ILVA_accordo_sett_18

Sep 16, 2018 | | Category: Other |   | Views: 62 | Likes: 1

ILVA: un accordo a vantaggio di chi? La vicenda ILVA segna un altro capitolo del sistematico disfacimento del capitalismo monopolistico italiano, che perde settori e stabilimenti strategici, i quali finiscono nelle mani di gruppi stranieri. Avanzano la colonizzazione finanziaria e industriale, il declino economico e culturale. Le decisioni che contano sono prese all'estero. L'imperialismo italiano, media potenza regionale, scivola sempre pi in basso. La borghesia italiana, corrotta, fradicia e responsabile della situazione, in ritirata su tutti i fronti; dopo aver saccheggiato e rovinato il paese, lo porta al disastro. La piccola borghesia non pu far altro che accelerare su questo piano inclinato, scandendo slogan tanto roboanti quanto demagogici e falsi. Di fatto segue la non-politica industriale del PD e Forza Italia, in peggio. Non pu invertire il corso delle cose perch, come ha dichiarato l'ultrareazionario Salvini, "la propriet privata sacra". E' in questo quadro che dev'essere valutato "l'accordo ILVA" sbandierato da tutti come un successo, ricordando che ad ArcelorMittal non interessano la sorte e i diritti degli operai, bens il massimo profitto e le quote di produzione per ottenerlo. A leggere bene "il miglior accordo ambientale e sindacale possibile" (Di Maio): - si perdono migliaia di posti di lavoro, in una realt come quella meridionale dove la disoccupazione al 20%; - il recupero degli operai che nel 2023 non saranno ancora esodati sar deciso e gestito in modo unilaterale dalla multinazionale e subordinato a diverse condizioni; - non vi alcuna garanzia che gli operai dell'ILVA e dell'indotto verranno assunti a tempo indeterminato e con le stesse condizioni salariali e normative; - i posti di lavoro "salvati" saranno pagati dagli operai "fortunati" in termini di maggior sfruttamento per garantire il volume di produzione e la produttivit imposta dall'azienda, rimanendo sotto il ricatto del licenziamento senza giustificato motivo convalidato dal "decreto dignit"; - la questione ambientale rimane irrisolta, sia per gli operai sia per la popolazione tarantina. Dunque un accordo che fa comodo ad ArcelorMittal che potr estorcere montagne di plusvalore dagli operai nei prossimi anni mantenendo le mani libere. Che valore hanno gli impegni di un monopolio che agisce in un settore caratterizzato da sovrapproduzione cronica? Quali garanzie hanno gli operai e i cittadini? Nessuna. I vertici di Fiom, Fim e Uilm hanno utilizzato l'accordo per riproporre la concertazione con un governo populista che punta invece alla "disintermediazione". Landini e Re David enfatizzano il "ruolo decisivo" del governo, lo stesso che poco tempo fa ha reintrodotto i voucher. I burocrati di USB lo hanno appoggiato invece per integrarsi fra i sindacati di regime, rinnegando la loro parola d'ordine della nazionalizzazione e facendo credere che la multinazionale ha ceduto sulla base delle chiacchiere. La verit che un accordo raggiunto mantenendo gli operai passivi, senza una lotta degna di questo nome, un accordo che non porter nulla di buono. La vicenda ILVA dimostra una volta di pi che la dittatura del capitale monopolistico viene esercitata - nelle fabbriche e in tutti luoghi di produzione dove esistono proletari sfruttati e immiseriti - mediante uno sfruttamento pi intenso e un comando sul lavoro sempre pi duro e oppressivo. A livello politico essa viene esercitata attraverso le molteplici istituzioni (governi borghesi e piccolo borghesi del pi vario colore, Presidenza della Repubblica, Parlamento, ecc.) che esercitano i poteri a loro conferiti dall'attuale Costituzione borghese. I vertici e i burocrati sindacali, cos come tutti gli opportunisti e i revisionisti, con la loro politica collaborazionista, di concessioni e di inganni, sono i puntelli della dittatura del grande capitale. Perch tutto ci cambi, per salvaguardare il lavoro, il salario e i diritti operai, per farla finita con lo sfruttamento e le ingiustizie di classe, la soluzione non sta nell'affidarsi ai "buoni propositi" e alle promesse dei monopoli, o al meglio, alla nazionalizzazione delle aziende da parte dello Stato borghese, di cui in passato abbiamo visto i risultati. L'operaio impiegato dal padrone privato o pubblico, italiano o straniero che sia, sempre e comunque uno sfruttato! Esiste un solo mezzo effettivo: la rivoluzione proletaria che, in totale rottura con l'attuale sistema borghese, metta il potere nelle mani della classe operaia in modo che essa, espropriati i detentori del capitale, eserciti la sua dittatura e realizzi la socializzazione socialista dei mezzi di produzione e di scambio. Oggi il Fronte unico anticapitalista, per la difesa intransigente degli interessi e dei diritti degli sfruttati, la via per la ripresa del conflitto di classe, e l'organizzazione degli operai d'avanguardia in Partito rivoluzionario e indipendente la garanzia per dirigere questa lotta verso i suoi scopi immediati e storici. 9 settembre 2018 Piattaforma Comunista per il Partito Comunista del Proletariato d'Italia

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