Documento_richieste_ACEA_def_21-5-20

May 24, 2020 | | Category: Other |   | Views: 14 | Likes: 1

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ACEA, fermiamo il virus dei profitti: acqua ed energia per tutt@ stop alla distribuzione degli utili L'emergenza sanitaria da COVID-19 da circa un mese sta costringendo gran parte della popolazione italiana ad una permanenza obbligata a casa. In questo periodo, ad esempio, secondo le recentissime stime sui consumi idrici, elaborate dai ricercatori dell'ENEA, i consumi domestici di acqua nel nostro Paese sono aumentati mediamente del 53%. Con migliaia di lavoratori costretti a lavorare da casa, sono aumentati anche i consumi di gas ed elettricità, tutto a carico delle famiglie che non hanno potuto contare su nessun intervento sostanziale da parte del governo e delle autorità competenti, che di contro hanno preferito destinare gran parte degli aiuti economici alle grandi imprese. Come l'ARERA, l'autorità nazionale di regolazione, che ha stabilito il blocco dei distacchi per le utenze di acqua, luce e gas solo fino al 17 Maggio. Un intervento che a nostro avviso è del tutto insufficiente. Infatti vengono esclusi i riallacci a quelle utenze distaccate prima del 10 marzo e non sono comprese nella tutela dai distacchi quelle situazioni individuate dal famigerato art.5 del Decreto Lupi che nega l'accesso ai servizi pubblici essenziali, compresa l'acqua, a coloro che sono costretti ad occupare per avere una casa. Ancora una volta si dimostra come Governo e Parlamento vengano meno ad una loro funzione fondamentale ossia quella di legiferare sulla garanzia di servizi pubblici essenziali, a maggior ragione in un momento di emergenza sanitaria, mentre siano intervenuti in maniera più che decisa sulla disciplina della vita di milioni di persone. D'altra parte, i vari Governi succedutesi alla guida del paese si sono resi responsabili di una vera e propria cessione di sovranità e competenze nei confronti di ARERA creando così le condizioni perchè questa Autorità esautori le stesse istituzioni elettive dall'intervenire su materie importanti, oltre a gestire ingenti finanziamenti pubblici senza alcun indirizzo o vincolo di governo. L'ultima crisi idrica si è verificata nel 2017 ed è notizia di questi giorni che la Procura della Repubblica del Tribunale di Civitavecchia ha disposto la richiesta di rinvio a giudizio per disastro ambientale aggravato per vertici di ACEA Ato 2 S.p.A. in relazione all’abbassamento dei livelli del lago di Bracciano registrati in quell'anno. Da tempo anche ACEA ha perso la sua dimensione di azienda locale a servizio della città di Roma per assurgere al ruolo di multiutility di rilevanza internazionale con la sua trasformazione in S.p.A., la quotazione in borsa e la compartecipazione azionaria di soci come Caltagirone e GDF Suez. Ormai ACEA S.p.A. opera nella sua azione aziendale esattamente con le stesse logiche mercatistiche e finanziarie proprie delle società private internazionali del settore. Non vi è dubbio, infatti, che l’ACEA, inizialmente destinata al soddisfacimento dei bisogni dei cittadini romani, in particolare quelli relativi alla distribuzione locale dell’acqua potabile e dell’energia elettrica, negli ultimi anni si sia trasformata in una vera e propria multinazionale che assume quale primo obiettivo quello del soddisfacimento degli grandi azionisti e quindi degli interessi dei mercati finanziari. Purtroppo, anche in questo periodo di pandemia ha dimostrato di non voler cambiare rotta nella strategia aziendale. Cambiamento che, secondo noi, è sempre più urgente al fine di attivare con immediatezza interventi risolutivi per scongiurare l'aggravarsi dell'emergenza sociale e sanitaria, oltre a quella idrica che si prospetta nuovamente all'orizzonte. D'altra parte l'emergenza idrica ritorna ciclicamente e con tempi sempre più ravvicinati, con effetti nefasti sulla disponibilità per uso umano, sull'agricoltura e più in generale sull'ambiente. Si tratta di una drammatica realtà provocata dall'acuirsi dei cambiamenti climatici a cui, da oltre vent'anni, si sono sovrapposti i processi di mercificazione e privatizzazione dell'acqua. Vent'anni dopo le tariffe e le perdite delle reti sono aumentate, gli investimenti sono del tutto insufficienti. I dati ci dicono in maniera palese che i soldi ci sono ma che non sono utilizzati per effettuare gli investimenti, per garantire così un servizio essenziale o per tutelare e conservare la risorsa, bensì per remunerare gli azionisti. Anziché utilizzare gli utili per