libro mbol da 121 a 200 2° parte

Aug 29, 2018 | | Category: Other |   | Views: 7 | Likes: 1

121 impatto complessivo per inquinanti persistenti nell'ambiente e che entrano nella catena alimentare, accumulandosi ed accrescendosi nella concentrazione n permetteranno di effettuare in futuro nuove indagini epidemiologiche, in quanto sar sempre pi problematico il paragone tra popolazioni esposte e non esposte (presupposto indispensabile per un'indagine epidemiologica). Conviene a questo punto richiamare il mandato della legge che istitu in Italia il Servizio sanitario nazionale (Ssn), per la prevenzione delle malattie. La legge, n. 833 del 1978, assai avanzata anche sul versante internazionale, prevedeva la prevenzione delle malattie e degli infortuni in ogni ambito di vita e di lavoro e la promozione e la salvaguardia della salubrit e dell'igiene dell'ambiente naturale di vita e di lavoro e prevedeva, prima della cancellazione tramite un referendum "ambientalista" effettuato nel 1992, l'identificazione e l'eliminazione delle cause degli inquinamenti dell'atmosfera, delle acque e del suolo, obiettivo questo che il sistema "ambientale" si dimostrato completamente incapace di attuare. Nell'attivit di prevenzione del Ssn inoltre prevista la profilassi degli eventi morbosi, attraverso l'adozione delle misure idonee a prevenirne l'insorgenza (definizione che dava, e darebbe tuttora, alle strutture pubbliche ampie possibilit di azione, che non si dovrebbe limitare ai soli controlli e "monitoraggi" ambientali ed epidemiologici). Questo mandato stato ignorato, se non tradito, quasi da tutti, a cominciare dalle strutture sanitarie pubbliche ridefinite (dai liquidatori della prima Repubblica) con il termine ideologico di aziende. Il problema prima ancora culturale che politico. Basta riportare questa illuminante affermazione: i quattro inceneritori nel Lazio inquinano meno di cinque automobili, e s'inala pi diossina a starsene pochi minuti vicino a un barbecue o a fumarsi una sigaretta. Vorrei poter spiegare anche che la diossina a piccole dosi fa bene: magari un'altra volta (32. Siamo qui di fronte non solo a un esempio di negazionismo e di volgare falsificazione scientifica, ma soprattutto al dispiegarsi dell'ideologia dell'inevitabilit del danno. Tale ideologia utilizza strumenti che vanno dalla manipolazione mediatica tramite l'usuale disinformazione di giornali e tv allo stato di emergenza, la militarizzazione e il segreto di Stato, azioni ben pi pericolose in termini politici, in quanto seguono una strategia di lunga durata, iniziata diversi decenni or sono, che vuole arrivare a realizzare "finalmente" in Italia una nuova e pi "moderna" repubblica, partendo magari dalla copertura delle malefatte dei "poteri forti"- il che la rende ancora pi sponsorizzata dai media, a tutela dei loro editori. Ma non va dimenticata la mistificazione ambientalista (33: l'importazione del recupero energetico dei rifiuti, inventato negli anni ottanta negli Usa per riconvertire il settore nucleare dopo l'incidente di Three Miles Island, avvenuta in Italia per "merito" della maggiore associazione ambientalista nostrale, Legambiente. E va anche ricordata l'ultima arrivata, la mistificazione climatica: in questa ottica i termovalorizzatori (come sono eufemisticamente chiamati gli inceneritori), al pari delle centrali nucleari, sono una delle salvaguardie contro la terribile CO2, che, come si visto, sarebbe la peggior minaccia "globale" oggi esistente (oltre ad essere, "termovalorizzatori" e centrali nucleari, fonte rilevante di profitto economico). A rendere la cosa ancor pi confusa va notata l'esistenza degli "inceneritori del padrone" e degli "inceneritori del popolo". Nel primo gruppo si possono annoverare quelli della presidente Note 31 Per esempio, utilizzare filtri pi efficienti, da 3 micron a 0,8 micron, significa far passare polveri pi piccole, e quindi pi pericolose; in questi casi, se la massa complessiva delle polveri pu essere minore, il loro numero l'effetto biologico legato al numero delle polveri introdotte nell'organismo pu essere assai superiore. 32 Dott. Franco Battaglia, di professione chimico, con testi prefati dal prof. Umberto Veronesi, membri entrambi della associazione Galileo 2001, che si definisce per la libert e la dignit della Scienza Il Giornale, 09.01.2008. 122 33 La deriva culturale dell'ambientalismo, da ideologia critica rispetto alle nocivit del sistema di produzione industriale a suo supporto, avvenuta negli ultimi decenni mediante una forma di nihilismo elementare, ma efficace, che, dopo aver elevato a divinit il pianeta Gaia ha considerato gli esseri umani, per il loro peso (impronta) insostenibile, come fastidiosi parassiti, per cui il fondamento implicito dell'ambientalismo contemporaneo, per la difesa di Gaia, l'eliminazione dei parassiti umani (evidentemente tutta vita indegna di essere vissuta. di Confindustria (34, cos come le grandi banche che finanziano gli impianti e lucrano sul sistema di incentivazione dei Cip6-Certificati verdi (35 con tanto di ispirate dichiarazioni del presidente del Consiglio, Berlusconi, all'accensione della prima linea dell'inceneritore di Acerra (che pare, peraltro, aver funzionato poco e male): un dono di Dio, perch siamo in una situazione di rischio in alcune regioni italiane [...] un prototipo da ricostruire in almeno quattro regioni italiane." Gli "inceneritori del popolo" possono essere ben riassunti dalle dichiarazioni della giovane presi- dentessa della provincia di Pistoia, Federica Fratoni (eletta con i voti del Pd, del Prc, del Pdci e dell'Idv), nella sua campagna elettorale, in contemporanea con le citate dichiarazioni di Berlusconi: Ho fatto riferimento pi volte al contenuto ambientalista ed ecologico del mio programma elettorale, che vede tra le sue priorit la riduzione dei rifiuti e il potenziamento della raccolta differenziata, oltre all'attuazione di progetti per il riutilizzo degli scarti dal punto di vista energetico il che significa raddoppio dell'inceneritore di Montale (PT), potenziamento di quasi sei volte di quello di Pontassieve (FI) e