del totale). Queste fonti energetiche "rinnovabili" sono state, del resto, nel nostro Paese, anche nel passato, di gran lunga le pi privilegiate nell'assistenza "pubblica" (pagata con i soldi dei consumatori) ai grandi gruppi industriali notoriamente incapaci di stare nel mercato "vero": dalla "cosca" Romiti, alla"casta" Marcegaglia, i "clan" Ligresti e Benetton e via dicendo. I meccanismi sono noti: CIP6 prima, Certificati verdi adesso e per il futuro: sponsor tutte le maggiori forze politiche e buona parte degli ambientalisti, a cominciare dalla maggiore associazione nostrana Legambiente, da sempre impegnata a favorire in tutti i modi la "termovalorizzazione" inserita in un fantasioso e sempre citato "ciclo integrato dei rifiuti". Se l'Italia particolarmente "virtuosa" sul versante della CO2 probabilmente pi merito delle alte tariffe elettriche, che delle centrali a biomasse e i "termovalorizzatori", che di CO2 ne producono in abbondanza ( oltre, purtroppo, agli inquinanti veri e propri, quelli nocivi per gli esseri umani e le altre specie viventi). 207 Dal punto di vista del cancro nei bambini, invece, la "virtuosa" Italia ha il poco invidiabile record europeo: la crescita di nuovi casi di tumori del 2% l'anno, negli ultimi 15 anni, quasi il doppio del dato europeo. I tumori infantili, a differenza della CO2 (che non un inquinante dannoso per la salute), sono un buon indicatore dell'inquinamento ambientale, inoltre per i bambini non si pu certo invocare la predominanza dei "cattivi stili di vita", quale causa principale del cancro, tanto cara ai mistificatori sanitari ed ambientali vecchi e nuovi. Sul versante dei tumori infantili, comunque, anche l'Europa non poi messa tanto bene, negli ultimi 15 anni il trend in discreta crescita: 1,1% l'anno, a fronte di un poco significativo 0.4% negli USA (dove si avuta la delocalizzazione all'estero di molti settori industriali inquinanti ed assai scarso il ricorso alla "termovalorizzazione"). Peggio dell'Europa la Cina (3.6 tonnellate di CO2 per abitante l'anno, ma due anni fa erano 2.6 tonnellate) dove la situazione sanitaria disastrosa e, non a caso nemmeno coperta dai dati statistici (cosi come del resto avviene in vaste aree italiane ed europee). Il luogo comune degli USA viziosi ed Europa virtuosa, sul versante ambientale, sarebbe, quindi, da ridimensionare, infatti nonostante (o forse a causa?) degli ambientalisti europei, specie quelli del nord Europa ( tutti ipersensibili alla CO2 e completamente ignoranti su diossina, metalli pesanti o nanoparticolato), la normativa ambientale europea sempre pi permissiva a favore degli inquinatori, e peggiore di quella USA. Evidentemente le forze politiche europee: popolar-cristiane, cattoliche, socialdemocratiche, democratiche, ed anche "sinistre", "destre" e Verdi-ecologiste, riescono ad essere addirittura peggiori dell'amministrazione Bush. Questo paradosso, purtroppo reale, dovrebbe impone un'analisi adeguata e l'uscire da un conformismo ambientale oramai solo controproducente. Iniziamo con la modifica degli indicatori ufficiali, italiani ed europei, in campo ambientale: pretendiamo come parametro guida l'incidenza (i nuovi casi) dei tumori infantili al posto della produzione della CO2, nonch, preliminarmente, l'estensione di una adeguata rilevazione del fenomeno, mediante Registri Tumori, estesi a tutto il territorio nazionale ed europeo. salute michelangiolo bolognini 208 Milano, 16-18 febbraio 2012, 7 congresso nazionale di MD: da sinistra Luigi Mara, Michelangiolo Bolognini, Gino Carpentiero, Vittorio Agnoletto (uno degli ospiti) L'AVVELENAMENTO PARTECIPATO IN TOSCANA Il Ponte, ottobre 2012 Michelangiolo Bolognini Nel corso della prima met del 2012 sono apparsi due elaborati significativi sullo "stato di salute"o meglio sullo stato di mancanza di salute della Toscana e dei suoi abitanti. La salute per Ivan Illic, pensatore critico della