comunicato m5s

May 25, 2020 | | Category: Other |   | Views: 3 | Likes: 1

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Quattrocento milioni di euro in più di spese militari. L’equivalente di 800 milioni di mascherine chirurgiche o di 40 mila ventilatori polmonari. Mentre il nostro Paese paga il prezzo dei tagli lineari alla spesa sanitaria degli ultimi dieci anni (37 miliardi, secondo la Fondazione Gimbe), dall’Istituto Sipri di Stoccolma arrivano dati che creano qualche malumore nella maggioranza: nel 2019 l’Italia ha continuato ad aumentare la spesa militare (+0,8%) e lo farà anche nel 2020. Mentre il centro di ricerca svedese rileva l’aumento più alto a livello globale dell’ultimo decennio (+3,6%, fino a 1,9 trilioni di dollari), lo Stato italiano si avvicina all’obiettivo del 2% di spese militari rispetto al Pil chiesto dalla Nato: tra il 2018 e il 2019 l’aumento è stato di 400 milioni, da 23,5 ai 23,9 miliardi (1,3-1,4% del Pil). L’Osservatorio Mil€X ieri ha calcolato al rialzo le spese militari italiane prevedendo un ulteriore balzo in avanti nel 2020 a 26,3 miliardi, pari all’1,6% del Pil (ma di fatto si arriverà al 2% visto il tonfo del Prodotto interno lordo causa crisi). Sebbene dal 2010 ad oggi la spesa militare italiana sia diminuita dell’11%, un dato inequivocabile resta: dopo la stagione del rigore, tutti i governi dal 2015 in poi hanno aumentato il budget della Difesa per accontentare in primis gli Stati Uniti. E era proprio in questa chiave che a inizio ottobre, prima il segretario di Stato Usa Mike Pompeo e poi il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg sono stati ricevuti da Giuseppe Conte a Palazzo Chigi. Obiettivo: chiedere all’Italia un maggior impegno nelle spese militari. L’esempio lampante è quello dei cacciabombardieri F35. Dopo il bilaterale con Pompeo, sui giornali erano usciti retroscena secondo cui Conte aveva accettato l’acquisto di nuovi aerei e a quel punto era esplosa la polemica in Parlamento, con i grillini da sempre contrari all’acquisto dei caccia. Da Palazzo Chigi era arrivato il dietrofront ma a novembre il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha fatto partire la cosiddetta “fase due”, ordinando altri 27 aerei da caccia per avvicinarsi alla flotta dei 90 previsti. Costo? 14 miliardi totali (di cui 4 iniziali, già spesi) con una media di 135 milioni ad aereo. Dopo i 28 ordinati dal ministro Roberta Pinotti, Elisabetta Trenta (governo gialloverde) aveva congelato i nuovi acquisti fino all’insediamento di Guerini: la “fase tre” prevede l’acquisto degli ultimi 35 velivoli.

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