realizzazione del nuovo inceneritore di Firenze (fortemente voluto anche dal suo nuovo sindaco, "centrosinistro" e cattolico, Matteo Renzi). Le lotte che in tanti territori italiani, europei ed extraeuropei, avvengono contro questi impianti nocivi e irragionevoli, rappresentano anche se spesso in forma spontanea e inconsapevole la punta pi avanzata di una ben pi importante partita che, iniziando dalla tutela dei singoli territori arriva alla resistenza nei confronti della deriva, apparentemente inarrestabile, dello Stato contemporaneo verso un nuovo e pervasivo totalitarismo che ha come suo strumento di controllo il diritto sovrano del potere alla vita, e in specie alla malattia e alla morte, dei "sudditi", e che trova, quale suo strumento indispensabile, l'ideologia del danno inevitabile. Gi solo contrastare anche in termini logici l'ideologia dell'inevitabilit del danno dovrebbe essere un dovere prioritario per gli esseri umani, specie quando questo danno concretamente superfluo, socialmente inutile, ragionevolmente evitabile. Perci la lotta all'inevitabilit dell'incenerimento fondamentale: far accettare l'incenerimento , per il potere politico, la dimostrazione del suo moderno controllo sulla popolazione. Che sia quindi un dono di Dio oppure ambientalista ed ecologico, l'incenerimento resta l'emblema dell'ideologia del danno inevitabile, dove confluiscono lo stato di eccezione e il moderno controllo biopolitico nella sua forma tanatologica. Con tutta evidenza, se si riesce a far accettare l'incenerimento, si riesce a far accettare tutto. MICHELANGIOLO BOLOGNINI Note 34 Gli inceneritori del Gruppo Marcegaglia sono previsti soprattutto nelle regioni meridionali italiane espressione di una rinnovata moderna colonizzazione di un Sud del mondo , a Manfredonia, Massafra, Lecce e Modugno. 35 M. Bolognini, Camorra di Stato e stato di emergenza, Il Ponte, n. 3, marzo 2008. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------ ----- Sul sito dell'Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della Provincia di Pistoia 123 Relazione sull'ambiente presentata dal Dott. Michelangiolo Bolognini alla riunione del consiglio sanitario del 13/01/10 In vista della riunione del Collegio dei Sanitari, richiesta da un numero qualificato di Componenti, per trattare le problematiche inerenti le emissioni dell'inceneritore di Montale e la contaminazione da diossina di alimenti nella sua area di ricaduta, che stata fissata dalla Presidente per il 13 gennaio 2010, si trasmettono in allegato le diapositive predisposte per illustrare la problematica: - La presentazione inizia col richiamo al nostro mandato istituzionale come strutture del Servizio Sanitario Nazionale, che ci impone: "la prevenzione delle malattie e degli infortuni in ogni ambito di vita e di lavoro la promozione e la salvaguardia della salubrit e dell'igiene dell'ambiente naturale di vita e di lavoro l'igiene degli alimenti, delle bevande, dei prodotti e avanzi di origine animale per le implicazioni che attengono alla salute dell'uomo", in particolare tra le attivit di prevenzione prevista "la profilassi degli eventi morbosi, attraverso l'adozione delle misure idonee a prevenirne l'insorgenza"; questa definizione lascia ampie possibilit di azione, purch le si vogliano fare, e non limitate solo ai ambientali o epidemiologici. La prevenzione primaria si pu fare con l'applicazione delle vecchie normative sanitarie, cosa non agevole in quanto le pi recenti normative permettono che si possa inquinare anche con sostanze estremamente pericolose per la salute; a questo va aggiunto che le stesse normative non tengono conto in modo adeguato dell'evoluzione delle conoscenze scientifiche, ed inoltre possono esistere lesioni di legittimi interessi o anche condizionamenti da parte del potere politico che ne contrastano l'applicazione. - Si passa quindi ad illustrare quanto accaduto tra il maggio ed il luglio 2007, dove dall'inceneritore fuoriuscirono quantit di diossina ben oltre i limiti normativi, al quale fece seguito una assai anomala ordinanza dell'allora sindaco di Montale, l'istituzione di due strutture "ad hoc", un (che in un primo tempo comprendeva anche l'inquinatore) ed un , per rispondere alle proteste di associazioni, comitati e cittadini, ma anche per permettere la riapertura dell'inceneritore, che era stato chiuso. - Si va poi a dettagliare quanto predisposto dal come monitoraggio ambientale e sanitario, a partire dalla realizzazione della modellistica validata che ha definito l'area di maggiore ricaduta degli inquinanti emessi dall'inceneritore e che fornisce la mappa dell'inquinamento, e quindi i prelievi sui terreni, sulle matrici biologiche, sull'acqua, compreso l'acqua potabile, e l'avvio di una indagine epidemiologica. - La parola passa poi al clinico (ringrazio il Collega oncologo Ruggero Ridolfi dell'AIOM) di cui riprendo una presentazione su alcuni dati recenti nel campo dell'immunit antitumorale connessi, al recettore AHR, che evidenzia l'ulteriore importanza sanitaria della diossina, gi conosciuta come cancerogeno di primaria importanza. - Queste ricerche sono ignorate dalle normative, che pure hanno recepito, almeno come principio, la necessit di ridurre le diossine, anche sulla scorta della revisione della sua tossicit fatta dall'OMS nel 1998. - Si illustrano le caratteristiche delle diossine, di cui gli inceneritori sono una fonte preponderante, e dei PCB, richiamando anche il loro metodi di misura, e fornendo inoltre, tradotti in dosi tossiche, i dati tutt'altro che trascurabili, relativi all'attuale ed al pregresso inquinamento causato dall'inceneritore di Montale. 