medicalizzazione nei "favolosi" anni settanta del secolo scorso, era semplicemente una parola del linguaggio quotidiano che designa l'intensit con cui gli individui riescono a tenere testa ai loro stati interni e alle condizioni ambientali, mentre, per quanto riguarda un popolo, la salute dipende dal modo in cui le azioni politiche condizionano l'ambiente e creano quelle circostanze che favoriscono in tutti, e specialmente nei pi deboli, la fiducia in se stessi, l'autonomia e la dignit. Ebbene, i due testi ricordati entrano proprio nel merito di come le azioni politiche condizionino l'ambiente e creino quelle circostanze che, in Toscana, privano tutti, e non solo i pi deboli, della fiducia in se stessi, dell'autonomia e della dignit. E tutto questo avviene in una Regione capofila della partecipazione, vantata dai suoi amministratori come uno dei fondamenti del loro operare politico. Il primo elaborato una presentazione in diapositive, dal titolo Mappa del potere economi- co/politico della Toscana inceneritrice, che si trova, a partire dal maggio 2012, nei siti internet di varie realt toscane del Movimento 5 Stelle 209 redatto da militanti di quel movimento politico e ha come argomento una vicenda, apparentemente del tutto locale, avvenuta nel comune di Castelfranco di Sotto, in Valdera, provincia di Pisa. Il caso inizia nel marzo 2010, e si riferisce a un inceneritore mobile per rifiuti industriali della Nse Industry, proposto dall'azienda Waste Recycling Spa, che lo rinomina con il termine, inusuale, di pirogassificatore. La provincia di Pisa esamina la pratica e, nel luglio 2010, d un via libera a questo progetto, escludendolo anche da una procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via). Ma l'esistenza di questo progetto arriva a conoscenza della popolazione e la fa reagire: raccolte 4.200 firme, viene richiesto un percorso partecipativo, nel rispetto di una recente e innovativa legge della Regione Toscana, la L. n. 69 del 2007. Cos, vengono individuati i 50 giurati che si dovranno esprimere e iniziano gli incontri. Da notare che anche la Waste Recycling, che ha proposto l'impianto, accetta esplicitamente il percorso partecipativo, al punto di firmare, in data 15 ottobre 2010, una Convenzione con il Comune di Castelfranco, che prevede perfino un suo contributo ai costi di tale processo per un importo di 27.500 euro. Nella presentazione si riferisce, inoltre, che l'azienda afferma pubblicamente di accettare gli esiti del processo (prof. Rodolfo Lewanski, Autorit regionale per la Garanzia e la Promozione della Partecipazione della Regione Toscana) e che un suo rappresentante prende parte in qualit di osservatore al Tavolo di garanzia. Con buona probabilit l'azienda proponente riteneva, o in questa maniera era stata rassicu- rata, che il processo partecipativo avrebbe dato un tranquillo via libera definitivo alla sua richiesta. Peccato per che i giurati esprimano un no all'unanimit, e che vi si aggiunga quello di sindaco e giunta del Comune di Castelfranco di Sotto anche la Provincia di Pisa ci ripensa e non concede pi l'autorizzazione. Il diniego era assai opportuno: l'impianto proposto, un mini-inceneritore trasportabile, oltre ai notevoli rischi propri di ogni impianto di incenerimento, presentava anche ulteriori proble- mi, legati sia alla sua piccola taglia, che pu rendere difficoltosa l'efficienza dei sistemi di ab- 1 http://www.slideshare.net/firenze5stelle/mappadelpotere http://www.grilliversiliesi.it/?p=2475 battimento fumi, sia, soprattutto, al controllo della tipologia dei rifiuti industriali da incenerire a pie' di fabbrica. Infatti, impianti di questo tipo non hanno avuto successo: l'unico prece- dente in Toscana, un inceneritore mobile per rifiuti ospedalieri che si voleva ubicare nella pe- riferia ovest di Firenze, non ha mai avuto alcuno sviluppo. La vicenda avrebbe potuto concludersi in tal modo, con il primo