Vademecum_campagna_Giudizio_Universale

Jul 18, 2019 | Publisher: Rete Ambientalista Al | Category: Other |   | Views: 7 | Likes: 1

Giudizio Universale ​. ​Invertiamo il processo ​. #facciamocausa giudiziouniversale.eu VADEMECUM/FAQ Aspetti scientifici Quali sono i documenti scientifici a cui fate riferimento? La principale fonte di informazioni sui cambiamenti climatici a livello internazionale è l’ ​IPCC (gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici), fondato nel 1988 dall’ONU. L’IPCC produce rapporti periodici sullo stato dei cambiamenti climatici effettuando una revisione di tutta la scienza disponibile. Alla realizzazione dei rapporti partecipano migliaia di esperti provenienti da tutto il mondo, e la stesura e la revisione di ogni rapporto consta di molteplici passaggi, che terminano con l’avallo da parte dei governi dei 195 Stati Membri dell’IPCC (tra cui l’Italia). Quest’ultimo step si diversifica a seconda del tipo di documento da avallare: per ogni rapporto viene prodotto infatti un ​Summary for Policymakers ​, approvato dopo una revisione dettagliata, linea per linea da parte dei governi; un Synthesis Report, adottato dopo una discussione sezione per sezione; e il rapporto completo che viene accettato, ovvero i governi riconoscono che presenta una visione comprensiva, oggettiva ed equilibrata della questione. Oltre ai rapporti dell’IPCC, stiamo utilizzando i dati ufficiali sulle emissioni di gas serra e sugli impatti in Italia pubblicati da ​ISPRA ​ e da altri organi scientifici riconosciuti. Cosa significa +1.5°C e +2°C? Come facciamo a non superarli? Quando si parla di +1.5°C e +2°C, si fa riferimento all’ ​innalzamento delle temperature medie globali a fine secolo (ovvero indicativamente nel 2100) rispetto al periodo preindustriale. Come anno di riferimento viene generalmente utilizzato il 1750, anno di inizio della Rivoluzione industriale. A oggi, il mondo si è riscaldato già di circa 1°C rispetto al periodo preindustriale. L’innalzamento delle temperature medie è legato al livello di concentrazioni di gas serra nell’atmosfera, collegato a sua volta in primo luogo alle emissioni, ma anche all’uso del suolo e quindi alla copertura di vegetazione, alla composizione e temperatura degli oceani, e a tutta una serie di variabili del sistema climatico. ​E’ difficile definire in modo esatto in che modo il sistema climatico e le temperature globali reagiranno all’aumento delle concentrazioni di gas serra, perché si tratta di un sistema complesso e pieno di feedback anche inaspettati, ma i modelli di simulazione del clima ci permettono comunque di definire dei possibili scenari. Secondo il rapporto dell’IPCC del 2014 (l’ultimo rapporto di valutazione completo), per avere una probabilità maggiore al 66% di limitare il riscaldamento globale a 2°C le concentrazioni atmosferiche di gas serra non devono superare le 450 ppm (parti per milione). Giudizio Universale ​. ​Invertiamo il processo ​. #facciamocausa giudiziouniversale.eu Nell’ultimo rapporto speciale sul riscaldamento globale di 1.5°C, pubblicato dall’IPCC a ottobre 2018, afferma che per mantenere l’innalzamento delle temperature entro la soglia cruciale di 1.5°C rispetto ai livelli preindustriali, ​bisogna ridurre le emissioni globali del 45% entro il 2030 ​rispetto al 2010, e arrivare alle zero emissioni nette al 2050. Quali sono i rischi di superare le soglie di 1.5 e 2°C? A livello globale, un riscaldamento di anche solo di 1.5°C delle temperature significa ​interi ecosistemi distrutti ed estinzione di massa delle specie animali e vegetali ​, un aumento del 100% del rischio di inondazioni, 350 milioni di persone esposte a rischio idrico e siccità, 46 milioni colpite dall’innalzamento del livello dei mari, il 9% della popolazione mondiale esposta a ondate di calore. Tutto questo porterà al collasso dei sistemi di produzione del cibo, metterà sotto alto stress le società attuali incrementando i conflitti e le migrazioni di massa di intere popolazioni. E per l’Italia? La geografia e la topografia del nostro territorio, che costituiscono l’unicità del nostro Paese, ne determinano anche l’estrema fragilità di fronte ai cambiamenti climatici. L’area mediterranea è infatti particolarmente a rischio: ​si riscalda una volta e mezzo più velocemente del resto del mondo ​, e