124 - Si passa quindi ad illustrare i risultati del monitoraggio ambientale effettuato dall'ARPAT illustrandone le criticit, e riportando il loro primo giudizio "assolutamente" assolutorio nei confronti dell'impianto, peraltro contraddetto e smentito pi recentemente, in questo passaggio si chiarisce anche il fatto che il mandato istituzionale di ARPAT non coincide con quello del SSN, in quanto molto pi vago e direttamente soggetto agli indirizzi degli amministratori regionali. - Si forniscono quindi i risultati del monitoraggio sanitario che hanno dimostrato, come relazionato anche dall'IZPS, che esiste una contaminazione da diossina "pressoch totale" negli alimenti provenienti dall'area di maggiore ricaduta, fatto questo confermato anche da una seconda campagna di rilevazione che ha interessato animali pi giovani e quindi senz'altro commestibili. - Si evidenzia come, a fronte di questi dati, il Servizio Veterinario non abbia proposto alle Autorit sanitarie locali dell'area interessata (parti dei comuni di Agliana, Montale, Pistoia e Quarrata) alcun provvedimento di divieto di produzione, utilizzo e commercializzazione di alimenti, andando contro il dettato normativo, gli orientamenti ministeriali, le direttive tecniche, ed anche quanto fatto in precedenti situazioni analoghe. - Questo fatto comporta che, anche per l'operato dell'ASL 3, una parte del territorio toscano viene posto in una situazione di assoluta anomalia rispetto al resto dell'Italia (e dell'Europa Comunitaria). - La presentazione si conclude quindi con la raccomandazione di procedere, da parte dell'Azienda USL, ad una valutazione interdisciplinare sulla necessit di tutelare la salute delle persone relativamente al consumo di alimenti contaminati da diossine, furani e PCB provenienti dall'area di maggiore ricaduta delle emissioni dell'inceneritore. - Inoltre si avanza la richiesta che tale valutazione coinvolga quantomeno, oltre alla professionalit medico veterinaria, anche quella medica di sanit pubblica e quella medica di igiene degli alimenti e nutrizione e che tale valutazione sia adeguatamente motivata per quanto attiene i suoi contenuti nei versanti tecnici e normativi. CLICCANDO SU http://www.omceopistoia.it/Docs/csdef1.ppt possibile scaricare le slides che son state presentate in sede di riunione ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------ -- LATOUCHE E DINTORNI 4 maggio 2010 Marted sera si svolta a Pistoia una conferenza del filosofo della decrescita, Serge Latouche: teatro strapieno, pubblico variegato, si va dai numerosi orfani di ideologie "sinistre" (Pdci, Pdci-scissionisti, Prc di vario tipo, Sel, etc ), "grillini" e "grilline", presente il capogruppo del Pdl al Comune di Pistoia (iscritto, almeno in passato, a Legambiente), assenti i diessin-democratici ortodossi, mentre non manca un noto provocatore e infiltrato locale, sempre presente in queste occasioni con il suo sorriso sardonico ... Latouche si esprime bene e si fa capire, parla un italiano molto francesizzato e pochissimo anglicizzato. Le sue idee: le nove-dieci R (ridurre, ridistribuire, rilocalizzare, riterritorializzare, ristrutturare, ri- concettualizzare, rivalutare, resistere, riciclare, riutilizzare e ovviamente ridurre). Il suo programma, in dieci punti, andando in ordine inverso: 1) riappropriarsi del denaro (moneta); 2) riorientare la ricerca tecnoscientifica; 3) restringere moltissimo lo spazio pubblicitario; 4) ridurre lo spreco e l'energia di un fattore 4; 5) rilanciare la produzione dei beni relazionali; 6) ridurre il tempo di lavoro in rapporto con l'accresciuta produttivit (riprendendo il giovane Marx e creando nuovo lavoro); 7) restaurare l'agricoltura tradizionale (portando gli occupati in agricoltura dall'attuale 3% al 20%); 8) 125 rilocalizzare le attivit; 9) ridurre i trasporti, responsabili del 30% dell'effetto serra (con metodi tariffari, facendo pagare i costi reali); e ... finalmente, ultimo, 10), ma in realt primo, ridurre l'impronta ecologica ... E qui il Latouche, nonostante alcune idee e spunti non disprezzabili, mostra in pieno la sua sudditanza alle ideologie ecofasciste (ecofascismo che pure cita, una volta, quale "pericolo" di deriva autoritaria), e alle basi ideologiche della green economy (di cui pu rappresentare l'ala "sinistro-pauperistica"), con i suoi catastrofismi climatici ed energetici. Poco o nulla su considerazioni geopolitiche extraeuropee, come se tutto l'universo si esaurisse a Parigi, a Strasburgo o a Francoforte - Europa ... Intanto, mentre che gli intellettuali del disarmo unilaterale fanno le loro pericolose prediche, l'Europa delle plebi soccombe a quella della finanza. Il copione stato ben organizzato: si partiti da una ben orchestrata campagna-stampa (libera!?!) in Germania, per aizzare le plebi tedesche contro le spendaccione e truffatrici plebi greche (una variante del moderno "razzismo" biopolitico, peraltro in linea con l'ecofascismo reale e presente), con la "brillante" classe politica tedesca (Tremonti al confronto della Merkel brilla di luce propria), che, per "risparmiare" 9 miliardi, ne far spendere 200, ma che, soprattutto, render pi plebee le plebi europee, a cominciare da quelle mediterranee - evidentemente troppo abbronzate -, e le plebi si adeguano con "puntuali utili" devastazioni e altrettanto "utili" uccisioni "plebee": shock economy in azione. E mentre nell'Europa delle plebi i comitati d'affari della finanza invocano la revisione del famoso Patto di stabilit, la superortodossia di Milton Friedman del 3% massimo di deficit di bilancio, da lui proposta nel lontano 1980 - revisione s, ma per renderlo ancora pi rigido! -, lo scenario globale va avanti: - gli USA continueranno a farsi finanziare deficit doppi o tripli di quelli europei; - la Cina continuer a essere sovrana per quanto riguarda moneta e scelte finanziarie, senza gli inutili orpelli della "democrazia spettacolare", sponsorizzata e al soldo dalla finanza privata (utile la recente analisi di Loretta Napoleoni nel suo ultimo libro, Maonomics), pronta a prendere il posto di supremazia mondiale che ad essa spetta per denaro, cultura e tradizioni, a cominciare dalla "sana" regola giuridica del costo della pallottola a carico dei familiari"(questo vale anche per i funzionari corrotti) ... E, in Italia, i politici in saldo, si pagano con l'appartamento ... Salute, Michelangiolo Bolognini ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------ -- Sul sito di Medicina democratica 14 maggio 2010 L'INSOSTENIBILE SCELTA DELLE CENTRALI A BIOMASSE Preliminarmente bisogna tener presente