esempio positivo di un'innovativa legge regionale sulla partecipazione, o con l'infortunio di un'azienda, che, forse, era stata mal consigliata. Ma non cosi. La questione si riapre, perch l'azienda proponente si appella alla Regione, usufruendo della possibilit data da una nuova legge regionale toscana, la L. n. 35 del 2011, la quale prevede, tra l'altro, in caso di determinazioni negative degli Enti locali in ordine ai provvedimenti di autorizzazione in difformit rispetto alle valutazioni tecniche espresse dai soggetti preposti, che il soggetto che ha ricevuto dinieghi possa appellarsi alla Regione per ottenere un parere favorevole. Nel frattempo entra in campo il presidente della Giunta re- gionale toscana, prendendo una netta posizione a favore all'azienda: in questa regione, se un imprenditore rispetta le leggi, le regole e i pareri tecnici vincolanti, ha diritto a ottenere, e in tempi rapidi, i permessi. Queste le parole del presidente Enrico Rossi, dette il 10 novembre 2011. E il comunicato stampa della Regione Toscana cos proseguiva: la decisione dell'esecutivo regionale arrivata ieri dopo che la ditta proponente del progetto, la Waste Recycling S.p.a., aveva chiesto di attivare la procedura speciale della recente legge regionale 35 sulla realizzazione di opere strategiche, che interviene nelle situazioni di 210 impasse. La Regione ha espresso il proprio parere dopo avere esaminato la documentazione istruttoria e le istanze positive pervenute. Quello di Castelfranco un impianto di pirogassificazione sperimentale che utilizza una tecnologia innovativa per la produzione di energia elettrica e termica da rifiuti industriali [...]. Il parere regionale non entrato nel merito tecnico del progetto proposto ma, come prevede la legge, ha accertato che i pareri tecnici espressi alla Provincia da Arpat, Asl, e il Settore Ambiente della Provincia di Pisa fossero favorevoli e corredati da articolate prescrizioni e raccomandazioni. In base a questi, il progetto compatibile sotto i profili di tutela dell'ambiente, della tutela della salute umana e della sicurezza sul lavoro e integra il complesso impiantistico di trattamento rifiuti gi presente e funzionante 2. Con ogni evidenza, si tratta una presa di posizione assai chiara e impegnativa, ma anche abbastanza inusuale per un "governo regionale" su un caso locale e senza che vi siano in ballo significative problematiche occupazionali. Ed a questo punto che alcuni militanti toscani del Movimento 5 stelle si chiedono perch la Regione Toscana stia andando "contro tutti", e iniziano ad approfondire le loro conoscenze sulle societ e le persone implicate nella vicenda, secondo il loro modello della "mappa del potere". Il risultato dal loro lavoro ha alcuni punti di indubbio interesse. Per quanto riguarda l'azienda proponente, la Waste Recycling Spa, il suo vicepresidente risultava essere un esponente del Partito democratico, gi assessore e sindaco, personaggio importante, forse, ma non oltre il livello locale. nell'approfondire le conoscenze relative all'azienda costruttrice, Nse Industry, che emergono le vere sorprese: per quanto riguarda le persone, il dirigente addetto alla comunicazione e relazioni della Nse Industry il gi segre- tario regionale toscano del Pd, Agostino Fragai, gi assessore regionale alle Riforme istituzionali con la precedente presidenza e promotore proprio di quella prima legge italiana sulla partecipazione dei cittadini, che era stata applicata a Castelfranco di Sotto. Ma con gli intrecci societari si arriva ancora pi in alto, a importanti istituti bancari, a personaggi di primaria rilevanza come Francesco Micheli, finanziatore delle campagne elettorali http://toscana-notizie.it/blog/2011/11/10/pirogassificatore-rossi-%e2%80%9cchi-e-in-regola-con-le- leggi-ha-diritto-ai-permessi%e2%80%9d/Ads by PlusHD.7Ad Options degli ultimi tre sindaci di Milano (Albertini, Moratti e