reinvestirli in interventi di recupero delle perdite idriche, ha messo in campo dei “progetti” che prevedono l’utilizzo ad uso potabile, previo trattamento meccanico/chimico, dell’acqua del fiume Tevere, con il potabilizzatore di Grottarossa già pronto, e un ulteriore impianto di potabilizzazione 4 volte più grande in fase di realizzazione, sempre a Roma Nord. Acea e il Comune di Roma avevano dichiarato nel 2016 di voler intervenire sulla rete idrica romana varando un progetto di ripristino delle condotte, e di provvedere alla manutenzione delle protezioni catodiche, al fine di risanare le perdite sulla rete che, secondo i dati Arpa, si aggirano ancora oggi intorno al 40%. Tuttavia, il management, non ha dato corso ai buoni propositi sbandierati anche a livello politico nella campagna elettorale per le elezioni comunali, ossia reinvestire i profitti per la progressiva riduzione delle perdite, causando lo spreco di una risorsa preziosa come è l’acqua di Roma considerata una delle migliori acque d’Europa. In aggiunta, le suddette perdite, provocano danni nel sottosuolo, con voragini sempre più frequenti, se non danni ancor più gravi. L’acqua potabilizzata chimicamente non è (e non lo sarà mai) , nemmeno lontanamente paragonabile a quella che si crea con il ciclo naturale e che dovrebbe essere salvaguardata da chi la distribuisce . Ma del resto costruire un potabilizzatore costa meno che riparare le condotte idriche e i tubi ormai obsoleti. La realtà è che si è nuovamente anteposto l’interesse e i dividendi agli azionisti alla tanto sbandierata politica del ferro e del rame. E’ chiaro a tutti che la mancata manutenzione della rete porterà ad un aumento delle perdite e di conseguenza ad un maggior utilizzo dell’acqua potabilizzata, in barba alla salvaguardia dell’ambiente, ai progetti di rivalutazione delle aree idriche protette, e al rispetto del ciclo naturale. E' evidente che il modello di gestione privatistico, secondo cui il costo totale del servizio idrico è interamente coperto dalla tariffa e l'affidamento viene fatto a soggetti privati, ha dimostrato il suo fallimento. E' necessaria dunque una radicale inversione di tendenza. Ancora oggi il Comune di Roma ne possiede il 51% delle quote societarie e, pertanto, conserva i diritti relativi alla nomina degli amministratori ed alla definizione delle strategie generali aziendali, compresa la possibilità e, per quanto si possa auspicare, la necessità di procedere ad una inversione globale della strategia aziendale verso la promozione di un governo dei servizi pubblici e dei beni di primaria necessità vicino ai cittadini: che restituisca il ruolo di gestione del servizio idrico e degli altri servizi a forme aziendali di diritto pubblico. Tale ruolo diviene indispensabile giocarlo ora, a maggior ragione in un frangente così critico, dove l’emergenza sanitaria ed economica ha messo in ginocchio soprattutto cittadini e lavoratori. Per questo chiediamo che la Sindaca, l'Assemblea Capitolina e in generale l'Amministrazione comunale si facciano carico del ruolo di garante del soddisfacimento dei bisogni primari della collettività, in occasione della prossima assemblea degli azionisti convocata per il 29 maggio 2020. A partire da ciò avanziamo due richieste ad ACEA e al socio di maggioranza ROMA CAPITALE: • lo stop alla distribuzione dei dividendi ai privati per il 2020. Stiamo parlando di ingenti risorse (nel 2019 il dividendo di ACEA è stato di circa 151 milioni di €) che potrebbero essere utilizzate per finanziare investimenti che sappiamo essere estremamente necessari visto che la rete idrica romana ha perdite del 41,3% (dati 2018); • il riallaccio tutte le utenze domestiche disalimentate e ancora oggi senza accesso alla fornitura d’acqua, di gas ed energia elettrica; Più in generale chiediamo alla Sindaca di Roma Capitale e a tutta l'Amministrazione Capitolina di mettere in campo tutte le iniziative utili per richiedere al Governo e ad ARERA:  l'applicazione della tariffa di quarantena, ossia l'applicazione della tariffa agevolata alle utenze domestiche fino al termine dell’emergenza sanitaria ed economica;  l’esenzione del pagamento per gli utenti che non hanno reddito con un ampliamento dei criteri già previsti nella disciplina del Bonus idrico ed energetico;  il pagamento dei soli costi vivi di consumo, al netto degli oneri fissi in bolletta. Coordinamento Romano Acqua Pubblica Unione Sindacale di Base Lavoro Privato Coordinamento USB ACEA S.P.A Federazione del Sociale USB

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