pfoa regionepiemonte intestata con link

Sep 14, 2019 | | Category: Other |   | Views: 48 | Likes: 1

Movimento di lotta per la salute Giulio A. Maccacaro Sezione di Alessandria Chi siamo https://www.edocr.com/v/keebqjrk/bajamatase/chi-siamo Bibliografia https://www.edocr.com/v/d9ewyp9d/bajamatase/bibliografia Sito: www.rete-ambientalista.it E-mail movimentodilottaperlasalute@reteambientalista.it - lino.balza.2019@gmail.com - lino.balza@pec.it Tel. 3470182679 - 3382793381 Sottoscrizioni a favore Ricerca cura mesotelioma: IBAN IT68T0306910400100000076215 Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/299522750179490/?fref=ts Pagina Facebook: https://www.facebook.com/reteambientalista/?fref=ts Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCnZUw47SmylGsO-ufEi5KVg Twitter: @paceambiente STORICHE E ATTUALI RESPONSABILITA’ DELLA REGIONE PIEMONTE PER IL PFOA NELLE ACQUE E NEL SANGUE Premessa Nel 2008 la ex Sezione provinciale di Medicina democratica, avviò una campagna nazionale per la messa al bando del PFOA (perfuorurato, il più ‘cattivo’ della famigerata famiglia PFAS) da Solvay scaricato a Spinetta Marengo (Alessandria) in Bormida fino alla foce del Po, denunciando anche ai massimi livelli sanitari la presenza del veleno nel sangue dei lavoratori, a loro volta addirittura donatori di sangue. Le patologie sono: “Ipercolesterolemia, colite ulcerosa, malattie tiroidee, tumori del testicolo e del rene, ipertensione indotta dalla gravidanza e preeclampsia, nonché associazioni di varie patologie cardiovascolari come arteriosclerosi, ischemie cerebrali e cardiache, infarto miocardico acuto e diabete”. Il PFOA non è degradabile: caratterizzato da una notevole persistenza nell’ambiente e negli organismi viventi dove ha tendenza ad accumularsi nel tempo. La campagna fu corredata da esposti (più volte poi riproposti con lettere aperte) a tutte le Autorità sanitarie del territorio nazionale, comprese assemblee pubbliche in varie regioni, nonché con esposti-denuncia alla Procura della Repubblica di Alessandria, dei quali l’ultimo (2017) chiedeva “a quali estremi di reato incorrono le Autorità di Alessandria e del Piemonte preposte alla tutela della salute pubblica per i loro comportamenti difformi dalle Omologhe del Veneto (screening di massa) pur in presenza di condizioni ambientali e sanitarie del tutto coincidenti”. Ne parla diffusamente il libro “Ambiente Delitto Perfetto” di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia. PFOA nelle acque e nel sangue. Gravi responsabilità della Regione Piemonte. La Regione Piemonte, ovvero l’Arpa Piemonte, dal 2008 non ci ha mai risposto né ha mai interloquito pubblicamente con documenti riguardanti le tematiche poste. Reperiamo e dunque esaminiamo il documento (leggi qui) dell’Assessorato regionale all’ambiente, classificato il 24/7/17 dal Consiglio regionale del Piemonte, quale risposta all’interrogazione del consigliere Paolo Domenico Mighetti. Nel documento, l’Amministrazione dichiara che è a conoscenza delle problematiche PFOA solo dal 2009 (malgrado i nostri esposti) e di non avere fino al 2009 mai effettuato nessun tipo di ricerca sul Pfoa. Ammissione, anzi omissione grave, in quanto è inconcepibile l’ignoranza istituzionale sul complesso delle sostanze ad alto rischio trattate nel polo chimico ad alto rischio di Spinetta Marengo, in particolare sul PFOA allarmato dagli stessi sindacati alessandrini almeno dal 2002, d’altronde già alla ribalta sanitaria internazionale e addirittura già eliminato nelle produzioni della multinazionale 3M. Il documento precisa che il successivo accenno di monitoraggio si limita alle acque superficiali (Bormida,Tanaro) ma in compenso identifica… (sorpresa! n.d.a.) Solvay come emittente. Nulla per le acque sotterranee. Sul Bormida il documento ammette effettuati, dal 2010 al 2015, appena 56 prelievi (meno di 10 l’anno) però quasi tutti (47) con superamento del LOQ Limite Operativo di Quantificazione (0,05µg/L) e addirittura con picco massimo di 120 µg/L (media 3,56). Malgrado queste performance, non viene intrapresa nessuna iniziativa per controlli pubblici sulla presenza del PFOA nel sangue dei cittadini e dei lavoratori anche se, tramite