acna giachino

May 29, 2019 | Publisher: Rete Ambientalista Al | Category: Other |   | Views: 27 | Likes: 1

SITO DI INTERESSE NAZIONALE ex ACNA di Cengio - Propriet Syndial/ ENI Signori Sindaci,a riscontro della delega di cui alle Vostre deliberazioni CC/2016 volte a "perseguire ogni utile condizione per il raggiungimento delle irrinunciabili certezze di sicurezza ambientale, ristoro del danno e sviluppo dellarea" trasmetto le considerazioni finali relative al SIN ex ACNA di Cengio. Le attivit di osservazione e indagine svolte, via via portate a conoscenza degli Enti e Istituzioni aventi causa, sono cos riassumibili: - i lavori nel sito in questione si protraggono senza sosta da 17 anni, sul termine e sullefficacia dei medesimi non dato sapere; - il colossale ammasso di sostanze tossiche confinate e non rimosse dal SIN di Cengio, di gran lunga il pi grande tra quelli conosciuti, incomber in eterno sulla Valle Bormida piemontese; - il reale risanamento dellarea e la garanzia di sicurezza del territorio paiono di fatto vanificati da gravi errori e lacune progettuali; - il termine dei lavori, se e quando sar, dovr obbligatoriamente proseguire con un presidio tecnico permanente per il trattamento della ineliminabile produzione di reflui causati dal dilavamento delle acque meteoriche e di falda, il cui costo Syndial/ENI dovr garantire senza limiti di tempo; - permangono inalterate le storiche difficolt dovute alla collocazione geografica del sito: ligure per confine e giurisdizione, piemontese per tutte le conseguenze ambientali. Nonostante la vicenda ambientale sia tuttora presente nella memoria collettiva della Valle le premesse su esposte, pi avanti argomentate, richiedono puntuale richiamo delle fasi pi significative della vicenda nel ventesimo anno dalla chiusura delle produzioni ACNA. La sintesi storica degli eventi: - il conflitto secolare con lo stabilimento ACNA di Cengio si concludeva nel gennaio 1999 dopo dodici anni di lotta incessante dei Comuni e popolazioni di Valle Bormida. Una formidabile mobilitazione che coinvolse le provincie di Cuneo e Savona, dilag tra Piemonte e Liguria, raggiunse notoriet nazionale. Ma la cessazione dellattivit chimico-industriale lasciava aperte profonde ferite sia per la compromissione conclamata dellambiente che quella meno nota dei danni alla salute, da sempre nascosti, negati; - a prova della gravit del danno biologico causato dal "sistema ACNA" (patologie tumorali che costavano fino a cinque anni di vita rispetto alla vita media nazionale) su iniziativa dellAssociazione Lavoratori Acna e proposta del Deputato On. Guido Crosetto veniva riconosciuto con lart. 3 legge 350/2003 il "Rischio chimico per lesposizione alle cloro-nitro ammine allAcna di Cengio". Tale norma disponeva lindennizzo previdenziale compensativo per tutti i dipendenti e rappresenta tuttora caso unico a livelloeuropeo e verosimilmente mondiale; - con ordinanza 2986 la Presidenza Consiglio dei Ministri del maggio 1999 il dott. Stefano Leoni era nominato Commissario delegato per il Sito di Interesse Nazionale ex ACNA (ora ENIchem). Iniziava la fase di caratterizzazione dei suoli e la progettazione della bonifica delle aree sia interne che esterne al perimetro dello stabilimento chimico, circa seicento mila mq; - veniva decisa la realizzazione di un massiccio muro di cinturazione del sito a ridosso del Bormida, incardinato in profondit nella marna per costituire, secondo progetto, una barriera impermeabile verso il fiume e al tempo stesso difesa dalle esondazioni. Larea circoscritta, circa 550 mila mq, veniva successivamente divisa da un diaframma per costituire due aree pressoch equivalenti: - ZONA 1 per lammasso delle scorie generate dalla storia aziendale, le demolizioni indifferenziate degli impianti di produzione, le rivenienze chimiche emergenti degli antichi occultamenti interni ed esterni al sito,complessivamente oltre tre milioni