capitolo sanità-converted

Jun 11, 2020 | | Category: Other |   | Views: 53 | Likes: 1

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Sanità e povertà Sul Blog denunciamo in continuazione lo stato della sanità pubblica: i Post 2016 meritano di essere riletti e meditati in questo momento di mortalità e povertà di Coronavirus 2020, durante il quale li sto riportando sul libro. Salviamo il nostro Servizio Sanitario Nazionale (SSN). È aperta fino al 30 settembre a tutti i cittadini – che possono quindi liberamente inviare i propri suggerimenti, rilievi e proposte – la consultazione pubblica sul “Rapporto sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale 2016-2025” Curarsi è un lusso. Difficoltà di accesso alle prestazioni, cattive condizioni delle strutture, medici di famiglia e pediatri meno “disponibili”, deficit e alti costi dell’assistenza residenziale e domiciliare, prezzi, limitazioni e indisponibilità dei farmaci, documentazione sanitaria incompleta o inaccessibile, lentezza del riconoscimento di invalidità e handicap, maggiori criticità nella rete dell’emergenza-urgenza. Stanno tutti fuggendo dalla sanità pubblica. Lo attestano 21mila segnalazioni pervenute in un anno al “Tribunale dei diritti del malato”. Liste di attesa che arrivano a due anni, ticket sempre più salati (il 30% degli assistiti dichiara di non farcela a pagare visite e analisi) e/o ticket più alti delle tariffe dei privati (che spesso sono gli stessi medici pubblici indisponibili). Negli ospedali personale ridotto all’osso. Ai pronto soccorso, per ora pubblici, le attese sono infinite. Macchinari obsoleti, igiene scarsa, dalle sale operatorie è frequente uscire con infezioni. Da parte loro, i medici di famiglia lesinano le prescrizioni di farmaci e analisi… per ridurre gli sprechi. La sanità integrativa affossa il Servizio Sanitario Nazionale. Forze politiche, amministrazioni regionali, intermediari finanziari, associazioni cooperative, grandi aziende, sindacati, sono oggi concordi nel proporre la costituzione di fondi sanitari integrativi come “secondo pilastro” del SSN mentre in tal modo se ne sta solo preparando la fossa. Confindustria e Confcommercio hanno messo in campo tutto il loro peso e i sindacati hanno accettato di introdurli nei contratti di lavoro quali “benefit” sostitutivi di aumenti salariali. Buona sanità. Nei prossimi 10 anni 40mila specialisti in meno negli ospedali. Il rischio, in uno “Studio del sindacato Anaao”, a fronte delle previste 55.500 uscite in quiescenza. Aumenterà l’anzianità, già oggi siamo i secondi nel mondo. Infatti metà dei medici supera i 55 anni, con il 20% di ultrasessantenni, mentre gli under 34 sono appena l’1,7% . L’anno scorso 1.836 dottori sono emigrati, dopo che la loro laurea era costata 150mila euro ciascuno. Sono i risultati del blocco delle assunzioni e dei numeri chiusi nelle scuole di specializzazione. Turni massacranti mettono a repentaglio la salute dei pazienti. Se si aggiungono i 16mila medici di famiglia mancanti entro 7 anni: il sistema sanitario pubblico è destinato al fallimento. La salute è un diritto. Se paghi. “Ricerca Censis”: la Costituzione italiana è calpestata. Nel 2015 sono saliti a 11 milioni gli italiani che hanno rinviato o rinunciato ad una prestazione sanitaria, soprattutto giovani disoccupati e pensionati. La spesa sanitaria privata, malgrado la crisi economica, è salita a 34,5 miliardi. Le cause: liste di attesa eterne e ticket equivalenti al privato e con servizio peggiore e tempi più lunghi. Neppure risparmiati i malati oncologici. Sanità negata e sanità a pagamento: all’origine ci sono i vincoli dei pareggi di bilancio, ovvero i tagli al Servizio sanitario: 30 miliardi in 6 anni. Eppure nel 2013 la spesa sanitaria italiana è dell’8,8% del Pil, quella tedesca dell’11%. 