Pisapia), e a societ lussemburghesi con personaggi provenienti dalla multinazionale dei servizi McKinsey& Company, di cui si appro- fondiscono metodi, clienti e illustri ex managers, dall'attuale ministro "tecnico" nazionale, Corrado Passera, all'assessore "tecnico" alla Sanit della Regione Toscana, Daniela Scaramuccia, nominata da Enrico Rossi nell'attuale governo regionale, e tempestivamente dimessasi nel maggio 2012 il giorno prima degli arresti per un buco di bilancio di oltre 200 milioni di euro degli ex direttori generali dell'Asl di Massa Carrara. Per i militanti del Movimento 5 stelle ci sarebbe ancora altro da approfondire negli intrecci politici/finanziari, a cominciare da coincidenze di cognomi delle forze politiche bypartisan, di cui si possono supporre parentele, e concludono: se vi sembra ancora una questione "loca- le" [...,] che siano solo alcuni cittadini affetti da sindrome nimby, fate pure come se non aveste visto niente, diversamente vi invitiamo a divulgare e integrare questa mappa. Il secondo elaborato "Arsenico e scellerati progetti", un libro di Roberto Barocci 3 , in cui l'autore riprende e arricchisce la tematica del disastro ambientale nella Maremma toscana: l'avvelenamento da arsenico, che una pericolosissima sostanza cangerogena certa, ma anche danneggiatrice del sistema genetico-epigenetico delle specie viventi delle falde acquifere e delle acque potabili. Un avvelenamento causato dallo smaltimento, illegale e consapevole, di rifiuti tossici avvenu- to non da parte della scontata e onnipresente camorra campana (secondo i Saviano/Fazio), bens da una pi inquietante grande industria a partecipazione statale, l'Eni. 211 A questo tema 4 se ne affiancano anche altri: esempi di gestione illegale di rifiuti tossici e di scorrette bonifiche, come nel caso dei rifiuti derivati dalla raccolta delle batterie al piombo a Massa Marittima da parte della ditta Polytecne, a cui era subentrata nella bonifica la Syndial, una Societ sempre del gruppo Eni e poi la finta bonifica del fiume Merse, la riconversione degli impianti dell'Eni di Scarlino quelli stessi che avevano prodotto i rifiuti tossici che avevano contribuito all'avvelenamento con l'arsenico dell'alta Maremma, all'installazione di un inceneritore di rifiuti in buona parte da importare da altre localit toscane, fino ad arrivare all'inquinamento e all'enorme saccheggio idrico del Monte Amiata da parte di un'altra grande industria a partecipazione statale, l'Enel. Tutte queste azioni scellerate sono state possibili grazie alla complicit, che diventa addirittura collaborazione attiva, di una buona parte degli amministratori toscani, sia a livello locale, sia a livello regionale: "cattivi" amministratori che faranno luminose carriere, mentre i pochi "buoni" amministratori che si oppongono vengono via via inesorabilmente emarginati. La documentazione fornita dall'autore impressionante e si arricchisce anche dell'avvallo di sentenze della Magistratura, purtroppo innocue e destinate a non avere effetti penali, non solo a causa delle prescrizioni per decorrenza dei termini, ma addirittura per mirate modifiche normative. Uno dei primi episodi narrati il colloquio dell'autore, nel 2001, con seguito di numerosa e dettagliata documentazione, e l'allora Sostituto Procuratore della Repubblica di Grosseto, Vincenzo Pedone. Il Barocci, dopo aver presentato i suoi fogli e aver richiesto al magistrato perch non procedesse contro la Pubblica Amministrazione, si sente rispondere bruscamente: proprio lei, che ha sostenuto i governi di centrosinistra, mi chiede perch non si procede contro i dirigenti pubblici?. 