di mc, circa cinque milioni di tonnellate. - ZONA 2 destinata a reinsediamenti industriali previa bonifica superficiale. Il progetto stabiliva che il livello della falda doveva essere mantenuta alla profondit minima di 1,20 metri rispetto al suolo mediante estrazione in continuo con pompe e invio allimpianto di depurazione. - Nessuna scelta tecnica, men che meno lintero progetto, veniva sottoposto a procedura di VIA, anzi la Regione Liguria sosteneva come non necessaria la Valutazione di Impatto Ambientale optando per la sbrigativa formula della "messa in sicurezza", forse ritenuta sufficiente per il fatto che il sito valle dellabitato di Cengio, non impatta nulla sul medesimo ma scarica ogni emissione in territorio piemontese; - imperscrutabili i motivi per cui la VIA non sia stata richiesta, anzi pretesa a buon diritto, dalla Regione Piepagina 2 monte a tutela dei Comuni del proprio territorio, della propria gente. Lunica azione contraria alle scelte adottate verr dalla Commissione Europea che avvier una procedura di infrazione contro lItalia, ritenendo doversi applicare le "rigorose direttive previste per le discariche di rifiuti pericolosi, in specifico la Valutazione di Impatto Ambientale per la protezione dellambiente e della salute umana". - Con il 2002 Syndial /ENI (ex ENIchem) inizia i lavori di bonifica cominciando con i nove "lagoons" colmi di 400 mila mc di acque sodico-potassiche e vari residui organici, una operazione a tal punto infernale che si ferm al settimo,gli ultimi due tombati dalla successiva montagna di scorie via via accumulate nella Zona 1; - le operazioni si sviluppano a guida del commissario Leoni, al quale subentra nel 2005 il Prefetto di Genova Giuseppe Romano. Entrambi i Commissari operanti con il metodo della concertazione con gli Enti pubblici sia liguri che piemontesi; - nel 2008 lAvvocatura dello Stato avvia azione giudiziaria in sede civile presso il Tribunale di Genova contro Syndial/ENI, volta al risarcimento del danno ambientale causato al territorio, esponendone la quantificazione preliminare in 218.893.315 Euro. Il procedimento viene successivamente sospeso per verificare la possibilit di una soluzione transattiva sullentit del danno richiesto. Allo scopo si aprir un tavolo di confronto presso il Ministero dellAmbiente con Syndial e le regioni Liguria e Piemonte; - da quel momento i Comuni piemontesi di prossimit non verranno mai formalmente informati sullandamento della trattativa, se definibile tale; - ottobre 2010, sede ACNA: Syndial/ENI e il Ministro dellAmbiente insieme ai governatori di Liguria e Piemonte riuniscono le Provincie di Savona e Cuneo, i Comuni della Valle, lAssociazione Rinascita Valle Bormida. Viene illustrato lavanzamento dei lavori ormai prossima alla conclusione, descrivendoli come "fiore allocchiello delle bonifiche". Lunico dissenso dellassociazione Rinascita Valle Bormida (Maurizio Manfredi). Stupisce come la Provincia di Cuneo, lEnte pi direttamente interessato e consapevole della situazione,non abbia pronunciato una sola parola a tutela del territorio di sua competenza, lasciando passare un messaggio fuorviante e lesivo che abbandonava i Comuni a una deriva ad oggi non finita; - lesito di quel silenzio-assenso determina la fine di una gestione commissariale dimostratasi allaltezza di un compito non facile che,soprattutto, concertava ogni decisione con il territorio. Da quel momento, ovvero da oltre otto anni, Syndial/ENI opera in modo autonomo e incontrollato, quantomeno da parte di chi ne ha primario interesse: il Piemonte; - come si sia potuto lasciare tanta libert al responsabile del peggiore disastro ambientale conosciuto ha del clamoroso e merita di essere registrato, a futura memoria, come ulteriore amaro capitolo di una vicenda affatto conclusa. Le principali considerazioni tecniche sul sito: - il muro perimetrale di delimitazione e contenimento non sembra assicurare