con un riscaldamento di 2°C globale vedrebbe la propria disponibilità di acqua, già scarsa, ridursi di ben il 17%. Anche la zona alpina è un hotspot dei cambiamenti climatici: lo scioglimento dei ghiacci perenni porterebbe alla perdita di fondamentali riserve d’acqua che alimentano le comunità che vivono alle pendici delle montagne, l’equilibrio degli ecosistemi verrebbe fortemente compromesso e aumenterebbe il rischio idrogeologico. Di fatto, ​le temperature medie italiane sono già circa un grado e mezzo più alte rispetto al periodo preindustriale, con tutte le conseguenze in termini di disponibilità d’acqua, siccità, ondate di calore, ma anche fenomeni estremi come piogge, grandinate e nevicate forti e improvvise, inondazioni, trombe d’aria. L’innalzamento del livello dei mari globale inoltre porterà alla scomparsa di molte aree costiere: l’esempio emblematico è Venezia, la città sull’acqua, ma così anche gran parte della Pianura Padana, nonché della Liguria e di tutte le regioni che si affacciano sul mare. Perchè dite che l’Italia non sta facendo abbastanza? Quanto emette l’Italia? Secondo quanto specificato da ISPRA, le emissioni italiane sono diminuite di ​appena il 17% rispetto al 1990 ​. Il calo delle nostre emissioni inoltre è legato alla crisi economica e alla delocalizzazione di alcuni settori produttivi all’estero: ​non è il segno di un successo dell’azione climatica dello Stato ​. Dal 2015, le nostre emissioni stanno diminuendo talmente poco da sembrare pressoché stabili. E se per le istituzioni la soluzione sono la SEN (Strategia Energetica Nazionale, 2017) e la proposta di Piano Energia e Clima (2018), dobbiamo essere ancora più preoccupati. I target di riduzione delle emissioni elaborati nei due documenti per il futuro sono del tutto insufficienti rispetto a quanto la comunità scientifica ci chiede per sperare di Giudizio Universale ​. ​Invertiamo il processo ​. #facciamocausa giudiziouniversale.eu avere qualche probabilità di mantenere il riscaldamento globale sotto la soglia cruciale di +1.5°C rispetto ai livelli preindustriali. Secondo l’analisi commissionata dalla ​European Climate Foundation ​, anche la proposta di Piano Nazionale Energia e Clima infatti, ultimo documento strategico in termini di politiche climatiche, è di gran lunga troppo poco ambiziosa. L’Italia rispetta i target europei? Sì, ma ​i target europei sono insufficienti rispetto a quanto ci chiede la comunità scientifica ​ per restare entro la soglia critica di riscaldamento globale di 1.5°C. Il target europeo per il 2020 infatti è una riduzione delle emissioni di appena il 20% a livello complessivo rispetto al 1990, mentre già nel 2007 l’IPCC avvertiva che, per mantenersi entro i 2°C, i Paesi sviluppati avrebbero dovuto ridurre nel 2020 le proprie emissioni del 25-40% rispetto al 1990. Per il 2030, l’obiettivo europeo è un taglio delle emissioni del 40% rispetto al 1990: un obiettivo parecchio inferiore rispetto a quanto chiesto dall’ultimo rapporto dell’IPCC per mantenere il riscaldamento globale sotto 1.5°C. Il Parlamento UE ha presentato una risoluzione per chiedere un taglio di almeno il 55% delle emissioni europee al 2030 rispetto al 1990, ma i target rimangono per adesso gli stessi. L’Italia rispetta l’accordo di Parigi? L’accordo di Parigi non prevede target di emissioni specifici, ma impegna gli Stati a mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C e possibilmente entro 1.5°C. Il contributo degli Stati parte dell’Accordo viene dichiarato attraverso i cosiddetti “Contributi Nazionali Volontari”: ogni Stato dichiara quanto e come contribuirà al raggiungimento dell’obiettivo. Tuttavia, come riportato dal Programma delle Nazioni Unite dell’Ambiente (UNEP), la somma degli impegni nazionali a oggi porterebbe a un riscaldamento di oltre 4°C al 2100 rispetto all’epoca preindustriale, fallendo del tutto gli obiettivi. L’Italia ha aderito all’accordo di Parigi come Stato dell’Unione Europea, ma ha anche recepito l’Accordo all’interno del proprio corpus legislativo. ​Le politiche climatiche italiane tuttavia a oggi non sono in linea con quanto ci chiede la comunità scientifica ​per restare entro le soglie cruciali di riscaldamento globale di 1.5°C. Cosa ne pensate del Piano Nazionale Energia e Clima 2030 appena adottato dall’Italia? Il piano