3 il suo terzo lavoro, come sempre edito da Stampa Alternativa, e disponibile, cos come le precedenti pubblicazioni, senza copyright, sul sito internet dell'autore: http://roberto.barocci.info. 4 Peraltro, gi affrontato dal Barocci nei suoi precedenti testi. Barocci rimane spiazzato: anche se facente parte di una corrente minoritaria, pur sempre militante di Rifondazione comunista, e quindi di un partito che stato nelle maggioranze governative e regionali. In quella circostanza l'autore apprende che nel 1990 e nel 1997 due noti esponenti del centrosinistra, Giuliano Amato e Franco Bassanini, hanno proposto a un parlamento, che le ha approvate, fondamentali modifiche all'art. 323 del Codice penale rela- tive all'Abuso d'ufficio, aggiungendo all'originale il pubblico Ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio, che nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, le parole, che non conosceva: intenzionalmente procura a s o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. L'autore capisce subito che le modifiche relative all'intenzionalit e al solo vantaggio patrimoniale significano impunit certa: non possibile, infatti, produrre prove circa il vantaggio patrimoniale dei dirigenti e amministratori pubblici, quando tutti sanno che la moneta con cui in genere si ricompensa la corruzione di funzionari e amministratori legata alla loro carriera amministrativa e politica. E amaramente considera che oggi, dopo le opportune modifiche legislative del centrosinistra, la legge non uguale per tutti: i dirigenti di Uffici pubblici, pagati per le responsabilit nell'applicare una legge che solo loro sono chiamati a far rispettare, anche se sbagliano consapevolmente, non sono perseguibili. Barocci evidenzia anche una colossale sottrazione di risorse pubbliche alla collettivit monetarie, economiche, oltre che di beni comuni da parte di un'Amministrazione pubblica dedita ad accollarsi i costi ambientali e sanitari di danni prodotti da potenti imprese di diritto privato, che evitano cos perfino di rispettare il principio, pur minimale e di per s criticabile, del chi inquina paghi, perch a pagare in 212 Toscana saranno tutti gli altri comuni cittadini, che si ritroveranno, come si dice tradizionalmente, becchi e bastonati. Nelle conclusioni del suo documentatissimo testo Barocci si rif alle proposte dell'area politica e culturale della decrescita e del protezionismo ambientalista, nei cui confronti rivolge le sue speranze, e afferma la necessit che cresca l'indignazione contro l'attuale classe di politicanti, e l'esigenza di informare l'opinione pubblica sulla loro qualit etico-culturale, essendo personaggi dediti per lo pi ai propri interessi personali, affaristici e carrieristici. Alcuni anni fa Matteo Renzi, allora sconosciuto presidente della provincia di Firenze, fu il pro-tagonista di un alterco verbale durante una trasmissione televisiva di un'emittente locale, nei confronti dell'oncologa Patrizia Gentilini sul tema della nocivit degli inceneritori 5. Renzi era ed il pi coerente promotore locale di un Piano per la gestione dei rifiuti fiorentini che prevede, tra l'altro, la realizzazione di un nuovo grande inceneritore a vent'anni dalla chiusura del precedente per una contaminazione di diossina nel territorio circostante. Durante quella trasmissione, di fronte al dato fornito dalla dott.ssa Gentilini sull'incremento dei tumori causato dagli inceneritori, ebbe una immediata e vivace reazione, esclamando: ci vedono le persone malate [...] che in questo momento hanno il tumore [...] e che arrivino a immaginare che sia per colpa di scelte infrastrutturali .... 