l'enorme capacit di corruzione politica del meccanismo di incentivazione "ecologica" pubblica, ma pagata dai consumatori mediante una tassa del 7% delle bollette elettriche, di produzione di energia iniziata nel 1992 con una delibera interministeriale ( CIP 6) e ridefinita successivamente come "Certificati Verdi", si tratta di 6 miliardi di euro l'anno, una massa di denaro che ha condizionato, e continua a condizionare, le scelte politiche a tutti i livelli, da quelli ministeriali, alle regioni, alle amministrazioni locali. L'importante bruciare, bruciare e bruciare, visto che oltre il 90% di questi fondi vanno alla combustione delle cose pi svariate, pi di 4 miliardi di euro 126 (4.361 milioni nel 2006) vengono destinati agli stessi combustibili fossili ed ai "combustibili di processo o residui o recuperi di energia", una definizione che molte volte ha coperto lo smaltimento di prodotti tossici derivati dalle lavorazioni petrolifere, ribattezzate fonti di energia "assimilate alle rinnovabili", ad esclusivo vantaggio della potente Lobby petrolifera. Comunque dei restanti fondi, destinati alle "fonti di energia rinnovabili" ben 1.136 milioni di euro ( dati sempre del 2006) vanno alle "biomasse e rifiuti". In questo le centrali a biomasse di taglia industriale si apparentano con gli inceneritori, oramai quasi sempre definiti, nel nostro Paese, "termovalorizzatori" (anche se il termine tecnicamente pi corretto, dovrebbe essere quello di "termocancrovalorizzatori" o, pi semplicemente, "cancrovalorizzatori". Del resto questi impianti sono intercambiabili, come ben dimostra, in Toscana, il caso dell'inceneritore di Pietrasanta, voluto a tutti i costi dalla Amministrazione regionale, retta allora da Vannino Chiti, che arriv a commissariare autoritariamente le autorit amministrative locali, tutte contrarie alla sua realizzazione, mediante un dirigente regionale, noto per un contratto capestro (il contratto "Daviddi"), che impose a tutte le amministrazioni Comunali della Versilia, che prevedeva, e prevede, il conferimento di una data quantit di rifiuti a questo impianto, pena il pagamento di sanzioni pecuniarie in caso di una sua riduzione, sfavorendo quindi politiche "virtuose" di gestione dei rifiuti mediante loro riduzione, riciclaggio e recupero: un esempio della "vera"politica ambientale della regione Toscana. In alcune fasi della sua vita l'inceneritore di Pietrasanta venne ribattezzato "impianto per biomasse", per renderlo pi "appetibile", specie nella delicata fase del suo collaudo; attualmente questo impianto brucia "combustibile da rifiuti" (CDR) , gestito dalla multinazionale francese Veolia, ed ha avuto, anche recentemente, ripetuti episodi di emissioni anomale di diossina. Che gli impianti industriali per biomasse siano il pi delle volte un trucco per "far digerire" un inceneritore, lo dimostra il semplice fatto della sovrastima della potenzialit delle biomasse disponibili "a filiera corta", che dovrebbe avere un raggio massimo di 20 Km, ma che stata poi ampliata a 70 Km. Sovrastima ben illustrata da uno studio del WWF relativo ad una prevista centrale da 10 MW in regione Piemonte, un esempio che ben si attaglia anche alla regione Toscana. "Un primo mito da sfatare riguarda la disponibilit di foreste del nostro Paese: all'aumento della superficie forestale dovuto all'abbandono dei territori marginali si accompagnato un incremento della popolazione nazionale e oggi la quota pro capite di boschi circa la met di quella che si aveva nel 1861. Una propaganda fraudolenta sta spacciando lo sfruttamento forestale addirittura come utile o necessario all'ambiente e considera il legno come risorsa abbondante, abbandonata e gratuita. Il legno invece materiale prezioso, limitato e di enorme valore bio-ecologico e, secondo il criterio della sostenibilit, tale patrimonio dovrebbe essere trasmesso alle generazioni future. La Regione Piemonte vuole raggiungere l'ambizioso traguardo di produrre il 20% del proprio fabbisogno energetico da fonti rinnovabili. Obiettivo condivisibile, ma che purtroppo verr raggiunto nei modi sbagliati, ovvero bruciando biomasse legnose in modo da contribuire al 60% di quel 20%. (...) Un piano energetico che una truffa per il cittadino e un'enorme minaccia per l'ambiente (...) Dal punto di vista energetico, il legno si caratterizza per avere un contenuto energetico CE (quantit di energia termica ricavabile dalla combustione completa riferita all'unit di massa), espresso come potere calorifico inferiore (p.c.i.), pari a circa un quarto di quello del gasolio (10200 kcal/kg). (...) Prendendo in considerazione le tecnologie consolidate, gli standard degli impianti termoelettrici alimentati a biomasse sono caratterizzati da rendimenti elettrici bassi, attorno appena al 26%, con valori sensibilmente inferiori alle altre tecnologie usate oggi in Italia: 127 - olio combustibile (36%), - carbone (42%) e turbogas a ciclo combinato (56%) (fig. 2). Il perch di queste basse efficienze legato in primo luogo alla dimensione degli impianti: i pi grandi impianti di produzione elettrica da biomassa sono almeno 60 volte pi piccoli di quelli a carbone o a gas. Ci inevitabile, in quanto la piccola dimensione imposta dalla scarsa densit energetica del combustibile. Una centrale a biomassa da 10 MW elettrici assorbe tutta la produzione di legname di oltre 7500 ettari (l'area di un rettangolo di 10 km per 7,5 km). Poich una tale superficie da noi non esiste come bosco unitario, ma intervallata da strade, aree aperte e abitati, per reperire legna da oltre 7500 ettari bisogna rastrellare il legname in un raggio di decine di chilometri, con trasporti che richiedono migliaia di camion. Per una centrale da 10 MW servono 4600 camion da 20 t all'anno (...) Come mai un'attivit con tali caratteristiche sfavorevoli suscita comunque interesse? La risposta sta in un sistema di incentivi eccessivi, che non ha eguali in altre nazioni europee e non accompagnato da un adeguato corollario di limitazioni. Manca la valutazione dei costi ambientali dell'attivit, che dovrebbe essere, al contrario, vincolante nei processi decisionali. Ci che ci si prepara a fare una grossa speculazione economica, con effetti ambientali devastanti. Francesi, svizzeri e austriaci, nostri vicini lungo l'arco alpino, pur utilizzando i boschi regolarmente, non si sognano di produrre corrente elettrica da biomasse forestali, ma si limitano a sfruttare intelligentemente i residui di lavorazione del legno a fini termici.