Nazionale Energia e Clima stabilisce un target di riduzione delle emissioni al 2030 rispetto al 1990 che ci permette di essere in linea con gli obiettivi europei, ma non con quanto ci chiede la comunità scientifica per restare entro le soglie cruciali di riscaldamento globale di 1.5°C. Giudizio Universale ​. ​Invertiamo il processo ​. #facciamocausa giudiziouniversale.eu Il Piano inoltre ​non stabilisce un percorso definito per arrivare alle zero emissioni nette al 2050 ​, come richiesto dall’Accordo di Parigi, ma si ferma al 2030, scelta che appare miope dato che per arrivare ad azzerare le emissioni nel 2050 è necessario partire fin da subito con interventi radicali di transizione. Infine, il Piano rimane comunque una proposta ​: l’approvazione e la sua trasposizione in termini di politiche sono ancora largamente incerte, e l’Italia ha una storia di approvazione di strategie e di piani poi mai implementati. I dati che utilizzate sono accessibili? Abbiamo utilizzato unicamente ​fonti ufficiali e rapporti liberamente accessibili a tutti ​. Sul nostro sito c’è una ​sezione ​ in cui riassumiamo i punti salienti e indichiamo le fonti. Aspetti legali Qual è la vostra strategia legale? La strategia legale non verrà divulgata fino al deposito della causa ​, previsto in autunno, al fine di evitare la celebrazione di un processo fuori dalle aule di giustizia, preservando così la serenità del Magistrato che dovrà affrontare le varie questioni legali. Qual è il valore legale dell’IPCC? In Italia è la prima volta che un rapporto dell’IPCC viene utilizzato all’interno di una causa legale ​, ma è normale che sia così, visto che è la prima volta in assoluto che i cambiamenti climatici diventano oggetto di giudizio. Fuori dall’Italia esistono tuttavia dei precedenti: anche nella causa climatica olandese portata avanti dalla ​Fondazione Urgenda e che ha vinto in tutti i gradi di giudizio, i rapporti dell’IPCC sono stati utilizzati come fonti. L’IPCC si configura come fonte particolarmente autorevole perché alla realizzazione dei rapporti partecipano migliaia di esperti provenienti da tutto il mondo. La stesura e la revisione di ogni rapporto consta di molteplici passaggi, che terminano con l’avallo da parte dei governi dei 195 Stati Membri dell’IPCC (tra cui l’Italia). Quest’ultimo step si diversifica a seconda del tipo di documento da approvare: per ogni rapporto viene prodotto infatti un Summary for Policymakers, approvato dopo una revisione dettagliata, linea per linea da parte dei governi; un Synthesis Report, adottato dopo una discussione sezione per sezione; e il rapporto completo che viene accettato, ovvero i governi riconoscono che presenta una visione comprensiva, oggettiva ed equilibrata della questione. I rapporti dell’IPCC sono stati utilizzati come base scientifica anche nella politica internazionale, ad esempio durante le negoziazioni per l’Accordo di Parigi. Giudizio Universale ​. ​Invertiamo il processo ​. #facciamocausa giudiziouniversale.eu Dunque, tali report non hanno una efficacia vincolante di per sé, ma ​acquisiscono un valore nel momento in cui il Governo italiano li approva ​. Se perdiamo cosa rischiamo? Abbiamo costituito un ​fondo di garanzia con il quale faremo fronte alle spese legali, nel caso in cui la domanda sarà rigettata. Se dovessimo vincere, cosa otteniamo? Perché non soldi? Abbiamo scelto di non chiedere riparazioni o altre forme di risarcimento economico allo Stato, ma che ​si adegui a quanto la scienza ci chiede per mantenere il riscaldamento globale entro la soglia critica di +1.5°C ​rispetto ai livelli delle temperature medie in epoca preindustriale. Non ci interessa ricevere una compensazione, ma assicurare il nostro futuro. In ipotesi di accoglimento della domanda, avremmo il riconoscimento giudiziario che la politica climatica dello Stato dovrà rispettare gli standard fissati dalla comunità scientifica e ogni politica meno efficace costituisce una ​minaccia dei diritti umani fondamentali ​. Perché una causa civile? Perché la nostra idea non è quella di intentare una causa per impugnare un singolo atto, ma di chiedere il riconoscimento del collegamento tra diritti umani e cambiamenti climatici e quindi la tutela del diritto umano al clima. La sede preposta alla tutela dei diritti è quella civile e non amministrativa. Che