5 http://www.youtube.com/watch?v=UP_34siiFGg Il modo non proprio composto con cui effettu questo intervento assai diverso da quelli ben pi ragionati e televisivamente costruiti con cui si far successivamente fama di benefico giovane innovatore del centrosinistra italiano non permise di concludere il suo discorso, ma gi cos il senso del suo ragionamento appare chiaro: non si deve nemmeno "immaginare" che ci possano essere responsabilit di governanti e amministratori per i danni causati dalle loro scelte. Matteo Renzi, da politico scaltro e intelligente, ben si rendeva conto dell'importanza mediati- ca, e non solo, dell'associare le sue scelte politiche con la consapevolezza che queste possano causare danni sanitari gravi e irreversibili, tanto da poter chiaramente imputare a governanti e amministratori la responsabilit di avvelenamenti e stragi. Un popolo, anche molto tranquillo e rassegnato, e magari pure corrivo, se acquisisce la consapevolezza di essere stato deliberatamente avvelenato, e che addirittura lo verr ulteriormente e, sempre deliberatamente un fatto che investe tutti potrebbe anche svegliarsi e rivoltarsi: bisogna quindi parlare d'altro, deviare le argomentazioni, e non a caso Renzi, durante quella stessa trasmissione, esortava a parlare di raccolta differenziata dei rifiuti: questo e non altro doveva essere il tema del discorso. Per le classi politiche al servizio di onnipotenti poteri finanziari, sempre pi disumanizzati e nemici di ogni forma di vita, bisogna sempre pi limitare il campo del ragionamento politico, sviare l'attenzione, imporre innocue e non impegnative banalizzazioni, meglio se politicamente corrette, visto che l'universo del "politico" da loro determinato e basti ricordare che gi la semplice indignazione risulta essere fuori da questo orizzonte. Comunque, il caso di andare oltre l'indignazione e arrivare a qualcosa di ulteriore, vale a dire a dare un giudizio pubblico sull'operato di governanti e amministratori: processarli. I metodi si possono rifare a quelli del Tribunale Permanente dei Popoli, ma pi che la forma necessario che le responsabilit si possano evidenziare, e che "qualcuno" non si possa nascondere dietro a troppo comodi "non sapevo". L'avvelenamento delle specie viventi, compresi i cuccioli della specie umana, un fatto che non deve essere dimenticato e tantomeno prescritto. E ricordiamoci la dichiarazione che Lorenzo Tomatis, uno dei maggiori studiosi italiani nel campo medico e gi direttore dell'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) fece al termine della sua vita a proposito della follia dell'incenerimento: le generazioni a venire non ci perdoneranno i danni che noi stiamo loro facendo 213 -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Da: Michelangiolo Bolognini Data: 02 gennaio 2012 A: Garofalo Oggetto: osservazioni al Piano Sanitario e Sociale Integrato Regionale 2012- 2015 Alcune osservazioni e considerazioni sulla riorganizzazione del Dipartimento di Prevenzione relativo al Piano Sanitario e Sociale Integrato Regionale 2012-2015. Sul versante tecnico-sanitario, pur apprezzando lo sforzo analitico di questo voluminoso Piano, dove vengono trattati numerosi e vari argomenti, illustrando "contesti", "sfide", "obiettivi", "azioni strategiche", si devono purtroppo rilevare delle notevoli criticit su alcuni aspetti fondamentali. Per prima cosa si nota nel Piano la completa reticenza, o forse semplice ignoranza, in merito al grave deficit informativo connesso al blocco, a partire dal 2004, del Registro Tumori Regionale, che copriva peraltro solo una piccola parte della popolazione toscana (le province di Firenze e di Prato). Si pongono pertanto fondati dubbi sulla capacit del Servizio Sanitario Toscano di affrontare adeguatamente, nel suo complesso, la problematica dei tumori nella nostra regione. Sempre nel campo dei tumori, per quanto attiene la prevenzione primaria, si nota la grave inadeguatezza culturale del Piano che si assesta sull'enfatizzazione di generici ed onnipresenti "stili di vita" (ridicolo, se non tragico, invocarli per patologie in allarmante crescita nel nostro Paese, e quindi presumibilmente anche per la nostra Regione, quali i Tumori infantili, di cui deteniamo il triste record europeo per quanto riguarda l'incremento annuale, come dimostrato dai dati dell'AIRTUM) mentre manca qualunque richiamo all' epigenomica. Dalla lettura del testo del Piano, pur cos ricco di lessico tecnico- scientifico, il