11 milioni di persone in Italia (1 su 6) non hanno accesso alle cure mediche. In continuo aumento gli italiani curati da “Emergency”. 250 mila è il numero delle prestazioni fornite in 10 anni. Donazioni via sms o chiamata al 45565. Al governo non far sapere la malasanità del Pronto Soccorso. Nel rapporto del “Tribunale dei diritti del malato”: i tempi di attesa per un ricovero possono arrivare anche a 7 giorni; per un codice giallo (già grave) i tempi di attesa medi sono di 2 ore; le linee guida per la terapia del dolore sono presenti solo nel 47%delle strutture nei dipartimenti di emergenza il personale solo nel 55% dei casi sa se esistono posti letto nei reparti mentre sono stati spesi centinaia di milioni per l’informatizzazione; i disabili nel 20% dei casi hanno bagni inaccessibili per barriere architettoniche; metà dei servizi igienici non ha nemmeno il sapone per lavarsi le mani; il diritto alla privacy non è garantito in una struttura su tre; gli spazi riservati per i malati terminali sono previsti solo nel 30% dei casi; gli stessi responsabili dei dipartimenti nel 39% assegnano una insufficienza piena ai propri servizi di emergenza e al loro rapporto con il territorio. Chi ha votato il federalismo sanitario ? Da oltre 40 anni l’Italia aveva guadagnato in media 2 mesi di vita all’anno. Invece, secondo lo “Studio dell’Istituto superiore della Sanità”, il cosiddetto federalismo sanitario, spinto e non solidale, in questi anni ha ridotto la speranza di vita alla nascita di 4 anni al Sud e al Centro rispetto al Nord Italia. Mentre i fattori di rischio sono distribuiti omogeneamente, la disponibilità e l’accesso ai servizi sanitari l’assistenza e la prevenzione penalizzano i cittadini secondo le Regioni. I casi di tumore alla mammella ad es. sono più numerosi al Nord mentre la mortalità è più alta al Sud. In compenso al Sud (camorra, mafia) non si spende meno che al Nord. Secondo l’Osservatorio Salute, le risorse previste dalla legge di stabilità non saranno assolutamente in grado di tenere il passo della crescita dei bisogni di salute, che peggioreranno ulteriormente. Morti sul lavoro: un bollettino di guerra. Soprattutto nell’edilizia. Nei primi nove mesi del 2016 i decessi nei cantieri sono aumentati del 27% rispetto allo stesso periodo del 2015. “CGIL CISL UIL” aggiungono che le vittime over 60 sono più che raddoppiate, dato che segnala l’invecchiamento delle persone in attività e che non sarà invertito dalla legge di stabilità. In più il nuovo codice degli appalti non ha abolito il criterio delle gare al massimo ribasso perciò le imprese continuano a risparmiare sulla sicurezza per essere competitive. Di lavoro si muore, mentre i sindacati vanno in crociera. Dopo le recenti tragedie, i metalmeccanici hanno dichiarato un’ora di sciopero contro le morti sul lavoro: oltre mille morti l’anno e migliaia di invalidi. I sindacati confederali neppure un minuto. Intanto Raffaele Bonanni, ex segretario CISL, è andato in pensione con 336.000 euro l’anno, anche grazie a trucchetti con gli scatti di anzianità. Stesso scherzetto fatto da Guglielmo Epifani, ex segretario CGIL. Intanto i sindacalisti UIL vanno in crociera extralusso… a discutere blocchi contrattuali e politiche previdenziali. L’Italia della povertà e delle disuguaglianze. “Istat”. In povertà assoluta 1milione di minori, 1 milione di giovani, mezzo milione gli anziani. I minori in povertà assoluta nel 2005 erano meno del 4%, nel 2015 quasi l’11%. Tra i 25 e i 34 anni, metà dei giovani vive ancora con i genitori. Conseguenza è anche il calo della natalità. L’Italia destina a famiglia e minori una quota di spesa sociale della metà della media europea. Tanta disparità sociale mina alle fondamenta una società che si definisce democratica come Costituzione. 