affatto la efficace tenuta verso il contiguo fiume Bormida. Ne prova la presenza di percolato visibile in profondit nei cinque pozzi esterni al perimetro. Colore, odore e analisi chimica risultano rivelare la presenza delle tipiche sostanze di produzione ACNA. Analoga fuoriuscita e dispersione negli strati profondi presumibile lungo tutto il perimetro di 2 chilometri lato fiume, un problema tecnicamente non rimediabile salvo moltiplicare il numero dei pozzi, estrarre a ciclo continuo il percolato e inviarlo al trattamento interno per un infinito ricircolo; - analoghe considerazioni valgono per larea diametralmente opposta (attraversata longitudinalmente dalla ferrovia Torino Savona), circa trentamila mq compresi tra il muro perimetrale e la strada provinciale 339. Pur essendo allinterno del perimetro del "Sito di Interesse Nazionale" come delimitato con Legge n. 426/98, Syndial ha venduto detta area a unimpresa locale, da cui la denominazione di "Area Merlo". Opportuno interrogarsi sulla logica e/o necessit e/o liceit di liberarsi di quella specifica porzione di sito, che viene rapidamente tombato con non meno di centomila mc di materiali inerti. Salvo che: - nel dicembre 2016, a seguito di azioni fortemente insistite, ARPA Liguria rende pubbliche le analisi delle acque sotterranee dellArea Merlo, dichiarandole "univocamente riferibili alle attivit del sito Ex ACNA: naftalensolfonici, clorobenzeni, nitroclorobenzeni, aniline, solventi alifatici clorurati, nonch elevatissime concentrazioni di benzene fino a 400 volte superiori ai limiti di legge"; - "contestualmente" la Provincia di Savona emette ordinanza avverso Syndial/ENI, che subito nega responsabilit proprie su unarea di cui "non proprietaria", disconoscendo la genesi di molecole di assoluta tipicit ACNA (in quanto inesistenti in ogni altra parte di Italia), e dimenticando che il benzene stato per centanni la principale materia prima della chimica ACNA, dai prodotti esplodenti agli intermedi per coloranti; - a seguito dellinteressamento dellEurodeputato Alberto Cirio viene "risvegliata" la procedura di infrazione dormiente in Unione Europea. Per sanare "in qualche modo" una situazione "dimenticata" il Ministero dellAmbiente ricorreva a una inedita procedura di "VIA postuma" da realizzarsi dintesa con Syndial/ENI: una palese contraddizione in termini!; - a settembre 2016 otteniamo audizione presso la pagina 3 Commissione Parlamentare di indagine sul traffico illecito dei rifiuti, presieduta dallOn. Alessandro Bratti, ivi riferendo la dimensione e la gravit di una situazione fuori controllo e sollecitando una visita al sito; - in maggio 2017 la Commissione Parlamentare al completo effettua il sopralluogo a Cengio, seguito da una seconda audizione presso la Prefettura di Savona allargata alle Regioni Piemonte e Liguria. La consapevolezza acquisita e le raccomandazioni che la Commissione inviava al Ministero dellAmbiente non sortiscono riscontro alcuno dal medesimo, non diversamente dalle inascoltate richieste di udienza dei Comuni, idem per laccesso agli atti; - in ottobre 2017 il Ministero dellambiente convoca una conferenza dei servizi per "addivenire alla archiviazione della procedura di infrazione", sorprendente tentativo di risolvere per via burocratica un conflitto di tale portata . La nostra protesta suscita sorpresa ma nessuna reazione, come fosse una questione di poco conto, un fastidio dimenticato e ora riemerso. Il Ministero appare entit lontana, astratta, inaccessibile, un buco nero che tutto assorbe e nulla restituisce; - in aprile 2018, come prevedibile, limprobabile "Valutazione di Impatto Ambientale postuma" si arena nel silenzio generale. Esito scontato, sconosciute le motivazioni, ennesima conferma di "cosa loro". Nel corso del 2018 proseguono senza sosta azioni per dimostrare che la Valle Bormida non sarebbe ricaduta nella muta rassegnazione seguita alle "conclusioni" del 