termine "epigenetico" sembra del tutto assente. E' appena il caso di ricordare che l'epigenetica , oltre a rappresentare il settore pi avanzato della ricerca biomedica, impone una revisione delle strategie e dell'operativit di un Servizio Sanitario Pubblico, soprattutto nel campo della Prevenzione Primaria, sempre che si voglia seguire metodiche basate sulle prove scientifiche, a tale proposito si suggerisce ai Redattori del Piano la lettura della recente monografia "Progetto Ambiente e Tumori" dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica ( che si pu scaricare liberamente dal sito AIOM ed di libero acceso: http://www.aiom.it/Attivit%E0+Scientifica/Documenti+AIOM/Position+paper/Progetto+Ambiente+e+T umori/1,5352,1 , ), ma basterebbe anche la lettura di testi pi divulgativi, quali ad esempio il volumetto sull'epigenetica del biologo Richard C. Francis, in edicola con la rivista "Le Scienze" dal 3 dicembre. Proprio per quanto attiene le patologie correlate alle modifiche dell'assetto epigenetico esiste in Toscana una rilevante carenza di strumenti informativi. Oltre alle gi ricordate patologie tumorali il livello di raccolta ed elaborazione dei dati in Toscana assai poco soddisfacente anche per le Malformazioni e le Patologie perinatali, anch'esse correlate all'assetto epigenetico, come pure i dismetabolismi e le patologie croniche invalidanti. 214 Addirittura per lo strumento conoscitivo pi tradizionale e grossolano come il Registro di Mortalit, si hanno oramai ritardi pluriennali. Queste carenze di competenza del Settore Sanitario, si legano ad altrettante carenze nella conoscenza degli agenti causali ambientali che pi influenzano l'assetto epigenetico (inquinanti organici persistenti, quali diossine, PCB, HCB, metalli pesanti, micro e nanoparticolato, solo per indicare quelli pi rilevanti) di competenza ARPAT: a titolo esemplificativo pu essere utile la lettura dell'ultimo Annuario 2010 dei dati ambientali ISPRA per quanto attiene le stazioni di rilevazione per le PM 2,5 che risultano essere 3 per la Toscana a fronte delle 21 della Lombardia e dell'Emilia o delle12 del Trentino Alto Adige ( pag. 64 in http://annuario.apat.it/capitoli/Ver_8/versione_integrale/06_Atmosfera.pdf ). Queste basilari carenze rendono particolarmente debole ogni operativit ordinaria, basata su prove o dati scientifici adeguati, del Servizio Sanitario Toscano nell'ambito della Prevenzione Primaria. L'operativit dei Dipartimenti di Prevenzione, come delle altre Strutture deputate alla Prevenzione Primaria del Servizio Sanitario Toscano, rischia di adagiarsi su pratiche derivate da dati scientifici obsoleti o fuorvianti, come i gi richiamati ed onnipresenti "stili di vita", magari uniti a richiami ad una "Prevenzione basata su prove scientifiche" ( EBP-Evidence Based Prevention nel testo del Piano), di fatto autoreferenziale in assenza di scienza pertinente e di conoscenza adeguata. Stanti cos le cose, la Prevenzione Primaria fornita dalle strutture deputate del Servizio Sanitario Toscano in campo sanitario rischia di diventare, analogamente a quanto gi avviene per il campo ambientale, la mera lettura di limiti normativi, il pi delle volte datati e non pertinenti, ma acriticamente ritenuti soddisfacenti e di cui ignora la reale rispondenza scientifica finalizzata alla tutela della salute, senza neanche riuscire a quantificare il danno, spesso evitabile, che l'incremento di inquinanti persistenti, in territori da ritenersi molte volte critici, comporta per la popolazione toscana. Sul versante strutturale-organizzativo il Piano non tiene adeguatamente in conto che il fattore preponderante delle Strutture deputate alla Prevenzione Primaria del Servizio Sanitario Toscano sono i Professionisti, a partire dai medici, che, nonostante ogni difficolt ed ostacolo, si impegnano per fornire il proprio contributo per tutelare per quanto possibile la Salute, a