(...)"; fatto questo per possibile solo con l'uso domestico-familiare o per la chiusura di cicli aziendali agricoli su scala assolutamente locale. Comunque, rispetto alla regione Piemonte, la regione Toscana andata anche oltre, prevedendo la possibilit di realizzare un'area gi assai critica, come quella di Livorno, una "centrale a biomasse" alimentata da olio di palma proveniente dal Sud del mondo (Tanzania ed India), un clamoroso esempio di sfruttamento neocoloniale toscano, con buona pace di tutta la retorica terzomondista dell'ex- presidente della giunta Martini, a San Rossore ed oltre. Comunque per questa centrale livornese sono previste anche altre fonti combustibili, per esempio non meglio definiti "oli di recupero"e, sempre per questa centrale, risulta essere assai interessante la previsione, che la stessa Agenzia ambientale regionale costretta a fare, del futuro contributo che questa centrale dar all'inquinamento da polveri PM10, diventando la seconda fonte di emissione Toscana, dopo la megacentrale termoelettrica di Piombino. Il problema dell'inquinamento, e dei danni alla salute che questo causa, del resto cruciale. Un problema aggravato dalla informazione, quantomeno parziale, che viene fatta in questo campo: tipico il caso dell'Assessore regionale toscano all'ambiente quando afferma essere, il contributo all'inquinamento da polvere degli inceneritori, un minuscolo 0,27% del totale. Dati che servono a dimostrare lo scarso contributo delle sorgenti puntuali (centrali per biomasse, inceneritori ed altri impianti industriali), rispetto alle sorgenti diffuse (traffico veicolare, riscaldamento domestico, ecc). I dati ambientali citati dall'assessora Bramerini, vengono tratti dal cosiddetto inventario IRSE, e sono di una qualit ridicolmente scadente, i calcoli sono fatti per estrapolazione grossolana, ad esempio nel caso delle sorgenti lineari (autostrade e strade), sui dati delle vendite di carburanti; altrettanto scadenti i dati sugli impianti di riscaldamento e le altri fonti definite "diffuse; mentre le sorgenti 128 puntuali complessive prese in considerazione sono per tutta la Toscana, "ben" 86 (ottantasei) e si basano soprattutto sugli autocontrolli. Ad esempio le sorgenti puntuali prese in considerazione per i comuni della Piana FI-PO-PT, la pi popolata della regione, sono 9 (nove): di cui 2 per la Provincia di Pistoia, 7 per Firenze e 2 per Prato ( da notare che l'inceneritore di Baciacavallo non viene preso in considerazione). Il fatto di estrapolare "molto" le sorgenti lineari e diffuse e, nel contempo, di valutare solo un numero incredibilmente basso di sorgenti puntuali comporta, ovviamente una sottostima enorme di queste ultime. Su un totale toscano stimato a 23951 tonn. di PM10 (definite genericamente cos, senza nessun approfondimento sulla loro natura chimica) solo 1919 proverrebbero, il condizionale come in tutti i dati IRSE di obbligo, da sorgenti puntuali (1106 tonn. dalla sola provincia di Livorno). Arrivare cos allo 0.27% un gioco da ragazzi: numeri in libert. Nel contempo l'assessora Bramerini si guarda bene di citare quella che sarebbe davvero una fonte di dati ambientali attendibili, una delle poche esistenti in Italia, quella del progetto PATOS. Il Progetto toscano PATOS, voluto e finanziato dalla regione Toscana, successivo ad un precedente, e pi ristretto "Progetto PASF", realizzato a Sesto Fiorentino, ed aveva come finalit quella di fornire un quadro finalmente attendibile, sul versante tecnico-scientifico, delle caratteristiche chimiche puntuali, e quindi anche della provenienza, delle polveri PM10 (ed, in parte, anche delle PM 2,5), questa esigenza nasceva da alcuni amministratori locali dell'interland fiorentino e da quelli regionali toscani, a seguito di alcune inchieste giudiziarie, da cui erano scaturiti anche rinvii a giudizio, a carico di questi amministratori, per comportamenti omissivi,relativamente al numero eccessivo delle giornate nelle quali avveniva il superamento dei valori limite delle concentrazioni delle PM10 che non erano diminuite, nel corso degli anni, nonostante le azioni messe in atto dalle Amministrazioni (soprattutto blocchi del traffico veicolare privato che erano risultati essere del tutto inefficaci). Si trattava, quantomeno di evidenziare la quota parte di componente naturale (erosione crostale, areosol marino ecc) delle PM10, che, con tutta evidenza,non risulta comprimibile da azioni intraprese dalla Pubblica Amministrazione, uno studio che aveva specificamente lo scopo della identificazione della "componente naturale" delle PM10 era gi stato precedentemente commissionato dall'allora sindaco di Roma Walter Veltroni all'Istituto Superiore di Sanit utilizzando le centraline di prelievo ed i laboratori dell'Istituto stesso. Il progetto PATOS, per andava oltre, prevedendo le analisi puntuali (con quasi 40000 analisi) delle polveri prelevate in una campagna annuale (6 mesi per Montale) effettuata tra il 2005 ed il 2006, da 8 centraline situate in aree critiche di citt Toscane (Arezzo, Grosseto, Capannori (LU), Livorno, Firenze ( con 2 centraline, una per le PM10 ed una per le PM2,5), Prato e Montale (PT), quest'ultima a meno di 1000 metri dall'inceneritore. Le analisi laboratoristiche e le relative considerazioni in ordine ad origine e provenienza del particolato, vennero affidate alle Universit di Firenze e di Pisa (e non alla Agenzia Ambientale regionale), la campagna di rilevazione venne effettuata tra il 2005 ed il 2006, i risultati furono questi: - il traffico responsabile solo del 25-35% del totale del PM10 (dato in accordo con quelli pi accreditati, come quelli americani dell'E.P.A.); - i processi di combustione (legno, biomasse ed anche rifiuti) sono responsabili del 40-60% (autunno- inverno); - la componente naturale del 10-15%. 