2010. Tra tali "disturbi", dopo dieci anni dalla iniziale citazione del 2008 si ravviva la vertenza civile per il danno ambientale avanti il tribunale di Genova. Vengono nominati i Consulenti Tecnici sia di Ufficio (Tribunale) che di Parte (Ministero e Syndial/ENI). Tali relazioni sono state rese verosimilmente note nelludienza dell8 gennaio u.s., alla quale il nostro territorio non stato e non sar ammesso in futuro. Infatti, secondo legge, il danneggiato il Ministero, non i Comuni della Valle Bormida e nemmeno la Regione Piemonte alla quale compete, stante leccezionalit del problema, la vigorosa difesa politico-amministrativa a tutela del proprio territorio. Sorprendente e significativa, su tutto, la pervicace esclusione da ogni coinvolgimento dei conoscitori viventi della vicenda ACNA, ultimi testimoni di una complessit che rende unico questo SIN. Anche per questo motivo la presente relazione intende rendere pubbliche le pi significative criticit irrisolte in quel sito, alcune non pi risolvibili. Allinterno del sito nulla "bonificato": - non lo ovviamente la Zona A1 con la montagna tossica l accumulata in 17 anni, di cui ben otto "sulla fiducia" grazie alla cessazione del controllo pubblico congiunto indotto da quel Ministero e quelle Regioni, che consentirono a Syndial/ENI enormi movimentazioni in totale autonomia. Nonostante i muri perimetrali ed i previsti lavori di "capping" ancora lontani dal completamento e, a parere del sottoscritto suffragato da scienza, esperienza e coscienza, non sar mai possibile escludere fuoriuscite di percolati ad altissima tossicit da unarea di 30 ettari. La scelta della sbrigativa "messa in sicurezza" e non la "valutazione di impatto" per quella che indiscutibilmente una discarica di rifiuti tossico-nocivi, ha enormemente penalizzato anche sotto laspetto finanziario i Comuni di prossimit, escludendoli dalle forme di indennizzo previsti per le discariche. Danno secolare, beffa perenne; - non lo nemmeno la Zona A2 "bonificata con misure di sicurezza", una procedura prevista dal DM 471/99 ma cancellata dal Codice dellAmbiente (D.Lgs 152/2006). Sullarea, gi certificata idonea, ben difficilmente potranno essere fondate nuove strutture produttive proprio per le "misure di sicurezza" che consistono nel mantenere la falda acquifera alla profondit minima di 1,20 m. rispetto al suolo con laspirazione di 128 pompe immerse in altrettanti pozzetti. Tale misura compromette di per s qualsiasi esigenza costruttiva (fondazioni, cavidotti, fognature) in quanto interferente con un sedime che diventa rifiuto a tutti gli effetti, con relativi costi di smaltimento. Si consideri infatti che: - la quantit di acque di falda da trattare secondo progetto 6,7 mc/ora e in assenza di precipitazioni vengono estratti da 30 a 40 mc/ora la capacit del sistema di depurazione di circa 200 mc/ora. - Con la quantit di 100 mm che di un normale giorno di pioggia nella sola Zona A2 cadono 50 mila mc, vale a dire 2080 mc/ora, dieci volte tanto la capacit di trattamento. Dove va questacqua se non a lordarsi a contatto del sottosuolo? - Nella eccezionalit del novembre 2016 sono caduti in due soli giorni 650 mm di pioggia, 350 mila metri cubi sullintera area SIN al ritmo di 7300 mc/ora: se il sito fosse davvero a tenuta non sarebbe stato praticamente "navigabile"?. Infatti il "Rapporto di monitoraggio piezometrico in area A2 e A2 bis" redatto il 17 giugno 2014 dal "Centro di competenza idrogeologica della Provincia di Savona". pag. 27 osservazioni conclusive denuncia che "nellottica di un futuro riutilizzo del sito debba essere potenziato lattuale sistema di emungimento al fine di evitare che lacquifero possa raggiungere livelli prossimi al piano di campagna". Ovvero lemersione della falda in superficie. Non possono essere altri che questi i motivi per cui Syndial/ENI valuterebbe lintegrale asfaltatura dei 25 ettari della Zona A2 per impedire che