partire dalla valorizzazione della loro autonomia e del loro livello formativo. Le criticit organizzative, gi in essere, quali l'estrema variabilit dei modelli a livello aziendale, il depauperamento del personale medico, la mancata previsione di livelli minimi di strutture e relativo personale gi a partire dal livello zonale, che cruciale per le attivit della Prevenzione Primaria del Servizio Sanitario Toscano, al fine di evitare almeno ulteriori perdite di preziose risorse qualificate, non vengono esplicitamente affrontate. Per quanto attiene i modelli organizzativi aziendali si esprimono perplessit sul permanere di attivit quali la Medicina Legale e la Medicina Sportiva nel Dipartimento di Prevenzione, potendosi trovare pi idonea collocazione la prima presso lo Staff direzionale aziendale, e la seconda a livello territoriale; mentre sarebbe auspicabile la collocazione di specifica struttura deputata all' Epidemiologia ed all'Analisi del Rischio presso il Dipartimento di Prevenzione. Si nota come le "matrici di coerenza" tra questo Piano e le varie altre pianificazioni regionali, in assenza di reali possibilit di azione qualificata da parte delle strutture sanitarie regionali sono puramente teoriche, e non verificabili. 215 Sarebbe infine auspicabile, per favorire la trasparenza della pubblica Amministrazione, la partecipazione dei comuni Cittadini, ed anche per non incappare in una fastidiosa autoreferenzialit, evitare il pi possibile l'utilizzo di termini gergali e non adeguatamente tradotti nella Lingua nazionale quali: life skills...peer education...empowerment...counselling...e-prescription...caregivers...healthy life...health-to- patient...request for comment...fixer...benchmarking...housing...setting solo per citarne alcuni. -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Da: Michelangiolo Bolognini Data: 18 gennaio 2012 19.34.10 GMT+01.00 A: lista.comitati@list.attac.org Cc: Marco Bersani , hyperlink@lists.riseup.net, coordinamentonazionale@acquabenecomune.org, promotori.referendum@acquabenecomune.org, ecologiapolitica@yahoogroups.com Oggetto: Re: [COMITATI ATTAC] Risposta a D'Angelis su acqua e referendum Rispondi a: lista.comitati@list.attac.org Ricordo che il De Angelis il classico esempio di ecolocrate (colui che vuole gestire le nocivit e non eliminarle) che ben sono rappresentati nel mondo sinistro ed ambientalista Il suo curriculum inappuntabile (tratto dal sito del Consiglio regionale toscano): "Erasmo D'Angelis nato a Formia (Latina) il 17 febbraio 1955, vive a Firenze. Giornalista professionista, laureato in Psicologia. Ha lavorato come consulente del Ministero di Grazia e Giustizia ed stato membro di equipe psicopedagogiche negli istituti penitenziari della Toscana. Ha successivamente iniziato l'attivit giornalistica con la Rai curando inchieste sulla condizione giovanile. Ha collaborato con il settimanale L'Espresso, con La Nuova Ecologia, stato inviato e capo della redazione fiorentina del quotidiano Il Manifesto. Ha ricoperto l'incarico di presidente regionale di Legambiente Toscana e per due edizioni ha organizzato a Firenze la rassegna "Ecolavoro" sull'occupazione nei settori dell'ambiente, della qualit e dell'innovazione tecnologica. E' fra i promotori delle iniziative "Goletta Verde", "Treno Verde" e "Festambiente". Ha promosso campagne di mobilitazione per la messa in sicurezza dell'Arno dalle alluvioni ed ha coordinato per il Consiglio regionale le iniziative per il 40 anniversario dell'Alluvione, organizzando il Raduno internazionale degli Angeli del Fango nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio il 4 novembre 2006. E' autore di diverse Guide naturalistiche e per i giovani: "Toscana Verde", "Guida d'Italia al mare pulito", "L'Italia in sacco a pelo. Come vivere sotto le stelle senza difficolt o divieti". Ha scritto il saggio sulla co

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