129 Uno dei dati pi rilevanti stato poi quello relativo alla centralina di Montale, che in un'area definita "rurale di fondo", in quanto in una zona (il giardino di una scuola elementare) con traffico quasi assente e, a parte l'inceneritore, con scarse altre sorgenti. Questa centralina aveva la caratteristica di aver dato i valori di PM10 pi alti della provincia di Pistoia (con valori pari o anche maggiori delle centraline delle peggiori e pi trafficate strade di Firenze), i risultati furono questi: - I dati dei markers della combustione ( potassio e glicolati) avevano valore doppi, quadrupli, ed oltre, delle altre centraline (in questo caso non si pu certo immaginare il contributo preponderante degli impianti di riscaldamento domestico, cos come fa l'inventario IRSE); - il dato del mercurio era almeno doppio di quello di ogni altra centralina toscana, ed Il dato dell'arsenico era il doppio di buona parte delle altre centraline toscane (questi alti e significativi valori dei metalli pesanti vennero messi correttamente in relazione con la presenza dell'inceneritore dal prof. Udisti dell'universit di Firenze, come pure gli alti valori dei markers chimici della combustione). - I dati di emissione dell'impianto, anche per questi parametri, erano perfettamente rientranti nella norma (a dimostrazione che la norma, che prevede limiti di concentrazione per m3 e non limiti ai flussi di massa, completamente insufficiente a tutelare la salute). E' evidente che sulla base di questi risultati i governanti della regione Toscana hanno silenziato il Progetto PATOS ed evitato accuratamente di fare ulteriori analisi con questa metodologia, proprio a Montale. Il problema non per esclusivamente tecnico, in quanto la responsabilit ultima appare, in ogni caso essere, quella del politico, che ha chiesto (ed ottenuto) i dati tecnici che lo giustificasse nella scelta di costruire impianti sicuramente nocivi e nel contempo costosi, inutili e superflui, come sono le centrali a biomasse di tipo industriale e gli impianti di incenerimento. Impianti che avvelenano, i modo odioso e vigliacco, i nostri cibi, la nostra aria, la nostra acqua, perch ci impongono nocivit del tutto inutili, superflue e facilmente eliminabili: ed in questo il caso degli inceneritori emblematico. Bisognerebbe sempre aver presente che in atto un avvelenamento generalizzato (ammesso e perfettamente legale, sul versante delle leggi ambientali "dell'ecologica Europa") di inquinanti persistenti, che entrano nei cicli biologici, che si accumulano nei nostri corpi e di quelli che verranno dopo di noi, e che i frutti di questi veleni sono e saranno malattie, sofferenze, morti. Michelangiolo Bolognini, medico igienista - Medicina Democratica ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- --- Sul sito dell'Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della Provincia di Pistoia Relazioni inceneritore 27.7.2010 SI PUBBLICANO LE RELAZIONI IN MERITO ALL'INCENERITORE: COMUNICATO STAMPA 130 Nell'estate del 2005 ben 409 medici del territorio forlivese sottoscrivevano una petizione indirizzata al Direttore dell' ASL, al Sindaco ed al Presidente della Provincia in cui esprimevano tutta la loro preoccupazione circa il potenziamento dell' incenerimento dei rifiuti ed auspicavano l'attuazione di pratiche di gestione dei rifiuti pi rispettose dell'ambiente e della salute, pratiche gi ampiamente in uso in tante parti del nostro paese e non solo. Si rammenta che le preoccupazioni espresse dai medici forlivesi non furono un atto isolato: nel 2007 pari timori furono espressi dal Presidente della Federazione degli Ordini dei Medici dell' Emilia Romagna, il Dott. Gancarlo Pizza di Bologna, che avanz una richiesta ufficiale di moratoria sull'ampliamento od apertura di nuovi inceneritori e nel 2008 la FNOMCeO ( la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici) in un suo documento afferm che erano da privilegiare, "altre metodiche di smaltimento efficace dei rifiuti che oggi, rispetto all'incenerimento, appaiono svantaggiate per un minore interesse del mercato pur potendo presentare minori rischi ambientali." , senza parlare poi delle numerosissime azioni (anche giudiziarie!) intraprese dai Medici per l' Ambiente in tutto il nostro paese. L 'Associazione dei Medici per l' Ambiente, sezione ISDE Forl-Cesena, accoglie quindi con grande soddisfazione dopo 5 anni la notizia del prossimo avvio della raccolta domiciliare "porta a porta" nella citt di Forl; la separazione a monte dei materiali infatti il primo irrinunciabile passo per una corretta gestione dei rifiuti, una pratica consolidata da decenni e la sola che permette il recupero adeguato di materiali preziosi ( carta, legno, plastiche, metalli, materiale organico per compost di qualit ecc. ) che nessuno pu pi permettersi di distruggere e sprecare e tanto meno di trasformare tramite l'incenerimento- in composti tossici che avvelenano il nostro ambiente e sono causa certa di danni alla salute e di inutili sofferenze. I Medici per l' Ambiente ricordano da un lato che le vere energie rinnovabili sono solo quelle che prevedono l'utilizzo dell'energia solare e dall' altro che distruggere materia (di qualunque tipo compreso le "biomasse"!) tramite la combustione con il pretesto di recuperare energia ( magari camuffando il tutto con bilanci in pareggio per la CO2) una prassi che va contro le pi elementari leggi della fisica, prassi sempre pi contestata e criticata nella letteratura scientifica indipendente e che trova la propria ragione d'essere solo in assurdi incentivi economici che nulla hanno a che fare con la reale tutela dell'ambiente e della salute. ISDE Forl invita quindi tutti i cittadini a collaborare con entusiasmo al progetto del "porta a porta", che render finalmente la nostra citt non solo pi bella, pulita ed ordinata, ma soprattutto dimostrer la totale inutilit di impianti, quali gli inceneritori, classificati fra le industrie insalubri di 1 classe e che nessuno crediamo pu avere piacere di lasciare in eredit ai propri figli o nipoti. Il Presidente di ISDE Forl Dott.ssa Patrizia Gentilini Forl 9 luglio 2010 ______________________________________________________________________________ Care Colleghe e Colleghi, anche questo anno devo richiedere la messa all'ordine del giorno della richiesta di dare un parere negativo sulla Relazione Sanitaria, anno 2009, in merito all'operato del Dipartimento della Prevenzione per quanto attiene l'indagine su problematiche sanitarie legate alle emissioni dell'inceneritore di Montale. Vi ricordo che una richiesta analoga era gi stata da me presentata lo scorso anno. Questa richiesta aveva prodotto una parziale modifica del testo e l'enunciazione, da parte del Presidente, dell'opportunit di riservare una specifica riunione sul tema sollevato, qualora la richiesta fosse stata avanzata con il numero qualificato di componenti previsto dal nostro regolamento aziendale. 