8 italiani su 10 si sentono più poveri. Effettivamente lo sono diventati. Dati “Open Polis”: in 10 anni i poveri assoluti sono più che raddoppiati: nel 2005 erano 2 milioni (3,3%), oggi 4,6 milioni (7,6%). Soprattutto l’incremento si è avuto dal 2011: dal 4,4% al 7,6%. La povertà assoluta non colpisce solo i disoccupati: il tasso per le famiglie operaie è triplicato: dal 3,9% all’11,7%. Senza speranze 8 italiani su 10. Invece 2 su 10 si dichiarano ottimisti per il futuro (con o senza Renzi?) Triplicata l’incidenza di povertà assoluta tra gli operai. Sono 2 milioni 987 mila i disoccupati, di cui 1 milione 600 mila con una disoccupazione di lunga durata, oltre 12 mesi, con scarsissime possibilità di trovare lavoro. Sono 1 milione 582 mila le famiglie in povertà assoluta e 4 milioni 598 mila le persone. Secondo la “Banca d’Italia” le famiglie operaie nel 45,9% dei casi hanno un solo percettore di reddito in famiglia e quasi la metà non ha una abitazione in proprietà. Dal 2005 al 2015 l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie operaie è triplicata. Buon governo. Un italiano su tre a rischio povertà. Lo scrive il “Rapporto annuale ISTAT”: 17,5 milioni di persone (28,7% dei residenti) senza lavoro o un minimo di reddito sufficiente a soddisfare i bisogni essenziali come la casa e l’alimentazione. Nel sud si raggiunge il 46,4%. Al nord il 20% più ricco percepisce il 37,3% del reddito totale mentre il 20% più povero solo il 7,7%. Le più colpite sono le famiglie numerose. Secondo la “Coldiretti” sono 7,2 (11,8%) milioni gli italiani che fanno letteralmente la fame. 5 milioni di italiani (7,6%) sono in condizione di povertà assoluta. Non riescono ad acquistare un paniere di beni essenziali per una vita dignitosa. Nella prima cartina sono evidenziati i 3.612 Comuni in cui almeno 1 contribuente su 3 dichiara meno di 10 mila euro l’anno. Fra questi ci sono ben 931 Comuni (1 su 8) dove almeno 1 contribuente su 2 è sotto la soglia di povertà. Nella seconda cartina i 450 Comuni dove almeno il 2% di chi paga le tasse dichiara più di 120 mila euro, 12 volte i poveri. In media il reddito lordo di un italiano è 20.320 euro. State sereni, ci pensa Renzi. L’Associazione dei genitori tarantini dei bambini morti per tumore scrive a Renzi: sei come Erode. Taranto è ancora una volta vittima delle tue irrispettose menzogne. Effetto Jobs Act: crescono i licenziamenti. Uno dei tre referendum CGIL riguarda la reintroduzione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. L’ “Osservatorio del precariato dell’INPS” ha rilevato nei primi 8 mesi del 2016 un aumento del 28% dei licenziamenti individuali disciplinari: da 36.048 nel 2015 a 46.255. Nello stesso periodo i licenziamenti complessivi sui contratti a tempo indeterminato sono saliti dai 290.656 del 2015 a 304.437. La disoccupazione resta inchiodata al 12%. Trecentomila firme raccolte per i referendum sociali. Ne servono altre 200 mila per far sì che nella primavera prossima i cittadini e le cittadine italiane possano esprimersi su temi cruciali come scuola, ambiente e beni comuni (per abrogare gli aspetti peggiori della legge 107 la cattiva scuola di Renzi, per bloccare il piano nazionale che prevede la costru

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