tempistiche ha la causa? La causa verrà ​depositata in autunno e seguirà i tempi della giustizia italiana. Mediamente nel nostro Paese il primo grado di ​una causa civile dura 3 anni ​. Perché un’azione legale visti i tempi così lunghi in Italia: che efficacia ha? Anche se la causa dovesse chiudersi tra diversi anni, una vittoria rappresenterebbe comunque un importante precedente nel riconoscimento del diritto umano al clima e una base per ulteriori azioni di questo tipo, nonché un obbligo per il governo a modificare le proprie politiche climatiche ed essere più ambizioso nella definizione dei target. In ogni caso, l’importanza della causa va anche oltre l’azione legale in sé: ​diventa uno strumento di sensibilizzazione ed attivazione della cittadinanza intorno alla questione climatica ​, creando un movimento italiano che faccia pressione su questo tema. In questo Giudizio Universale ​. ​Invertiamo il processo ​. #facciamocausa giudiziouniversale.eu senso, è anche uno strumento di advocacy e di pressione sulle istituzioni, per chiedere una presa di posizione anche prima dell’esaurimento del corso legale. Ci sono state cause simili? Sì, sono attualmente in corso cause simili in vari Paesi europei (Irlanda, Francia, Belgio) ed extraeuropei. Quello per la giustizia climatica è un movimento globale che si è sviluppato negli ultimi anni e vuole collegare la questione climatica a quelle della giustizia economica e sociale, il rispetto dei diritti umani e collettivi, l’uguaglianza tra i popoli e le generazioni, e il riconoscimento delle responsabilità storiche per la distruzione climatica e ambientale. ​I cambiamenti climatici non sono solamente un problema ambientale ​, che riguarda la natura, ma soprattutto una questione ​politica ed ​etica ​, in quanto mettono a repentaglio il godimento di una serie di diritti, in primis quello alla vita, alla salute e al lavoro, e colpiscono tutti gli individui, sebbene non allo stesso modo Nel 2015, la Fondazione Urgenda ha vinto la prima causa climatica contro uno Stato, quello olandese, che è stato obbligato dalla Corte a rivedere i propri target di emissioni. Chi può fare da ricorrente? Ci saranno quattro tipi di ricorrenti: ● adulti ● bambini rappresentati dai loro genitori ● associazioni e ong formalmente costituite ● comitati non formalmente costituiti, per mezzo di un portavoce I ricorrenti è opportuno che siano persone/associazioni con cui ci sia un rapporto consolidato e che abbiano una comprensione di cosa significa la causa, da non nominare come possibilità di attivazione individuale in iniziative generiche Che differenza c’è tra class action e la nostra? La particolarità della class action è che una parte agisce collettivamente per tutti quelli che rientrano in una determinata categoria. Attualmente, la class action è prevista solo in relazione a contenziosi promossi dai consumatori. La nostra causa è diversa in quanto si intende tutelare non una categoria specifica, bensì l’intera popolazione residente in Italia ​, che potrebbe essere potenzialmente colpita dalle conseguenze del surriscaldamento globale. Da chi è composto il team legale? Il team legale è composto da avvocati e giuristi appartenenti a diverse branche del diritto. Giudizio Universale ​. ​Invertiamo il processo ​. #facciamocausa giudiziouniversale.eu Breve descrizione: - ​Prof. Michele Carducci ​, ordinario di Diritto Costituzionale Comparato presso l'Università del Salento e coordinatore del Centro di Ricerca Euro Americano sulle Politiche Costituzionali (CEDEUAM-Red Clacso), Componente del programma delle Nazioni Unite Harmony with Nature, Human Rights Defender e Earth Protector per i diritti della natura e la giustizia climatica - ​Avv. Luca Saltalamacchia ​, avvocato civilista, esperto di diritto ambientale. Nel 2017 ha introdotto in Italia il primo giudizio contro una multinazionale italiana (ENI) per un disastro ambientale commesso all’estero. Il giudizio è stato intentato per conto della comunità indigena nigeriana Ikebiri. - ​Avv. Raffaele Cesari ​, Avvocato civilista, esperto di diritto ambientale e climatico. È tra gli avvocati che hanno promosso le istanze legali contro il progetto TAP evidenziando l’incompatibilità climatica dell’opera” Chi è la controparte Il giudizio sarà intentato contro lo Stato italiano ​, in persona del Presidente del Consiglio dei Ministri. Come si svolgerà la causa? Il processo civile è essenzialmente scritto; ​non sono previste ampie discussioni orali durante le udienze ​. Il giudizio è diviso in tre parti. In una prima fase il Giudice deve verificare se esistono questioni preliminari in grado di bloccare il giudizio; superata la prima fase, ci sarà l’istruttoria, che nel nostro caso il giudice demanderà ad un CTU (Consulente tecnico d’ufficio, per acquisire dati di carattere tecnico e specialistico su questioni complesse); la terza fase è quella della decisione. Cosa rischiano i ricorrenti? L’unico rischio che comporta l’essere parte processuale è ​la possibile condanna alle spese legali ​. Nel caso in cui la causa dovesse essere persa, ​non c’è nessun rischio di ritorsioni legali o di controffensive giudiziarie ​, tipiche dei procedimenti penali. Per la nostra causa, abbiamo costituito un fondo di garanzia con il quale faremo fronte alle spese legali nel caso in cui la domanda sarà rigettata: ​non ricadranno quindi sui ricorrenti. Perché se i target UE non sono sufficienti fate causa allo Stato italiano e non all’UE? Giudizio Universale ​. ​Invertiamo il processo ​. #facciamocausa giudiziouniversale.eu Riteniamo che, a prescindere da quali siano gli impegni presi con l’Unione Europea, ​lo Stato italiano abbia il dovere di proteggere i propri cittadini dalle conseguenze pericolose dei cambiamenti climatici, adeguandosi a quanto richiesto dalla comunità scientifica. Identità della causa e attivazione Quali realtà ci sono dietro? Siamo un gruppo di ​cittadini ​, ​associazioni ecologiste ​, ​comitati territoriali impegnati in conflitti ambiental ​i, ​centri di ricerca e media indipendenti ​. Portiamo avanti ogni giorno piccole e grandi battaglie per l’ambiente e il clima, e siamo convinti che ci resti troppo poco tempo per salvarci e salvare il Pianeta. I nomi dei ricorrenti verranno svelati nel corso della campagna. Chi vi finanzia? Siamo in contatto con una r ​ete internazionale di organizzazioni, fondazioni e network che si occupano di giustizia climatica e che ci hanno offerto il loro supporto anche economico per la causa. Abbiamo lanciato tuttavia anche un ​crowdfunding ​, per poter sostenere sia le spese del team legale e di ricerca, sia quelle di campagna Da chi è composto il team scientifico? Il team scientifico è composto da scienziati, divulgatori ed esperti in diverse branche della climatologia, che hanno offerto il loro sostegno nella ricerca. Cosa vuol dire che la campagna è carbon neutral? Abbiamo deciso per limitare l’impatto ambientale e climatico della campagna, di ​non produrre alcun materiale fisico ​ come volantini, poster, gadget, .. Tuttavia, alcune emissioni legate soprattutto al sostegno della campagna online e ai nostri spostamenti per presentare la campagna sono inevitabili: per coerenza e per evitare un impatto climatico negativo, abbiamo deciso di impegnarci a ​compensare le emissioni inevitabili ​. Io cosa posso fare? Esistono vari livelli possibili di attivazione individuale: - ATTENZIONE: I ricorrenti è opportuno che siano persone/associazioni con cui ci sia ​un rapporto consolidato e che abbiano una comprensione di cosa significa la causa ​, Giudizio Universale ​. ​Invertiamo il processo ​. #facciamocausa giudiziouniversale.eu da non nominare come possibilità di attivazione individuale in iniziative generiche (vd. chi può fare da ricorrente) - La causa verrà sostenuta da una ​petizione per chiedere al governo italiano un’azione più efficace di lotta ai cambiamenti climatici. La petizione ​può essere firmata online da parte di chiunque risieda in Italia ​ed è preoccupato per il futuro che si prospetta con i cambiamenti climatici - Donazione ​: stiamo sostenendo molte spese sia per sostenere il team legale e scientifico, sia per la campagna di comunicazione della causa. Abbiamo lanciato un crowdfunding su Produzioni dal Basso per chiedere il vostro aiuto, qualsiasi contributo anche se è piccolo è molto importante - Diventa un attivista: supportaci attivamente nella diffusione della campagna e nel lancio della causa, coinvolgendo i tuoi amici, mettendo a disposizione le tue competenze, partecipando e organizzando eventi di disseminazione

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