131 Questa richiesta venne poi effettuata da un numero di componenti il Consiglio superiore al numero previsto, e la seduta fu effettuata in data 13 gennaio 2010. In quella riunione vennero illustrate e discusse alcune problematiche, in particolare quella relativa alla mancata emissione, da parte delle strutture preposte del Dipartimento della Prevenzione dell'Azienda USL, di un divieto cautelativo di commercializzazione e di consumo di prodotti alimentari provenienti dall'area di maggiore ricaduta delle emissioni dell'inceneritore, in presenza di una contaminazione da diossina dimostrata essere presente, anche con valori significativamente superiori ai limiti di legge, in prodotti di origine animale. Purtroppo devo rilevare che, da parte della direzione aziendale, non stato poi dato seguito alla richiesta presentata in quella sede, di effettuare almeno una valutazione dell'opportunit del divieto di commercializzazione e consumo di prodotti alimentari, da parte di tutte le professionalit presenti a livello sanitario (Igiene e Sanit Pubblica, Igiene degli Alimenti e della Nutrizione, Veterinaria), e che tale valutazione venisse inoltre "adeguatamente motivata per quanto attiene i suoi contenuti nei versanti tecnici e normativi". Il mancato divieto di commercializzazione e di consumo di prodotti alimentari potenzialmente contaminati ha comportato che, anche nel corso dello scorso anno, la popolazione interessata, residente nei comuni di Agliana e Montale, e nelle zone limitrofe dei comuni di Pistoia e Quarrata, stata soggetta a nuovi ed ulteriori rischi sanitari, stante anche l'allarmante sequenza di alti e ripetuti valori di emissione di PCB provenienti dall'impianto di incenerimento, nel corso della seconda met del 2009; si rileva poi che di questi dati non hanno tenuto adeguatamente conto gli organi preposti al controllo, in quanto non sono specificatamente previsti limiti per i PCB dalla vigente normativa "ambientale" riferita alle emissioni in atmosfera. Ma la vicenda della mancata emissione di ordinanza di divieto di commercio e consumo di alimenti potenzialmente contaminati investe anche la regione Toscana, per i suoi poteri di indirizzo e controllo: di questi giorni la vicenda dell'emissione di ordinanza di divieto di raccolta e consumo di prodotti agricoli coltivati nell'area circostante un'azienda di smaltimento di metalli, che fa seguito all'emissione di diossina dai fumi dell'impianto nel comune di Laterina, in provincia di Arezzo. Non si comprende quindi come siano possibili, nella stessa regione, comportamenti cosi divergenti: o comuni ed ASL in provincia di Arezzo abusano dei loro poteri, oppure comuni ed ASL in provincia di Pistoia sono palesemente omissivi. Per quanto riguarda il testo della relazione sanitaria del 2009 (http://intranet.pt.usl3.toscana.it/doc/upload/Direzione/Bozza%20relazione%20sanitaria%202009 /bozzarelazionesanitaria2009.pdf ) devo rilevare come: 1) Si continua a minimizzare quanto accaduto nel 2007, in quanto non si trattato solo di uno "sfondamento dei limiti emissivi per le diossine nell'estate del 2007", come riportato nella relazione sanitaria, bens di una prolungata e rilevante fuoriuscita di diossine, dimostrata da due referti analitici ufficiali, entrambi ben superiori ai limiti normativi, su campionamenti effettuati, uno ai primi di Maggio e l'altro nella seconda met del Luglio 2007; questa fuoriuscita calcolabile, secondo i criteri previsti dalla Organizzazione Mondiale della Sanit, in termini sanitari, nell'ordine di "milioni" di dosi massime ammissibili di diossina, La diossina inoltre sostanza tossica e cancerogena che presenta ulteriori problemi dovuti alla sua notevole persistenza nell'ambiente e al bioaccumulo negli organismi viventi. 2) Si continuano a riportare acriticamente le affermazioni di ARPAT di un "livello di inquinamento ambientale relativamente omogeneo, senza un chiaro gradiente relativo alla fonte puntiforme costituita dall'inceneritore" (pag.11 della Relazione) senza tener in minimo conto delle critiche formulate dallo scrivente in modo puntuale nella sede appropriata (il "tavolo tecnico"), vale a dire sul fatto che, in un numero imprecisato di prelievi di terreno, ARPAT ha scartato la sua parte pi superficiale (proprio quella in cui, notoriamente, si concentra in massima parte la diossina), e sul fatto che l'accuratezza analitica ha presentato diversi problemi, in quanto non permetteva di evidenziare un gradiente significativo, anche questo evidenziato in sede di tavolo tecnico, fatto che ha comportato 132 risultati paradossali, come quello dei risultati analitici di ARPAT delle diossine nel terreno a Cutigliano, in aree non antropizzate e distanti da fonti di inquinamento, che sono risultati essere assai superiori a quelli relativi alla loro presenza nei terreni situati in zone prossime l'inceneritore o in aree dove per decenni si sono svolte attivit industriali; in ogni caso il fatto che le modalit di esecuzione dei campionamenti dell'ARPAT non abbiano tenuto in alcun conto delle norme tecniche stabilite dal Ministero della Sanit (Commissione Consultiva Tossicologica Nazionale, seduta del 12 febbraio 1998) comporta, di per s, la non attendibilit di questi dati, almeno