le acque meteoriche diventino reflue. In ogni caso il re nudo: impermeabilizzare larea significa farne pressapoco un parcheggio, lasciarla tal quale comporta lingestibilit dei volumi idrici in gioco. Si consideri che Syndial ha inserito questarea nel "Progetto delle aree di crisi complessa della Provincia di Savona" (disponibili 2 milioni di mq per insediamenti industriali), ma quale imprenditore sceglier questarea conoscendone i vincoli? Non sono stati proprio questi problemi a far saltare la cessione dellarea al consorzio industriale CORRIVAL gi nel 2013? E "normale" che la Societ proprietaria e responsabile del sedime possa liberarsi pagina 4 "in qualche modo" di quella storia? Il risultato la pietra tombale sul futuro della Zona A2, quella che doveva nobilitare tutto il progetto. Anche allesterno del perimetro nulla risulta bonificato: - non lo la Zona A3, larea golenale del Bormida esterna al muro, dove vennero accumulate le "collinette degli ossidi di riduzione esausti" provenienti dalle lavorazioni del Meta-Amino-Fenolo e Anilina, poi rimosse e spostate in A1. Che ne degli oli letali non biodegradabili che contenevano, inevitabilmente percolati nel profondo? Le migliorate condizioni superficiali del fiume non dicono nulla, anzi possono nascondere lamplissima variet delle molecole generate dallinconfondibile DNA ACNA. Silenzio dai "bonificatori", anche questa solo cosa loro? - non lo larea Merlo, tre ettari di sito di interesse pubblico venduti ad un privato con un atto che, a rigore, dovrebbe essere annullato su azione del Ministero Ambiente, per riportarlo anche formalmente sotto la responsabilit di chi lo ha compromesso negandone levidenza, ma aderendo al tempo stesso novembre 2017 a un protocollo interregionale per il monitoraggio analitico dei piezometri. Da allora non si ha notizia di sforamenti anche minimi rispetto ai clamorosi dati iniziali, mentre il sito rimasto visivamente tal quale. - non finita sul fronte dei tumori che continuano a inseguire e raggiungere gli ex lavoratori esposti alle ammine aromatiche a causa del periodo di latenza anche superiore a trentanni, sono loro a pagarne il prezzo in anni di vita. Sembrerebbe "roba vecchia", colpa di predecessori che furono, invece nemmeno questo vero: ENIchem, poi Syndial/ENI subentrata in Acna nel 1989 e fino alla chiusura definitiva ha prodotto ininterrottamente, tra altro, lacido 2 ammino-1,5 naftalendisolfonico (acidoTobias), una lavorazione con una fase intermedia a "beta-naftilamina", sostanza bandita gi dal 1960 causa conclamati effetti cancerogeni alla vescica. In ACNA quellintermedio di reazione chimica venne semplicemente definito "impurezza P". La realt del "fiore allocchiello delle bonifiche": piuttosto che "bonifica" sembra essere una malriuscita e incompleta "messa in sicurezza": a parte la modesta quantit salina ex lagoons nulla stato rimosso ma tutto accumulato a costituire immane eterna eredit per la Valle Bormida piemontese; lentit, la nocivit, la pericolosit intrinseca di tale "discarica di fatto" insieme allimperfezione delle opere di contenimento ne obbligano il presidio tecnico operativo senza limiti temporali, stante lineliminabile rischio potenziale che conserva; il presidio deve pertanto rispondere ad un organismo di controllo sovraregionale che condivida, alla buonora, la responsabilit di un "sito di confine" che cos tanti guasti ha creato per la sua collocazione geografica. La gente della Valle si guadagnato a ben caro prezzo il diritto non negoziabile a questa tutela. La conclusione, scusandomi per la personalizzazione. Danni ambientali e danni biologici, questa lessenza della vicenda ACNA/Valle Bormida da non dimenticare ma piuttosto da custodire, e condividere, cos che il suo enorme costo umano e finanziario produca almeno esperienza e insegnamento, non maceria e oblio. Sia dunque loccasione di ogni Funzione Pubblica per agire di concerto a servizio