pcl

Nov 5, 2017 | | Category: Other |   | Views: 22 | Likes: 2

I nuovi padroni offrono la miseria di appena 25 milioni per investire in “salute, sicurezza, ambiente” (un terzo di quanto ha offerto la cordata dei pescecani concorrenti di Acciaitalia) dopo aver già incassato come condizione preliminare d'acquisto l'esonero da ogni controversia legale in fatto di tutela ambientale. Mentre annunciano che la sola copertura dei parchi minerari (da cui si alzano le polveri che uccidono i lavoratori tarantini) richiederà ben cinque anni, contro i due previsti dal piano ambientale originario. Insomma: lavoro e salute sono incompatibili con il profitto. Il principio di realtà è l'interesse del padrone. Le sue vittime se ne facciano una ragione. Peraltro non si tratta di un caso particolare. In tutto il mondo l'enorme sovrapproduzione siderurgica trascina un attacco frontale ai posti di lavoro, dentro una selvaggia concorrenza per la spartizione del mercato. Anche in Europa. Non a caso l'Antitrust europeo ha già notificato al gruppo Arcelor il rischio che la sua acquisizione dell'Ilva possa configurare una posizione dominante incompatibile con le regole della concorrenza nella UE. Arcelor ha replicato che se necessario rinuncerà ad alcune produzioni: tagliando posti di lavoro in Polonia, in Germania, in Francia, in Lussemburgo. L'attacco al lavoro degli operai dell'Ilva è parte dunque di questo scenario globale. Per questa stessa ragione, la difesa del lavoro e della salute degli operai dell'Ilva richiede una soluzione anticapitalista. Era chiaro sin dall'inizio che nessun nuovo capitalista acquirente avrebbe garantito lavoro e salute. La riduzione dei posti di lavoro e degli investimenti ambientali era al contrario il terreno stesso della gara d'acquisto. Gli acquirenti comprano in funzione del massimo profitto, e il massimo profitto richiede l'abbattimento del “costo” del lavoro e dei “costi” ambientali. L'offerta Arcelor che in prima battuta era stata accettata e premiata dal governo Gentiloni e dal ministro Calenda, quali piazzisti del capitale, poi bloccata dalla forza dei lavoratori in sciopero, non può essere accettata dagli operai dell'Ilva. Il PCL sostiene da sempre incondizionatamente la lotta dei lavoratori dell'Ilva, come la lotta di Genova di un anno fa. Occorre una opposizione di massa che unisca i lavoratori dei diversi stabilimenti Ilva, contro ogni logica mirata a dividerli, una opposizione di lotta radicale quanto radicale è l'attacco del padrone. Occorre ricondurre l'azione di lotta all'unica soluzione che possa garantire la difesa del lavoro e della salute degli operai: quella della nazionalizzazione dell'Ilva, senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori, combinata con l’esproprio di tutti i capitali dei Riva. Fuori da questa prospettiva, come i fatti dimostrano, si prepara solamente il peggio. Serve quindi un vero sciopero generale e ad oltranza, sostenuto da casse di resistenza, che unifichi, a partire dall’ILVA, tutte le lotte in campo e che dia l’avvio a una lotta prolungata contro il governo e il padronato: licenziamenti di massa, chiusure di fabbriche, Jobs act, riforma Fornero meritano una risposta adeguata e di classe. Bisogna portare in questa lotta, come in ogni lotta, la prospettiva politica del governo dei lavoratori. L'unica vera alternativa. L'unica che possa riorganizzare la società dalle sue fondamenta, rovesciando la dittatura del profitto. Partito Comunista dei Lavoratori www.pclavoratori.it - info@pclavoratori.it - pcl-ologna.blogspot.it

About Rete Ambientalista Al

Movimento di Lotta per la Salute, l'Ambiente, la Pace e la Nonviolenza

×

Modal Header

Modal body