raccomandate, noi la evidenziamo già accertata privatamente e in drammatiche percentuali dalla stessa Solvay sui propri lavoratori. Per le indagini relative alle acque sotterranee, il documento nulla cita fino al 2016 (per la sola falda superficiale) quando il limite sarebbe stato superato 8 volte ma… “blandamente”. Di nuovo, non fa nessun accenno a monitoraggi sul sangue. Ignora perfino quanto di eclatante sta accadendo in Veneto. Come la Regione Piemonte tenta di giustificarsi? La pagina 3 del documento (nota bene: è del 2017!) contiene affermazioni clamorose e sconcertanti. Per anni e anni non sono stati applicati alla realtà piemontese né l’abbattimento del PFOA ai valori di legge Standard di Qualità Ambientale (SQA) per le acque superficiali e ai valori Soglia per le acque sotterranee (D.M. 2016), né i limiti di performance tecnologica adottati dall’Istituto Superiore della Sanità (ISS). Perché no? Perché i sistemi di abbattimento (BAT Best Available Technologies) sono molto onerosi. Dunque la Regione assolve Solvay che non si è sobbarcata i costi per abbattere il PFOA dalle acque e dal sangue, ovvero eliminarlo nelle produzioni, dunque fa prevalere le ragioni economiche su quelle sanitarie e ambientali. E assolve se stessa per l’ultradecennale inerzia e connivenza: “Mancavano acclarate situazioni o segnalazioni di criticità”. Ma come? Ma se c’erano i nostri Esposti! ma se era in corso un Processo per disastro ambientale! A pagina 4, il documento tira un sospiro di sollievo: i valori medi di PFOA risultano drasticamente abbattuti. Ma stiamo parlando del 2015! Ma dal 2008 (almeno dal 2008) tu Regione nulla hai fatto per abbatterli. I valori di PFOA sono stati infatti ridotti (e non abbattuti) grazie alla Denuncia e alla Campagna nazionale intrapresa dalla ex Sezione provinciale di Medicina democratica, a seguito delle quali Solvay ha eliminato il PFOA dalle sue lavorazioni. E qui si sommano altre responsabilità per la Regione Piemonte, che si comporta nei confronti dei pericolosi sostituti del PFOA come già irresponsabilmente per il PFOA. (E sempre ignorando i nostri esposti). Infatti ADV e C6O4 sono a vario titolo sostanze tossiche/ cancerogene/ mutagene/ teratogene. Di scandalosa gravità, nel documento, è il disinteresse per l’avvelenamento del sangue dei lavoratori e dei cittadini per il PFOA, di cui sono arcinote persistenza e bioaccumulabilità. Nonché per ADV e C6O4. Malgrado continui solleciti, Regione e Asl nascondono la responsabilità di non provvedere direttamente alle analisi del sangue dei cittadini, nonché di non procedere ai referti della popolazione a rischio secondo precisi parametri tossicologici e sanitari, e di non portare i risultati delle rilevazioni a conoscenza individuale degli interessati e della collettività tutta. Di fronte al muro di gomma eretto dalla Regione ha sbattuto lo stesso assessore all’Ambiente del Comune di Alessandria, Claudio Lombardi, che ha reso ampia testimonianza nei verbali. Il documento della Regione Piemonte (2017) si conclude con stucchevole alzata di spalle: “Quanto sopra, sulla base dei dati ad oggi disponibili e delle scarne informazioni reperite riguardo alla situazione attuale inerente lo stabilimento di Spinetta Marengo”. Scarne informazioni? Senz’altro da parte di Solvay. Mentre sono abbondanti sul Sito della “Rete Ambientalista Movimenti di lotta per la Salute, l’Ambiente e la Nonviolenza” gestito dal “Movimento di lotta Maccacaro”, Sito che la Regione e ARPA abitualmente frequentano in mailing-list al pari di altri 25mila destinatari: dunque si può affermare che esse non sono bensì fanno lo struzzo. Informazioni troppo abbondanti invece secondo Solvay, che per rappresaglia non corrisponde al titolare del Sito (vittima del PFOA) il risarcimento danni per la salute statuito dal Tribunale: a pensar male è un illegale ‘dispetto’ che peraltro ricade sulla “Ricerca per la cura del mesotelioma” di Casale Monferrato alla quale il risarcimento è stato destinato. A pensar bene, invece , Solvay potrebbe non aver pagato per stato di insolvenza, dunque è giustificata la presentazione di istanza di fallimento.

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