del territorio, senza gerarchie mortificanti, andando oltre le "ragioni di legge". Parta dal Ministero dellAmbiente il vero cambiamento, per rigenerare finalmente fiducia e prospettiva. E stata pi di tutto la scarsa disponibilit allascolto a fare del pi antico e noto disastro ambientale di questo Paese una costosissima occasione perduta e non lopportunit che doveva essere, sia per le attese che per limpegno dichiarato della stessa Syndial/ENI (dichiarazioni dellAD Giovanni Milani, audizione presso la Commissione Parlamentare di inchiesta sul traffico illecito dei rifiuti, resoconto stenografico seduta mercoled 1 aprile 2015, pag. 4, 7 capoverso). Una ben grave responsabilit se si considera che, ad oggi, sarebbero stati spesi oltre 350milioni di euro (diconsi trecentocinquantamilioni) con una plausibile proiezione a 400 e con risarcimento ancora a zero: si direbbe un fallimento senza precedenti. E dobbligo per tutti una exit strategy da questa storia infinita. Sul risarcimento del danno ambientale si condivida la soluzione di unintesa transattiva purch sia onorevole, oggettiva, finalmente rispettosa dei Comuni nei quali si prodotta la massima parte dei danni allambiente, allo sviluppo, alla occupazione, alla condizione socioeconomica, alla salute. Ignorare ancora la loro storia sarebbe delitto. Questa volta per sola mano pubblica! A disposizione per fornire ogni utile testimonianza storica e tecnica, prove documentali, analitiche, fotografiche. Pier Giorgio Giacchino Da un bel po di tempo, a parte gli addetti ai lavori - o gli abitanti della Valle Bormida -, lACNA non faceva pi parlare di s. Poteva sembrare una "storia" risolta, conclusa - come nelle favole - col bacio finale tra i protagonisti. E, invece, PAFF! Il ritorno alla realt. A rompere lidillio - o meglio il silenzio - ecco lagitazione delle Associazioni ambientaliste immediatamente raccolta da quella parte di amministratori locali di buona memoria che rilanciano verso le Istituzioni il loro allarme: c qualcosa che non va. Forse molto non va. ACNA, che per lennesima volta nella sua storia aveva cambiato nome ed ora, allanagrafe, Syndial/ENI, si sentita nuovamente al centro dellattenzione mediatica (con tutti rischi che ci comporta qualora vi siano marachelle da nascondere) e ha dato un colpo dacceleratore: vuole una VIA particolare (ex post), sia per uscire dalla diatriba aperta dalla Procedura dinfrazione della Comunit Europea e sia per mettere la parola fine ad un impegno economico stratosferico. Ma anche per stoppare le richieste di risarcimento ambientale della comunit locale. Ma uscire, come? Governare la VIA ex post, governare i Collaudi, governare le Regole? E possibile per chi detiene il potere economico e, di principio, ha in mano larma del ricatto politico, ma anche potendosi comunque appuntare sul petto la medaglia donore di Grande Societ Bonificatrice da spendere sul mercato internazionale ormai globale. La Democrazia, lo sappiamo, unaltra cosa ma spesso dimpiccio agli affari anche quando si muovono in un presunto interesse pubblico. Come era dimpiccio una gestione commissariale troppo aperta al dialogo ed alle osservazioni e troppo trasparente rispetto alle procedure. Anche allora, PAFF! E basta con lingombrante public relations. Anche, e soprattutto, con chi avrebbe avuto il diritto di sapere e la capacit di capire. Propongo, come primo acchito informativo sullo stato dellarte, la voce di Pier Giorgio Giacchino (Jack, da quando eravamo compagni di scuola) che in tutti questi anni si saputo ritagliare un ruolo di primo piano tra gli amministratori della Valle Bormida. E anche tra gli ex lavoratori ACNA di cui ha fatto parte. Non la voce di un ambientalista, n di un sindacalista, ma riassume la sensazione diffusa di malessere che percorre la Valle in questi giorni. Intanto ci stiamo riorganizzando. Roberto Meneghini

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