per quanto riguarda il versante sanitario, oltre ad essere un possibile spreco di risorse pubbliche per analisi assai costose eseguite su campioni prelevati in modo inadeguato. Si rileva che, per quanto riguarda il dati analitici relativi ai "campioni biologici", eseguiti dall'Azienda USL ed analizzati dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Toscana e Lazio, il testo (pag. 11) non evidenzia che in questo caso il gradiente, rispetto alla distanza dall'impianto di incenerimento, stato invece chiaramente trovato, in quanto la contaminazione pi significativa (intesa come oltre i limiti di legge) da parte della diossina (comprensiva di furani e PCB simil-diossina), e con percentuali, per le singole matrici, ben superiori al 25% citato nel testo come dato percentuale relativo a tutte le analisi, si ritrovata solo nei campioni provenienti dalla area di maggiore ricaduta dell'impianto, con un'unica importante eccezione dovuta al solo fatto che il campione risultato essere particolarmente contaminato, prelevato assai fuori dall'area di ricaduta dell'inceneritore di Montale (oltre 7 km), era risultato essere, a seguito di una verifica comunicata in sede di tavolo tecnico, proveniente da un allevamento situato a meno di 1000 metri da un altro inceneritore, quello di Baciacavallo, a sud di Prato. 3) Per quanto riguarda poi l'indagine epidemiologica si rileva come il testo (pagg. 11 e 12) metta in evidenza, per i comuni di Agliana e Montale, esclusivamente "eccessi di mortalit statisticamente significativi per mieloma nelle femmine (e) diabete nei maschi", spostando a fine 2010 il termine di acquisizione di dati "definitivi". Gli aspetti epidemiologici, stante il loro specifico significato sanitario, meritano alcune ulteriori considerazioni, in ordine alle loro potenzialit come pure ai loro limiti. Intanto andrebbe ribadito che, in presenza di esposizione, certa e dimostrabile, a sostanze nocive per la salute (compresi agenti sicuramente cancerogeni) i danni sanitari conseguenti sono altrettanto certi, mentre la loro dimostrabilit pu non essere agevole utilizzando esclusivamente i dati epidemiologici ordinariamente disponibili. Si rileva inoltre che l'esposizione di decine di tabelle di dati numerici, e della loro ulteriore suddivisione in categorie e sottocategorie, cosi come avvenuto nella presentazione dei dati epidemiologici effettuata il 29 maggio ad Agliana (inhttp://www.provincia.pistoia.it/AMBIENTE/InformazioneAmbientale/TermovalorizzatoreMontale /IncontroAgliana29052010/INDAGINE_EPIDEMIOLOGICA_COMUNI_AGLIANA_E_MONTALE_PRESENT AZIONE.pdf ), rischia di rendere tutto pi confuso e di non far adeguatamente rilevare aspetti che invece mostrano, gi fin d'adesso, anomalie nella mortalit. In particolare, dal solo esame delle cause di morte dei comuni della provincia di Pistoia, dal 1987 al 2006, si osserva come i comuni di Agliana e Montale presentano un chiaro eccesso nella percentuale dei decessi causati dai tumori rispetto a tutti i decessi: si fa presente come questo semplice parametro viene usualmente considerato come parametro sanitario indicativo dello stato del territorio. L'eccesso di morti osservati per questi due comuni, rispetto alla media complessiva della provincia di Pistoia, che gi superiore alla media regionale, risulta essere pari a 152 casi (1402 decessi osservati, rispetto ai 1250 attesi): oltre 7 decessi per tumore in eccesso ogni anno nei comuni di Agliana e Montale per i venti anni presi in esame, questo dato, seppur elaborato su dati grezzi inoltre coerente, come numero, ai risultati di indagini epidemiologiche con riferimento ad impianti di taglia ed emissioni paragonabili, come quello di Baciacavallo, a Prato, effettuata, in questo caso, con metodologie rigorose e da personale estremamente qualificato dell'allora CSPO di Firenze, e che ha dimostrato un eccesso di casi tumori e di morti per tumore, con buona significativit statistica, per quanto attiene il solo carcinoma polmonare, pari a circa un caso l'anno, per un area di raggio di 1,5 Km, abitata da circa 3500 persone con et superiore ai 5 anni. In ogni caso, una volta trovati questi eccessi, a che cosa si vogliono imputare? 133 Si ricorda come la provincia di Pistoia sia in buona parte industrializzata e che in diversi altri comuni sia presente anche un'attivit vivaistica con utilizzo intenso di fitofarmaci, e che pertanto sia gi soggetta a significativi impatti. Si pu quindi ragionevole considerare come questo eccesso di decessi per tumore, nei soli due comuni dove stata, ed , maggiore la ricaduta delle sostanze nocive e cancerogene, provenienti dall'inceneritore di Montale, sia legato proprio alla presenza di questo impianto ed al suo funzionamento. Ci troviamo di fronte, nel caso dell'impianto di incenerimento di Montale, alla presenza di possibili conflitti di interessi da parte di Enti pubblici, nella loro doppia veste: di titolari di funzioni costituzionalmente riconosciute e di proprietari e/o gestori di un'azienda di diritto privato che porta avanti i suoi propri interessi: interessi che possono confliggere, come nel caso della tutela della salute, con specifiche funzioni pubbliche. I conflitti di interesse, se esistono, non dovrebbero comunque comportare il venir meno o la svalutazione della prioritaria funzione pubblica. La Costituzione italiana impone alla pubblica amministrazione l'imparzialit (art.97), ed ai pubblici impiegati il servizio esclusivo della Nazione (art.98). Sarebbe stata concepibile nei confronti di qualunque altra azienda, di diritto privato, rinviata a giudizio per inquinamento, ed il cui processo in corso presso il Tribunale di Pistoia, l'organizzazione congiunta di attivit "promozionali", quali visite guidate, da parte dell'Azienda USL di Pistoia, senza che questo fosse rilevato essere quantomeno inopportuno? Questo anche alla luce del fatto che carenze nella gestione dell' inceneritore di Montale risultano essere avvenute anche di recente, cos come si legge in note pubblicate nel sito internet della provincia di Pistoia ( per ese

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